domenica 24 settembre 2017

CHIESA – GIUSTO PENSIERO DI PAPA BENEDETTO XVI SULLA CHIESA

La Chiesa non è un "self service" nel quale ognuno si sceglie quello che gli piace, quello che egli giudica vada bene oggi e sia accettabile per la sua Vita.

La Sacra Scrittura non è un "supermarket" nel quale ci si sceglie alcune cose che si pensa possano piacere, lasciando stare il resto; essa è invece l'aprirsi di Dio a noi nell'indicarci la via.

E alla Chiesa è conferito il compito e data la potestà di affermare il vero senso di essa in modo definitivo e vincolante.

Questo forse oggi non ci piace perché abbiamo una grande Idea della Libertà, l'idea per cui ognuno in realtà dovrebbe potere immaginare da sé il cristianesimo che più gli confà...


(Joseph Ratzinger - dall'Omelia del 22 Agosto 1999 nella St. Johannes Kirche, in "Le Omelie di Pentling").

ORGANO – CHIESA DI SAN CARLO BORROMEO – VIGEVANO ( PAVIA )

Organo Alessandro Mentasti, 1884

Disposizione fonica :

Unione Pedali alla Tastiera                            Principale 16' Bassi
Terza mano                                                    Principale 16' Soprani
Voce umana Soprani                                      Principale 8' Bassi
Fagotto 8' Bassi                                             Principale 8' Soprani
Trombe 8' Soprani                                          Ottava 4' Bassi
Corno inglese 16' Soprani                              Ottava 4' Soprani
Viola 4' Bassi                                                 Duodecima Bassi
Viola 4' Soprani                                             Duodecima Soprani
Flauto traverso 8' Soprani                              Decima quinta 2'
Bombardone 16' ai Pedali                             Ripieno due file
Contrabbasso 16' e Ottava                            Ripieno tre file




Totale canne : 820

STORIA DELL'ARTE – ARTE ROMANICA SETTENTRIONALE – 3

Gli Scultori romanici si ispirarono alle opere della tarda antichità presenti sul territorio in cui vivono. Riproducono i volumi pieni delle forme tardo-antiche, superando così i rilievi piatti dell'Arte bizantina e il gusto per l'ornamentazione stilizzata tipica di quella barbarica.
Come per la Pittura, anche alla Scultura è affidata l'importantissima funzione di istruire i Fedeli.
La grandissima maggioranza della popolazione non sa né leggere né scrivere, quindi la trasmissione della Fede e della Cultura passa attraverso gli insegnamenti orali e, soprattutto, attraverso le immagini.

Le riproduzioni delle figure umane presentano quindi volti espressivi e grande attenzione viene riservata alla riproduzione dei gesti : è tramite i gesti, infatti, che l'osservatore può individuare facilmente il ruolo e il significato attribuito ai personaggi. Per rendere chiare e leggibili le opere, talvolta vengono accentuati in modo sproporzionato i volti e gli arti delle figure.

Oggetto delle raffigurazioni sono i tradizionali temi religiosi : le Storie della Creazione e gli episodi della Vita di Cristo. Sui portali viene spesso riprodotto anche il Giudizio Universale, dove Cristo siede sul trono all'interno di una mandorla, simbolo bizantino della divinità.

Accanto ai temi religiosi compaiono però anche nuovi soggetti, allegorici e profani, illustrati attraverso la riproduzione delle diverse attività umane, le stagioni, i mesi, le costellazioni e i segni zodiacali, che simboleggiano i cicli della vita.
Ricorrenti sono anche figure di animali fantastici, ispirate alle leggende e alle tradizioni popolari : draghi, sirene, grifoni, figure demoniache, ai quali però spesso è attribuito un preciso significato simbolico.
Queste figure mostruose si trovano spesso schiacciate nelle forme architettoniche che le ospitano,a  significare come la potenza del bene, derivante dalla Fede, riesca a imprigionare e a bloccare il male.

Un elemento scultoreo spesso presente nelle Chiese romaniche è il leone ' stiloforo '.
Utilizzato come simbolo del Bene ripropone lo stesso antichissimo messaggio : la belva protegge la porta, segna il passaggio tra il mondo sacro e quello profano, tra il ' dentro ' e il ' fuori '.
Il leone è anche simbolo della Resurrezione, in quanto si pensava che i cuccioli di leone appena nati giacessero come morti finché il leone padre alitava sui loro corpi risvegliandoli. I leoni rappresentano anche la forza con cui Cristo difendeva la sua Chiesa e le sue Cattedrali.

Fra i più importanti Scultori del Romanico va ricordato Wilgelmo, autore della decorazione della facciata della Cattedrale di Modena. I rilievi mostrano immediatezza espressiva e forza della sintesi che superano il naturalismo romano e l'astrazione bizantina.

Fondamentale anche l'opera di Benedetto Antelami che scolpisce i rilievi della Cattedrale e del Battistero di Parma tra i quali la Deposizione di Cristo, bassorilievo di grande effetto drammatico.

A Parma Antelami progetta anche il Battistero con il suo complesso scultoreo.
La costruzione si presenta a pianta ottagonale con un rivestimento di marmi rosa. Nella parte inferiore si aprono 3 grandi portali ad arco riccamente decorati e scolpiti.


All'interno Antelami scolpisce le raffigurazioni allegoriche dei 12 mesi. Il linguaggio è molto realista pur nel simbolismo delle scene. C'è un senso classico nelle pieghe delle vesti e nella posa equilibrata ma anche una semplificazione e un'immediatezza maggiori.

DANTE ALIGHIERI - DIVINA COMMEDIA - INFERNO - CANTO XXVI

INFERNO CANTO XXVI


Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande,
che per mare e per terra batti l’ali,
e per lo ’nferno tuo nome si spande!

Tra li ladron trovai cinque cotali
tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
e tu in grande orranza non ne sali.

Ma se presso al mattin del ver si sogna,
tu sentirai di qua da picciol tempo
di quel che Prato, non ch’altri, t’agogna.

E se già fosse, non saria per tempo.
Così foss’ei, da che pur esser dee!
ché più mi graverà, com’più m’attempo.

Noi ci partimmo, e su per le scalee
che n’avea fatto iborni a scender pria,
rimontò ’l duca mio e trasse mee;

e proseguendo la solinga via,
tra le schegge e tra ’ rocchi de lo scoglio
lo piè sanza la man non si spedia.

Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi,
e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio,

perché non corra che virtù nol guidi;
sì che, se stella bona o miglior cosa
m’ha dato ’l ben, ch’io stessi nol m’invidi.

Quante ’l villan ch’al poggio si riposa,
nel tempo che colui che ’l mondo schiara
la faccia sua a noi tien meno ascosa

come la mosca cede alla zanzara,
vede lucciole giù per la vallea,
forse colà dov’e’ vendemmia e ara:

di tante fiamme tutta risplendea
l’ottava bolgia, sì com’io m’accorsi
tosto che fui là ’ve ’l fondo parea

E qual colui che si vengiò con li orsi
vide ’l carro d’Elia al dipartire,
quando i cavalli al cielo erti levorsi,

che nol potea sì con li occhi seguire,
ch’el vedesse altro che la fiamma sola,
sì come nuvoletta, in sù salire:

tal si move ciascuna per la gola
del fosso, ché nessuna mostra ’l furto,
e ogne fiamma un peccatore invola.

Io stava sovra ’l ponte a veder surto,
sì che s’io non avessi un ronchion preso,
caduto sarei giù sanz’esser urto.

E ’l duca che mi vide tanto atteso,
disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
catun si fascia di quel ch’elli è inceso».

«Maestro mio», rispuos’io, «per udirti
son io più certo; ma già m’era avviso
che così fosse, e già voleva dirti:

chi è ’n quel foco che vien sì diviso
di sopra, che par surger de la pira
dov’Eteòcle col fratel fu miso?».

Rispuose a me: «Là dentro si martira
Ulisse e Diomede, e così insieme
a la vendetta vanno come a l’ira;

e dentro da la lor fiamma si geme
l’agguato del caval che fé la porta
onde uscì de’ Romani il gentil seme.

Piangevisi entro l’arte per che, morta,
Deidamìa ancor si duol d’Achille,
e del Palladio pena vi si porta».

«S’ei posson dentro da quelle faville
parlar», diss’io, «maestro, assai ten priego
e ripriego, che ’l priego vaglia mille,

che non mi facci de l’attender niego
fin che la fiamma cornuta qua vegna;
vedi che del disio ver’ lei mi piego!».

Ed elli a me: «La tua preghiera è degna
di molta loda, e io però l’accetto;
ma fa che la tua lingua si sostegna.

Lascia parlare a me, ch’i’ ho concetto
ciò che tu vuoi; ch’ei sarebbero schivi,
perch’e’ fuor greci, forse del tuo detto».

Poi che la fiamma fu venuta quivi
dove parve al mio duca tempo e loco,
in questa forma lui parlare audivi:

«O voi che siete due dentro ad un foco,
s’io meritai di voi mentre ch’io vissi,
s’io meritai di voi assai o poco

quando nel mondo li alti versi scrissi,
non vi movete; ma l’un di voi dica
dove, per lui, perduto a morir gissi».

Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando
pur come quella cui vento affatica;

indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori, e disse: «Quando

mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enea la nomasse,

né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelopé far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.

Io e ’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi,

acciò che l’uom più oltre non si metta:
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.

"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".

Li miei compagni fec’io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte e ’l nostro tanto basso,
che non surgea fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ’ntrati eravam ne l’alto passo,

quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avea alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,

infin che ’l mar fu sovra noi richiuso». 

venerdì 22 settembre 2017

ORNELLA VANONI

Ornella Vanoni, nasce a Milano il 22 Settembre 1934.
Cantante, Attrice italiana. 

È l'Artista femminile italiana dalla carriera in assoluto più longeva: costantemente in attività dal 1956, è considerata una delle migliori interpreti, tra le più note ed importanti, della Musica leggera italiana.

Dotata di uno stile interpretativo unico e assai sofisticato, nonché di una timbrica vocale fortemente riconoscibile, che ne caratterizzano la forte personalità artistica, Ornella Vanoni vanta un ampio e poliedrico Repertorio che spazia dalle Canzoni della mala alla bossa nova, dal soul al jazz, con particolare attenzione alla canzone d’autore italiana.

I suoi esordi risalgono alla seconda metà degli Anni '50, sotto la guida di Giorgio Strehler, di cui era diventata giovane compagna durante la frequentazione dell'Accademia di Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano, giungendo alla notorietà come "cantante della mala": Ma mi, Le mantellate, Hanno ammazzato il Mario, divengono brani-simbolo di un filone musicale a metà fra il folk e la Canzone teatrale, che Strehler e i suoi collaboratori inventano appositamente per lei.

Filmografia :

Cinema :

Romolo e Remo, regia di S. Corbucci
Col ferro e col fuoco
Canzoni in bikini
Amori pericolosi
I ragazzi dell’Hully Gully
Per un pugno di canzoni
Cabaret
I viaggiatori della sera, regia di U. Tognazzi
Il cielo sotto la polvere
Ma che bella sorpresa



Discografia :

Album :

Ornella Vanoni
Rugantino
Le canzoni di Ornella Vanoni
Caldo
Ornella
Ai miei amici cantautori 1 – 2
Appuntamento con Ornella Vanoni
Un gioco senza età
Dettagli
A un certo punto
Uomo mio bambino mio
La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria
Più
Canzoni da films
Io dentro
Io fuori
Vanoni
Meu Brasil
Oggi le canto così 1 – 2 – 3 – 4 , Paoli e Tenco
Ricetta di donna
Uomini
Il giro del mondo
Stella nascente
Sheherazade
Sogni proibiti
Ti ricordi? Non non mi ricordo, con Gino Paoli
Meticci

CD - BRAHMS - COMPLETE ORGAN WORKS

In questo Cd il Maestro Robert Parkins esegue l'integrale per Organo di J. Brahms.

Il Maestro suona l'Organo Flentrop nella Cappella del Duke University, negli U.S.A. .

Incisione del 1994.

Prelude and Fugue in G minor
Fugue in A Flat minor
11 Chorale Preludes, Op. 122 :
- Mein Jesu, der du mich
- Herzliebster Jesu
- O Welt, ich muss dich lassen
- Herzlich tut mich erfreuen
- Schmucke dich, o liebe Seele
- O wie selig seid ihr doch
- O Gott, du frommer Gott
- Es ist ein Ros' entsprungen
- Herzlich tut mich verlangen
- Herzlich tut mich verlangen
- O Welt, ich muss dich lassen
Chorale Prelude and Fugue in A minor on O Traurigkeit, O Herzleid
Prelude and Fugue in A minor

Organista : R. Parkins

Edizioni : Naxos


L'ORATORIO MUSICALE

L'Oratorio è una Composizione Musicale d'ispirazione religiosa, ma non liturgica, con trama compiuta, presentata in forma narrativa ma senza rappresentazione scenica, mimica e personaggi in costume; viene fatto derivare dalla Lauda cinquecentesca. 

Più ancora che in quella, qui la musica ha lo stesso carattere e il medesimo stile di quelle che saranno, da lì a poco, le Opere Teatrali puramente intese. Viene definito in diversi modi: historia, melodramma, cantata e dialogo.

La Forma musicale dell'Oratorio (in latino ' oratorium ' era il genuflessorio) prende il nome dall'Oratorio del Crocifisso in Roma, un piccolo locale in cui già intorno al 1600 si svolgevano i cosiddetti «Esercizi dell'Oratorio», riunioni di fedeli durante le quali si pregava, si compivano esercizi spirituali e si cantava. Inizialmente la musica era costituita da semplici Mottetti che tuttavia, specialmente nei giorni di festa, assumevano una aspetto di dramma in Stile Monodico detto «Dialogo» o «Historia».

In un secondo tempo, la parola indicò anche l'insieme degli esercizi svolti in quel luogo, ed infine, quando la componente musicale prese il sopravvento, la definizione venne principalmente riferita all'Oratorio musicale. In questa accezione è registrato dal poeta e autore di Oratori F. Balducci attorno al 1625.

Inizialmente, negli oratori le vicende venivano "raccontate" da un Poeta o da una Musa; poi fu introdotta la figura di un ' historicus ' (lo storico) ed infine si giunse all'intervento di solisti per rappresentare i diversi personaggi biblici. La Composizione aveva il suo culmine con un sermone eseguito dal Coro.
Il Diluvio Universale di M. Falvetti è un esempio di Oratorio.
Tra le cause che sospinsero la trasformazione della Lauda in Oratorio, va indicata la contro-riforma cattolica. In questo periodo, a Roma, prese consistenza letteraria l'Oratorio latino, presso il SS. Crocifisso nella Chiesa di S. Marcello al Corso.

All'oratorio in latino ( G. Carissimi ne fu uno dei massimi Esponenti ) seguì presto una produzione in volgare che si diffuse oltre che a Roma – luogo di origine di questo genere musicale – anche a Firenze, Bologna e Venezia; uno dei suoi compositori più affermati fu in questo senso Alessandro Stradella.

La produzione dell'Oratorio, ben presto, riguardò anche altri Paesi europei, ed a Vienna ( Austria ) il primo esempio di oratorio in stile italiano, si ebbe nel 1649; l'Oratorio viennese si distinse da quello originale, perché anziché svolgersi nelle Chiese e per il pubblico, era rivolto ai nobili e il luogo prescelto era la Corte.

Nel XVIII Secolo con l'avvento sulla scena musicale di G.F. Haendel, l'Oratorio – sebbene sempre privo di azione scenica e con la naturale tematica religiosa di fondo – si andò sempre più avvicinando agli stilemi di quello che sarà il moderno Melodramma.

Il Compositore sassone rappresentò i suoi primi oratori – 'Deborah' ed 'Athalia' – nel 1733; successivamente ne scrisse quattordici nell'arco di tredici anni, dal 1739 al 1752, fra cui i suoi capolavori sono il Messiah, rappresentato a Dublino nel 1742, il ' Saul ', ' Israel in Egypt ' e ' Semele '.
Due protagonisti assoluti dell'Oratorio, come peraltro del melodramma, furono Metastasio e Apostolo Zeno, quest'ultimo a Vienna sancì il ripristino delle unità aristoteliche, la prevalenza delle tematiche bibliche e l'introduzione del Coro.

Un altro grande compositore Autore di famosi Oratori è stato J.S. Bach.
Verso la fine del XVIII Secolo, un numero nutrito di Compositori, tra i quali F.J. Haydn e L. van Beethoven preferì discostarsi dal Dramma Religioso, scegliendo come argomento dell'Oratorio tematiche sentimentali e pre-romantiche.
Con l'emergere del romanticismo nacque la corrente dell'oratorio leggendario, che ebbe tra i suoi massimi esponenti F. Liszt e F. Mendelssohn.

In tempi più recenti, Lorenzo Perosi riprese e reinterpretò la tradizione degli Oratori italiani, legando la sua fama soprattutto a questo genere musicale, oltre che ai Mottetti.

PICCOLO LIBRO DI ANNA MAGDALENA BACH - PAUL BARTON




Nell'interpretazione al Pianoforte di Paul Barton sentiamo il ' Piccolo Libro di Anna Magdalena Bach '.

ORGANO - VINCENZO PETRALI - ' STUDIO PER ORGANO ' - ALESSANDRA MAZZANTI





Un bellissimo Brano di Vincenzo Petrali, eseguito in modo ottimo da parte di Alessandra Mazzanti.

giovedì 21 settembre 2017

21 SETTEMBRE – GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA PACE

La Giornata internazionale della Pace viene celebrata il 21 Settembre di ogni anno.

È stata istituita il 30 Novembre 1981 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione 36/67.

L'Assemblea dichiarò che il Giorno sarebbe stato osservato, il terzo giovedì di settembre ogni anno, come un giorno di Pace e di non-violenza, e volse un invito a tutte le nazioni e persone a cessare le ostilità durante il giorno.

La risoluzione invitava tutti gli Stati Membri, Organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, organizzazioni regionali e non governative ed individui a commemorare il giorno in maniera appropriata, sia attraverso l'educazione e la consapevolezza pubblica, sia nella cooperazione con le Nazioni Unite per la Pace globale.

Dopo una campagna di Jeremy Gilley e della Organizzazione ‘ Peace one day ‘, 7 Settembre del 2001, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 55/282 tramite la quale dichiara che, a partire dal 2002, la Giornata Internazionale della Pace sarà celebrata il 21 Settembre di ogni anno, e questo sarebbe diventato il giorno del Cessate il fuoco.

Nel 2005 si tenne una Cerimonia al "Peace Bell" alle Nazioni Unite a New York ( U.S.A. ).

L'osservanza della Giornata Mondiale per la Pace sta cominciando ad essere sempre più diffusa, soprattutto nelle scuole con attività volte alla Pace.

L'11 ed il 21 Settembre 2003, il network MyPacis.com ha ospitato un "Blog carnival for Peace".


Lo scopo di questo blog è di simulare discussioni e trovare risposte per realizzare la vera Pace nel Mondo.