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04 agosto 2026

GOTTFRIED SILBERMANN

 Gottfried Silbermann.

Nasce in Germania il 14 Gennaio 1683.
Muore il 4 Agosto 1753.





La Ditta Organaria Silbermann è famosa in tutto il Mondo.
Son Organi, nello stesso tempo forti e delicati.
Li costruisce nel periodo barocco tedesco, periodo di alto profilo artistico, musicale, teatrale, museale.
In totale Sibermann costruisce 50 strumenti, più della metà sono in Sassonia ( Germania )
Questi Organi hanno come caratteristiche ' base ' : una buona resistenza, canne resistenti, buona gamma di registri,

Fu un ' innovatore ' perché inventò la possibilità di alzare gli smorzatori per far vibrare le corde di un Pianoforte.

Stesso discorso vale per l'Organo che con il suo ingenio creò un metodo meccanico per permettere alle canne più lontane dalla tastiera e pedaliera dell'Organo di suonare nell'immediato, quindi senza ritardi dovuti allo spostamento d'aria dal tasto alla singola canna posta metri di distanza.

Silbermann era contemporaneo del più illustre compositore d'Organo del periodo J.S. Bach.
Infatti c'è sempre un legame agli strumenti costruiti da Silbermann e Bach.

Gli Organi Silbermann, ancora oggi, sono considerato un punto ' altissimo ' di manifattura organaria, di falegnameria e di costruzione delle canne ( in metallo e in legno ).

28 luglio 2026

JOHANN SEBASTIAN BACH

 Johann Sebastian Bach, nasce il 21 Marzo 1685, muore il 28 Luglio 1750.

Compositore e Musicista tedesco del periodo barocco, 16° Thomaskantor di Lipsia dal 1723 al 1750.





Universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della Musica, le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e per bellezza artistica.

Bach operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco (di cui erano stati esponenti, fra gli altri, Pachelbel e Buxtehude) e le opere dei compositori italiani (particolarmente Vivaldi, del quale trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante).

La sua opera costituì la summa e lo sviluppo delle varie tendenze stilistico-compositive della sua epoca. Il grado di complessità strutturale, la difficoltà tecnica e l'esclusione del genere melodrammatico, tuttavia, resero la sua opera appannaggio solo dei musicisti più dotati e all'epoca ne limitarono la diffusione fra il grande pubblico, in paragone alla popolarità raggiunta da altri musicisti contemporanei come Telemann o Haendel.

Nel 1829 l'esecuzione della Passione secondo Matteo, diretta a Berlino da Felix Mendelssohn, riportò alla conoscenza di un vasto pubblico la qualità elevatissima dell'opera compositiva di Bach, che è da allora considerata il compendio della musica contrappuntistica del periodo barocco.




25 luglio 2026

MUSICA - ROYAL ALBERT HALL - OLIVIER LATRY - 26 LUGLIO 2026

Domenica 26 Luglio 2026


Royal Albert Hall


J. S. Bach arr. Messerer PartitaNo. 2 in D minor, BWV 1004 – Chaconne 17’ 
J. S. Bach transcr. Duruflé Cantata No. 147 – Chorale ‘Jesus bleibet meine Freude’ 4’ 
J. S. Bach arr. Widor Bach’s Memento – Mattheus-Final 6’ 
J. S. Bach transcr. Gigout Cantata No. 68 – Aria ‘Mein gläubiges Herze’ 3’ 
J. S. Bach, after Vivaldi Concerto in A minor, BWV 593 12’ 
J. S. Bach Prelude and Fugue in D minor, BWV 539 8’ 
J. S. Bach Chorale ‘Kommst du nun, Jesu, von Himmel herunter’, BWV 650 4’ 
J. S. Bach Toccata and Fugue in D minor, BWV 565 10’ 
Olivier Latry Improvisation on B-A-C-H c10’ 

Olivier Latry organ




19 luglio 2026

MUSICA - ROYAL ALBERT HALL - 20 LUGLIO 2026

 Lunedì 20 Luglio 2026

#music #concert #london #proms

Royal Albert Hall


J. S. Bach, orch. A. Davis Fantasia and Fugue in G minor, BWV 542 11’ 
Jessie Montgomery These Righteous Paths 20’
BBC co-commission: UK premiere


Beethoven Symphony No. 9 in D minor, ‘Choral’ 65’ 

Abel Selaocoe cello
Leah Hawkins soprano
Martin Muehle tenor
Stephanie Wake-Edwards mezzo-soprano
Derek Welton bass

Philharmonia Chorus
BBC Philharmonic Orchestra 
Gianandrea Noseda conductor 


12 luglio 2026

MUSICA – J.S. BACH – SONATA BWV 525 PER ORGANO

 


Sonata in Mi bemolle Maggiore per Organo, BWV 525


  1. Allegro moderato
  2. Adagio (do minore)
  3. Allegro
Organico: Organo
Composizione: 1730 circa
Edizione: Nägeli, Zurigo, 1827

Le sei sonate furono composte per Wilhelm Friedmann Bach con lo scopo di prepararlo tecnicamente e musicalmente a quella maturità necessaria per iniziarlo alla carriera virtuosistica.
II loro titolo originale è quello di «Sonate in trio per clavicembalo con pedali». L'eleganza della forma e la finezza della condotta melodica e tecnica delle parti che ne compongono i tempi non possono non ricordare la grazia mozartiana.
Se il fine che si era imposto Bach era semplicemente quello pedagogico non si può ad ogni modo negare che il loro contenuto artistico è tale che la questione pedagogica (come pure nell'Orgelbüchlein) va considerata nel senso di un insegnamento superiore, sia dal lato tecnico che da quello artistico.
Schweitzer asserisce che «è dunque a torto che si parli di Sonate per organo»; altri pretende, come Pirro, che «jouer ces trios à l'orgue est les detourner de leur dèstination première».
Comunque non risulta, attraverso la colossale produzione clavicembalistica, che il clavicembalo con pedaliera sia stato uno strumento da concerto o in ogni caso diffuso per esecuzioni concertistiche d'assolo o di insieme. Esso era invece considerato come uno strumento da studio e di preparazione allo studio dell'organo. La pedaliera del clavicembalo dava la possibilità di poter superare le prime difficoltà della complicata tecnica organistica.
Anche oggi abbiamo degli esempi di strumenti che servono agli organisti per le loro esercitazioni giornaliere (pianoforti con pedaliera) e sono adoperati principalmente da coloro che non possono avere a loro disposizione un organo in casa. Questi strumenti, rari in Italia, sono comunissimi in Germania, in Inghilterra e in molti altri paesi nordici.
Perciò, sia il gruppo delle Sei sonate, come l'Orgelbüchlein ed altri Preludi in Trio non possono essere considerati dei semplici studi, ma essi hanno invece l'importanza di vere composizioni scritte non soltanto per l'esercizio tecnico, ma anche per essere eseguite in pubblico.
Il loro valore artistico ne è la prova evidente che potrà essere discutibile per i teorici, non per gli artisti.
La Sonata in mi bemolle maggiore (n. 1) si compone di tre tempi:
Allegro (I tempo): Il tema è presentato dalla mano sinistra (al contralto), subentra quindi la risposta alla mano destra (soprano). Compiuta l'esposizione della prima parte che termina alla tonalità iniziale (tonica), ha luogo lo sviluppo, nel corso del quale il tema, apparendo più volte anche rovesciato (per moto contrario), conduce al tono della dominante.
Ha inizio qui una controesposizione con l'ordine delle parti invertito. Viene ripreso il tema in si bemolle maggiore seguito dalla risposta in mi bemolle. Ad essi segue un secondo sviluppo ohe gradatamente conduce ad una breve ripresa del tema al pedale e quindi alla conclusione del primo tempo.
E' la forma della sonata bipartita.
Adagio (II tempo): E' composto nel tono relativo minore. Il tema in "contrappunto doppio, è presentato prima al soprano (mano destra) e poi al contralto (mano sinistra); viene sviluppato attraverso dialoghi ed intrecci di parti, nel corso dei quali viene raggiunto il tono del quinto grado dove ha termine la, prima, parte.
Il tema, nella seconda parte dell'Adagio, viene rovesciato (moto contrario) e sviluppato in modi differenti fino alia ripresa del tema originale al quarto grado (fa minore); segue un nuovo sviluppo che conduce poi rapidamente alla conclusione.
Allegro (III tempo): ha un tema brillante sviluppato con molte imitazioni riprese anche dal pedale. Delle due parti che compongono quest'ultimo tempo, la prima è basata sull'esposizione e svolgimento del tema per moto retto ed ha termine alla tonalità della dominante; la seconda, invece, presenta ed elabora lo stesso tema per moto contrario. La riesposizione è - all'incirca - simmetrica alla precedente. Dalla tonalità del quinto grado passa per il quarto e quindi torna al tono principale.
In queste sonate sono messi in pratica tutti i mezzi adatti a rendere tecnicamente indipendenti le mani dai piedi: movimenti di parti che procedono per moto contrario, parti che s'incrociano in vario modo, fraseggi contrapposti, ecc.
Esse sarebbero state composte nel 1723 (periodo di Leipzig) quando cioè Wilhelm Friedmann Bach era appena tredicenne.

02 luglio 2026

ARP SCHNITGER

 Arp Schnitger nasce in Germania il 2 Luglio 1648, muore nel 1719.

Noto e ottimo Organaro.

Nato nel 1648 Arp Schnitger discendeva da una famiglia di falegnami originaria della Germania del Nord.
Il Padre di Arp aveva effettuato piccole riparazioni agli Organi delle Chiese vicine. A 18 anni Arp si recò a Glückstadt, dove passò cinque anni presso un suo parente, tale Berendt Huss, lavorando come apprendista Organaro. Questo periodo di apprendistato fu caratterizzato dalla costruzione, a partire dal 1673, dell'Organo della Chiesa di S. Wilhadi a Stade: il Lavoro, iniziato da Huss, dovette essere interrotto dalla morte di quest'ultimo, e fu completato da Arp Schnitger. Dopo la morte di Huss, Schnitger proseguì da 1677 al '82 la sua attività a Stade.

La reputazione di Arp Schnitger come artigiano iniziò a diffondersi in tutta la regione, raggiungendo ben presto Brema, Verden e Amburgo, città nella quale si trasferì nel 1682.

La sua prima commissione in questa città consistette nella realizzazione dell'organo per la chiesa di San Nicola, dove realizzò uno strumento da 67 Registri, quattro Manuali, Pedaliera e oltre 4000 canne. Questo Strumento, purtroppo, andò completamente distrutto nel grande incendio di Amburgo del 1842.

L'Organo della Chiesa di S. Giacomo, costruito da Schnitger nel 1693, invece, è sopravvissuto fino al XXI Secolo.

Gli Strumenti costruiti da Arp Schnitger vennero largamente lodati per le loro qualità, al punto da ricevere complimenti anche da D. Buxtehude, J.S. Bach e G.F. Haendel.

Sue Opere maggiori :

Stade ( 1668-75 ), Santi Cosma e Damiano : 3 Manuali e Pedaliera, 42 Registi.
Bulkau ( 1677-79 ), San Giovanni Battista : 1 Manuale, 10 Registi.
Stade ( 1678 ), San Wilhadi : 3 Manuali e Pedaliera, 46 Registi.
Jork ( 1678-79 ), San Mattia : 3 Manuali e Pedaliera, 35 Registi.
Cappel ( 1680 ), San Pietro e Paolo : 2 Manuali e Pedaliera, 30 Registi.
Oederquart ( 1678-82 ), San Giovanni : 3 Manuali e Pedaliera, 28 Registi.
Ludingworth ( 1682-83), San Giacomo : 3 Manuali e Pedaliera, 35 Registi.
Elmshorn ( 1684 ), San Nicola : 2 Manuali e Pedaliera, 23 Registi.
Bergstedt ( 1686 ), Chiesa Evangelista : 1 Manuale, 8 Registi.
Blankenhagen ( 1687 ), Parrocchiale : 2 Manuali e Pedaliera, 12 Registi.
Steinkirchen ( 1687 ), Santi Nicola e Martino : 2 Manuali e Pedaliera, 28 Registi.
Neuenfelde ( 1683-88 ), San Pancrazio : 2 Manuali e Pedaliera, 34 Registi.
Mittelnkirchen ( 1688 ), San Bartolomeo : 2 Manuali e Pedaliera, 22 Registi.
Hollern ( 1688-90 ), San Maurizio : 2 Manuali e Pedaliera, 24 Registi.
Norden ( 1686-88 ), San Laudgeri : 3 Manuali e Pedaliera, 46 Registi.
Groningen ( 1691-92 ), San Martino : 3 Manuali e Pedaliera, 53 Registi.
Amburgo ( 1689-93 ), San Giacomo : 4 Manuali e Pedaliera, 60 Registi.
Groningen ( 1693 ), Pelstergasthuiskerk : 2 Manuali e Pedaliera, 20 Registi.
Eutil ( 1693 ), Castello : 1 Manuale, 9 Registi.
Grasberg ( 1693-94 ), Chiesa Luterana : 2 Manuali e Pedaliera, 21 Registi.
Noordbroek ( 1695-96 ), Hervormde Kerk : 2 Manuali e Pedaliera, 20 Registi.
Harkstede ( 1695-96 ), Hervormde Kerk : 1 Manuale, 7 Registi.
Peize ( 1696-97 ), Hervomde Kerk : 2 Manuali e Pedaliera, 22 Registi.
Struckhausen ( 1697-98 ), San Giovanni : 2 Manuali e Pedaliera, 12 Registi.
Dedesdorf ( 1697-98 ), San Lorenzo : 2 Manuali e Pedaliera, 12 Registi.
Golzwarden ( 1697-98 ), San Bartolomeo : 2 Manuali e Pedaliera, 20 Registi.
Uithuizen ( 1700-01 ), Hervormde Kerk : 2 Manuali e Pedaliera, 28 Registi.
Faro ( 1701 ), Cattedrale : 2 Manuali, 22 Registi.
Clausthal-Zellerfeld ( 1699-1702 ), San Salvatore : 3 Manuali e Pedaliera, 55 registi.
Groningen ( 1700-.02 ), Der Aa-Kerk : 3 Manuali e Pedaliera, 32 Registi.
Brema ( 1707-09 ), San Martino : 3 Manuali e Pedaliera, 33 Registi.
Zwolle ( 1719-21 ), San Michele : 4 Manuali e Pedaliera, 64 Registi.

30 giugno 2026

WILHELM FRIEDEMANN BACH

  Wilhelm Friedemann Bach nasce nel 1710, muore il Primo Luglio 1784 a Berlino ( Germania )

Compositore e Organista, figlio primogenito di J.S. Bach.



Era, secondo il giudizio dei suoi contemporanei, l'Organista più profondo, il Fughista, il più sapiente 
Musicista di tutta la Germania, e, insieme, un matematico molto stimato.

Meraviglia, quindi, il fatto che un sì gran virtuoso, malgrado la sua Arte e il suo sapere, abbia avuto tanta poca fortuna nel piazzare le proprie opere e che sia stato costretto, negli ultimi diciassette anni della sua vita, a vivere, senza impiego, del soccorso datogli dagli amici. 

Uno dei corrispondenti di Forkel ci ha dato, in verità, una ragione che sembrerebbe molto valida per tutto ciò, nell'almanacco della musica dell'anno 1784, citando la frase di Lessing : ' Il virtuoso non deve aspettarsi né onore né profitto, quando ha oltrepassato il punto in cui il merito comincia a confondersi ed oscurarsi agli occhi della moltitudine '.

Ma qualunque cosa sia accaduta in questo caso, occorre far notare che quando si trattava di invocare il soccorso del pubblico per la pubblicazione delle sue opere, lo stesso musicista era il primo nemico di se stesso. 
Il suo carattere ombroso gli impediva di attirarsi la benevolenza dei contemporanei.

Opere maggiori :

9 Sinfonie;
7 Concerti.

MUSICA - ORGANO - J.S. BACH - BWV 596


 Concerto in d Moll - J.S. Bach - BWV 596

26 giugno 2026

MUSICA - J.S. BACH - MESSA IN SI MINORE - BWV 232


 Messa in si minore, BWV 232

per soli, coro e orchestra

#Bach #Music #History #SacredMusic #Orchestra #Chorus #BWV232 #Messe

Musica: Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
  1. Credo
Organico: 2 soprani, contralto, tenore, basso, doppio coro misto, 2 flauti traversi, 3 oboi, 2 oboi d'amore, 2 fagotti, corno, 3 trombe, timpani, 2 violini, viola, violoncello, basso continuo
Composizione: 1724 - 1749
Prima esecuzione: 23 luglio 1733
Edizione: Simrock, Bonn, 1845

È radicata in molti la convinzione che la Messa rappresenti un genere musicale specificamente legato alla confessione cattolica e che pertanto anche le messe bachiane costituiscano un "omaggio" alla tradizione romana e conseguentemente una deviazione dallo spirito e dalla liturgia luterane. In realtà, la prassi musicale ammetteva l'intonazione di mottetti latini e la realizzazione in stile concertante dei testi dell'Ordinarium Missae in particolari circostanze di carattere solenne. Al tempo di Bach sappiamo che a Lipsia nelle prime due feriae delle tre feste principali (Natale, Pasqua, Pentecoste), come pure nelle altre feste particolari dell'anno liturgico (e non, dunque, nelle domeniche ordinarie nel corso delle quali i testi latini erano intonati choraliter, cioè secondo lo stile del canto chiesastico), era consentito eseguire a più voci (figuraliter) il Kyrie, il Gloria e il Sanctus; nel caso dei primi due testi c'è da tenere presente che la terminologia corrente li designava globalmente con la parola Missa. Questo termine è appunto quello che compare nella partitura bachiana della cosiddetta Messa in si minore (BWV 232) per indicare le prime due parti della composizione, inviate dal Kantor nel 1733 al nuovo sovrano, il duca Federico Augusto II, per sollecitare una nomina nella cappella di corte, nomina poi avvenuta solo alla fine del 1736.
A Dresda, capitale del ducato di Sassonia nei cui confini è compresa anche Lipsia, vigeva una situazione alquanto anomala, poiché a dispetto della generale fede luterana dei suoi abitanti il sovrano era cattolico (il padre Federico Augusto I era stato politicamente costretto ad abbracciare il credo romano essendo stato eletto re di Polonia). La duplice confessione aveva portato alla creazione di due distinte cappelle di corte, una per i riti della chiesa luterana e l'altra per quelli della chiesa cattolica. Che le Messe o le sezioni di Messa scritte da Bach siano state proposte anche a Dresda non è documentato, ma se esse lo furono si può pensare che abbiano potuto avere una doppia destinazione.
Documento e monumento quasi sconcertante di una prassi che sposa con radicale severità l'arcaismo e la modernità è quello che da meno di un secolo e mezzo si è convenuto chiamare con l'espressione Die hohe Messe in H-moll o Grande Messa in si minore, un titolo che non compare nell'originale bachiano e nelle copie coeve, ma che venne attribuito all'opera da chi per primo ne propose l'edizione a stampa, nel 1833 (a cent'anni di distanza dalla "formazione" delle prime due partì) in quella circostanza era stata proposta solo la Missa in senso stretto (cioè Kyrie e Gloria) con la riserva di fare uscire l'anno seguente le restanti parti, che videro la luce, invece, nel 1845. È proprio in questo completamento del 1845 che compare la dizione di Hohe Messe, una sorta di ripresa in chiave tedesca del concetto di Missa solemnis fatto grande dall'op. 123 beethoveniana. L'esegesi ha ormai spazzato via le ipotetiche datazioni un tempo accolte come sacre insieme con l'idea che l'opus magnum potesse essere stato presentato per l'incoronazione di Federico Augusto II a re di Polonia (col nome di Augusto III) nella lontana Cracovia il 17 gennaio 1734. Al tempo di Bach, la Messa nella sua totalità non conobbe esecuzione e l'autografo che ha tramandato il capolavoro riunisce soltanto una serie di brani scritti in tempi diversi e per destinazioni diverse. La nuova cronologia fissa al 1724 la composizione del Sanctus (tradizionalmente eseguito nel giorno di Natale); il 1733 è la data in cui Bach inviò al nuovo sovrano il Kyrie e il Gloria; le partì restanti - cioè il Credo (o Symbolum Nicenum come lo chiama Bach), l'Osanna (che nella liturgia di Lipsia non faceva parte del Sanctus), il Benedictus, l' Agnus Dei e il Dona nobis - risalirebbero agli ultimi anni (1747-'49), epoca alla quale deve essere ricondotta anche la sistemazione di tutto il materiale in un unico manoscritto, ma probabilmente senza pensare ad una Missa tota, bensì inseguendo il semplice intento di riunire in un unico manoscritto le parti dell' Ordinarium.
Al di sopra del problema "confessionale", sta la particolare natura di quello che già Carl Friedrich Zelter definiva nel 1811, «verosimilmente il più grande capolavoro musicale che il mondo abbia visto». Non è eccessivamente imprudente sostenere che quasi tutti i ventisei numeri di cui consta la partitura non sono pagine originali, ma parodie o adattamenti più o meno rilevanti di opere precedenti. Il fatto è appurato (o ritenuto assai probabile) in tredici casi, ma sussistono buone possibilità che quasi tutti i restanti brani siano elaborazioni di altre pagine perdute. Tanto più mirabile, comunque, appare l'opera bachiana se si considera che essa è tutta o in gran parte il frutto di un montaggio razionale e perfettamente equilibrato che sul piano dei risultati musicali s'impone come creazione originale ed unica. L'ambivalenza che è propria della tecnica della parodia e che la Messa in si minore porta in sé come un segno di grandezza pareggia quell'altra ambivalenza che sposa due riti e due confessioni e fonda in un unico corpo le due grandi espressioni del pensiero cristiano, la teologia della gloria di ascendenza cattolica e la teologia della croce di ascendenza luterana. Realizzata, dunque, in almeno tre distinti momenti (1724,1733,1747-'49) e uscita dalle mani dell'artifex come una aggregazione naturale di sostanze varie, come una concrezione o condensazione di elementi stilistici affini oppure contrapposti, l'opera è di quelle che più apertamente manifestano, nella sua quasi esasperata monumentalità e nella sue irripetibile polivalenza, la concordia delle idee, l'armonia dei gesti, il razionale patto di alleanza che compone ogni interna contraddizione, ogni esterno dissidio.
È nella forma architettonica - sognata, ideata, realizzata infine, - che le virtù dell'invenzione musicale, anche di quella sperimentata in altri campi e poi trasferita sotto l'impulso logico ed implacabile della parodia in altre celesti sfere, offrono le migliori garanzie di riuscita. Paradossalmente il materiale che è stato estratto da un gruppo non omogeneo di opere risalenti a tempi diversi si ricompone, con stupefacente coordinazione, in un corpo organico nel quale testo e musica procedono riconoscendosi l'uno nell'altro.
La tripartizione del Kyrie pare scontata (ma in due delle successive "Messe luterane", BWV 235 e 236, questa sezione non osserverà la distribuzione in trittico) e sembra ripetere in alcuni particolari di stesura il corrispondente movimento di una Messa dovuta a Johann Hugo Wilderer. L'osservazione è di quelle che fanno soltanto cronaca e che non scalfiscono la purezza del monumento.
Un motto di quattro battute apre perentoriamente la pagina con un tutti significativamente mancante delle solenni trombe; segue un lungo intervento strumentale, introduzione al grande Kyrie, che sviluppa in forma fugata (poi ripreso dal coro) un tema dall'incedere solenne, patriarcale, processionale, tortuoso e teso in una costante progressione verso l'alto e secondo formule "ostinate".
Un sentimento funebre di cordoglio anima la pagina ed un tono epico si intravede nella possente architettura a 5 voci. Di tutt'altra natura è, invece, il secondo Kyrie che fissa il testo su un'arcaica struttura mottettistica, riducendo a 4 le voci. Il Christe centrale è, per contrasto con la pietas di cui è circondato, un brano luminoso, elaborato sotto forma di duetto, in tonalità maggiore (contro il minore delle altre due sezioni); da notare che in questo caso, come nei casi degli altri due duetti (nn. 7 e 14), la struttura a due è richiamata in coincidenza di testi che riguardano la seconda persona della Trinità.
Nella suddivisione del Gloria, in otto episodi (quattro affidati al coro e quattro ai solisti) parrebbe difficile riconoscere a prima vista l'esecuzione di un piano organico prestabilito. E tuttavia, il testo dell'hymnus angelicus sembra essere stato sottoposto ad analisi e risolto musicalmente in maniera conseguente.
Il simbolismo e l'aderenza allo spirito e alla forma dell'inno sono ad ogni passo evidenti e di grandissima qualità è sempre il discorso musicale, che forse solo nel caso dell'aria per basso con corno da caccia (Quoniam) sembra conoscere un cedimento. Ma la temperatura è elevata nei brani corali, tutti a 5 voci ad eccezione del Gratias, parodia di un brano a quattro: dal tripudiante Gloria con l'eterea fuga sull'Et in terra pax (che chiama in causa la multitudo militiae coelestis di cui parla Luca 2, 14) all'apoteosi del Cum Sancto Spiritu, dal Gratias agimus con la sua arcaica gravitas mottettistica al patetico e insieme superbo Qui tollis. E splendidi fiori si raccolgono nel giardino delle altre due arie, quasi concepite come pannelli corrispondenti (un violino solista nel Laudamus, un oboe d'amore nel Qui sedes; ma in entrambi i casi l'accompagnamento è affidato agli archi). Un caso particolare è il duetto: le due voci - acute - propongono dapprima simultaneamente i due primi versetti (sul Padre e sul Figlio) ma alternandosi nelle proposte dei due testi e conducendo il discorso in imitazione; sul terzo versetto, quello dell'Agnus Dei, invece, le due voci procedono in perfetto parallelismo e su un unico testo. Fatto non trascurabile è l'aggiunta della parola altissima all'espressione Domine Fili unigenite Jesu Christe; la parola non trova riscontro nel Missale Romanum ma figura come tropo nel Graduale della Thomaskirche (sec. XIV) relativamente a quattro Gloria.
La distribuzione della materia nel Symbolum Nicenum obbedisce, ovviamente, a criteri del tutto diversi da strutture architettoniche rigorose e fra loro corrispondenti ed equidistanti:
Credo ( Coro – stile antico ) 4 / 2
Patrem ( Coro – stile moderno ) 2 / 2
Et in unum Dominum ( Duetto – stile moderno ) 4 / 4
Et incarnatus ( Coro – stile misto ) 3 / 4
Crucifixus ( Coro – stile antico ) 3 / 2
Et resurrexit ( Coro – stile moderno ) 3 / 4
Et in Spiritum sanctum ( Aria – stile moderno ) 6 / 8
Confiteor ( Coro – stile antico ) 4 / 2
Et expecto ( Coro – stile moderno ) 2 / 2

Questa struttura così limpida, ed essenziale, è stata raggiunta mediante una operazione di adeguamento, di calibratura, poiché inizialmente il Symbolum era suddiviso in otto (e non in nove) numeri: l'Et incarnatus era inteso come il prolungamento del duetto costruito sul versetto precedente (Et in unum Dominum) facendo corpo con esso. Solo in un secondo tempo Bach realizzò l'Et incarnatus in stile di mottetto a cinque voci e ne riportò la partitura su un foglio (dalla carta diversa rispetto a quella impiegata per il Symbolum) poi aggiunto, al luogo giusto, al manoscritto della Missa tota; conseguentemente, distribuì in maniera diversa il testo dell'Et in unum Dominum, espungendo dal duetto il testo dell'Et incarnatus, e relegò le due parti vocali così rielaborate in appendice all'intera sezione del Symbolum.
Il Symbolum si apre con un brano che è un vero e proprio mottetto a 7 voci (5 vocali e 2 strumentali) con basso continuo. In senso tecnico, la pagina funge da "intonazione", sostituisce il celebrante al quale la liturgia affida le prime parole del testo (Credo in unum Deum). La realizzazione mottettistica bachiana s'ispira a modelli arcaici (si pensi al Monteverdi sacro o allo Schütz dei Gestliche Konzerte) e utilizza un tema a valori larghi direttamente attinto dal Credo autentico gregoriano (nel quarto modo, ipofrigio) che si ritrova anche nel Gesangbuch di Gottfried Vopelius (1682).
Non è senza significato ricordare, e il fatto testimonia ancora una volta dell'attenzione che Bach prestava alla conoscenza dei contemporanei, che lo stile di questa "intonazione" è parente prossimo di quelle create da Giovanni Battista Bassani per cinque dei suoi sei Credo della raccolta di Messe intitolata Acroama Missale (pubblicata ad Augsburg nel 1709); tale raccolta venne interamente copiata sotto il controllo di Bach intorno al 1740 e il Kantor si fece premura di aggiungervi, rispettando lo "stile antico", l'intonazione del Credo per la quinta Messa. La poderosa costruzione mottettistica del brano in questione osserva rigorosamente lo stile contrappuntistico, ma all'imitazione che governa le parti vocali si aggiunge una figurazione ostinata affidata al basso continuo; alle cinque voci si sommano le parti dei violini I e II, sempre proponenti lo scultoreo tema ecclesiastico. A questo brano introduttivo segue il Patrem, dapprima cantato dai bassi in concomitanza con le parole Credo in unum Deum riaffermate dalle altre tre voci (il coro è qui a quattro voci), e poi trasferito sulle altre voci.
Carattere arcaico ha ancora il "lamento" del Crucifixus che risulta da una trasformazione (parodia) della prima parte del coro introduttivo alla cantata BWV 12, e più ancora il Confiteor che utilizza come cantus firmus la corrispondente melodia del Credo gregoriano, presente nel citato graduale della Thomaskirche.
Le restanti parti dell'Ordinarium Missae sono state suddivise da Bach in due sezioni che rispettano la prassi liturgica propria di Lipsia: l'Osanna e il Benedictus, che nel Missale Romanum sono parti integranti del Sanctus, sono concepiti come brani a sé stanti. Come già sappiamo, per la prima sezione il Kantor ha ripreso senza modifiche un Sanctus composto nel 1724 e più volte eseguito nei giorni del Natale e della Pasqua di anni successivi.
La composizione si presenta a 6 voci e dotata di un organico strumentale superiore a quello proprio delle altre sezioni della Messa. L'incedere solenne e grandioso della prima parte trova un elemento di contrasto nella dinamica fuga sul Pieni sunt coeli (che ricorda quella del mottetto Singet dem Herrn). In quest'ultimo passo è da notare l'adozione di un'espressione che si discosta da quella del Missale Romanum: là dove è detto "pieni sunt coeli gloria tua" Bach usa la dizione "gloria ejus" (come avverrà anche nei Sanctus BWV 237 e 238) che riporta quel passo alla veste biblica originale (Isaia 6, 3).
L'Osanna comporta l'impiego di un doppio coro: siamo ancora in presenza, dunque, di un'altra disparità nella distribuzione dei ruoli vocali a conferma dell'indipendenza con la quale le singole sezioni sono state elaborate. Nella sua forma originale, l'Osanna (che è la parodia del brano iniziale di una cantata profana perduta) doveva avere un'introduzione strumentale (quella stessa che ora chiude l'episodio), poi soppressa da Bach al momento di trasformare la pagina in una composizione sacra agganciata al Sanctus. Il Benedictus è una toccante aria per tenore, forse la più significativa di tutta la Messa in si minore, con uno strumento melodico concertante non indicato, ma individuabile in un flauto traverso. Bipartito è l'Agnus Dei che si presenta nella tradizionale suddivisione con il Dona nobis pacem elaborato in maniera indipendente: quest'ultima sezione è una parodia "di secondo grado" dal momento che si tratta di una rielaborazione del Gratias agimus tibi (n. 6) il quale a sua volta ripeteva la propria origine da una pagina della Cantata BWV 29.
La monumentale Messa, che Bach non concepì come opera unitaria e che egli sicuramente non propose mai nella sua interezza, doveva costituire una delle colonne portanti della rinascita bachiana. E tuttavia solamente il 20 febbraio 1834 la partitura fu proposta per la prima volta nella sua totalità in pubblico, alla Singakademie di Berlino, nell'esecuzione curata da Karl Friedrich Rungenhagen (1778 - 1851), che l'anno precedente aveva fatto conoscere la Johannes-Passion. Si deve sottolineare, ad ogni modo, che il Symbolum Nicenum era stato eseguito ad Amburgo il 9 aprile 1786 sotto la direzione di Carl Philipp Emanuel Bach nel corso di un concerto di beneficenza e che per quella circostanza il secondogenito di Johann Sebastian aveva composto un'introduzione strumentale. Annunciata sulla locandina del concerto come Credo, oder niconisches Glaubensbekänntnis, quella grandiosa sezione di Messa sembra voler sottolineare l'origine spiccatamente luterana dell'opera e, del resto, la dizione di "grande Messa cattolica" con la quale l'opera verrà indicata nel catalogo del lascito di Carl Philipp Emanuel potrebbe essere stata voluta dall'editore del catalogo steso in vista della vendita dei manoscritti e per meglio chiarire il contenuto di quell'autografo rispetto a quelli delle quattro Messe "luterane". Certo è che l'opera ha carattere atipico e non è proponibile sotto il profilo meramente liturgico. Capolavoro sospeso nel vuoto, opera d'arte polivalente nella quale il ricorso a più stili fra loro contrastanti e regolati da un'ideale e dialettica concordantia oppositorum è la ragione prima del messaggio musicale, il polittico della Messa in si minore, pur scomposto nei suoi diversi pannelli, si rivela creazione compatta, omogenea e conseguente, degna di rappresentare l'epoca in cui fu creata, un'epoca di crisi - premeva alle porte lo "stile galante" affossatore della poesia del "sublime" - che Bach tuttavia seppe superare con lo slancio proprio degli uomini saggi e giusti.

MAURIZIO LANDINI

    Maurizio Landini , nasce il 7 Agosto 1961. Sindacalista italiano. #Landini #MaurizioLandini #Italy #Sindacato #CGIL #Politics #FIO...