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05 aprile 2026

LIBRI - ' LE EGLOGHE ' - DANTE ALIGHIERI

Le Egloghe sono due componimenti di carattere bucolico scritti in lingua latina da Dante Alighieri tra il 1319 ed il 1320 a Ravenna e pubblicate per la prima volta a Firenze nel 1719.

#Dante #Book

Le egloghe, rispettivamente Vidimus in nigris albo patiente lituris di 68 versi e Velleribus Colchis prepes detectus Eous di 97 versi, sono composte in esametri e si rivolgono a Giovanni del Virgilio, lettore di poesia latina presso l'Università di Bologna, che con una epistola di carattere oraziano, il Pyeridum vox alma, novis qui cantibus orbem, invitava il poeta del "carmen laicum" disprezzato dai dotti, cioè la Commedia, a scrivere un "carmen vatisonum", cioè un carme di carattere eroico, per conquistarsi i letterati e ottenere la corona d'alloro.

Dante risponde al letterato con un'egloga di tipo virgiliano dove immagina che il pastore Titiro (nome sotto il quale si nasconde Dante stesso) e Melibeo (il giovane Dino Perini esule fiorentino) mentre si trovano a pascolare il gregge ricevono l'epistola di Mopso (nome fittizio di Giovanni del Virgilio). A Melibeo che vuole conoscere il contenuto della missiva, Titiro dice che il maestro lo invita a cingersi d'alloro e aggiunge che ne sarebbe felice ma non a Bologna e per il genere di poesia che vorrebbe il dotto, ma sulle rive dell'Arno e per la sua Commedia.

A questa egloga Giovanni del Virgilio risponde a Dante con Forte sub inriguos colles, ubi Sarpina Rheno, e questa volta sotto forma di egloga virgiliana, rinnovandogli l'invito.

Dante risponde con una seconda egloga nella quale racconta all'illustre corrispondente delle numerose prestazioni d'affetto e di stima che riceve a Ravenna e al pastore Alfesibeo (sotto il quale si cela il maestro Fiducio dei Milotti) che lo prega di non abbandonare i pascoli che egli ha reso famosi con il suo nome, Titiro risponde dicendogli che non se ne andrà mai da quel luogo pieno di pace e silenzio per recarsi in un'altra dimora.

I quattro componimenti ci sono stati tramandati da otto codici del XIV e XV Secolo tra i quali lo Zibaldone Laurenziano di Boccaccio che possiede tutta la corrispondenza con glosse ai testi di diverse provenienze.

LIBRI - ' LA DIVINA COMMEDIA ' - DANTE ALIGHIERI

La Comedìa, o Commedia, conosciuta soprattutto come Divina Commedia, è un poema allegorico-didascalico di Dante Alighieri, scritto in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche) in lingua volgare fiorentina.

#DivinaCommedia #Dante

Tematiche e contenuti

  • Personale universale (redenzione dell'umanità).

  • Autobiografico: redenzione dell'anima del poeta dopo il periodo di traviamento (selva oscura).

  • Redenzione politica: l'umanità con la guida della Ragione (Virgilio) e dell'impero raggiunge la felicità naturale (Paradiso terrestre = giustizia e pace).

  • Redenzione religiosa: con la guida della Teologia (Beatrice) e dell'estasi, la contemplazione mistica (San Bernardo di Chiaravalle) si arriva alla felicità ultraterrena (Paradiso).

Nella Divina Commedia, Dante si prefigge il ruolo di poeta vate in quanto universalizza il proprio viaggio verso la purificazione, per tutti gli uomini. Leggendo, infatti, la Divina Commedia ogni uomo ripercorre il viaggio dantesco purificandosi anch'esso dai sette vizi capitali.

Dante rappresenta cielo e terra, ma la terra trova nel poema una rappresentazione nuova, una profonda comprensione della realtà umana. In Dante è presente un modo nuovo e disincantato di percepire la storia: il racconto storico abbraccia il corso dei secoli con la storia dell'Impero romano e cristiano, delle lotte fiorentine tra guelfi bianchi e neri, una larga considerazione prospettica della storia della Chiesa e della storia contemporanea del papato.

L'osservazione della natura è accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore prospettico, ricca e determinata. Le note geografiche e visive si succedono.

Il paragone è lo strumento con cui il poeta ritrae il reale mediante un intreccio di notazioni varie e reali. La natura dantesca scaturisce sempre da un riferimento personale ed è, non di rado, attratta nell'orbita drammatica della rappresentazione. Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non è solo la storia dell'anima cristiana che si volge a Dio, ma anche la vicenda personale di Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. Dante è sempre attore e giudice.

Il poeta ci presenta l'uomo nella sua complessità e ne mostra il rapporto con Dio, alla luce della tradizione ebraico-cristiana la quale si innestava su quella classica, greca e latina.

La profezia religiosa e politica si sviluppa su un terreno di esperienze personali, dichiaratamente espresse, e di aspirazioni precise. Dante sovrappone la profezia ai fatti concreti e non li dimentica, né insegue sogni vaghi e irrealizzabili di rinnovamento come i profeti medievali, infatti il suo vagheggiamento di un rinnovamento religioso, morale e politico ha obiettivi ben precisi: una ritrovata moralità della Chiesa, la restaurazione dell'Impero, la fine delle lotte civili nelle città.

L'allegoria e la concezione figurale sono il fondamento del poema ed il segno più scoperto del suo medievalismo; il mondo è raffigurato suddiviso: da un lato la realtà storica e concreta, dall'altro il sopramondo, ossia il significato della realtà storica trasferita sul piano morale e su quello ultraterreno. Il costante riferimento al sopramondo attesta la subordinazione medievale di ogni realtà a un fine morale e religioso. Siffatta subordinazione è rigida e imperante e nell'assoluto valore dell'allegoria, nella fedeltà ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura precedente è il medievalismo di Dante.

Nel Paradiso la tematica è quella della legittimità dell'impero universale, istituzione voluta dalla Provvidenza, garante di pace e di giustizia, ed è affidata all'imperatore bizantino Giustiniano, personaggio fondamentale della storia antica, colui che aveva riordinato le leggi romane (Corpus iuris civilis) consentendo la loro trasmissione alle epoche successive. Quindi sia i guelfi, simpatizzanti per la monarchia francese (i gigli gialli; Par. VI, v. 100), opponendosi all'impero, sia i ghibellini, che strumentalizzano il pubblico segno per interessi privati e particolari, sono in errore ed ostacolano i disegni della Provvidenza. Il pensiero politico del poeta ruota perciò attorno alle istituzioni del Papato e dell'Impero e alle loro funzioni, motivi già trattati nel Convivio e nel De Monarchia.




04 aprile 2026

LIBRI - ' IL DE VULGARI ELOQUENTIA ' - DANTE ALIGHIERI

Il De vulgari eloquentia ("L'eloquenza della lingua volgare") è un trattato in lingua latina scritto da Dante Alighieri tra il 1303 ed i primi mesi del 1305.

#Dante #Book

Nell'ambito del dibattito tra italianisti, che proponevano di usare una koiné di dialetti su base toscana, e i "toscanisti", tra cui Manzoni, che invece sostenevano che l'italiano dovesse essere il puro dialetto fiorentino, i primi presero il De vulgari eloquentia a manifesto, leggendovi una ricerca di una lingua unitaria anche parlata.

Di diverso avviso fu invece Manzoni, il quale in una lettera scritta nel 1868 sostiene che nel De vulgari eloquentia Dante abbia affrontato la questione del volgare solo per legittimare l'uso del volgare per trattare temi nobili in contesto letterario e per costruire una norma letteraria unitaria, cioè una lingua unitaria unicamente scritta, ma in nessun passaggio egli lo propone come lingua corrente del popolo: "Al libro De Vulgari Eloquio è toccata una sorte, non nova nel suo genere, ma sempre curiosa e notabile; quella, cioè, d'esser citato da molti, e non letto quasi da nessuno, quantunque libro di ben piccola mole, e quantunque importante, non solo per l'altissima fama del suo autore, ma perché fu ed è citato come quello che sciolga un'imbarazzata e imbarazzante questione, stabilendo e dimostrando quale sia la lingua italiana".


03 aprile 2026

LIBRI - ' IL CONVIVIO ' - DANTE ALIGHIERI

Il Convivio è un saggio composto da Dante Alighieri nei primi anni dell'esilio, ovvero tra il 1304 e il 1307. L'intento dell'autore era quello di agevolare ogni individuo nello spontaneo percorso verso la conoscenza tramite l'alternarsi di canzoni apparentemente ludiche e commenti di carattere pedagogico-morale o dottrinale.

#Dante #Book

Il Convivio va necessariamente contestualizzato e messo in rapporto con l'intero corpus dantesco al fine di comprenderlo al meglio.

È evidente una forte congruenza con la Vita Nova nello schema in quanto entrambe le opere appartengono al genere letterario del prosimetro, all'interno del quale si alternano armoniosamente liriche e testi in prosa. Tuttavia il Convivio, in quanto opera della maturità, dimostra una spiccata evoluzione nella tecnica dell'autocommento e dell'auto-esegesi: le canzoni proposte non necessitano di alcuna cornice narrativa ed è evidente l'allontanamento dalla tematica amorosa (massima espressione dello Stil Novo) in favore di uno stile argomentativo lucido e razionale che passa in rassegna i grandi temi filosofici del tempo (cosmologia, metafisica, politica, etc.) intrisi di aristotelismo.

A Beatrice si sostituisce quindi la "donna gentile" simbolo della Filosofia rivelato da Dante stesso nell'esposizione allegorica del terzo trattato: "Dico e affermo che la donna di cui io innamorai appresso lo primo amore fu la bellissima e onestissima figlia de lo imperadore de lo universo, a la quale Pitagora pose nome Filosofia".

Pertanto, Dio e la salvezza dell'anima non si possono più raggiungere attraverso un'ascesi mistica prodotta dal sentimento d'amore, ma seguendo la filosofia e il sapere: se l'uomo tende naturalmente verso la conoscenza, l'uso della ragione coincide con la perfezione, la somma felicità e la nobiltà fattiva.

L'amore che qui traspare non è più quello per una donna (come nella Vita Nova), ma è esplicitamente l'amore per il sapere. Se l'opera poetica giovanile era fervida e passionata, il Convivio ha invece una natura temperata e virile.

02 aprile 2026

LIBRI - ' LA VITA NUOVA ' - DANTE ALIGHIERI

La Vita nuova è la prima opera di attribuzione certa di Dante Alighieri, scritta tra il 1293 e il 1294. Si tratta di un prosimetro nel quale sono inserite 31 liriche (25 sonetti, 1 ballata, 5 canzoni) in una cornice narrativa di 42 capitoli.

#Dante #Book

La Vita nuova, nell'edizione critica curata da Michele Barbi per la Società Dantesca Italiana nel 1907 e rivista nel 1932, si basa su circa quaranta manoscritti. Oltre a quelli principali, nel XX secolo, sono stati ritrovati altre parti del testo, come il Frammento Trespiano (Ca); nell'insieme, l'opera risulta composta da 42 capitoli e 31 liriche.

La recente edizione critica dell'opera curata da Stefano Carrai - che attinge in particolare al manoscritto Chigiano L.VIII. 305, il più antico di tutti, risalente alla metà del Trecento - propone invece una suddivisione diversa, in 31 capitoli, corrispondenti esattamente al numero delle liriche.

La composizione, sotto il profilo dei contenuti, si apre con un brevissimo proemio. In esso Dante sviluppa il concetto di memoria (il libro della memoria) in quanto magazzino di ricordi che permette di ricostruire la realtà non in ogni suo dettaglio, ma con una visione di insieme, ricordando cioè l'avvenimento generale.

Dante narra di incontrare per la prima volta Beatrice quand'egli aveva appena nove anni e nove mesi e lei nove anni e tre mesi (il numero nove, evidente richiamo alla Trinità appare diverse volte nell'opera: rappresenta il miracolo).

L'opera è suddivisa in 3 fasi.

Una prima fase in cui Beatrice gli concede il saluto, fonte di beatitudine e salvezza (dal latino salutem).

Tuttavia a causa dei rituali dell'amor cortese, si sforza di tenere nascosta l'identità dell'amata, perciò finge di rivolgere il suo amore ad altre donne definite "dello schermo", in tal modo protegge il suo amore dai "malparlieri", la finzione suscita le chiacchiere della gente, e ciò provoca lo sdegno di Beatrice la quale nega il saluto a Dante.

Suddetto a seguito della privazione del saluto della sua donna entra in un periodo di sofferenza (utilizzando il modello della poesia di imitazione Cavalcantiana, imperniata sull'analisi dei tormenti provocati sull'amore); però Dante si accorge che il fine dell'amore non è più il saluto della donna, ma è la lode alla gentilissima.

Ergo la seconda fase è l'amore fine a se stesso.

Una terza fase in cui Beatrice muore e il rapporto non è più tra il poeta e la donna amata, ma tra il poeta e l'anima della donna amata.

Dal primo incontro di Dante e Beatrice inizia la "tirannia di Amore" che egli stesso indica come causa dei suoi comportamenti. Rivedrà poi la sua "musa" all'età di diciotto anni (1283) e dopo aver sognato il dio Amore mentre tiene in braccio Beatrice che piangendo mangia il suo cuore, compone una lirica in cui chiede ai poeti la spiegazione di tale sogno allegorico. Nessuno dei poeti dà la risposta che a posteriori, secondo Dante è quella corretta, cioè un presagio della morte giovanile di Beatrice, ma leggendo quel sonetto Cavalcanti decide di volere stringere amicizia con Dante, tanto da divenire "il primo delli soi amici". Per non compromettere Beatrice, il poeta finge di corteggiare altre due donne dette dello "schermo" indicategli da Amore, e soprattutto dedica a loro i suoi componimenti: Un giorno, mentre il poeta e Beatrice di trovano in chiesa, Dante guarda la sua amata ma tutti credono che rivolga la sua attenzione a un'altra donna che si trova tra i due, per cui si crea un equivoco: Dante non fa nulla per chiarirlo e lascia che tutti pensino che i suoi versi siano dedicati a questa donna-schermo, per non danneggiare la reputazione di Beatrice. Quando la donna-schermo deve lasciare Firenze, Amore suggerisce a Dante di usare una seconda donna per continuare l'equivoco, ma stavolta Beatrice non gradisce il comportamento del poeta e gli nega il saluto. Dante ne è sconfortato e soffre molto, specie quando incontra nuovamente Beatrice a una festa e viene preso "a gabbo" (viene deriso) da altre donne perché lui, alla vista dell'amata, è colto da turbamento. In seguito Dante riflette sul fatto che farebbe meglio ad evitare di incontrare Beatrice, visto che la sua presenza gli provoca tanta sofferenza, e conclude che in ogni caso il suo amore per lei è troppo forte per consentirgli di evitarla, anche se ciò è motivo per lui di strazio e derisione. Un giorno, mentre cammina per la città, Dante incontra un gruppo di donne che gli chiedono perché continui ad amare Beatrice visto che non sostiene neppure la sua presenza: Dante riflette e comprende che la sua felicità non deve essere riposta nel saluto o nel riconoscimento che può dargli Beatrice, bensì nelle parole di lode che lui le rivolge nelle sue poesie. Ha inizio la fase delle cosiddette "nove rime", caratterizzata da poesie quali la canzone Donne ch'avete intelletto d'amore.

A questo punto ha inizio la seconda parte del prosimetro in cui Dante si prefigge di lodare la sua donna. In questa parte spicca il famoso sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare.

Morta Beatrice nel 1290, e conclusasi la seconda parte, dopo un periodo di disperazione, di cui non si forniscono numerosi dettagli, il poeta è attratto dallo sguardo di una "donna gentile".

Ben presto Dante comprende che l'interesse per questa nuova donna va allontanato e soffocato, poiché solo attraverso l'amore per Beatrice potrà raggiungere Dio. Ad aiutarlo in questa riflessione è il passaggio in Firenze di alcuni pellegrini diretti a Roma, che simboleggiano il pellegrinaggio intrapreso da ogni uomo verso la gloria dei cieli. Una visione gli mostra Beatrice nella gloria dei cieli e il poeta decide di non scrivere più di lei prima di esser divenuto in grado di parlarne più degnamente, ovvero di dirne "ciò che mai non fue detto d'alcuna". L'ultimo capitolo, in cui questa necessità è esposta, viene considerato una prefigurazione della Commedia. Beatrice è una figura angelica, circonfusa di un'aura di sacralità, che dalla sua prima apparizione avvince Dante e lo purifica, elevandone i sentimenti, riuscendo a riportarlo allo stesso livello di salute spirituale anche dopo morta, mantenendovelo per sempre: la sua funzione supera perciò la breve esperienza d'amore caratteristica degli altri poeti dello stilnovo, per diventare fondamento di eterna salvezza.

I capitoli in prosa rappresentano da un lato la narrazione vera e propria e dall'altro servono da spiegazione dei componimenti lirici. Le liriche furono scelte fra quelle che Dante aveva composto (a partire dal 1283) in onore di diverse figure femminili e, soprattutto, per la stessa Beatrice; in seguito ne vennero composte altre insieme alle parti in prosa.

Natalino Sapegno scrive:"Oltre gli esempi, non rari nella letteratura medievale da Boezio in poi, di opere miste di prosa e versi, le vida e le razó compilate in margine ai testi poetici provenzali costituiscono un modello più vicino e pertinente di questo narrare dantesco; salvo che qui la materia è autobiografica, sentita liricamente e non in forma aneddotica, e la struttura del racconto di gran lunga più organica e tutta ordinata secondo un concetto personale. Inoltre a ogni lirica segue o precede una "divisione", svolta secondo i procedimenti dell'esegesi medievale, e specialmente di quella applicata alle Sacre Scritture."

Il titolo Vita Nuova significa 'vita rinnovata e purificata dall'amore'.

Nella struttura dell'opera, oltre ovviamente ad essere evidenti le tematiche tipiche dei poeti del dolce stil novo (Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti ecc.) si ravvisano anche gli influssi della lirica provenzale, ad esempio nel capitolo V, dedicato alla cosiddetta "donna dello schermo" (con un chiaro riferimento al senhal) ma anche nel "sirventese sui nomi di belle donne" (cap. VI), dato che il sirventese era un componimento celebrativo tipico appunto della lirica trobadorica. Così pure il tema del "cuore mangiato" si rifà con evidenza al Compianto in morte di ser Blacatz di Sordello da Goito. L'influenza, in ogni caso, è non solo strutturale o concettuale ma anche testuale: si pensi per es. al sonetto Tutti li miei penser parlan d'amore (cap. XIII), dove il primo verso ricalca l'incipit della canzone di Peire Vidal Tuit mei consir son d'amor e de chan.

01 aprile 2026

LIBRI - ' LE RIME ' - DANTE ALIGHIERI

Le Rime sono una raccolta di poesie di Dante Alighieri, legate alle varie esperienze esistenziali e stilistiche del poeta, scritte nel corso di una ventina d’anni e non raccolte nella Vita nuova e nel Convivio.

#Book #Dante

Rime giovanili e stilnovistiche

Le rime giovanili comprendono componimenti che riflettono le varie tendenze della lirica cortese del tempo.

  1. Fase guittoniana, quella dello scambio di sonetti con Dante da Maiano, in cui si discutono le ragioni di Amore. Si tratta della primissima fase di apprendimento poetico di Dante, guittoniana per il tecnicismo, per l'uso di rime equivoche e difficili (in -oco o -aggio, ad esempio), topoi specifici della casistica provenzale (la camicia, la ghirlanda, ad esempio) e un linguaggio particolarmente ricco di provenzalismi (bieltate, certanamente, riccore etc.), anche se non mancano alcuni toni già stilnovistici.

  2. Fase guinizzelliana con i motivi tipicamente stilnovistici della donna salvifica, della potenza miracolosa dello sguardo di lei.

  3. Fase cavalcantiana, quella dell'amore doloroso e paralizzante. Tra le rime di questa fase ricordiamo la canzone 20 (E' m'incresce di me sì duramente) la canzone 21 (Lo doloroso amor che mi conduce), in cui l'Amore diventa motivo di pena e di morte, e il sonetto 25 (Un dì si venne a me Malinconia), che preannuncia attraverso la prosopopea della Malinconia e di Amore vestito di nero, la morte della donna amata: tutte escluse dalla Vita Nova probabilmente perché questo carattere mortifero dell'amore era incompatibile con le qualità luminose e salutifere della esperienza amorosa, che con quest'opera Dante vuole rendere assoluta e paradigmatica.

Tra questo gruppo di testi Dante aveva già raccolto quelli che dovevano entrare a far parte della Vita nuova, opera incentrata sulla figura di Beatrice, che infatti non rientrano nella raccolta delle Rime.

ANTONIO LOLLI

  Antonio Lolli , nasce nel 1725, muore il 10 Agosto 1802. Compositore e Violinista italiano. #lolli #AntonioLolli #Music #Composer #Ita...