04 ottobre 2026

ARTE - ' IL TRIONFO DELL'ORDINE FRANCESCANO ' - G.B. GAULLI

 Il Trionfo dell'Ordine Francescano, realizzato da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, mostra gli Apostoli intercedere presso il Cristo per l'ammissione di Francesco d'Assisi, Antonio di Padova e altri francescani in Paradiso.


#Art #Paint #Pittura #History #Roma #Italy #SanFrancesco

L'Affresco è stato realizzato sulla volta della Basilica dei Santi XII Apostoli a Roma.

Oggi si celebra la memoria di Francesco d'Assisi.

Ispirato a condurre una vita cristiana di povertà, Francesco d'Assisi divenne un mendicante e un predicatore itinerante.

È comunemente raffigurato con un saio marrone e una corda legata in vita, con tre nodi che simboleggiano i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza.

Una delle figure più venerate della cristianità, Francesco fu dichiarato, assieme a Santa Caterina da Siena, patrono d'Italia il 18 Giugno 1939 da Papa Pio XII: il 4 Ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa Cattolica.


MUSICA - E. ELGAR - ' POMP AND CIRCUMSTANCE - OP. 39 - STORIA


Edward Elgar – Pomp and Circumstance Marches Op. 39

#Music #History #Orchestra #Elgar #PompAndCircumstance

Pomp and Circumstance Marches (titolo esteso: Pomp and Circumstance Military Marches) è un gruppo di Marce per Orchestra composte da Edward Elgar tra il 1901 e il 1930 e pubblicate come Opus 39; la Marcia n. 6, rimasta in stato di bozza, viene elaborata dal Compositore Anthony Payne basandosi su alcuni schizzi di Elgar e tre pagine manoscritte ritrovate nella “Colles Library” della Royal School of Church Music, ed è eseguita in prima mondiale il 2 Agosto 2006 dalla BBC Symphony Orchestra diretta da Andrew Davis.

Ciascuna delle prime cinque marce è dedicata a un Musicista amico di Elgar; la durata di ogni Marcia è di circa 5 minuti.

Il Titolo collettivo dell’Opera è tratto da una scena del terzo atto dell’Otello di Shakespeare che descrive lo sfarzo e le circostanze della guerra gloriosa:


Farewell the neighing steed and the shrill trump,
The spirit-stirring drum, th’ear-piercing fife,
The royal banner, and all quality,
Pride, pomp, and circumstance of glorious war!


I singoli Brani, piacevoli all'ascolto anche al di fuori di ogni associazione nazionalista, costituiscono un insieme diversificato, ma unitario nella condivisione di sezioni alternate di Scherzo e Trio; la Marcia n. 1, inoltre, si è affermata anche in contesti diversi dalla tradizione militare.

Il Trio contiene la Melodia conosciuta come “Land of Hope and Glory” che, nel 1902, Elgar ha riutilizzato, con modifiche, per l’Inno d’Incoronazione di Re Edoardo VII; da allora è un appuntamento fisso all'ultima notte dei Concerti Proms e un Inno sportivo inglese.

Negli Stati Uniti il Trio è conosciuto come “The Graduation March” ed è suonato come Melodia processionale in tutte le scuole superiori e nelle Università durante la cerimonia di consegna dei diplomi; in Italia, con il titolo “Santa Chiesa di Dio”, è diventato un Canto religioso per le Chiese Cattoliche.


Marcia n. 1 in Re maggiore,

composta nel 1901 e dedicata a Alfred E. Rodewald e ai membri della Liverpool Orchestral Society
Il Brano inizia con un’introduzione molto vivace che apre verso un tema caratterizzato da contrasti, eseguito prima dagli Archi poi ripetuto da tutta l’Orchestra. Episodio ascendente dei legni e ripresa del Tema iniziale con fanfara di trombe e tromboni. Un tranquillo colpo di tamburo e piatti, accompagnato dai fagotti, segna l’inizio del famoso lirico Trio, eseguito dai primi violini, quattro corni e due clarinetti e successivamente ripetuto dall'intera orchestra, comprese due arpe. La marcia termina con un breve ritorno della musica d’apertura.


Marcia n. 2 in La minore,

composta nel 1901 e dedicata a Granville Bantock
Questa Marcia è la più breve e semplice del gruppo. Inizia con un forte richiamo degli ottoni, poi un tema staccato e nervoso viene eseguito dagli archi a quali si uniscono gradatamente altri strumenti; dopo un improvviso climax questa sezione si ripete e apre verso un secondo tema proposto da corni e clarinetti. Un vorticoso passaggio nei bassi conduce al Trio, la cui semplice melodia è suonata dai legni con risposte degli Archi e degli Ottoni. Conclude una breve coda brillante con rullo di tamburi e accordi dei corni.


Marcia n. 3 in Do minore,

composta nel 1904 e dedicata a Ivor Atkins
La Marcia n. 3 è caratterizzata da un’apertura solenne e drammatica, affidata a clarinetti, fagotti e corni; la Melodia è rinforzata dai colpi di tamburo.

Emerge dagli ottoni un tema vigoroso che esplode nel pieno dell’orchestra, poi riappare il tema cupo e il Brano termina bruscamente. Una tregua è nella sezione Trio che offre un motivo vivace del clarinetto col semplice accompagnamento degli archi.


Marcia n. 4 in Sol maggiore,

composta nel 1907 e dedicata a Georg Robertson Sinclair
Nella seconda guerra mondiale questa Marcia, con il testo di A.P. Herbert, è diventata il Canto patriottico “Song of Liberty”, il cui ritornello inizia con “All men must be free” (Tutti gli uomini devono essere liberi).

Le note d’apertura della Marcia sono risuonate nella Cattedrale di St. Paul al termine della cerimonia nuziale tra Carlo, Principe di Galles, e Lady Diana Spencer.
La Melodia iniziale è introdotta dalle viole e dai legni più alti; si uniscono le arpe e nella ripetizione anche i violini e i clarinetti. Abbellimenti degli archi e altre ripetizioni. Una brevissima pausa conduce al Trio; il tema è affidato a clarinetto, corno e violini con accompagnamento di arpe, archi bassi e fagotti. Nella conclusione ritornano i ritmi d’apertura.


Marcia n. 5 in Do maggiore,

composta nel 1930 e dedicata a Percy Clarke Hull
Nonostante sia stata composta all'età di 73 anni, questa marcia è caratterizzata da giovanile esuberanza.

Il Tema principale appare immediatamente, senza introduzione, e conduce al Trio che si sviluppa con un’ampia melodia simile a quella della marcia n. 1. Prima del trionfante finale ritornano i Temi dell’apertura e del Trio.


MUSICA – F.J. HAYDN – CONCERTO PER ORGANO

Concerto per Organo in do maggiore, Hob:XVIII:1

  1. Allegro moderato
  2. Largo (fa maggiore)
  3. Allegro molto
Organico: clavicembalo o organo, 2 oboi, 2 trombe, archi, basso continuo
Composizione: 1756
Edizione: Breitkopf & Härtel, Wiesbaden, 1986

Generalmente lacunosa è — come si sa — la cronologia relativa ai primi lavori di Haydn, anche perché manovre editoriali non propriamente ortodosse tentarono alla morte dell'autore di spacciare per sue opere di compositori viennesi affatto secondari.
Nel caso del «Concerto per l'organo» — questa la dizione esatta — il rinvenimento, una ventina di anni fa, del manoscritto autografo stabilì invece con assoluta certezza la data: 1756.
All'età di ventiquattro anni Haydn sta per dire addio alla scapigliata vita bohèmienne che lo aveva visto attivo a Vienna come violinista di piccole orchestre, in occasione di balli pubblici e privati che si tenevano durante la stagione invernale, oppure di quelle improvvisate «séances» musicali che animavano, in estate, piazze e strade cittadine.
A questo punto si chiude infatti quel periodo di libertà e indipendenza creativa che per l'artista settecentesco significa anzitutto fame e miseria, e troviamo Haydn in assettato corredo di livrea al servizio del primo mecenate, il musicale conte von Furnberg. Singolare figura di dilettante che nella residenza estiva di Weinzierl chiamava a raccolta compositori e interpreti (non escluso il parroco, valente violoncellista), dando vita a vivaci riunioni cameristiche, nelle quali il gusto viennese del «musizieren» si affermava con ricca e spontanea inventiva. La tradizione, non smentita del resto dalla recente musicologia, vuole che Haydn trovandosi ad adattare un divertimento a un insieme di quattro strumenti ad arco (due violini, viola e violoncello), creasse il primo moderno quartetto. Se in questo caso si trattava di «inventare» un consolidamento formale che garantisse (a differenza di quanto era avvenuto con la precedente «sonata a tre» barocca) l'unità stilistica fra le quattro parti, tutte partecipi del lavoro tematico, nel concerto per strumento a tastiera e orchestra, Haydn non può essere invece considerato un innovatore, quanto piuttosto un abile sintetizzatore delle recenti conquiste stilistiche affermate con consapevole autonomia dalle scuole di Mannheim, di Vienna e della Germania settentrionale.
Lo stesso esiguo numero di concerti scritti da Haydn per clavicembalo, organo e pianoforte (undici), rispetto alla quarantina (alcuni dei quali allo stato di frammento) composti da Mozart, testimonia che non era a questo campo specifico che si indirizzavano le preferenze del maestro, più interessato alla «reductio ad unum» dei mezzi stilistici che alle contrapposizioni dualistiche e «drammatiche» della forma concertante.
Lo strumento solista nei concerti per strumento a tastiera di Haydn partecipa ancora della fondamentale struttura barocca a blocchi giustapposti (alternanza solo-tutti) ed è strettamente legato al tessuto orchestrale. La novità nell'impianto si affermerà, com'è noto, con i concerti di Mozart post 1776: a questo punto l'ingresso del solista è atteso come un evento nuovo, carico di «suspense»; autosufficiente e ben caratterizzato, come un personaggio d'opera, esso si afferma e si distingue in tutta la sua forza drammatica.
Il concerto per organo fu pubblicato nel 1953 da Breitkopf e Haertel, nella revisione di Michael Schneider. L'orchestra che riunisce due oboi e quartetto d'archi (nella sezione del «tutti» l'organo collabora con il violoncello e il contrabbasso) è felicemente allusiva a quel clima di agreste serenità, non incrinato dall'enfasi sturmundranghiana, che ritroviamo intatta nelle pagine più celebri della sua produzione sinfonica.
Nel primo movimento («Moderato») si passa dal tono deciso e ben scandito ritmicamente della frase iniziale a un gioco cangiante di modulazioni e di sincopi che vedono il respiro musicale fluttuare in inquieto divenire, secondo le tangenti espressive di quello «Empfindsamstil » (stile della sensibilità) che, fra gli altri, Carl Philipp Emanuel Bach — autore assai caro a Haydn — aveva cosi finemente realizzato. Il settecentesco gusto «galant» si afferma con squisita varietà espressiva nella ricca fioritura di abbellimenti (trilli, acciaccature, gruppetti, arpeggi) che rimbalzano dall'orchestra allo strumento solista. Dopo l'elegiaco «Largo» in fa maggiore nel quale sono avvertibili echi barocchi nella simmetrica giustapposizione dinamica di «piano» e «forte», l'«Allegro molto» del finale, col suo vivace ritmo di danza (3/8), suggerisce il senso di una vitale baldanza, ricondotta nell'alveo di una misurata chiarezza.


MUSICA - STORIA - H. PURCELL - MUSIC FOR FUNERAL OF QUEEN MARY


Henry Purcell – Music for the Funeral of Queen Mary

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Già eseguita nel Marzo 1695 per le esequie della Regina Maria II d’Inghilterra, a Novembre di quello stesso anno accompagna il suo ancor giovane autore alla sepoltura, nell’Abbazia di Westminster, ai piedi dell’Organo.


Per i Testi, Purcell avrebbe usato il Libro della Preghiera comune della Chiesa d’Inghilterra, con qualche spunto biblico.


La Music for the Funeral of Queen Mary inizia con una Marcia molto toccante, ripetuta nel finale, che pone l’accento sulla irrevocabilità dell’ultimo Momento.


Seguono tre Composizioni per Coro ed Organo, separate da una Canzona, per Ottoni e Timpani (anche solo ottoni); gli Inni cantano la brevità della vita dell’Uomo sulla terra e invocano la misericordia di Dio.


Il primo dei tre, “Man that is born of a woman”, è un’amara, commossa, riflessione sulla caducità della vita.

Il secondo, “In the midst of life we are in death”, il nodo centrale di tutta la Composizione, è una vera e propria Preghiera a Dio affinché non ci abbandoni.

L’ultimo Brano Corale, “Thou knowest, Lord”, continua l’invocazione al Signore, ma in maniera più serena.


La Marcia, austera e suggestiva, è stata utilizzata dal regista Stanley Kubrick in alcune scene truculente del Film Arancia Meccanica.

ARTE - STORIA DELL'ARTE - LA CREAZIONE DI ADAMO DI MICHELANGELO

 La Creazione di Adamo è un Affresco di Michelangelo Buonarroti, databile al 1511 circa e facente parte della decorazione della Volta della Cappella Sistina nei Musei Vaticani, commissionata da Papa Giulio II.

Si tratta dell'episodio più celebre e conosciuto della Sistina e una delle icone più note e celebrate dell’arte universale, oggetto di innumerevoli citazioni, omaggi e parodie.

#history #StoriaDellArte  #michelangelo

Su uno sfondo naturale spoglio e poco caratterizzato simboleggiante l'alba del mondo, sta semidistesa la figura giovane e atletica di Adamo, che da un pendio erboso, quasi sul ciglio di un abisso, fa per sollevarsi da terra, tendendo un braccio verso l'Eterno, che si avvicina in volo entro un nimbo angelico. Dio, con la veste purpurea, è circondato, secondo la tradizione iconografica, da un gruppo di angeli, ma al posto degli stereotipati serafini e cherubini (sebbene vengano rappresentati in modo diverso dalla Bibbia, infatti i Serafini hanno 6 ali e invece i Cherubini hanno sembianze animalesche), Michelangelo rappresentò delle figure reali, impegnate in uno sforzo come per sollevare il nimbo e composte in varie attitudini e atteggiamenti, con un trattamento differenziato in termini di illuminazione e nitidezza che amplifica, per contrasto, quelle in primo piano.

Straordinaria è l'invenzione degli indici alzati delle braccia protese, un attimo prima di entrare in contatto, come efficacissima metafora della scintilla vitale che passa dal Creatore alla creatura forgiata, di straordinaria bellezza che riflette la perfezione e la potenza divina, ridestandola. Tale gesto fu forse ispirato dalla fiorentina Annunciazione di Cestello di S. Botticelli.

Il momento così immortalato acquistava un valore eterno e universale, sospeso in un trepidante avvicinamento che non avviene, ma è già perfettamente intellegibile. Alcuni pensano che il contatto che non avviene tra le due dita sia voluto, per sottolineare l'irraggiungibilità della perfezione divina da parte dell'uomo.

Adamo, dal corpo definito con notevole perizia anatomica, poggia il braccio sul ginocchio piegato, in un perfetto effetto di risveglio: solleva lentamente il corpo e alza il dito ancora incerto verso quello assolutamente fermo di Dio. La figura del primo uomo presenta morbidi trapassi chiaroscurali, che però, tramite il ricorso a tonalità brillanti, rendono un forte risalto scultoreo. Il suo volto, di profilo e leggermente ruotato all'indietro, è quello di un adolescente, senza un'espressione definita, che si contrappone all'intenso ritratto di Dio Padre, maturo e carico d'energia, con la capigliatura grigia e una lunga barba con baffi fluttuante nell'aria. L'occhio di Adamo non è dipinto, ma è ricavato direttamente "rialzando" l'intonaco ancora fresco, così da creare un gioco di ombre.

Sotto la gamba di Adamo sporge la mano di uno degli Ignudi, i giovani che siedono agli angoli dei pannelli narrativi.

Il gruppo divino è inserito in un grande manto rossastro, gonfio di vento, che abbraccia l'Eterno e gli angeli con una curva dinamica, che per alcuni studiosi ricorda la forma di un cervello umano, che sottolineerebbe il concetto di "idea" divina, per altri una conchiglia. Un gruppo di ricercatori italiani, in un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, ha accostato la sagoma del "mantello" raffigurato nell'affresco con una sezione anatomica di utero post-partum, ottenendo una suggestiva sovrapposizione. La corrispondenza dei dettagli anatomici, sorprendente per l'esattezza, non può essere ritenuta casuale, ma si spiegherebbe solo in virtù della profonda conoscenza anatomica che Michelangelo aveva acquisito attraverso una consolidata esperienza di dissezioni su cadavere praticate durante il periodo trascorso presso la Basilica di Santo Spirito a Firenze.

Già Adrian Stokes nel 1955 aveva parlato di "uterine mantle" e Andrea Tranquilli aveva intuito che il mantello fosse la rappresentazione di un organo cavo di colore rosso deputato alla "creazione".

Secondo altre interpretazioni l'immagine che comprende il gruppo di Angeli con Dio al centro sarebbe una sezione anatomica dell'emisfero destro del cervello umano, tale raffigurazione anatomica potrebbe avere un significato riconducibile alle concezioni neoplatoniche concernenti l'unità dell'uomo con Dio.


ARTE - ' IL TRIONFO DELL'ORDINE FRANCESCANO ' - G.B. GAULLI

  Il Trionfo dell'Ordine Francescano , realizzato da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio , mostra gli Apostoli intercedere presso i...