16 ottobre 2026

GUNTER GRASS

 Günter Wilhelm Grass, nasce il 16 ottobre 1927, muore il 13 Aprile 2015.



Scrittore, Poeta, Saggista, Drammaturgo tedesco.

Premi e Riconoscimenti :

Opere :
Romanzi :

Raccolte di Poesie :
  • Die Vorzüge der Windhühner (1956)
  • Gleisdreieck (1960)
  • Ausgefragt (1967)
  • Ventisette poesie
  • Dummer August (2007)
  • Eintagsfliegen (2012)

DINO BUZZATI

 Dino Buzzati, nasce il 16 Ottobre 1906, muore il 28 Gennaio 1972.



Scrittore, Giornalista, Poeta italiano.

Premi e Riconoscimenti .
Premio Strega : 1958

Opere :
  • Romanzi e racconti
  • Opere scelte
  • I capolavori

Romanzi :
  • Bàrnabo delle montagne
  • Il segreto del Bosco Vecchio
  • Il deserto dei Tartari
  • La famosa invasione degli orsi in Sicilia
  • Il grande ritratto
  • Un amore

Racconti e novelle :
  • I sette messaggeri
  • Paura alla Scala
  • In quel preciso momento
  • Il crollo della Baliverna
  • Esperimento di magia
  • Sessanta racconti
  • Egregio signore, Siamo spiacenti di...
  • Il colombre e altri cinquanta racconti
  • La boutique del mistero
  • Le notti difficili

Teatro :
  • Piccola passeggiata
  • La rivolta contro i poveri
  • Un caso clinico
  • Drammatica fine di un noto musicista
  • Sola in casa
  • Una ragazza arrivò...
  • Le finestre
  • L'orologio
  • Un verme al Ministero
  • Il mantello
  • I suggeritori
  • L'uomo che andrà in America
  • L'aumento
  • La colonna infame
  • Spogliarello.
  • La telefonista
  • La fine del borghese
  • Teatro

STORIA - 16 OTTOBRE 1943 - GHETTO DI ROMA - PER NON DIMENTICARE!

    Il 16 Ottobre 1943 era un Sabato.




e nel Ghetto ebraico di Roma era shabbat : nel giorno consacrato al riposo, la polizia tedesca blocca tutte le vie di uscita del quartiere e porta via 1.259 persone ( 2.091 in tutto gli ebrei deportati a Roma ).

Alcune vengono rilasciate nei giorni seguenti, perché straniere o ' di sangue misto '; gli altri finiscono ad Auschwitz. Torneranno in 16.

La Comunità ebraica romana risale al II Secolo a. C.; Papa Paolo IV istituisce il Ghetto nel 1555, Pio IX lo apre nel 1848,

ARTE - STORIA DELL'ARTE - LA CUPOLA DELLA CATTEDRALE DI PARMA - CORREGGIO

Correggio - La cupola della cattedrale

#history #StoriaDellArte  #art #Correggio

Nel 1522 stipulò il contratto per la decorazione del Coro e della Cupola della Cattedrale di Parma, avviata a dipingere solo nel 1524 circa, dopo il termine dei lavori a San Giovanni. Nella Cupola è dipinta la scena dell'Assunzione della Vergine in cui, in prospettiva melozziana, una moltitudine di Angeli disposti in forma di vortice ascendente accompagnano l'ascesa della Madonna su un cielo nuvoloso. Qui le figure perdono l'individualità, diventando parte integrante di una grandiosa scena corale, esaltata dall'uso di tinte chiare, leggeri e fluenti che creano un continuo armonico fino al punto di volta.

Correggio concepì la sua decorazione affidandosi, come già in San Giovanni Evangelista, a un illusionismo libero da partiture geometriche, che va ben oltre il possibile esempio offerto da F. Mantegna o da Melozzo da Forlì, i quali, da Artisti quattrocenteschi, collocavano i propri personaggi entro un rigoroso schema geometrico. Correggio organizzò invece lo spazio dipinto intorno a un vortice di corpi in volo, che crea una spirale come mai visto prima, che al contrario annulla l'architettura, eliminando visivamente gli angoli e facendo scomparire la fisicità della struttura muraria: i personaggi infatti, più che sembrare dipinti sull'intonaco, per un eccellente equilibrio sembrano librarsi in aria.

Il tamburo è occupato da un parapetto illusorio, traforato da oculi veri, lungo il quale stanno in equilibrio una serie di angeli e gli apostoli. Dal parapetto una spirale di nubi si attorciglia in un crescendo di sentimenti e di luce, con l'episodio della nube su cui sale Maria, vestita di rosso e blu e spinta da angeli, alati e apteri, verso la sua glorificazione celeste. Al centro un abbacinante scoppio di lume dorato perfeziona la prodigiosa apparizione divina di Gesù che ha spalancato i cieli e si fa incontro alla madre, proprio come accadeva negli affreschi della Cupola di San Giovanni Evangelista.

La composizione a spirale, perfezionata da tutti gli accorgimenti prospettici sia di riduzione della scala delle figure, sia di sfocatura nella luce per i soggetti più lontani, guida l'occhio dello spettatore in profondità e accentua il moto ascendente delle figure.

In basso stanno infine i quattro protettori di Parma nei pennacchi.

La fonte di luce rappresenta l'Empireo, sede del Paradiso celeste e dimora di Dio.

Questo cielo può anche essere assimilato al cuore di Cristo e della Vergine Maria. La disposizione delle nubi sottolinea il movimento ascensionale della Vergine. L'andamento a spirale simboleggia il viaggio dell'anima dopo la morte.

In genere Correggio evitò di rappresentare precisi dettagli iconografici, come i singoli attributi che avrebbero permesso di identificare le figure di ciascun apostolo o ciascun santo, o, scelta ancor più radicale, la tomba da cui la Vergine fu assunta in cielo. Questa omissione, come è stato notato, aveva in realtà lo scopo di coinvolgere nella visione della cupola lo spazio concreto della chiesa sottostante, permettendo ai fedeli di immaginare la presenza della tomba nello spazio in cui si trovava l'altare e di percepire quindi la continuità tra mondo terreno e reale e mondo divino illusivamente finto dalla Pittura.




CINEMA - ' MEDEA ' - PIER PAOLO PASOLINI

Medea è un Film del 1969, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini.



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Trama

In Grecia a Iolco il Re Esone è stato spodestato dal fratellastro Pelia, il quale governa con crudeltà e spietatezza, cercando in tutti i modi di uccidere l'erede al trono Giasone, mandato presso il suo mentore Chirone. In Scizia è stata raccolta una potente reliquia chiamata Vello d'oro, che in passato era appartenuta a Frisso. La pelle d'oro apparteneva al caprone sacro, inviato dagli dei per salvare il fanciullo e la sorella Elle da morte certa, ed aveva attraversato in volo tutto l'Ellesponto, mare che prenderà questo nome dalla sorella Elle che vi cadrà affondandovi. Giunto nella Colchide, Frisso viene accolto dal Re Eeta. Il sovrano sacrifica a Zeus il caprone, il cui vello viene portato nel tempio del quale Medea, la figlia di Eeta, è somma sacerdotessa.

Nel prologo il centauro Chirone spiega al giovane Giasone in maniera filosofica l'armonia e l'equilibrio della natura e viene presentata la superba figura di Medea, sovrana della Colchide, una terra dall'altra parte del mondo, brutale e piena di usanze grottesche, che ospita la reliquia del Vello d'oro. Giasone, divenuto grande, ha ora la possibilità di sfidare suo zio e recuperare il suo regno. Quest'ultimo però gli chiede in cambio la preziosa pelliccia di capra, così inizia il viaggio alla ricerca della reliquia. Mentre Medea sta pregando nel tempio, ha una visione in cui vede per la prima volta l'eroe greco e se ne innamora perdutamente, così tanto da chiedere aiuto al fratello per rubare il Vello d'oro e partire con Giasone per la Grecia.

Il Re suo padre lo viene a sapere e si getta all'inseguimento della figlia la quale al fine di rallentarlo, uccide il fratello lasciando pezzi del suo corpo lungo il cammino per costringere l'uomo a fermarsi. Dopo aver raccolto tutti i pezzi del corpo di suo figlio, il sovrano torna nel suo villaggio a restituirli alla madre piangente affinché abbiano una degna sepoltura. Intanto, lontana dalla sua terra e dalle sue tradizioni, Medea ha una crisi spirituale in cui le sensazioni di tormento si acuiscono quando capisce che Giasone e i suoi compagni hanno usanze totalmente opposte alle sue.

Consegnato il Vello a Pelia, quest'ultimo vien meno alla parola data negando il trono al nipote, il quale accetta sprezzante la decisione e rifiuta con sdegno di battersi oltre per il regno di suo padre. Prima di lasciare il palazzo, le ancelle preparano Medea per le nozze spogliandola dei suoi abiti barbari per vestirla come donna greca. Giasone congeda i suoi compagni di avventura e, consumata la prima notte d'amore con la sua amata, si avvia verso Corinto. Qui ritrova Chirone, il centauro che lo ha allevato da piccolo. I due hanno un dialogo filosofico nel quale il centauro fa presente a Giasone la situazione di Medea, che continua a vivere un conflitto interiore tra l'attuale realtà e la vita spirituale scandita dai rituali del suo passato nella Colchide. Giasone diviene sempre più distante dalla sua amata, nonostante i figli che questa gli dà, finché non decide di abbandonarla per sposare Glauce, figlia del Re Creonte. Costui vorrebbe esiliare Medea, perché costituisce un monito e un fardello troppo grande da sopportare per sua figlia, che non ha colpe del comportamento di Giasone.

Sospinta dalle parole delle sue ancelle, che la vedono come una maga capace di tutto, Medea diventa consapevole della perdita del contatto con gli dei e del suo tragico destino, arrivando a meditare vendetta. Fa chiamare Giasone, verso il quale finge perdono, e chiede ai loro figli di portare il suo dono di nozze a Glauce: gli abiti regali con cui fuggì dalla Colchide chiedendo a Giasone solo che i suoi figli non vengano esiliati. A questo punto è inserita un'anticipazione in cui la principessa indossa gli abiti appena ricevuti in dono, dunque prende fuoco con essi insieme al padre. È la vigilia della nozze e Creonte vedendo sua figlia turbata, ingiunge a Medea di abbandonare Corinto insieme ai suoi due figli. La donna ottiene comunque un altro giorno e manda a chiamare Giasone col quale si concede l'ultima notte d'amore. L'indomani gli lascia dunque il dono per la sua nuova sposa. Non appena ricevutolo, l'innocente Glauce lo indossa e rivede nello specchio tutto il dolore di Medea. Glauce fugge e si lancia dalle mura e il padre la segue, preso dalla disperazione.

Questo non basta e la furia di Medea è ormai incontrollabile. Dopo aver ucciso i suoi figli, incendia la propria dimora, in una torre isolata appena fuori le mura della città. Il film si chiude con l'impossibile tentativo di Giasone di riportarla alla ragione, cui risponde solo una ultima rabbiosa invettiva di Medea ormai perduta tra le fiamme.


Interpreti e personaggi


GUNTER GRASS

  Günter Wilhelm Grass , nasce il 16 ottobre 1927, muore il 13 Aprile 2015. Scrittore, Poeta, Saggista, Drammaturgo tedesco. #Grass #Gunter...