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10 aprile 2026

CINEMA - ' UN RAGAZZO DI CALABRIA ' - STORIA

Un ragazzo di Calabria è un film del 1987 diretto da Luigi Comencini

con Gian Maria Volonté, Diego Abatantuono.

#Movie #History #Volonté #UnRagazzoDiCalabria

Trama

1960: in un paesino della provincia di Reggio Calabria, alla vigilia dei Giochi olimpici di Roma, Mimì un ragazzino con aspirazioni da atleta, si allena all'insaputa di suo padre, che desidera farlo studiare per sottrarlo alla miseria della sua condizione.

Mimì arriva addirittura a correre scalzo per non rovinare le scarpe: la sua passione finisce per commuovere sua madre, che non esita a sostenere il figlio, e desta l'interesse di Felice, un autista di corriera che diventa il suo "allenatore".

La vittoria di Abebe Bikila alle Olimpiadi, intravista sullo schermo del televisore di una famiglia di abbienti, servirà da sprone per il ragazzo, che arriverà a cogliere la prima vittoria proprio a Roma, in occasione dei Giochi della Gioventù.

12 febbraio 2026

CINEMA - ' UNA STORIA SEMPLICE ' - STORIA

Una storia semplice è un film del 1991 diretto da Emidio Greco.

Il soggetto è tratto dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia.

Interprete : Gian Maria Volonté. 

#History #Movie #Volonté #UnaStoriaSemplice

Trama

Sul traghetto per la Sicilia si incontrano due uomini, l'anziano professore Carmelo Franzò e un signore veronese, rappresentante di case farmaceutiche; quest'ultimo, una volta sbarcato con la sua Volvo, raggiunge un piccolo paese alla vigilia della festa di San Giuseppe dove si consuma la tradizione del falò. Quella stessa sera il commissariato del paese riceve una telefonata da Luca Roccella di Monterosso, un diplomatico in pensione, per anni vissuto lontano dall'Italia, che invita la Polizia a far visita alla propria villa e masseria poco distante dal centro abitato, per mostrare loro una cosa. Il brigadiere Lepri vorrebbe andare subito, ma il commissario gli dice di aspettare il mattino dopo, ritenendo si tratti solo di uno scherzo. L'indomani il brigadiere si reca alla villa, e trova il cadavere del diplomatico riverso sulla scrivania con accanto un'arma e un foglio con su scritto: "Ho trovato.". Giungono per il sopralluogo il questore e il colonnello dei carabinieri, e si ipotizza subito un suicidio, "questo è un caso semplice", sottolinea sbrigativamente il questore. Tuttavia Lepri non è convinto di questa tesi, sia per via dello strano messaggio lasciato dalla vittima, ma anche per alcuni indizi da cui si evince che la tenuta non fosse affatto abbandonata, come i lucchetti nuovi di zecca alle porte dei vecchi magazzini e numerose impronte di veicoli. Le indagini proseguono con gli interrogatori di rito ad un ragazzo che aveva accompagnato Roccella alla villa la sera del delitto, e al professor Franzò, il quale riferisce di una telefonata ricevuta dal vecchio amico diplomatico la sera precedente, quando gli aveva confidato alcune stranezze avvenute nella villa durante la sua assenza: Roccella infatti aveva scoperto che all'interno era stato installato un telefono, con cui lo stava chiamando, a sua insaputa ma soprattutto aveva rinvenuto in solaio un famoso quadro scomparso anni prima.

Nel mentre, il rappresentante si imbatte in un gruppo di viaggiatori di un treno bloccato in campagna da un semaforo rosso che impedisce loro il raggiungimento della successiva stazione di Monterosso. Viene pregato dal capotreno di avvertire del fatto i colleghi della stazione stessa. Passano le ore e il capotreno, spazientito, si decide a raggiungere a piedi la stazione, dove trova il capostazione e il manovale assassinati. Dopo l'accaduto, la polizia dirama la descrizione del rappresentante alla guida della Volvo come possibile implicato nei fatti, e questi, sentendo l'avviso per radio, decide di recarsi in commissariato e dare la propria versione, raccontando di aver avvertito il capostazione, che si stava adoperando per il guasto. Ma non riconoscendolo tra le foto sottoposte dal questore, viene fermato in via cautelativa, sebbene fosse all'oscuro del duplice delitto. Tuttavia il rappresentante racconta anche che alla stazione aveva visto altri due uomini che arrotolavano un oggetto simile a un tappeto, e Lepri ipotizza che si trattasse del misterioso quadro.

La Polizia interroga poi il figlio di Roccella, tornato anch'egli in Italia, che in seguito li accompagna in una nuova ispezione alla masseria, assieme al professore. Qui Lepri nota che sono stati rimossi i lucchetti dalle porte dei magazzini, e al loro interno avverte un odore dolciastro da cui deduce che lì vi si producesse droga. Il brigadiere viene poi insospettito da una mossa sbagliata del commissario: lui trova con facilità un interruttore nascosto da una statua nel solaio, luogo dove tecnicamente non dovrebbe aver mai messo piede prima. Dopo essersi confidato con Franzò sulla sua ipotesi, il giorno successivo riesce a scampare a un tentativo del commissario di metterlo a tacere, simulando un incidente. Per difendersi si ritrova costretto ad ucciderlo.

Polizia e Carabinieri giungono dunque alla completa ricostruzione dei fatti: il commissario era membro di una banda criminale che usava la masseria disabitata per la produzione di droga e traffico di opere d'arte; Roccella, tornando alla villa dopo tanto tempo, aveva trovato e riconosciuto il quadro e aveva chiamato la Polizia, iniziando poi a scrivere della sua scoperta su un foglio, ma proprio in quel momento era arrivato il commissario che, dopo avergli sparato, aveva aggiunto lui il punto sulla frase "Ho trovato" per sviare le indagini. In seguito la banda aveva portato via tutto il materiale dalla masseria, trasferendolo alla stazione, con l'intento di affidarlo al capostazione e al manovale, loro complici, ma poi li avevano ammazzati, sicuramente perché rifiutatisi di accogliere un carico così compromettente. Ciò spiega anche perché il rappresentante non aveva riconosciuto i ferrovieri nelle foto, in quanto alla stazione aveva incontrato in realtà i loro assassini.

Tuttavia il questore, non volendo coinvolgere in questi atti deplorevoli il nome di un così alto esponente di polizia, infangando di conseguenza anche quello di tutti loro, decide di insabbiare il caso facendo passare la morte del commissario come incidente.

Il rappresentante viene così rilasciato dalla Polizia, ma all'uscita della questura incrocia Padre Cricco, il parroco del paese che, osservandolo, gli chiede se si conoscono. Lui nega ma in seguito, sulla strada del ritorno, ricorda a sua volta dove aveva già visto il volto del prete: questi altri non era che la persona vista alla stazione e dunque anche lui complice del commissario. L'uomo prima fa marcia indietro per denunciarlo, ma poco dopo, temendo guai peggiori di quello che ha già vissuto, cambia idea e riprende la strada verso il continente.

11 febbraio 2026

CINEMA - ' PORTE APERTE ' - STORIA

Porte aperte è un film del 1990 diretto da Gianni Amelio.

Il soggetto è ispirato all'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia pubblicato nel 1987 e a sua volta ispirato ad un fatto realmente accaduto.

Interprete : Gian Maria Volonté.

#Movie #History #Volonté

Trama

Nella Palermo degli anni trenta un giudice, Vito Di Francesco, tenta a suo modo di opporsi, a termini di legge, alla condanna a morte di Tommaso Scalìa, ormai destinato alla pena capitale per aver ucciso, nello stesso giorno, con una baionetta il suo ex datore di lavoro, avvocato Spatafora ed un ex collega, nonché la moglie, con una pistola. Il giudice si scontra con i poteri del Regime fascista intenzionati a fare del processo un caso esemplare e applicare la pena di morte da poco reintrodotta nell'ordinamento penale italiano con le Leggi fascistissime e con lo stesso imputato il quale, invece, chiede di essere fucilato. Nonostante tutto, Di Francesco riesce ad ottenerne l'ergastolo, poiché non crede nell'efficacia della pena di morte e giudica tale pena più crudele degli stessi omicidi commessi dall'accusato. Per il suo gesto, non gradito alle gerarchie, Di Francesco verrà trasferito per punizione in una pretura di scarso rilievo e la sua carriera sarà rovinata. Il film si conclude con la scritta in cui si riferisce che Scalìa verrà condannato a morte in appello e fucilato.



10 febbraio 2026

CINEMA - ' IL CASO MORO ' - STORIA

Il caso Moro è un film del 1986 diretto da Giuseppe Ferrara, tratto dal libro del 1982 I giorni dell'ira. Il caso Moro senza censure di Robert Katz, coautore anche della sceneggiatura.

Fu il primo film a narrare l'intera vicenda del rapimento di Aldo Moro, con l'interpretazione di Aldo Moro affidata a Gian Maria Volonté. Il film offre una narrazione che si propone di essere neutrale. Gli stati d'animo di Moro sono quelli che si evincono dalle lettere scritte da lui stesso.

#Movie #IlCasoMoro #Volonté #History 

Trama

Il film ripercorre cronologicamente i 55 giorni del rapimento di Aldo Moro: dalla strage di via Fani fino al rinvenimento del corpo del presidente della Democrazia Cristiana in via Caetani. La pellicola mostra gli eventi che hanno caratterizzato quei giorni; mancano i riferimenti complottisti a ipotesi che sono emerse solo negli anni successivi, come per esempio la presenza di un ufficiale del Sismi nei pressi di via Fani la mattina dell'agguato e i contatti tra Stato e organizzazioni criminali (camorra, banda della Magliana, questa per altro ancora in auge nel 1986) per l'individuazione della prigione di Moro. Vi sono anche alcune scelte artistiche in contrasto con la realtà storica accertata, come il mancato uso di passamontagna da parte dei brigatisti e la figura di Don Stefani che entra nel covo delle BR, fatti mai accaduti.

08 febbraio 2026

CINEMA - ' OGRO ' - STORIA

Ogro (Operación Ogro) è un film del 1979 diretto da Gillo Pontecorvo.

Il film fu proiettato in anteprima all'edizione 1979 della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Interprete : Gian Maria Volonté.

 #Movie #History #Volonté

Trama

Il film descrive l'attentato - noto come Operación Ogro (Operazione Orco) - del 20 Dicembre 1973 all'ammiraglio Luis Carrero Blanco, presidente del governo spagnolo durante il franchismo, da parte dell'ETA, organizzazione terroristica che lottava contro la dittatura e per l'indipendenza dei Paesi Baschi dalla Spagna. Il piano fu messo a punto da quattro uomini: Ezarra, il capo, Txabi, Iker e Luken. Costoro, sotto le finte spoglie di funzionari di banca, si installarono a Madrid e studiarono il piano, che in un primo tempo prevedeva il rapimento di Carrero Blanco, soprannominato Ogro (Orco), nella chiesa dove si recava a messa tutte le mattine. Tenuto in ostaggio dai rapitori, il governo avrebbe dovuto rilasciare 150 prigionieri politici baschi in cambio della sua liberazione.

Il piano cambiò quando Carrero Blanco venne designato presidente del governo: poiché le misure di sicurezza intorno a lui si erano moltiplicate, si decise di eliminarlo. I quattro attentatori vengono descritti intimamente dal regista nei loro pensieri e nei loro atteggiamenti durante gli otto mesi che precedettero l'attentato: mesi in cui, tra mille difficoltà, scavarono il lungo tunnel sotto la strada su cui sarebbe passato Carrero Blanco e che, pieno di dinamite, esplose scaraventando l'auto dell'ammiraglio dall'altra parte del palazzo davanti al quale transitava.

07 febbraio 2026

CINEMA - ' CRISTO SI E' FERMATO AD EBOLI ' - STORIA

Cristo si è fermato a Eboli è un film del 1979 diretto da Francesco Rosi, tratto dal romanzo omonimo di Carlo Levi e interpretato da Gian Maria Volonté.

Fu presentato fuori concorso al 32º Festival di Cannes.

#Movie #History #Volonté

Trama

Carlo Levi è un pittore, scrittore e medico che, nel 1935, per la sua ideologia antifascista, viene condannato al confino ad Aliano, in Lucania. Aliano è un paese sperduto e povero, dove Cristo non è mai sceso a portare la sua redenzione. Inizialmente in difficoltà, entra poi in contatto con una varietà di personaggi: l'arciprete, uomo di cultura ma col vizio di bere, il carabiniere arricchitosi alle spalle dei contadini, Giulia, la donna di servizio, e il podestà, uomo di cultura e sostenitore del dittatore Benito Mussolini.

Si tratta di un mondo primitivo, pieno di superstizioni (memorabile la scena in cui Giulia afferma che non può buttare la spazzatura di notte perché l'angelo che c'è alla porta se ne andrebbe, o quando la donna rifiuta il ritratto che il pittore le voleva fare dicendo che il dipinto le avrebbe rubato l'anima). Levi entra in contatto con i contadini, che non giudica ma comprende, e si schiera dalla loro parte, ottenendo di essere il loro medico al posto dei medici locali, nonostante sia laureato in medicina ma non abbia mai esercitato la professione.

In questo paese arretrato, dove basta un po' di pioggia per far franare tutto, dove chi è andato in America è tornato vinto dalla malinconia, risuonano i discorsi di Mussolini, e la retorica della patria sembra l'unica via d'uscita ad una vita di privazioni e povertà per i giovani che si arruolano volontari nella guerra in Abissinia, nella speranza di poter ottenere un po' di terra. C'è però anche chi si chiede per quale motivo il governo debba spendere soldi nelle guerre invece che nel migliorare le condizioni di vita del paese. Con i successi militari in Africa arriva l'amnistia, e quindi il momento in cui Levi viene rilasciato e deve tornare a Torino. Il film si chiude a cerchio su Levi che ricorda malinconicamente i contadini lucani con cui ha fatto amicizia.

#Movie #History #Volonté

06 febbraio 2026

CINEMA - ' TODO MODO ' - STORIA

Todo modo è un film grottesco italiano del 1976 diretto da Elio Petri. 

Liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, è l'ultimo del connubio cinematografico, ma anche politico e ideologico, del regista Elio Petri e l'attore Gian Maria Volonté, sodalizio che contribuì alla fortuna del cinema politico italiano degli anni settanta. È sostanzialmente un ritratto degli uomini di potere della Democrazia Cristiana.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato

#Movie #History #Volonté #Melato #Mastroianni

Trama

Durante una misteriosa epidemia che miete molte vittime, in un albergo-eremo-prigione post-moderno denominato Zafer arrivano numerosi capi politici, grandi industriali, banchieri e dirigenti d'azienda, tutti appartenenti alle varie correnti del partito di governo, la Democrazia Cristiana.

Si ritrovano per gli annuali ritiri spirituali (ispirati agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola) di tre giorni per espiare i reati di corruzione e altro che essi erano soliti praticare.

Gli esercizi sono praticati sotto la guida dell'ambiguo Don Gaetano, un prete molto influente ma corrotto, che domina tutti i presenti.

All'interno di questo luogo, in realtà dovrebbe avvenire una sorta di rinnovamento del partito, della propria struttura, dei propri vertici e dei propri interessi, al fine di mantenere il potere nel Paese. Tra litigi continui e violenti, accuse reciproche e poca pratica spirituale, si sviluppa una serie di delitti apparentemente immotivati che eliminano uno alla volta i personaggi di primo piano del partito.

Tra i numerosi personaggi, c'è il Presidente, cioè il capo politico conciliante, bonario, che mira ad accontentare tutti, ma che segretamente è animato da un'infinita sete di potere e di dominio.

05 febbraio 2026

CINEMA - ' IL SOSPETTO ' - STORIA

Il sospetto è un film del 1975, diretto dal regista Francesco Maselli.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Annie Girardot.

#Movie #History #Volonté

Trama

Nell'Italia del ventennio fascista, Emilio, un dirigente del Partito Comunista Italiano operante in clandestinità, nutrendo il forte sospetto di un tradimento da parte d'un compagno di partito, non si presenta ad una riunione segreta con altri quattro dirigenti del direttivo di Torino e, aiutato da uno dei quattro, il sardo Gavino Pintus, fugge a Parigi, in Francia. Lì incontra un'altra dirigente, Teresa, alla quale confida le sue perplessità riguardo alla condotta politica adottata dal Partito, peraltro non previamente discussa ma imposta dall'alto, tra cui il drastico abbandono del fronte comune con il Partito Socialista Italiano; Teresa gli spiega che tali scelte, a suo dire superate dal Partito al tempo delle loro conversazioni, erano dipese da due assolute certezze: che stesse per scoppiare la guerra col capitalismo e che il Partito avrebbe vinto facilmente.

Il Partito, temendo di avere una spia nel direttivo di Torino, centro importantissimo per la presenza del complesso industriale della Fiat, invia nuovamente Emilio in Italia, dopo averlo cooptato nel comitato centrale, con il compito di scovare il presunto traditore. Si stabilisce con Gavino in un appartamento ed incontra, uno alla volta, gli altri tre dirigenti, sapendo che se la spia esiste veramente, il rischio è di una condanna dai venti ai trent'anni di carcere duro nelle galere fasciste. In realtà, Emilio è spiato da degli agenti dall'OVRA, il corpo di polizia segreta fascista, fin dal suo arrivo da Parigi, quindi i suoi incontri portano, oltre al suo arresto, a quello dell'intero direttivo centrale torinese. Non è dato sapere se il sospetto di un infiltrato nelle file del Partito fosse fondato o meno, portando dunque i comunisti, nel tentativo di d'individuarlo e neutralizzarlo, a compiere un grave passo falso.

Nella scena finale del film, un ufficiale dell'OVRA propone ad Emilio di diventare un loro informatore, rivelandogli con durezza ciò che ritiene che Emilio ignori: la direzione del Partito Comunista Italiano in esilio a Parigi si era semplicemente servita di lui come esca per far venire allo scoperto eventuali spie tra i quadri dirigenti che operavano in incognito in Italia. La risposta di Emilio è lapidaria e mostra piena consapevolezza del suo ruolo e del sacrificio connesso.


#Movie #History #Volonté

04 febbraio 2026

CINEMA - ' GIORDANO BRUNO ' - STORIA

Giordano Bruno è un film del 1973 diretto da Giuliano Montaldo.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Charlotte Rampling.

#Movie #History #Volonté

Trama

Il film racconta gli ultimi anni della vita del filosofo nolano Giordano Bruno, dal 1592 fino all'uccisione nel 1600.

Inizia a Venezia con una processione commemorativa della battaglia di Lepanto da cui Giordano Bruno prende spunto per condannare l'uso della violenza da parte della religione. Giovanni Francesco Mocenigo, che lo ospita per imparare da lui i segreti dell'arte della memoria e della magia, è spaventato dal suo anticonformismo ai limiti dell’eversivo e, dietro consiglio del suo confessore, lo denuncia all'Inquisizione veneziana.

Rivestito l'abito domenicano, Giordano Bruno affronta gli interrogatori: il processo veneziano sembra doversi chiudere in tempi brevi, anche perché Bruno, di fronte al pericolo di una possibile estradizione al Sant'Uffizio di Roma, sembra disposto ad abiurare, per riottenere la libertà e poter "ritornare a pensare", come egli stesso confida in cella a fra' Celestino da Verona, un frate cappuccino suo compagno di carcere. La sua mossa, però, non ottiene l'effetto sperato: nonostante la renitenza del Patriarca di Venezia Lorenzo Priuli, il Senato di Venezia, per ragioni di convenienza politica, decide di accogliere la richiesta di estradizione avanzata dal Sant'Uffizio. Il processo, pertanto, ricomincia.

Di fronte agli inquisitori romani, che gli imputano varie affermazioni eretiche, il Bruno nega recisamente ogni addebito, e afferma di essersi sempre e solo interessato di filosofia, mai di teologia: sottoposto a tortura, non ammette nessuna delle eresie che gli vengono imputate e si limita a rispondere: "Parlerò solo con Clemente VIII".

La sua condotta processuale fa emergere tra i giudici romani divergenze sul trattamento da riservargli: se il cardinal Giulio Antonio Santori è senz'altro a favore della linea dura, e vuole in tempi brevi un giudizio netto di condanna che conduca il Bruno sul rogo, il Cardinale Bellarmino propende per una condotta processuale più morbida, che tenga conto della statura intellettuale e culturale dell'imputato e lo induca all'abiura e alla riconciliazione con la Chiesa cattolica. Di fronte a questa spaccatura, Papa Clemente VIII si rivela indeciso, anche se sembra più propenso ad appoggiare la moderazione di Bellarmino. Con lui, il Bruno ha un lungo colloquio, che però non sblocca la situazione. Nel frattempo, la sua posizione processuale si aggrava: contro di lui vengono mosse nuove accuse proprio da quel Celestino da Verona che era stato suo compagno di carcere a Venezia e che ora si trova anch'egli incarcerato e inquisito a Roma. Alla fine, i giudici gli chiedono di abiurare otto proposizioni da loro giudicate eretiche, le stesse che egli si era detto disposto ad abiurare a Venezia, e gli concedono il termine di quaranta giorni per riflettere.

Scaduto questo tempo, il Bruno si ripresenta davanti a loro: richiesto di che cosa abbia da dire in merito alla proposta del Sant'Uffizio, egli ammette solo la colpa di aver commesso l'ingenuità di "chiedere a chi ha il potere di riformare il potere". La sua risposta definitiva è chiara: sul piano delle idee, egli non ha nulla da abiurare o da rinnegare; gli unici suoi errori sono da ricercarsi sul piano operativo, in quanto Bruno, per far passare le sue idee, ha usato i sistemi sbagliati. È una presa di posizione che conduce inesorabilmente alla condanna.

Il giorno 8 Febbraio del 1600, in casa del cardinal Madruzzi, si dà solennemente lettura della sentenza, che decreta per il Bruno la scomunica, la degradazione dagli ordini sacri maggiori e minori e la consegna al braccio secolare: mentre la sentenza viene letta, il Bruno, guardando in faccia uno ad uno i suoi giudici, dice loro sommessamente: "Tenete più paura voi". Segue l'ultimo atto: all'alba del 17 Febbraio 1600, "con la lingua in giova", ossia chiusa in una morsa che gli impedisce di parlare, Giordano Bruno viene condotto a Campo de' Fiori e lì viene bruciato.

03 febbraio 2026

CINEMA - ' LUCKY LUCIANO ' - STORIA

Lucky Luciano è un film del 1973 diretto da Francesco Rosi.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Rod Steiger.

#Movie #History #Volonté

Trama

Trama

Salvatore Lucania, alias Lucky Luciano (Gian Maria Volonté), è l'indiscusso capo della mafia italoamericana sin dal 1931, quando prende il potere mediante l'eliminazione di una quarantina di avversari, nella cosiddetta notte dei Vespri siciliani. Nel 1946 il governatore Thomas E. Dewey lo spedisce in Italia. Lucky vive a Napoli una vita apparentemente tranquilla e ineccepibile, ma voci sempre ricorrenti lo accusano di essere l'ispiratore del traffico internazionale della droga.

Charles Siragusa (interpretato da se stesso), capo dell'Ufficio Europeo del Narcotic Bureau, tenta invano di smascherarlo. In un dibattito alle Nazioni Unite, si scontrano, causa Luciano, l'inquirente Harry J. Anslinger (Edmond O'Brien) e il delegato italiano, il quale gli rinfaccia che questi mafiosi sono stati rimandati in Italia proprio dal governo degli Stati Uniti. Inizia così un lungo flashback che mostra la "rinascita" della mafia durante la Liberazione: nella Napoli occupata dagli Alleati nel 1944 uno dei "compari" di Luciano, il gangster italo-americano Vito Genovese (Charles Cioffi), prospera con il mercato nero con la complicità del colonnello statunitense Charles Poletti (Vincent Gardenia). Dopo il dibattito all'ONU, la Guardia di Finanza, pressata dall'opinione pubblica internazionale, sottopone Lucky a pedinamenti, a perquisizioni e interrogatori. Ma egli la farà franca. Dagli Stati Uniti arriva Gene Giannini (Rod Steiger), gangster di lungo corso, convocato da Luciano che vuole sottoporgli un progetto di contrabbando ma, scoperto il suo doppio gioco con Siragusa, viene brutalmente assassinato. Luciano muore di infarto all'aeroporto di Napoli, portando con sé i suoi segreti.

02 febbraio 2026

CINEMA - ' SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA ' - STORIA

Sbatti il mostro in prima pagina è un film del 1972 diretto da Marco Bellocchio ed interpretato da Gian Maria Volonté. 

Il film mette in evidenza gli stretti legami fra stampa, politica e forze dell'ordine, raccontando come un importante giornale possa manipolare l'informazione pubblica e lo svolgimento delle stesse vicende, per cercare di indurre una precisa reazione nell'elettorato.

 #Movie #History #Volonté

Trama

Milano. Nel clima teso della contrapposizione politica degli anni di piombo, nella redazione del quotidiano borghese e di destra Il Giornale, il redattore capo Bizanti, su invito della proprietà, segue gli sviluppi di un omicidio a sfondo sessuale di cui è rimasta vittima una studentessa, allo scopo di incastrare un militante della sinistra extraparlamentare e strumentalizzare politicamente la vicenda.

La campagna mediatica sortisce l'effetto sperato e il "mostro" viene condannato innanzitutto sulle prime pagine del giornale. La condanna, in primis morale, aiuta l'area reazionaria a screditare gli ambienti della sinistra nella fase elettorale. Alla fine, Bizanti viene informato dal giovane giornalista Roveda che il vero colpevole è un'altra persona, ossia il bidello della scuola frequentata dalla vittima.

Bizanti minaccia quindi l'assassino, inducendolo a non rivelare niente alle forze dell'ordine. In una discussione conclusiva con l'ingegner Montelli, un industriale finanziatore del giornale, i due concordano di tenere segreta la vicenda fino a quando si conoscerà l'esito delle elezioni, per poi deciderne l'eventuale utilizzo.

01 febbraio 2026

CINEMA - ' L'ATTENTATO ' - STORIA

L'attentato (L'Attentat) è un film del 1972, diretto da Yves Boisset. La pellicola è ispirata alla vera storia del politico socialista marocchino Mehdi Ben Barka, sequestrato ed ucciso in circostanze misteriose a Parigi nel 1965, dove si trovava in esilio dal regime di Hasan II del Marocco.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Jean Louis Trintignan.

Trama

Sadiel, leader arabo dell'opposizione in un Paese del Nordafrica, vive confinato a Ginevra, ma è ancora ritenuto un pericolo dal ministro degli interni. Sfruttando il suo desiderio di voler rientrare in patria, Sadiel viene invitato con l'inganno a Parigi dov'è prima sequestrato e poi ucciso. L'unico che cerca di salvargli la vita è un giornalista, Darien, che era stato coinvolto, suo malgrado, nella messa in pratica della trappola al leader arabo. Pentito, il giornalista finirà per perdere la vita egli stesso, ma registrerà la sua versione dei fatti su un nastro consegnato ad un onesto agente di polizia.

#movie #history

31 gennaio 2026

CINEMA - ' IL CASO MATTEI ' - STORIA

Il caso Mattei è un film del 1972, diretto da Francesco Rosi e dedicato alla figura di Enrico Mattei, presidente dell'Eni, morto in un incidente aereo il 27 Ottobre 1962.

Ha vinto il Grand Prix per il miglior film al 25º Festival di Cannes ex aequo con La classe operaia va in paradiso di Elio Petri.

Nello stesso festival Gian Maria Volonté, protagonista di entrambi i film, ebbe una menzione speciale.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Luigi Squarzina.

#Movie #Volonté #History #Cannes #IlCasoMattei 

Trama

Il film inizia nel 1962 con il recupero dei resti di Enrico Mattei, del pilota Irnerio Bertuzzi e del giornalista statunitense William McHale precipitati con l'aereo personale di Mattei nella campagna di Bascapè, presso Pavia, durante il ritorno da un viaggio in Sicilia, precisamente a Gagliano Castelferrato, in circostanze mai del tutto chiarite.

Un flashback torna indietro nel 1945, quando Mattei viene nominato commissario straordinario dell'Agip, con il difficile compito di liquidarla svendendola a privati o a grandi compagnie, ma capisce presto le potenzialità della società e decide di contravvenire alla disposizione, mantenendola abilmente in vita e addirittura la rafforza, evitando in questo modo la vendita. Grazie alla scoperta di giacimenti di idrocarburi a Cortemaggiore nel biennio 1946-1948 la rete dell'Agip riesce ad ergersi come una grande compagnia europea.

La narrazione del film si sposta nel 1970: il regista Francesco Rosi, che sta preparando un film sulla vita di Mattei, guarda una serie di diapositive ed in particolare quella riguardante il reportage di un giornalista (Renato Romano) che raccoglie la versione dei membri della Commissione d'inchiesta dell'aeronautica militare nominata dal governo, i quali espongono la tesi dell'incidente aereo, e quella di un testimone oculare della caduta dell'aereo, che però si contraddice. Le successive diapositive viste da Rosi riguardano le protezioni politiche di cui ha goduto Mattei e un incontro avvenuto nel 1960 tra Mattei e un magnate del petrolio statunitense. Nel frattempo, Rosi incarica il giornalista Mauro De Mauro di raccogliere materiale sull'ultimo viaggio di Mattei in Sicilia.

Il film rimane nel 1960: Mattei, spregiudicato ma geniale, stringe un accordo petrolifero con l'Unione Sovietica aggirando i prezzi imposti dai giganteschi trust anglo-statunitensi, le cosiddette sette sorelle, e si confronta prima con un giornalista francese e poi con uno inglese, cui espone il suo piano ambizioso: offrire ai paesi arabi e africani produttori di greggio, vessati da un passato coloniale, condizioni di sfruttamento delle loro risorse più vantaggiose di quelle proposte dai rappresentanti delle sette sorelle, inimicandoseli mortalmente. Accoglie anche un giornalista liberale che lo ha attaccato nel corso di un dibattito televisivo presentato da Ugo Zatterin e, mentre avviene un serrato scambio di battute tra i due, lo porta con sé in una visita ad un pozzo e ad una piattaforma petrolifera dell'AGIP in Medio Oriente, illustrandogli ancora il suo visionario progetto di superare il monopolio delle sette sorelle con una collaborazione diretta tra Stati produttori e Stati consumatori.

Il film torna nel 1970: scompare nel nulla il giornalista De Mauro, le autorità escludono la pista Mattei mentre i giornalisti la sostengono con forza. Si passa alle testimonianze sugli ultimi giorni di Mattei in Sicilia: viene ricostruita la cena con le massime autorità isolane, il pernottamento al motel AGIP di Gela, la visita e il discorso a Gagliano Castelferrato.

Si ritorna al 1970: viene arrestato un sospettato per la scomparsa di De Mauro e il sostituto procuratore promette risvolti sensazionali alla delegazione di giornalisti, i quali rivelano a Rosi che si tratta di false promesse perché il caso è destinato ad essere insabbiato. Perciò Rosi va ad intervistare lo studioso Michele Pantaleone e l'ex spia francese Thyraud de Vosjoli, che avanzano la tesi del sabotaggio dell'aereo di Mattei da parte della mafia o di un infiltrato di un servizio segreto straniero. Rosi mostra la tesi del sabotaggio ad opera di un fantomatico capitano Grillo mentre il pilota Bertuzzi viene allontanato con la scusa di una telefonata e il regista scopre anche che i testimoni oculari dell'evento preferiscono mantenere l'omertà.

Nel finale, il film fa nuovamente un salto indietro nel tempo fino al 1962 e mostra la partenza dell'aereo di Mattei dall'aeroporto di Catania e la successiva caduta nella campagna di Bascapè con l'arrivo dei soccorsi, ricollegandosi all'inizio della pellicola. Per ultimo, in sottofondo si sente l'affermazione di Mattei già sentita nel corso del colloquio con il giornalista liberale:

«Vado avanti, devo andare avanti. Adesso sto in Iran, in Egitto, in Tunisia. Cerco ai margini, anche in coda agli alberi. E se mi cacciano via andrò in Australia. E se mi cacciano via dall'Australia andrò in India. Continuerò in tutto il mondo a battermi contro questo monopolio assurdo e se non ci riuscirò io, ci riusciranno quei popoli che il petrolio ce l’hanno sotto i piedi»

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30 gennaio 2026

CINEMA - ' LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO ' - STORIA

La classe operaia va in paradiso è un film del 1971 diretto da Elio Petri e scritto dallo stesso Petri con Ugo Pirro, vincitore della Palma d'Oro al miglior film al Festival di Cannes 1972.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Mariangela Melato. 

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Trama

Ludovico Massa, detto Lulù, è un operaio di 31 anni con due famiglie da mantenere (una composta dalla ex moglie e il loro figlio, l'altra dalla sua nuova compagna e il figlio di lei) e con alle spalle già 15 anni di lavoro presso la fabbrica B.A.N., due intossicazioni da vernice e un'ulcera. 

Milanista, stakanovista e sostenitore del lavoro a cottimo, grazie al quale, lavorando con ritmi infernali, riesce a guadagnare abbastanza da potersi permettere l'automobile e altri beni di consumo, Lulù è amato dai suoi superiori, che lo utilizzano come modello per stabilire i ritmi ottimali di produzione, e odiato dai colleghi operai, i quali scambiano la sua diligenza per servilismo.

Il protagonista, tuttavia, non riesce ad essere contento della sua situazione, in quanto i ritmi di lavoro sono talmente sfiancanti che, tornato a casa, riesce a malapena a mangiare e ad annichilirsi davanti alla televisione, non ha nessuna vita sociale e nessun dialogo con i propri cari e non riesce neppure più ad avere rapporti con la compagna. La sua vita continua in questa totale alienazione, che lo porta a ignorare gli slogan di protesta urlati e scritti dagli studenti fuori dai cancelli, finché un giorno ha un incidente sul lavoro e perde un dito dopo aver cercato di estrarre manualmente un pezzo dal macchinario mentre questo è ancora in movimento, per abbreviare i tempi di lavorazione.

A seguito di ciò, Lulù inizia improvvisamente a prendere coscienza della propria alienazione ed a considerare misera la sua vita, quindi si schiera contro quello che ritiene sia il ricatto del lavoro a cottimo e aderisce alle istanze radicali degli studenti e di alcuni operai della fabbrica, in contrapposizione alle posizioni più moderate dei sindacati. In breve tempo il fermento nella fabbrica aumenta e, dopo uno sciopero generale, si arriva all'inevitabile scontro con la polizia.

Il risultato di questo cambiamento è drammatico: Lulù viene abbandonato dalla compagna, licenziato in tronco dal lavoro e contemporaneamente abbandonato sia dagli studenti, che sostengono che il suo è un caso individuale e non di 'classe', sia dagli operai, che inizialmente non prendono nessun provvedimento per il suo licenziamento. Durante queste vicende il protagonista cerca inutilmente conforto facendo visita all'anziano Militina, un ex collega di fabbrica costretto a finire i suoi giorni in manicomio; l'unico risultato che Lulù ottiene da queste visite è comprendere che anche per lui l'alienazione si sta trasformando in pazzia.

Quando ormai tutto sembra perduto, i suoi compagni, grazie al sindacato, riescono a farlo riassumere in fabbrica, alla catena di montaggio, dove Lulù, urlando per farsi sentire al di sopra del rumore assordante dei macchinari, di nuovo in balia dei ritmi frenetici della produzione, racconta ai colleghi di aver sognato di essere morto e sepolto e di ritrovarsi nell'aldilà accanto a un muro, dove è stato raggiunto da Militina, con il quale ha tentato di farsi breccia attraverso il muro a forza di testate.

«Ma spacchiamo su tutto e andiamo dentro. [...] Ma sì, spacchiamo su tutto e occupiamo il paradiso!»

Lulù conclude il suo racconto dicendo di aver visto, sempre nel sogno, una volta oltrepassato il muro, una fitta nebbia in cui erano immersi lui stesso, Militina e tutti gli altri manovali: la classe operaia era andata in paradiso.


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28 gennaio 2026

CINEMA - ' SACCO E VANZETTI ' - STORIA

Sacco e Vanzetti è un film del 1971 diretto da Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla. 

Il film narra la vicenda realmente accaduta a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti d'America a inizio Novecento.

#Movie #History #Volonté #SaccoEVanzetti

Trama

1920 Stati Uniti d'America: a seguito di un attentato dinamitardo attribuito al movimento anarchico e mai rivendicato, vengono rastrellati numerosi italiani. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti sono trattenuti con l'accusa di rapina a mano armata e omicidio. Il processo, pur evidenziando la loro innocenza, mette in mostra al contempo la volontà delle autorità statunitensi di compiere un gesto di rappresaglia politica, condannando a morte in maniera esemplare i due anarchici italiani, che seppur seguaci del movimento anarchico sono innocenti.

A nulla serviranno le numerose mobilitazioni della comunità locale, non solo quella italiana, e i numerosi comitati di liberazione. Vanzetti inoltrerà invano domanda di grazia, pentendosi successivamente, e lodando il coraggio di Sacco, che non piegandosi alla richiesta di clemenza, avrà dato piena testimonianza della propria innocenza. Sacco e Vanzetti moriranno sulla sedia elettrica nel 1927.

27 gennaio 2026

CINEMA - ' INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO ' - STORIA

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un film del 1970 diretto da Elio Petri e interpretato da Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan. 

#Movie #History #Volonté #IndagineSuUnCittadinoAlDiSopraDiOgniSospetto

È considerato uno dei migliori film del regista e uno dei migliori in Italia, tanto che venne inserito nella lista 100 film italiani da salvare. Il film vinse il Grand Prix Speciale della Giuria al 23º Festival di Cannes e il Premio Oscar al miglior film straniero 1971, nonché una candidatura per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar dell'anno dopo.

Trama

Roma. Il giorno stesso della sua promozione al comando dell'ufficio politico della Questura, un dirigente di Pubblica Sicurezza (il quale per tutta la durata del film viene nominato con il solo titolo di "dottore" e che in fase di sceneggiatura viene individuato come l'Assassino), fino a quella mattina capo della sezione omicidi, uccide con una lametta Augusta Terzi, la propria amante, nell'appartamento di lei.

Il film è realizzato con la tecnica dei flashback in cui si rivela che Augusta invitava il commissario ad abusare del suo potere o a narrarle particolari scabrosi cui aveva assistito come poliziotto o, ancora, lo provocava parlandogli di una sua relazione con un giovane rivoluzionario, l'ex studente anarchico Antonio Pace, residente nel suo stesso palazzo. La Terzi, entrando in intimità profonda con lui, porta a nudo le sue debolezze e non manca di umiliarlo.

Consapevole e allo stesso tempo incapace di sostenere il potere che egli stesso incarna, il poliziotto dissemina la scena del delitto di prove e, durante le indagini, alternativamente ricatta, imbecca e depista i colleghi che si occupano del caso. Se in un primo momento ciò che guida il protagonista pare essere l'arroganza di chi confida nella propria insospettabilità, la veridicità di questa convinzione viene via via smentita dai fatti col proseguire della storia.

Il poliziotto assassino, in nome della vittoria dell'ordine costituito e pronunciando infatti la frase " perché io sono il potere, il potere legittimamente costituito " ( frase però poi tagliata nella versione restaurata del film ) finisce quindi per agognare la propria punizione, che tuttavia gli viene preclusa appunto dal suo potere e dalla sua posizione: l'unico testimone dei fatti, l'anarchico individualista Pace, non vorrà denunciarlo per poterlo ricattare («Un criminale a dirigere la repressione: è perfetto!», esclama durante l'interrogatorio).

Il protagonista, oramai deciso a proseguire sulla sua posizione autopunitiva, consegna una lettera di confessione ai suoi colleghi e, invocando quale unica attenuante il fatto di essere stato continuamente preso in giro dalla propria vittima, s'impone gli arresti domiciliari: a casa, nell'attesa del suo arresto ufficiale, si addormenta e sogna di essere costretto dai suoi superiori e colleghi, che analizzano e rifiutano la validità degli indizi e delle prove, a firmare la "confessione della propria innocenza".

Al risveglio, con l'arrivo dei pezzi grossi della polizia, lo attende il vero finale che non viene però svelato dal regista ed è lasciato in sospeso. Il film si chiude con l'immagine delle tapparelle che si abbassano nella stanza in cui il protagonista ha appena ricevuto gli inquirenti, mentre sullo schermo appare una citazione di Franz Kafka: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano».

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26 gennaio 2026

CINEMA - ' SOTTO IL SEGNO DELLO SCORPIONE ' - STORIA

Sotto il segno dello scorpione è un film del 1969 diretto da Paolo e Vittorio Taviani.

#Movie #History #Taviani #Volonté  #SottoIlSegnoDelloScorpione

Si tratta del quarto film diretto dai fratelli Taviani, il loro primo a colori. Il film fu presentato il 25 Agosto 1969 in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, in assenza dei registi e di Gian Maria Volonté, che vollero protestare contro la mancata approvazione del nuovo statuto della Biennale

Trama

Rutolo e Taleno, due giovani fratelli, capeggiano un gruppo di naufraghi che, provenienti da un'isola distrutta da un'eruzione vulcanica, approdano in un'isola simile a quella dalla quale sono fuggiti. Anche qui infatti la popolazione ha vissuto 20 anni prima la minaccia distruttiva di un vulcano, ma è sopravvissuta ed è riuscita ad adattarsi ricostruendo un villaggio, retto da Renno, nelle zone protette dell'isola. Il gruppo dei nuovi arrivati si mette subito a contestare la civiltà e il modo di vivere degli ospiti. Dopo aver scoperto che anche quell'isola ha un vulcano, vogliono scappare anche da lì per raggiungere la terraferma ma, essendo un gruppo di soli uomini, vogliono convincere anche la popolazione dell'isola a partire con loro, in modo da portare sul continente anche le donne. Al fine di ciò, insinuano sull'isola un'isteria collettiva, creando terrore e cercando di convincere la popolazione del posto che esista un pericolo imminente di terremoti ed eruzioni vulcaniche.

La popolazione ospitante li tollera per alcuni giorni, finché nascono degli scontri violenti e Renno, che in un primo momento si era quasi convinto e stava per organizzare la grande migrazione, decide di mettere gli ospiti in una grossa foiba per dare loro una calmata. Ragione e astuzia sono le doti principali di Renno, che ha conquistato la serenità di una famiglia con la moglie e il figlio; Rutolo, che gli assomiglia, cerca dapprima di usare gli stessi mezzi per conquistare gli isolani, ma si oppone al richiamo della sicurezza e della quiete. Taleno, meno forte e deciso, si scontra con la caparbietà del fratello e, nel cercare conforto nella fossa dove è imprigionato, si accovaccia in posizione fetale e viene ucciso dalla moglie di Renno.

Il gruppo di naufraghi si calma, la popolazione dell'isola decide di liberarli e dar loro una barca, a patto che se ne vadano subito. Nel tragitto verso la spiaggia, i naufraghi si disperdono, rapiscono alcune donne e si lasciano andare in stupri e omicidi, uccidendo gli uomini del posto. Anche Renno rimane ucciso. Alcune donne reagiscono tentando un suicidio collettivo, su istigazione della moglie di Renno, legandosi l'una all'altra e camminando in mare verso il largo; altre donne partono con il gruppo dei ribelli. Un'esigua parte di donne si salva grazie a una donna che ha dato l'allarme al gruppo di occupanti.

Sul continente, i superstiti riorganizzano una nuova vita: li vediamo trasformati a loro volta in contadini e possidenti, al pari degli isolani contestati e uccisi.

25 gennaio 2026

CINEMA - ' L'AMANTE DI GRAMIGNA ' - STORIA

L'amante di Gramigna è un film del 1968, diretto da Carlo Lizzani, tratto da una novella del 1880 di Giovanni Verga.

#Movie #History #Volonté #LAmanteDiGramigna

Interpreti : Gian Maria Volonté, Stefania Sandrelli.

Trama 

Sicilia, 1865. Un contadino, Gramigna, truffato dal barone Nardò, è costretto a lasciare la casa, che il barone ha ormai affittato ad Assunta e a sua figlia Gemma. Divenuto bandito per vendicarsi del torto subito, Gramigna comincia a uccidere i mediatori complici di Nardò e, braccato da uno squadrone di cavalleria piemontese, piomba nella sua vecchia casa dandole fuoco. Nella casa si trova Ramarro, dipendente del barone e promesso sposo di Gemma, venuto con i parenti per il contratto nuziale. Mentre gli ospiti fuggono impauriti, Gemma si allontana con Gramigna: in realtà lei non vorrebbe sposare Ramarro e nutre segretamente un sentimento per il bandito. In breve i due diventano amanti e Gemma si dà alla macchia condividendo con lui rischi e pericoli.

Il padre di Gramigna viene ucciso e Ramarro, su consiglio del barone, cerca di sorprendere i due latitanti servendosi di un povero demente. Il bandito, fiutando l'inganno, reagisce selvaggiamente ammazzando il demente; Gemma, spaventata dalla furia di Gramigna, fugge ma, mentre cerca di raggiungere la casa della madre, viene inseguita da Ramarro e successivamente bloccata da alcuni uomini di Nardò che la violentano. In un drammatico confronto, Ramarro arma la mano di Gemma, che lo uccide. Tornata da sua madre in cerca di riparo, le annuncia che ha ucciso Ramarro, ma poi non resiste al richiamo di Gramigna, che la riconduce di nuovo con sé. Lei gli confessa la violenza subita e Gramigna, ormai disperato, abbandona Gemma e arriva fino al barone per completare la sua vendetta, ma lo trova ormai agonizzante dopo l'assalto dei braccianti, che si sono finalmente ribellati alle sue prepotenze. Mentre Gramigna infierisce sul corpo di Nardò, sopraggiungono i soldati piemontesi che lo uccidono. Per ultima arriva Gemma che porta via con sé il corpo di Gramigna, seppellendolo nel terreno antistante la sua casa ormai distrutta.

#Movie #History #Volonté #LAmanteDiGramigna

24 gennaio 2026

CINEMA - ' BANDITI A MILANO ' - STORIA

Banditi a Milano è un film poliziottesco del 1968, diretto da Carlo Lizzani. Ispirato a fatti reali, tratta delle imprese criminali della banda Cavallero che insanguinò le vie di Milano ad inizio autunno 1967. In particolare, il film si concentra sulla rapina all'agenzia n.11 del Banco di Napoli in largo Zandonai.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Tomas Milian.

#Movie #History #Volonté

Trama

Dopo un tentativo di linciaggio, viene girato un documentario per ricostruire gli eventi che portarono la cittadinanza di Milano a esplodere dinanzi all'estrema violenza seguita ad una rapina.

In un'intervista il commissario di polizia Basevi ripercorre i cambiamenti avvenuti nella malavita milanese dopo i mutamenti sociali conseguenti il boom economico: il taglieggiamento ai proprietari dei locali notturni e delle case da gioco clandestine, l'estorsione, il diverso e più violento comportamento dei criminali, la reticenza e l'omertà di chi subisce le prepotenze del racket, il nuovo reclutamento nella prostituzione e la spietatezza verso chi cerca di sfuggirne.

Un rapinatore ferito che cercava di scappare a piedi viene sottratto dalla polizia alla folla, inferocita a causa della furia sanguinaria dei banditi che hanno percorso la città sparando all'impazzata. Con grande concitazione inizia la caccia agli altri rapinatori in fuga, ma ancora tutto è nel vago e complicato da false segnalazioni e da invenzioni di mitomani.

Il commissario interroga poi il fermato, tale Bartolini, e riesce a farsi dire i nomi dei complici e a fargli raccontare le precedenti imprese della banda. In particolare si sofferma sulla “tripletta”: tre rapine commesse due anni prima a Milano nel giro di quaranta minuti che trovarono impreparate le forze di polizia. Racconta, poi, di come vivessero a Torino fingendosi uomini d'affari, in attesa di fare i colpi organizzati da Piero che, con mente fervida e personalità esaltata, dominava su tutti.

Il quarto, un ragazzo, si chiama Tuccio e, in precedenza, lavorava nella falegnameria del padre di Piero, dove quest'ultimo aveva nascosto le armi. Quando Piero capisce che il ragazzo ha scoperto il suo segreto, ma la sa lunga, lo addestra e lo coinvolge nell'ultima impresa criminale.

I quattro partono con un pullman, salendo a Torino da fermate diverse, e, giunti a Milano, dopo un sopralluogo alla banca presa di mira, rubano prima un'auto che lasciano in un parcheggio e poi un'altra con la quale vanno a fare il colpo. Dopo l'assalto, l'auto viene identificata ed inizia una manovra di accerchiamento da parte delle volanti della polizia che, questa volta, segue piani preordinati.

Nell'inseguimento, dall'auto dei rapinatori partono i primi colpi di pistola, ma la polizia tenta di farli uscire dalla città prima di rispondere al fuoco. Rendendosi conto di ciò, i banditi ritornano verso il centro sparando nel traffico cittadino e provocando morti, ferimenti e un incidente dopo l'altro.

Quando un'auto civetta riesce finalmente ad affiancarli, i banditi riescono a speronarla, ma dopo lo scontro devono abbandonare l'auto ormai inservibile. I quattro si separano e continuano a piedi la loro fuga. Piero e Sandro corrono insieme, con le pistole in pugno, dicendo ai passanti che sono della polizia e si dileguano. L'autista, ferito al braccio, ha con sé la borsa con i soldi e un mitra e, benché presto se ne disfaccia, viene visto e inseguito da un passante: la folla, prima ancora della polizia, gli è subito addosso. Mentre viene portato in questura, il coraggioso passante ha un attacco di cuore. Il ragazzo, pur leggermente ferito, riesce a prendere un pullman e a rientrare a casa, a Torino. Il giorno dopo, però, viene arrestato.

Piero e Sandro, intanto, prendono la via dei campi, ma vengono braccati da polizia e carabinieri. Dopo diversi giorni di latitanza e di notti passate all'addiaccio, spinti dal bisogno entrano in un paese per comprare viveri, ma vengono riconosciuti e segnalati ai carabinieri. Questi li scovano in un casello ferroviario abbandonato e, colti nell'inedia, si lasciano arrestare senza reagire.

Portati in questura, attorniati da carabinieri e giornalisti, Piero non rinuncia a fare lo sbruffone atteggiandosi da grande criminale, vantandosi di aver compiuto ben diciassette rapine.


23 gennaio 2026

CINEMA - ' I SETTE FRATELLI CERVI ' - STORIA

I sette fratelli Cervi è un film del 1968, diretto da Gianni Puccini e ispirato a un fatto realmente accaduto della Resistenza italiana, concernente i fratelli Cervi.

Interpreti : Gian Maria Volonté, Carla Gravina.

#Movie #History

Trama

Emilia-Romagna, 1943, durante la seconda guerra mondiale i sette fratelli Cervi, Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio, contadini di Campegine, in provincia di Reggio Emilia, di estrazione cattolica e fortemente antifascisti, formarono, insieme al padre Alcide, la cosiddetta "Banda Cervi", che compì azioni di guerriglia contro i fascisti e contro i tedeschi.

Catturati dopo che il loro casale fu circondato da numerose forze nemiche furono imprigionati a Reggio Emilia e, il mattino del 28 Dicembre 1943, tutti fucilati al poligono di tiro della città dai fascisti per rappresaglia, insieme ad un compagno di prigionia.

WILLIAM GOLDING

 Sir William Gerald Golding, nasce il 19 Settembre 1911, muore il 19 Giugno 1993. Scrittore e Insegnante britannico  #Golding #WilliamGoldi...