Il sogno di un uomo ridicolo è un racconto di Dostoevskij,
pubblicato in origine nel Diario di uno scrittore.
#Dostoevskij #Russia #History #Book
Trama
L'opera narra di un
sogno che il protagonista fa all'età di quarantasei anni,
probabilmente in uno dei suoi momenti di profonda e tragica
introversione. Convinto ormai che tutto è indifferente e meditando
il suicidio, acquista una rivoltella e la carica; tuttavia, non si
spara subito, ma ripone l'arma in un cassetto, aspettando il momento
giusto per compiere l'ultimo atto: infatti, consapevole che tutto gli
è ormai indifferente, pretende che almeno l'ultima azione della sua
vita, il suicidio appunto, venga compiuta in un preciso istante in
cui avverte che non proprio tutto gli risulta indifferente.
Una notte di novembre il protagonista prende la decisione di
togliersi la vita, dopo aver fissato in uno squarcio di cielo
limpido una stella lucente che sembrava suggerirgli (pur
non comprendendone il perché) proprio questo terribile atto.
Dopo aver preso la
sua decisione s'imbatte in una bambina che piange disperata e che
invoca il suo aiuto; sua madre sta per morire e nessuno corre in loro
soccorso. Ma il protagonista la scaccia con brutalità e con
l'ostentata indifferenza di chi, avendo deciso di farla finita, non
vuole minimamente preoccuparsi dell'altrui sofferenza. Così, torna
alla sua abitazione, una bettola piena di ubriaconi e continue risse.
Nella sua camera comincia a riflettere sugli accadimenti occorsigli,
accorgendosi d'aver provato compassione e pietà per la povera bimba
incontrata per strada. Così, la compassione provata per lei lo
distrae dal suo proposito autodistruttivo, tanto da farlo pentire e
vergognare del suo atteggiamento.
A questo punto,
giunge a una sua "Visione della Verità" attraverso un
sogno. Nel sogno si suicida per davvero, sparando un colpo al cuore,
e senza dolore si crea un immenso buio attorno a sé, vivendo in ogni
aspetto la sua morte (le persone che accorrono, la sua sepoltura) che
avverrebbe nella palazzina in cui vive. Poi, grazie ad un essere
misterioso dall'aspetto umano (una sorta di angelo) viene trasportato
nell'immensità dell'universo, lontano dall'odiata Terra, passando
accanto a Sirio. Nel corso del viaggio Fedor si rende conto che anche
dopo la morte continuiamo ad esistere, anzi siamo costretti a
rinascere in qualche altro angolo remoto dell'universo.
Mentre torna a rimembrare il dramma della povera bambina, il
misterioso compagno di viaggio esclama: «Vedrai Tutto». Quindi
l'angelo lo abbandona, mentre Fedor rinasce in una nuova Terra molto
simile alle condizioni primordiali descritte nelle sacre scritture,
come una sorta di età dell'Eden. In questo Eden gli uomini
vivono senza scienza razionale, parlano e dialogano tra di essi come
con gli alberi, le piante e gli animali. Non esistono relazioni
burocratiche, sfide, invidia, malizia o gelosia, e i figli sono figli
di tutti e tutti hanno più madri e più padri contemporaneamente:
tutta la comunità umana è un'unica grande famiglia. Gli abitanti
della nuova terra non hanno luoghi di culto come templi e chiese, ma
sono coscienti della vita eterna così come hanno “una continua
coscienza dell'universo intero” e credono che la morte non sia
altro che una porta che apre ad una comunicazione ancora più vasta e
completa con tutto il Creato.
Fedor
continua a sognare divenendo sempre più convinto che non stia solo
sognando, ma vivendo in una vera e propria “altra dimensione”. La
sua presenza, però, altera la situazione paradisiaca e trasmette
agli uomini di questa nuova terra il “bacillo” della corruzione:
la menzogna, la malizia, la sensualità, la vanità, la gelosia e
l'invidia, che favoriscono lo spargimento del primo sangue. Sorgono
così le idee di onore e le coalizioni contrapposte, nonché il seme
della vergogna della nudità. Si iniziano anche a parlare diverse
lingue, e dopo la conoscenza del dolore e del piacere, nasce pure la
necessità della pena di morte per i criminali violenti. Da allora
questi uomini iniziano a credere che la scienza li avrebbe
resi saggi poiché avrebbero riscoperto le leggi della felicità.
Dopo aver compreso
che la sua stessa presenza ha corrotto "l'umanità sosia",
chiede di farsi uccidere estirpando così la causa prima della
corruzione. Ma nessuno crede nelle sue parole. A quel punto si
risveglia dal sogno.
Dopo
quel sogno Fedor decide di dedicare la propria vita alla predicazione
della Verità, convinto di averne avuto la perfetta visione e sicuro
che il Male, la corruzione e la degenerazione non possano essere la
condizione normale dell'umanità: «Quella bambina poi l'ho
rintracciata... E mi metterò in cammino, mi metterò in cammino!».