Il mužik Marej è un racconto di Fëdor Dostoevskij scritto e pubblicato nel febbraio del 1876 all'interno del Diario di uno scrittore.
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Trama
La narrazione inizia nel secondo giorno di Pasqua del 1851 in un carcere Siberiano. Il narratore vaga inquieto per il cortile della prigione in un'atmosfera resa pesante dall'ubriachezza diffusa e dalle violenze dei detenuti comuni. In questo clima il narratore incontra un compagno di prigionia, il nobiluomo polacco M-ckij, il quale guarda con disprezzo i criminali comuni e gli sussurra in francese: «Je hais ces brigands!» («Odio questi briganti!»). Turbato da questo odio e dalla brutalità circostante, il narratore si ritira sulla sua branda, dove riemerge in lui improvvisamente il ricordo di un evento lontano.
La scena si sposta nel passato (1831), quando il narratore aveva nove anni. Mentre giocava nel bosco nella tenuta di famiglia a Darovoy, era stato terrorizzato dal grido «Al lupo!». Correndo via in preda al panico, il bambino si era precipitato verso un contadino di nome Marej, un servo del padre di famiglia che stava arando il campo. Marej, vedendo il bambino tremante e pallido, lo rassicurò con una dolcezza inconsueta: gli accarezzò il viso con la mano grossa e sporca di terra, lo benedisse e gli parlò con voce calma finché la paura non svanì. Il narratore rammenta come quel gesto di pura bontà da parte di un uomo semplice e analfabeta lo avesse colpito profondamente.
Risvegliatosi dal ricordo, il narratore guarda i suoi compagni di prigione con una prospettiva mutata: l'odio è svanito, sostituito da una profonda compassione. Egli si rende conto che dietro l'aspetto degradato dei criminali si nasconde la stessa umanità di Marej e contrappone la sua visione empatica al rifiuto ideologico del prigioniero polacco.
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