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17 gennaio 2026

LIBRI - ' TERRA VERGINE ' - IVAN TURGENEV

Terra vergine è un Romanzo dello Scrittore Ivan Turgenev, pubblicato nel 1877.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Narra di alcuni giovani della seconda metà del XIX Secolo, che decidono di rigettare i canoni sociali della loro epoca per abbracciare il movimento populista. Seguendo il motto «andare tra il popolo», ossia vivere le vite dei lavoratori proletari e dei contadini piuttosto di passare un'intera vita di affettazione, tra il lusso e le rigide convenzioni sociali. Molti sono i personaggi descritti, le cui vicende si sviluppano nel corso del romanzo, ambientato nell'Impero russo nel 1868. Tra questi, c'è un povero studente, Alexej Dmitrievich Nezhdanov, il figlio illegittimo di un aristocratico, che cerca di radicalizzare politicamente i contadini sulla necessità di riforme sociali e l'impegno delle masse, allora ancora escluse dagli eventi. Alexej trova lavoro come precettore di Kolya, un bambino di nove anni, andando a vivere nella residenza di campagna della ricca famiglia del giovane. È qui che ha modo di conoscere Marianna, una nipote della famiglia, del quale diventa subito attratto.

Altro personaggio centrale è Vasily Solomin, un giovane populista anch'egli, che dirige una fabbrica locale, ma molto più scettico sulle reali potenzialità del movimento di ottenere quei radicali mutamenti e miglioramenti socio-economici per la popolazione russa più povera.

Le istanze rivoluzionarie si concluderanno col fallimento del movimento dell'«andata al popolo» del 1874.


16 gennaio 2026

LIBRI - ' ALLA VIGILIA ' - IVAN TURGENEV

Alla vigilia è un Romanzo di Ivan Sergeevič Turgenev pubblicato nel 1860.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Il romanzo inizia con una discussione sulla natura umana che si svolge, sulle rive della Moscova, nell'estate del 1853, tra due giovani di 23 anni: Pavel Âkovlevič Šubin, studente alla Scuola di Belle Arti di Mosca, e Andrej Petrovič Bersenev, studente di scienze naturali. Successivamente il lettore fa conoscenza della famiglia nella quale vive Šubin: il capofamiglia Nikolaj Artem'evič Stahov, un ufficiale della Guardia a riposo, sua moglie Anna Vasil'evna la quale, trascurata dal marito si dedica all'educazione della figlia Elena di 20 anni, di Zoja, una pupilla di 18 anni, e del nipote Pavel.

Pavel e Andrej corteggiano entrambi Elena, una ragazza idealista e generosa. Quando Bersenev porta a casa degli Stahov il suo amico Dmitri Nikanorovič Insarov, un bulgaro desideroso di liberare la sua patria dalla dominazione ottomana, Elena viene attratta da quest'ultimo e comincia a interessarsi alle sue idee. Dopo che Insarov ha protetto Elena dalle molestie di un gruppo di ubriachi, Elena gli confessa di amarlo. Infine, quando Dmitri si appresta a lasciare la Russia, dopo che ha ricevuto dalla patria lettere sempre più inquietanti, Elena decide di sposarlo e recarsi con lui in Bulgaria. I due raggiungono Venezia, all'epoca nell'Impero austriaco, dove dovrebbero incontrare Rendič, un vecchio marinaio dalmata il quale dovrebbe aiutarli a raggiungere la Bulgaria attraverso la Serbia. Malato di tisi, Dmitri tuttavia muore a Venezia. Con l'aiuto di Rendič, Elena decide di portare in Bulgaria il corpo di Dmitri, di stabilirsi nella patria del marito e di proseguirne l'attività.

14 gennaio 2026

LIBRI - ' PADRI E FIGLI ' - IVAN TURGENEV

Padri e figli è un Romanzo dello Scrittore russo Ivan Sergeevič Turgenev, pubblicato per la prima volta nel 1862 sulla rivista Il messaggero russo.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

La storia inizia il 20 Maggio 1859, quando Nikolaj Petrovič Kirsanov, un modesto possidente terriero, aspetta il ritorno del figlio Arkadij da San Pietroburgo, dove si è appena laureato all'Università. In sua compagnia c'è l'amico Evgénij Bazàrov, un giovane studente di medicina, personaggio centrale del romanzo. Egli è di idee materialiste e antitradizionaliste, e si autodefinisce nichilista.

Lui e Arkadij si recano nella tenuta dei Kirsanov, dove vivono anche Pavel Petrovič, lo zio di Arkadij, un accanito conservatore e nostalgico aristocratico, e Fenečka, una giovane serva messa incinta dal vedovo Nikolaj, uomo mite e tranquillo, che tenta con scarsi esiti di gestire la sua masseria applicando sistemi liberali. Ben presto si accende una disputa tra l'animo rivoluzionario di Bazarov e l'orgoglioso Pavel, così i due giovani preferiscono partire per recarsi a trovare i genitori di Bazarov.

La scena si sposta in una città (denominata semplicemente ***), dove i due giovani conoscono Koljazin, parente dei Kirsanov e importante diplomatico, la Kukšina, stravagante donna emancipata, e Sitnikov, goffo giovane seguace delle idee di Bazarov. L'incontro più importante però è con Anna Sergeevna Odincova, una donna giovane e affascinante, dalla mente aperta e brillante, che invita i due giovani presso di lei. Nella sua tenuta, vive anche la sorella Katja, diciannovenne dall'animo mite e più giovane di lei di dieci anni.

Passano i giorni e ben presto comincia a rivelarsi una simpatia tra Arkadij e Katja e soprattutto di Bazarov verso Anna. Egli si spinge, contro i suoi stessi principi che irridevano tutto ciò che era romantico, a dichiararle il suo amore: ella è sconcertata. I due giovani decidono così di partire di nuovo verso la tenuta dei genitori di Bazarov. I due genitori, Arina e Vasilij, medico in pensione, sono anziani e religiosi, ed entrambi si commuovono molto al ritorno del figlio. Bazarov e Arkadij tornano poi dai Kirsanov, dove Bazarov amava fare i suoi esperimenti con gli animali e le piante.

Dopo un incontro con Fenečka, lui e Pavel si sfidano a duello. Pavel viene ferito, ma Bazarov gli risparmia la vita, tornandosene a casa. Intanto Arkadij si reca da Katja, rivelandole il suo amore. Bazarov si ammala di tifo e muore, raggiunto al capezzale dalla Odincova. Il capitolo finale svela le vicende dei vari personaggi: Fenečka e Nikolaj si sposano, così come Arkadij e Katja. Pavel compie un viaggio per l'Europa, prima a Mosca e poi a Dresda. La Odincova va a Mosca e si sposerà. Il romanzo si conclude con i genitori di Bazarov che rendono omaggio alla sua tomba.

13 gennaio 2026

LIBRI - ' FUMO ' - IVAN TURGENEV

Fumo è un romanzo di Ivan Sergeevič Turgenev pubblicato nel 1867.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Nell'elegante stazione termale di Baden Baden, in Germania, Grigorij Litvinov aspetta l'arrivo della cugina Tat'âna, sua fidanzata, e della madre di lei, con le quali ha programmato di ritornare in Russia per sposarsi. Litvinov evita quanto più possibile di frequentare i suoi fatui e loquaci connazionali, numerosissimi durante l'alta stagione soprattutto attorno ai tavoli da gioco dei casinò. Per Litvinov quel cicaleccio senza nesso e senza vita, è solo "fumo": «e di colpo tutto gli parve fumo, tutto, la propria vita, la vita russa, ogni cosa umana, particolarmente ogni cosa russa. Tutto è fumo e vapore, pensava: sembra che tutto cambi senza sosta, dappertutto nuove forme, fenomeni che inseguono fenomeni, ma in sostanza tutto è sempre lo stesso; tutto si affretta, tutto corre verso qualcosa, e tutto scompare senza lasciar traccia».

Un giorno, Litvinov incontra per caso una sua vecchia fiamma, la bella e capricciosa Irina Pavlovna, nata principessa Osinin; fidanzata di Litvinov dieci anni prima, lo aveva abbandonato poco prima delle nozze per sposare il ricco e insulso generale Valerian Vladimirovič Ratmirov. Donna intelligente e brillante, Irina domina una cerchia selezionata di compatrioti russi, da lei peraltro segretamente disprezzati. Punta dalla freddezza di Litvonov verso di lei, Irina si propone di riconquistarlo, e riesce nell'intento senza grandi difficoltà. Sebbene Litvonov sappia benissimo che Irina non valga Tat'âna, il russo lascia la giovane fidanzata e propone una fuga romantica a Irina. Naturalmente, all'ultimo momento, Irina si tira indietro e ritorna col marito rovinando così per la seconda volta la vita di Litvonov. Questi comunque trova il coraggio di dissipare il fumo da cui vede avvolta la sua vita e tutto ciò che è russo, ritornando in Russia per dedicarsi al lavoro nella speranza di riconquistare l'amore e la fiducia di Tatiana.

12 gennaio 2026

LIBRI - ' DIARIO UN UOMO SUPERFLUO ' - IVAN TURGENEV

Diario di un uomo superfluo è un Racconto scritto da Ivan Turgenev e pubblicato nel 1850 sulla rivista letteraria Otečestvennye zapiskiu.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama :

Čulkaturin è un ragazzo di 30 anni, figlio di proprietari terrieri piuttosto agiati. Un giorno inizia a raccogliere le sue memorie in un diario dopo aver appreso dal suo medico che gli rimangono poche settimane di vita. Nelle pagine del diario, il giovane ricorda la sua infanzia infelice: suo padre, un giocatore d'azzardo incallito, morì per un inctus lasciando la moglie piena di debiti, per saldare i quali fu necessario vendere quasi tutte le terre. Giunto a Mosca con sua madre, il dodicenne Čulkaturin iniziò a prendere coscienza del suo essere "superfluo".

Anni dopo, Čulkaturin trascorse circa sei mesi in provincia e fece la conoscenza di Kirill Matveevič Ožogin, uno dei principali funzionari del distretto. Divenuto un frequentatore abituale della casa di Ožogin, Čulkaturin si innamorò della figlia diciassettenne Elizaveta (Liza) Kirillovna. I due trascorrevano il tempo passeggiando nel bosco, prendendo il tè in famiglia e dedicandosi alle letture dei classici. Qualche settimana dopo, l'arrivo del principe N* nella tenuta degli Ožogin fece crollare il sogno di Čulkaturin. Liza, innamoratasi del giovane principe, cominciò a mostrarsi infastidita dalla presenza di Čulkaturin. Dopo essere stata abbandonata dal principe, venuto meno alla promessa di sposarla, Liza accettò la proposta di matrimonio di un funzionario di basso rango, un tale Biz’mënkov, non lasciando a Čulkaturin altra soluzione che fare ritorno a casa e riflettere sul suo ruolo assolutamente marginale nella storia. Il diario si chiude con una citazione dei versi della poesia Ch’io vaghi lungo strade rumorose di Aleksandr Puškin.


11 gennaio 2026

LIBRI - ' ASIA ' - IVAN TURGENEV

Asia è un Racconto dello Scrittore russo Ivan Turgenev, iniziato nel 1857, durante la permanenza dello Scrittore in Germania.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Asia è una fanciulla che dichiara il suo amore al ragazzo di cui è innamorata, Gaspadin. Egli, però, colpito e spaventato dal primo passo della ragazza, fugge senza dire nulla come fa Evgenij Onegin, nell'omonima opera di Aleksandr Puškin.

Successivamente, Gaspadin, pentito della propria frettolosa reazione, torna dalla fanciulla per riconquistarla, ma lei è ormai scomparsa.




10 gennaio 2026

LIBRI - ' PRIMO AMORE ' - IVAN TURGENEV

Primo amore è un Racconto dello Scrittore russo Ivan Turgenev pubblicato nel 1860.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Dopo una serata insieme, il padrone di casa, Sergej Nikolaevič e Vladimir Petrovič per passare il tempo decidono di raccontarsi le storie dei loro primi amori. Mentre i ricordi degli altri due sono poco interessanti, Vladimir sente la necessità di mettere per iscritto la propria storia per poi narrarla la sera dopo.

Il primo amore di Vladimir risale a quando aveva sedici anni: si è recato nella dacia di campagna con la madre, nobile altezzosa e spesso isterica, e il padre, che tiene a distanza il figlio che ciononostante prova per lui una incondizionata ammirazione. Nelle vicinanze, vive una volgare principessa caduta in disgrazia insieme alla servitù e alla bellissima figlia Zinaida, della quale Vladimir si innamora all'istante. La principessa chiede protezione alla madre di Vladimir, la quale manda sua figlio in casa loro per portare la risposta. Vladimir è completamente soggiogato da Zinaida, che attira però le attenzioni anche degli altri uomini che frequentano la sua casa.

La situazione familiare di Vladimir, tuttavia, peggiora: i genitori continuano a litigare, la madre non vuole che frequenti la casa della principessa. Inoltre, Zinaida si è fatta improvvisamente seria e distante, piange spesso e le serate da lei organizzate sono ora più tranquille: Vladimir capisce che la ragazza si è innamorata ed è ossessionato dall'identità del fortunato.

Durante una serata, Zinaida ordina ai presenti di raccontare a turno storie inventate al momento. Nella storia che lei stessa racconta si fa riferimento a una regina bellissima, amata da molti uomini, ma il cui prediletto si trova solo di notte vicino a una fontana. Colto il riferimento, una notte Vladimir si reca armato di coltello nel giardino di Zinaida per scoprire finalmente l'identità del suo innamorato e così scopre che si tratta di suo padre.

Pochi giorni dopo, in seguito a un violento litigio tra i suoi genitori a causa dei tradimenti del padre, Vladimir si trasferisce con la famiglia in città. Prima di andare saluta un'ultima volta Zinaida, la quale lo bacia appassionatamente: Vladimir ha però il dubbio che il bacio fosse destinato al padre.

Qualche mese dopo, durante una cavalcata col padre, Vladimir lo segue dopo che questi lo aveva lasciato a badare ai cavalli. Lì vede il padre parlare di nuovo con Zinaida e colpirla al braccio col frustino: il gesto lo impressiona molto e lo porta a riflettere sulla natura sottomessa della passione incondizionata.

La carriera di Vladimir continua. Un giorno, i genitori litigano di nuovo a causa dell'arrivo di una lettera da Mosca. Di lì a poco, il padre muore di infarto e subito dopo la madre invia una grossa somma di denaro a Mosca. Successivamente, Vladimir viene a sapere che Zinaida si è sposata con un brav'uomo e risiede in un certo hotel. Vladimir si prefigge di andarla a trovare, ma rimanda di settimana in settimana: quando finalmente si reca all'hotel scopre che Zinaida è morta di parto.

09 gennaio 2026

LIBRI - ' RE LEAR DELLA STEPPA ' - IVAN TURGENEV

Re Lear della steppa è un Racconto di Ivan Sergeevič Turgenev pubblicato per la prima volta nel 1870.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Dmitrij Semënovič racconta a un gruppo di amici una vicenda, risalente a quando il narratore aveva 15 anni di età, riguardante un amico di famiglia le cui vicende gli ricordano quelle del protagonista del dramma scespiriano Re Lear, il sovrano che aveva abdicato e diviso il regno fra le sue figlie.

Martin Petrovič Harlov è un piccolo proprietario terriero dall'aspetto fisico imponente, dalla forza erculea e dal carattere autoritario. Molto tempo prima Martin aveva salvato la vita di Natal'â Nikolaevna, l'aristocratica madre del narratore, e da allora quest'ultima lo ha preso sotto la sua protezione, visto che Martin è semianalfabeta e soggetto a episodi ciclotimici. Martin è ormai vedovo e vive con due figlie: Anna, la maggiore, sposata a Vladimir Sletkin, ed Evlampia, la figlia prediletta di Martin, una ragazza bellissima che Natal'â Nikolaevna vorrebbe far sposare con Gavrilo Žitkov, un ex ufficiale dell'esercito.

In seguito a un sogno, Martin teme che la sua morte sia prossima e decide di fare un contratto di donazione di tutti i suoi averi a favore delle due figlie. Natal'â Nikolaevna, il proprio cognato e lo stesso notaio mettono in guardia Martin sulle conseguenze della donazione; ma costui risponde di essere assolutamente certo dell'affetto delle proprie figlie nei suoi confronti. Poco tempo dopo le due figlie e il genero estromettono del tutto il generoso Martin il quale sopporta in silenzio qualsiasi prepotenza per non comprometterle. Quando però il cognato Souvenir lo schernisce, Martin viene colto da furore e comincia a distruggere l'abitazione di famiglia; tuttavia, travolto da una trave, muore. Subito dopo il funerale del padre, Evlampia si allontana dalla casa paterna, dopo aver donato il proprio patrimonio alla sorella.

Il narratore Dmitrij Semënovič ritorna al villaggio quindici anni dopo. Vladimir Sletkin è morto, sua moglie Anna conduce le proprietà familiare con grande avvedutezza. Nel villaggio nessuno ha più notizie di Evlampia; ma il narratore ritiene di averla identificata nella severa madre superiora della setta religiosa dei Chlysty, intravista dallo stesso narratore qualche anno dopo in una piccola località nei pressi di San Pietroburgo.

08 gennaio 2026

LIBRI - ' ACQUE DI PRIMAVERA ' - IVAN TURGENEV

Acque di primavera è un Racconto dello Scrittore russo Ivan Sergeevič Turgenev pubblicato nel 1872.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Dmitrij Sanin, un uomo di mezza età, frugando tra le carte nel suo studio, si imbatte in una piccola croce tempestata di granati, che gli rammenta una vicenda di trent'anni prima.

Nell'estate del 1840, il ventiduenne Sanin arriva a Francoforte durante il viaggio di ritorno dall'Italia in Russia al termine del Grand Tour. Durante la sua sosta si reca a una pasticceria dove è servito da Gemma Roselli, una giovane e bella donna figlia di Leonora Roselli, proprietaria del negozio. Dmitrij soccorre il fratello minore di Gemma, Emilio, che aveva perso i sensi; grata per l'aiuto, Gemma invita Sanin a ritornare al negozio la sera per gustare una tazza di cioccolata con la famiglia. Sanin, che ha qualche ora libera prima di partire da Francoforte, accetta l'invito e la sera conosce gli altri membri della famiglia Roselli: oltre a Gemma e ad Emilio, la madre Leonora e Pantaleone Cippatola, un vecchio e alquanto irascibile ex cantante d'opera. Dmitrij sente una crescente simpatia per Gemma, mentre la famiglia Roselli sente simpatia per il giovane russo bello, educato e gentile. La piacevole serata ha fatto dimenticare a Sanin che avrebbe dovuto prendere la diligenza per Berlino; Leonora Roselli invita Sanin a ritornare, e il ragazzo accetta, sebbene sia deluso dall'aver appreso che Gemma è fidanzata con un giovane tedesco di nome Karl Klüber.

Il giorno seguente, nella sua camera d'albergo, Sanin riceve la visita di Karl Klüber il quale lo ringrazia per l'aiuto prestato a Emilio e lo invita a unirsi a una gita a Soden per l'indomani. La sera Sanin ritorna dai Roselli e diventa sempre più attratto dal fascino e dalla bellezza di Gemma. L'indomani, a Soden, durante il pranzo in una locanda, un ufficiale tedesco ubriaco, il barone von Dönhof, fa apprezzamenti fastidiosi sulla bellezza di Gemma; Sanin reagisce sfidando a duello l'ufficiale. Il duello è incruento (Sanin sbaglia il colpo; il barone spara deliberatamente in aria e poi si scusa per il suo comportamento del giorno precedente). Gemma rompe però il fidanzamento con Karl, delusa dal suo comportamento troppo prudente con l'insolente Dönhof, e ricambia l'amore di Dmitrij. Sanin non ha denaro a sufficienza per il matrimonio con Gemma, e si reca nella vicina Wiesbaden per vendere un suo fondo a Mar'â Nikolaevna Polozova, una ricca russa moglie di Ippolit Polozov, già compagno di scuola di Dmitrij). Mar'â è una bella donna capricciosa, che cerca di sedurre Sanin, gli fa perdere la testa e dimenticare la fidanzata.

La storia ritorna poi al presente, 30 anni dopo questi eventi. Contemplando la croce con i granati, appartenuta a Gemma, Sanin sente rimorso per il suo comportamento e decide di lasciare la Russia e tornare a Francoforte per rintracciare l'antico amore. In Germania non trova però traccia della famiglia Roselli, né incontra chi abbia mai sentito parlare di loro nei luoghi in cui i Roselli abitavano; scopre però che Karl Klüber, che inizialmente aveva avuto molto successo negli affari, alla fine è finito in bancarotta ed è morto in prigione. Infine incontra il barone von Dönhof, il quale gli dice che i Roselli sono emigrati da tempo in America; il barone gli svela ancora che Mar'â Nikolaevna è morta molto tempo prima. Con l'aiuto di un amico di von Dönhof, Sanin ottiene l'indirizzo di Gemma a New York, dove si è sposata con un certo Slocum. Sanin scrive subito a Gemma, narrandole gli eventi della sua vita, pregandola di perdonarlo e giurandole di rimanere a Francoforte nello stesso albergo in cui era stato trent'anni prima, finché non riceverà una sua risposta. Giunge infine la risposta di Gemma: lo perdona, ma adesso è sposa e madre felice di cinque figli la maggiore dei quali, Marianna, sta per sposarsi. Sanin manda anonimamente a Marianna come dono di nozze la croce con i granati di Gemma, ora posta in una collana di magnifiche perle. Il romanzo termina con l'autore il quale ha sentito dire che Sanin sta progettando di vendere le sue proprietà per trasferirsi in America.

07 gennaio 2026

LIBRI - ' IL CANTO DELL'AMOR TRIONFANTE ' - IVAN TURGENEV

Il canto dell'amor trionfante è un Racconto breve dello Scrittore Ivan Sergeevič Turgenev, pubblicato nel 1881.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Nella Ferrara del 1542 governata dal figlio di Lucrezia Borgia, il Duca Ercole II d'Este, vivono Fabio e Muzio, amici sin dall'infanzia, entrambi ricchi, affascinanti e vanto della comunità. Muzio suona il violino, sfodera un'aria tenebrosa accentuata dell'incarnato olivastro e dal colore scuro di occhi e capelli, ha un'indole malinconica che non gli consente di brillare nella conversazione; Fabio è un valente pittore, ha gli occhi azzurri e la chioma bionda che evidenziano il suo carattere più comunicativo e solare. Quando il Duca organizza una festa popolare nella piazza principale della città, i due vedono la bella Valeria, una ragazza timida, appassionata di musica, che conduce un'esistenza solitaria, e se ne innamorano. Gli amici si dichiarano alla fanciulla, avendo prima concordato che l’innamorato respinto si sarebbe ritirato di buon grado. Valeria suona con Muzio, ma parla più volentieri con Fabio, e al momento di scegliere tra i due chiede consiglio alla madre, la quale gli suggerisce di sposare il secondo. Così Valeria e Fabio si uniscono in matrimonio, mentre Muzio, col cuore ferito, decide di partire.

Trascorsi cinque anni Muzio rientra a Ferrara. In quel torno di tempo, la felicità ha accompagnato i due sposi, nonostante la mancanza di un erede e la morte della madre di Valeria. Girando per le vie della città, Fabio incontra Muzio per caso e lo invita a trasferirsi da lui, in un padiglione appartato sito nel giardino della sua villa. Muzio accetta e compare nella sua nuova residenza accompagnato da un servo malese, cui è stata mozzata la lingua (si apprende poi che la perdita della lingua è stato un volontario sacrificio per acquisire il potere di restituire la vita ai morti), e da bauli pieni di oggetti strabilianti raccolti nel corso di lunghi viaggi nell'esotico Oriente, dalla Cina all'India, dall'Arabia al Tibet. Di uno di questi oggetti, una preziosa collana di perle ricevuta come ricompensa dallo Scià di Persia per un non meglio specificato servizio resogli, fa omaggio a Valeria. La collana produce sulla donna una strana sensazione: la sente pesante, calda e aderente alla pelle.

La prima sera, a cena, Muzio racconta le sue avventure, si esibisce in trucchi da fachiro coi serpenti e nella lievitazione, fa bere alla coppia di amici — e beve egli pure — un bicchiere di denso vino di Shiraz, e infine, sollecitato da Valeria che gli domanda se ha continuato a coltivare la passione per la musica, suona con un violino indiano una meravigliosa melodia dal titolo Canto dell'amor trionfante. Alla richiesta di suonare ancora, Muzio ribatte che il Canto non può essere ripetuto e se ne va a dormire, dopo aver salutato Valeria con una forte stretta di mano.

Quella notte Valeria sogna di essere in una grande stanza dal soffitto basso, arredata con monili e fogge orientali, e che da una porta occultata da una tendina di velluto entra Muzio, le si avvicina, la stringe e la bacia... La donna si sveglia in preda al terrore e al marito spiega di aver avuto un incubo, evitando di scendere nei dettagli, mentre le note del Canto risuonano nella notte. La mattina successiva, a colazione, Muzio rivela di aver fatto un sogno molto simile a quello di Valeria, con la differenza che dalla porta entrava una donna da lui amata un tempo e ora morta assieme al marito. Fabio non può immaginare l'impressione suscitata in Valeria a questa notizia, che poco dopo si allontana dalla stanza, ma trova curioso che anche lei sia stata contemporaneamente visitata da un sogno insolito. In quel momento Muzio annuncia che gli affari lo chiamano a Ferrara e che rientrerà in serata.

Fabio, che aveva perfezionato il suo talento di Pittore aiutato da Bernardino Luini, sta ultimando un ritratto della moglie, rappresentata con gli attributi di Santa Cecilia, ma quel giorno Valeria gli pare diversa, priva di quello sguardo improntato alla purezza assoluta che gli aveva ispirato l'idea del dipinto, e rinuncia a proseguire il lavoro, distratto egli stesso da inquietanti pensieri sull'amico Muzio, il quale, come promesso, ricompare all'ora di cena.

Consumato il vitto serale, gli sposi raggiungono la camera da letto. Fabio si addormenta subito per destarsi poco dopo e scoprire che la moglie non è accanto a lui. Prima che corra a cercarla, Valeria si affaccia nella stanza proveniente dal giardino. Ha i piedi nudi, sporchi di terreno, e sui capelli, gocce di pioggia. Sembra in stato di sonnambulismo, con le braccia tese in avanti, gli occhi chiusi e i movimenti automatici. Ancora una volta Fabio ode la struggente melodia del Canto e si lancia nel padiglione dove trova Muzio con le vesti bagnate. Lo interroga, ma l'amico pronuncia parole sconnesse, con voce cantilenante e un'espressione piena di stupore, come una persona non perfettamente cosciente. Tornato al talamo coniugale, Fabio sveglia Valeria la quale, inorridita, gli racconta che ha fatto di nuovo quell'orribile sogno.

Il giorno appresso Muzio scompare e Valeria si reca da padre Lorenzo per ricevere il conforto spirituale di cui la sua anima oppressa sente il bisogno. E infatti gli confessa il suo «involontario peccato», al che il monaco decide di parlare direttamente con Fabio per consigliargli di allontanare il vecchio amico che, uomo mai fermo nella fede, potrebbe essere stato iniziato ai segreti della magia nelle lontane terre percorse. Fabio concorda con lui e risolve di avere un franco confronto con Muzio, ma deve rimandare la spiegazione perché il giovane non ha fatto ritorno a casa.

Valeria la sera prende presto sonno, a differenza di Fabio che continua a chiedersi cosa stia effettivamente accadendo e se Muzio non sia davvero uno «stregone». A interrompere il corso delle sue angosciose riflessioni è Valeria, che scossa da una «corrente leggera e profumata», benché sempre incosciente, si alza dal letto e prova a dirigersi verso il giardino, ma Fabio le chiude la porta d'accesso. Allora si precipita da Muzio al padiglione, quando lo vede avanzare, anche lui come un sonnambulo, con gli occhi spalancati e un sorriso immobile. Accortosi che Valeria è riuscita a spalancare la finestra della camera da letto e che, braccia protese in direzione di Muzio, è pronta a saltare giù dal davanzale, afferra il rivale, gli strappa il pugnale che ha alla cintola e gli trapassa il fianco. All'unisono Muzio e Valeria emettono un grido lacerante, grido che salva la donna, facendola svenire, dalla caduta nel vuoto.

Fabio è sicuro di aver ucciso Muzio, ma non resiste alla tentazione di accertarsene di persona e si reca al padiglione. Vede Muzio cadavere a terra, avvolto in un ampio scialle rosso, il medesimo che ricopre il servo malese inginocchiato ai suoi piedi con in mano il ramo di una pianta ignota, che di tanto in tanto agita nell'aria, muovendo le labbra nell'atto di pronunciare mute parole. Quando Fabio gli domanda se il suo padrone è morto, il malese lo caccia via con un gesto imperioso cui il giovane deve obbedire.

Spuntate le luci del giorno, il portiere avvisa Fabio che il malese gli ha spiegato in una lettera, scritta in un italiano corretto, che il signor Muzio, molto malato, desidera partire e chiede servi, per fare i bagagli, e cavalli per il viaggio. Fabio è perplesso, non riesce a credere che Muzio possa essere sopravvissuto alla ferita mortale che gli ha inferto. Riferisce la novità alla moglie, che tira un sospiro di sollievo e lo implora di gettare la collana di perle avuta da Muzio nel più profondo dei loro pozzi. Fabio obbedisce, ma poi un impulso irresistibile lo spinge a curiosare ancora nel padiglione, ed è in quel frangente che assiste atterrito al lento ritorno in vita di Muzio, reso possibile dalle arti magiche del malese.

Al momento di partire, Muzio ha le membra rigide, sul volto il pallore del cadavere, e tuttavia siede a cavallo e nel suo sguardo brilla la scintilla della vita. Di lui non si saprà più nulla e l'armonia tornerà tra i due sposi. Ma il giorno che Fabio termina il ritratto, Valeria, la quale è seduta davanti all'organo come contemplato dall'iconografia di Santa Cecilia, improvvisamente e senza volerlo, suona il Canto dell'amor trionfante e «in quello stesso istante, per la prima volta dopo il matrimonio», ha l'esatta percezione che una nuova vita sta crescendo dentro di lei.

06 gennaio 2026

LIBRI - ' KLARA MILIC ' - IVAN TURGENEV

Klara Milič è un lavoro letterario dello Scrittore russo Ivan Sergeevič Turgenev, scritto tra Agosto e Ottobre 1882 a Bougival.

#Book #History #Russia #Turgenev 

Trama

Il venticinquenne Jakov Andreevič Aratov, orfano, vive a Mosca con la zia paterna Platonida Ivanovna, detta affettuosamente Platoša, che si dedica solo a lui e invoca continuamente il soccorso del Signore perché protegga il nipote. È un giovane dai tratti delicati, debole di salute, molto nervoso, sensibile, apprensivo, che conduce una vita appartata, allietata dai libri, un ex studente per mancanza di fiducia nell'istruzione universitaria e d'ambizione, che crede nella scienza e nei misteri insolubili dell’anima umana, nonché nell'esistenza di forze ed energie occulte, in ciò influenzato dal padre. Vergine d'animo, lo è anche di corpo, perché l'«innato pudore» ne ha frenato gli slanci emotivi.

Un giorno il suo unico amico, l'esuberante Kupfer, lo persuade a intervenire a una serata organizzata da una stravagante principessa georgiana, protettrice di artisti e grande conoscitrice di musica. Aratov, seppur riluttante, accetta l'invito, ma a metà serata torna a casa afflitto da una sensazione di malessere che non sa spiegare. Qualche tempo dopo Kupfer prega l'amico di assistere a una «matinée letterario-musicale» allestita da lui e dalla principessa. Una delle partecipanti è una ragazza dai molteplici talenti di nome Klara. A sentire questo nome Aratov ha un sussulto, avendo appena letto il romanzo di Walter Scott Le fonti di Saint-Roman, nel quale due fratellastri si contendono l'amore di Clara Mowbray, una fanciulla che finisce con l'impazzire per le forti emozioni vissute, e perché conosce una poesia di Krasov (1810-1854) dedicata a questo personaggio, la cui chiusa, che rimarca l'infelice destino della donna, lo ha particolarmente colpito.

Quando Klara compare sul palcoscenico Aratov ricorda di averla già vista alla serata dalla principessa e realizza che era stata lei a lasciargli quel senso inspiegabile di turbamento.

La ragazza, l'espressione del cui «viso olivastro dai tratti vagamente ebraici o zingareschi, gli occhi... neri, sotto folte sopracciglia, il naso dritto un po' all'insù, le labbra sottili con una curva bella ma marcata, una enorme treccia nera, di cui si indovinava la pesantezza, la fronte bassa, immobile, quasi pietrificata», denota una natura impetuosa, decisa, non gli piace. Lei, invece, che lo individua tra il pubblico, comincia a fissarlo e per tutta la sua esibizione guarderà «attraverso le palpebre socchiuse» solo lui. Canta una romanza di Glinka e una di Čajkovskij, mostrando particolarmente in quest'ultima, dal titolo No, solo chi ha conosciuto il desiderio di un incontro, una grande emozione allorché intona gli ultimi due versi: «Comprenderà quanto ho sofferto e quanto io soffro». Dopo essersi esibita come cantante, Klara offre un saggio di recitazione, declamando la celebre lettera di Tat'jana a Onegin.

Alle parole: «Un altro!... No, a nessun altro al mondo darei il mio cuore! Tutta la mia vita è stata un pegno del fedele incontro con te», si anima e guarda con arditezza Aratov. Poi rovina gli ultimi versi, ma il pubblico non se ne cura e chiede il bis; Jakov, invece, fugge via turbato da quegli occhi sfrontati sempre posati su di lui.

La modestia non fa neppure immaginare a Jakov di aver suscitato un sentimento d'amore in Klara, e comunque lei non somiglia alla donna dei suoi sogni. Il giorno successivo riceve un biglietto anonimo nel quale una sconosciuta gli chiede un rendez-vous per l'indomani nel centrale boulevard Tverskoj. Aratov indovina subito che l'invito viene da Klara e ne è parecchio indispettito: soprattutto non gradisce la sfacciataggine di un modo di fare tanto scoperto e teme il ridicolo insito nell'incontro tra due estranei. Deciso a non recarsi all'appuntamento, tuttavia si presenta sul luogo convenuto perfino in anticipo.

Giunge Klara. Con tanta timidezza lo ringrazia di essere venuto. Aratov inizia a dire di essersi presentato solo perché invitato e per «dissipare» l'eventuale malinteso che può averla indotta a fare questo passo. Dalle mezze parole di Klara si intuisce che lei aveva visto in lui fin dalla serata dalla principessa, qualcosa che l'aveva fatta innamorare e sperare che il sentimento potesse essere reciproco. Aratov si mette sulla difensiva e Klara lo rimprovera di non aver capito quanto le sia costato scrivergli, di temere solo per la sua dignità e di essersi fatto di lei un'opinione sbagliata. Il silenzio di Aratov, disorientato e inesperto nelle faccende di cuore, esaspera la focosa Klara che scoppia in una fragorosa risata nervosa e si allontana.

Trascorso un po' di tempo, capita tra le mani di Aratov un vecchio numero di un giornale moscovita dal quale scopre che Klara si è suicidata a Kazan', ingerendo del veleno proprio in teatro, e che il movente del gesto è da ricercare in un amore infelice.

Sconvolto, Jakov si reca da Kupfer. Viene a sapere che Klara, il cui vero nome è Katerina Semënovna Milovidova, era una ragazza dal carattere ribelle, fiera, inaccessibile, dalla condotta esemplare e perciò «l'amore infelice» chiamato in causa dal giornale è di sicuro una frottola. Quella notte Jakov fa uno strano sogno nel quale vede una donna vestita di bianco, dal volto indistinguibile e con una coroncina di rose rosse sul capo, correre sulla neve, e all'improvviso lui si ritrova sdraiato a terra assieme a lei, «come un’effigie tombale». Lei prende vita, si solleva e fugge lontano, mentre Aratov non può più muoversi. Poi la donna torna verso di lui: è Klara. Jakov si sveglia e decide di partire per Kazan'. Porta con sé l’impressione che durante la notte qualcuno sia penetrato in lui e lo tenga ora in suo potere.

A Kazan' Aratov ha un lungo colloquio con Anna, la sorella maggiore di Klara, e da lei apprende che la fanciulla era stata promessa a un giovane mercante che ha rifiutato due settimane prima del matrimonio, ritenendolo vile, contro la volontà paterna, che aveva poi conosciuto un'attrice ed era partita con lei. Anna conferma che Klara non aveva una storia d'amore in atto: «Chi poteva raggiungere quell'ideale di onestà, di sincerità, di purezza... sì, di purezza che, nonostante tutti i suoi difetti, si ergeva sempre davanti a lei?». Anna presta a Jakov il diario di Klara e gli regala una sua fotografia in abito di scena. Aratov strappa la pagina dove Klara parla del matinée in cui lo ha veduto per la seconda volta, rimanda ad Anna il quadernetto, quindi torna a casa.

Jakov non pensa di amare Klara, ma è sicuro di essere suo prigioniero: lei non aveva forse detto a sua sorella che se avesse trovato l'uomo giusto, se lo sarebbe preso? E lui sente di essere stato preso. L'anima è immortale e la sua influenza può proseguire dopo la morte, ragiona Jakov, ma cosa potrebbe averle dato il potere su di lui? Il giovane deduce che sia stata la purezza: «È pura e anch'io sono puro...».

La notte stessa comincia a sentire la voce di Klara e attende di vederla. Scorge un chiarore, si alza dal letto e riconosce la zia Platoša. L'anziana donna afferma di averlo sentito gridare di essere salvato; pertanto forse Jakov ha solo sognato e non era sveglio come credeva. L'indomani viene informato da Kupfer che Klara ha ingerito il veleno prima di salire sul palcoscenico e che è riuscita a recitare l'intero primo atto di una piece su «una fanciulla ingannata» con tanto ardore e sentimento come mai aveva fatto prima, secondo quanti hanno assistito allo spettacolo. Aratov prova qualcosa di simile al «disgusto» per quella morte ostentata, una sorta di «posa teatrale mostruosa», e questa riflessione lo aiuta a ricacciare nel profondo gli altri pensieri su di lei. Ma un nuovo sogno interviene a far vacillare il suo precario equilibrio, un sogno in cui tutto sembra arridergli, ricchezza e fortuna, e ciò nonostante vi aleggia il presentimento di una disgrazia imminente. E infatti sale su una barca d'oro e vede rattrappita sul fondo una creatura dall'aspetto scimmiesco tenere in mano una fiala con del liquido torbido. Di colpo la barca è risucchiata in un turbine oscuro, nel quale si materializza la figura di Klara mentre si uccide a teatro. Aratov si sveglia e percepisce la presenza di Klara. La chiama, le parla, sente la mano di lei sfiorargli la spalla, indi la vede seduta di fronte a lui in abito nero. Jakov si lancia verso di lei, le confessa di amarla e la bacia. Un «grido di trionfo» squarcia il silenzio nella stanza. Accorre la zia Platoša e trova Aratov svenuto, incapace di muoversi, pallido e... felice.

La notte successiva un nuovo urlo lacerante fa accorrere Platonida Ivanovna dal nipote: Jacov è a terra, svenuto. Ha la febbre alta, delira e parla di un matrimonio consumato, della gioia di sapere finalmente cosa sia il piacere. Tornato un attimo in sé, Jakov prega la zia di non piangere e di rallegrarsi invece, perché «l'amore è più forte della morte».

Così Aratov muore, con le labbra illuminate da un «sorriso di beatitudine» e con una ciocca di capelli neri femminili racchiusi nella mano destra.

05 gennaio 2026

LIBRI - ' UN NIDO DI NOBILI ' - IVAN TURGENEV

Un nido di nobili è un Romanzo dello Scrittore russo Ivan Sergeevič Turgenev.

Fu pubblicato per la prima volta nel 1859 sulla rivista Sovremennik.

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Trama 

Fedor Ivanyč Lavreckij appartiene ad un'antica famiglia nobiliare. Riceve una dura educazione, che comprende il disprezzo per il genere femminile. A ventitré anni s'iscrive alla Facoltà di Fisica e Matematica e una sera, a teatro, vede una fanciulla in un palco, Varvara Pavlovna; ne resta profondamente colpito, riesce a farsi presentare, si fidanza e la sposa.
Seguono anni felici, fino a quando trova un foglietto del suo amante e allora ha un attacco di vertigini, il pavimento ondeggia sotto i suoi piedi, scoppia in pianto. Si era fidato ciecamente della moglie, non aveva mai pensato alla possibilità di un tradimento. Vaga a piedi tutto il giorno e tutta la notte. Poi parte per l'Italia.

Anche Varvara parte per l'Europa, cadendo sempre più in basso. Dopo quattro anni Lavreckij ritorna in Russia. Presso i Kalitin incontra Elizaveta Michajlovna, detta Liza, una creatura che si sta affacciando alla vita e che va a messa con guanti e cappellino. Tra i due spunterà una tenera amicizia, per cui Liza risponderà con un rifiuto alla proposta di matrimonio di Vladimir Nikolaic Pansin, che era un ottimo partito. Anche Christofor Teodor Gottlieb Lemm, che è un vecchio tedesco, amante della musica, precettore, non stima Vladimir Nikolaic Pansin.

Quando un giornale scandalistico riporta la notizia della morte di Varvara Pavlovna, sembra che l'amore di Liza e Lavreckij possa trionfare, ma Varvara è viva, ritorna, implora e ottiene il perdono di Lavreckij, ma non la riconciliazione.
Varvara per qualche anno alloggerà nella elegante tenuta principale di Lavriki, consolata da Vladimir Nikolaic Pansin, poi tornerà a Parigi, sempre dissoluta. Mentre Lavreckij abiterà nella modesta casa di campagna di Vasil'evskoe.

Liza entrerà in convento, in un angolo remoto della Russia.


ANTONIO LOLLI

  Antonio Lolli , nasce nel 1725, muore il 10 Agosto 1802. Compositore e Violinista italiano. #lolli #AntonioLolli #Music #Composer #Ita...