Banditi a Milano è un film
poliziottesco del 1968, diretto da Carlo Lizzani. Ispirato
a fatti reali, tratta delle imprese criminali della banda
Cavallero che insanguinò le vie di Milano ad inizio
autunno 1967. In particolare, il film si concentra sulla rapina
all'agenzia n.11 del Banco di Napoli in largo Zandonai.
Interpreti : Gian Maria Volonté, Tomas
Milian.
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Trama
Dopo un tentativo di linciaggio,
viene girato un documentario per ricostruire gli eventi che
portarono la cittadinanza di Milano a esplodere dinanzi all'estrema
violenza seguita ad una rapina.
In un'intervista il commissario di
polizia Basevi ripercorre i cambiamenti avvenuti nella malavita
milanese dopo i mutamenti sociali conseguenti il boom economico:
il taglieggiamento ai proprietari dei locali notturni e
delle case da gioco clandestine, l'estorsione, il diverso e
più violento comportamento dei criminali, la reticenza e
l'omertà di chi subisce le prepotenze del racket, il nuovo
reclutamento nella prostituzione e la spietatezza verso chi
cerca di sfuggirne.
Un rapinatore ferito che cercava di
scappare a piedi viene sottratto dalla polizia alla folla, inferocita
a causa della furia sanguinaria dei banditi che hanno percorso la
città sparando all'impazzata. Con grande concitazione inizia la
caccia agli altri rapinatori in fuga, ma ancora tutto è nel vago e
complicato da false segnalazioni e da invenzioni di mitomani.
Il commissario interroga poi il
fermato, tale Bartolini, e riesce a farsi dire i nomi dei complici e
a fargli raccontare le precedenti imprese della banda. In particolare
si sofferma sulla “tripletta”: tre rapine commesse due anni prima
a Milano nel giro di quaranta minuti che trovarono impreparate
le forze di polizia. Racconta, poi, di come vivessero
a Torino fingendosi uomini d'affari, in attesa di fare i
colpi organizzati da Piero che, con mente fervida e personalità
esaltata, dominava su tutti.
Il quarto, un ragazzo, si chiama Tuccio
e, in precedenza, lavorava nella falegnameria del padre di Piero,
dove quest'ultimo aveva nascosto le armi. Quando Piero capisce che il
ragazzo ha scoperto il suo segreto, ma la sa lunga, lo addestra e lo
coinvolge nell'ultima impresa criminale.
I quattro partono con un pullman,
salendo a Torino da fermate diverse, e, giunti a Milano, dopo un
sopralluogo alla banca presa di mira, rubano prima un'auto che
lasciano in un parcheggio e poi un'altra con la quale vanno a fare il
colpo. Dopo l'assalto, l'auto viene identificata ed inizia una
manovra di accerchiamento da parte delle volanti della
polizia che, questa volta, segue piani preordinati.
Nell'inseguimento, dall'auto dei
rapinatori partono i primi colpi di pistola, ma la polizia tenta di
farli uscire dalla città prima di rispondere al fuoco. Rendendosi
conto di ciò, i banditi ritornano verso il centro sparando nel
traffico cittadino e provocando morti, ferimenti e un incidente dopo
l'altro.
Quando un'auto civetta riesce
finalmente ad affiancarli, i banditi riescono a speronarla, ma dopo
lo scontro devono abbandonare l'auto ormai inservibile. I quattro si
separano e continuano a piedi la loro fuga. Piero e Sandro corrono
insieme, con le pistole in pugno, dicendo ai passanti che sono della
polizia e si dileguano. L'autista, ferito al braccio, ha con sé la
borsa con i soldi e un mitra e, benché presto se ne disfaccia, viene
visto e inseguito da un passante: la folla, prima ancora della
polizia, gli è subito addosso. Mentre viene portato in questura, il
coraggioso passante ha un attacco di cuore. Il ragazzo, pur
leggermente ferito, riesce a prendere un pullman e a rientrare a
casa, a Torino. Il giorno dopo, però, viene arrestato.
Piero e Sandro, intanto, prendono la
via dei campi, ma vengono braccati da polizia e carabinieri.
Dopo diversi giorni di latitanza e di notti passate all'addiaccio,
spinti dal bisogno entrano in un paese per comprare viveri, ma
vengono riconosciuti e segnalati ai carabinieri. Questi li scovano in
un casello ferroviario abbandonato e, colti nell'inedia, si
lasciano arrestare senza reagire.
Portati in questura, attorniati da
carabinieri e giornalisti, Piero non rinuncia a fare lo sbruffone
atteggiandosi da grande criminale, vantandosi di aver compiuto ben
diciassette rapine.