Nicola Piovani, nasce il 26 Maggio 1946.
Premio Oscar : 1999
Blog dedicato all'Arte, alla Letteratura, all'Opera, alla Musica, al Teatro..... da parte del Sottoscritto : Stefano Villa
Nicola Piovani, nasce il 26 Maggio 1946.
Tu ridi è un film del 1998, il quindicesimo film diretto dai fratelli Taviani, il loro secondo adattamento dalle Novelle per un anno di Pirandello dopo Kaos.
Con Antonio Albanese, Luca Zingaretti.
Il film è costituito da due episodi:
Tu ridi
Due sequestri
Roma, anni trenta: un cantante di grande successo, Felice Tespini, è costretto ad abbandonare la carriera artistica a causa di un problema di salute. Ridotto a lavorare come contabile al Teatro dell'Opera di Roma, assiste quotidianamente alle soperchierie del sovrintendente del teatro, Gino Migliori, contro un collega d'ufficio, Tobia Rambaldi, costretto da una menomazione a camminare con un bastone. Fallito come cantante, infelice come marito – la moglie, Marika lo abbandonerà presto – costretto in una vita asfittica e desolata, Felice – così, paradossalmente, si chiama il protagonista che dà il titolo all'episodio – vive un'esperienza assai curiosa: nel sonno, ride. Incapace di dare spiegazioni a un fatto così bizzarro, cerca di allontanare il sospetto della moglie gelosa che la tradisca nel sogno, chiede consiglio alla scienza, si protesta innocente, crede a un dono di Dio a compenso delle proprie sofferenze. Scoprirà invece dolorosamente di ridere dello scherzo, stupido e triviale, che viene giocato tutte le mattine a Tobia. Anche nella musica di Mozart, con il fa naturale – quasi sinistro, dice il maestro concertatore – della romanza del primo atto da Le nozze di Figaro di Mozart – ironico e tragico sono tutt'uno.
Tobia, si toglie la vita. Anche sul letto di morte potrebbe sembrare che rida, a causa della ‘digestio mortis’, spiega il dottore, proprio come Felice aveva tentato di spiegare con rumori di stomaco le risa che sua moglie dichiarava di sentire di notte. Il suicidio di Tobia e le violente parole di scherno che il balordo soprintendente avrà nei confronti dell'amico, accusato di essere un idiota per non aver avuto il coraggio di uccidere il suo nemico prima di morire, danno a Felice il coraggio di porre fine alle proprie sofferenze, non prima di aver minacciato di morte il sovrintendente e avergli strappato, con una pistola giocattolo, una confessione scritta della propria codardia. Felice si reca quindi al mare per annegarsi, ma la casualità dell'incontro con una vecchia amica corista, Nora, gli concede un'estrema piccola vacanza. Un'ultima ora di svago, un'ultima confessione d'amore, un'ultima esibizione da baritono nel finale del II atto dell'Italiana in Algeri di Rossini. La vita: una breve vacanza prima della fine.
Nella Sicilia di oggi e senza tempo – la prima inquadratura è per un meraviglioso tempio greco in triste contrasto con la speculazione edilizia dei quartieri popolari – si svolge la vicenda di due sequestri, in cui l'uno è occasione per il racconto dell'altro. Un bambino viene rapito per dissuadere il padre, un mafioso, dal collaborare con la giustizia. Trattenuto in un appartamento, è trattato dal carceriere (Lello Arena) con affetto giocoso e attenzione per la sua istruzione. Il carceriere – che ha lo stesso identico sguardo del traditore in un dipinto di Giotto (Ciclo della Cappella degli Scrovegni di Padova) – gli regala un computer perché possa esercitarsi nel disegno e gli insegna a giocare a pallone a piedi nudi, come i ragazzini brasiliani. Premuroso, lo accompagna in un hotel abbandonato alle pendici del monte che prende il nome da un altro sequestrato il dottor Ballarò. La storia di questo personaggio – allo stesso tempo minaccia e intrattenimento per il ragazzo – dà avvio a una digressione filmica che ci riporta indietro nel tempo, agli inizi del secolo, epoca in cui dei disgraziati pastori si erano trasformati per disperazione in banditi, portando a termine il sequestro di un anziano notabile del luogo, il Dottor Ballarò (Turi Ferro), per essere poi con lui 'condannati' dalle circostanze, alla segregazione, per il resto della vita, non potendolo né liberarlo né ucciderlo.
Grande è il legame del dottore con quella gente, che riconosce per averla lui stesso curata, della quale conosce minutamente vita e sofferenze. Il dottore, che finirà per diventare una persona di famiglia per quella piccola comunità, con accorata commiserazione della miseria spirituale e dell'ignoranza di quelle persone, si trasformerà in un insegnante, in una guida, e farà conoscere loro l'opera di grandi scienziati fino al punto che un neonato, nato in quelle romite valli, porterà uno strano nome: Galileo. La morte del dottore su quel monte ci riporta alle vicende del bambino rapito, che sarà ucciso con un colpo di pietra e sciolto nell'acido. Il film termina con il carceriere che danza, come aveva fatto nel momento della sua prima apparizione in scena, dietro le sbarre. L'arte e la musica continuano – nonostante i tragici casi che trovano eco in recenti delitti di mafia – ad ispirare "la ribellione, e la pietà" che spingono "a rinnovare l'atto d'amore verso gli altri" (Paolo Taviani).
L'intrepido è un film del 2013 scritto e diretto da Gianni Amelio, con protagonista Antonio Albanese
Antonio è un uomo speciale. Vive a Milano e ogni giorno, pur di non risvegliarsi la mattina senza sapere cosa farà, pratica un lavoro particolare, il "rimpiazzo", sostituendo, anche per poche ore, lavoratori di qualsiasi tipo che si assentano dal lavoro per cause più o meno valide. Una volta, mentre fa l'attacchino di manifesti, gli rubano la bici, come nel film Ladri di biciclette. Fa di tutto, lavora in qualsiasi luogo, pur di essere pagato, anche per molto poco, ma non si arrende mai. E, nonostante tutto, riesce ad aiutare la gente che gli sta intorno, sempre col sorriso sulle labbra.
Antonio, inoltre, aveva una moglie, che lo ha lasciato per un uomo dalle ricchezze più solide, e un figlio, con il quale ha mantenuto un bellissimo rapporto, che studia sassofono al conservatorio, e fa parte di una band. Il ventenne, però, è più fragile del padre, e alcune volte, prima di esibirsi, è affetto da forti attacchi di panico che non riesce a controllare. Antonio, intanto, conosce Lucia, una ragazza della stessa età di suo figlio, che non riesce ad affrontare la vita con la stessa forza di Antonio, e a cui offre un aiuto disinteressato, durante un concorso, passandole le risposte con il rischio di farsi scoprire dall'assistente. Alla fine, però, Lucia, a causa della troppa confusione e della debolezza che la affliggono, si suicida, schiacciata dal peso della propria vita.
Antonio, pur di cercare di rendere la sua vita migliore, si trasferisce in Albania, dove cerca ancora lavoro. Dopo qualche tempo l'uomo, saputo che il figlio sta per dare un concerto a Tirana, decide di andarlo a vedere e si ritrova ad aiutarlo durante uno dei suoi tanti attacchi di panico, prima dell'esibizione. Antonio non sa cosa sia la paura, ormai gli è sconosciuta, e alla fine, non riuscendo a tranquillizzarlo completamente, lo sostituisce per un po' nel suonare il sax, con le sue poche conoscenze di musica. Il figlio, vedendo il grande atto di altruismo del padre, finalmente si sblocca, andando a suonare sul palco.
Nella scena finale vediamo Antonio che, camminando su una strada buia, si volta a guardare la telecamera, sempre con il suo immancabile sorriso sulle labbra.
Vincenzo Cerami, nasce il 2 Novembre 1940, muore il 17 Luglio 2013.
Antonio Albanese, nasce il 10 Ottobre 1964.
Nicola Piovani, nasce il 26 Maggio 1946.
Concerto per pianoforte n. 3 in re minore, Op. 30 #Music #History #Rachmaninov #Piano #Orchestra #Rach3 Musica: Sergej Rachmaninov (1...