ETICA – QUANDO SI DISCUTE DI ETICA
NON E' QUASI MAI VERAMENTE DI ETICA CHE SI PARLA
Quando si discute di etica non è quasi
mai veramente di etica che si parla.
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Falsi maestri di etica sono coloro che
amano (o godono nel) caricare sulle spalle degli altri pesi
insopportabili, che essi non sfiorano nemmeno con un dito. Come
recita un noto versetto dei vangeli.
In realtà, questi accaniti difensori
della morale e della legge desiderano o sperano che qualcuno soffra,
o almeno che qualcuno soffra più di loro.
Alla fine occorrerebbe riconoscere che
ciò che li muove è il disprezzo per gli individui umani e
soprattutto la paura della libertà.
Non è un caso, del resto, se tutti i
despoti o aspiranti tali, del passato o del presente, si mascherano
sempre da difensori di valori e di precetti etici. Mentre in effetti
stanno solo tentando di occupare il posto dei valori e degli ideali;
e magari anche il posto di Dio.
Un identikit del "Falso Maestro"?
Possiamo riassumere i suoi tratti:
L'ossessione del controllo. Il falso
maestro non cerca il bene, ma il controllo.
L'Ipocrisia del Plus-Carico. Come si è
già detto, ama imporre agli altri pesi che non sfiora nemmeno con un
dito.
Il Sadismo Morale: Gode quando vede
l'altro schiacciato dal senso di colpa.
L'Estetismo della Sventura. Non sa
ballare né piangere con gli altri; vive di "apocalissi"
quotidiane.
Il Linguaggio Assolutistico. Linguaggio
come arma. Linguaggio come Brand, Usa solo maiuscole e termini
irrevocabili e non negoziabili. Lo snaturamento e la morte della
Parola autentica,
Chi ci libererà da costoro?
La domanda "Chi ci libererà?"
può sembrare una provocazione.
Certo, se questi "inquisitori"
si nutrono della nostra sottomissione al loro giudizio, la
liberazione non può venire da un altro "capo", ma da un
cambiamento di postura, collettivo e individuale.
Ci libereranno, o almeno ci sosterranno
nel cammino:
* L'ironia e il Sorriso: Nulla smonta
un tiranno o un "Savonarola" più di una risata che
riconosce la comune fragilità umana. Certi maestri sono
costituzionalmente incapaci di ridere di se stessi.
* La Bellezza del "Particolare":
Contro le parole scagliate come macigni e le "Maiuscole"
urlate, ci libera il recupero delle storie minime, della cura per il
dettaglio, del gesto gentile che non fa rumore.
* Il Coraggio della Libertà: Chi
smette di cercare la convalida dei "pedanti" diventa
improvvisamente invisibile al loro potere. La libertà consapevole
degli altri è ciò che spaventa il despota; ne abbiamo una continua
prova in questi ultimi tempi. Esercitarla e pretenderla è l'atto di
ribellione supremo.
* Il Passaggio dal "Dover Essere"
al "Comprendere": Sostituire il dito puntato con lo sguardo
che cerca di capire la complessità del mondo, senza la fretta di
dividere il grano dalla zizzania.
Infine, la "Visione" contro la
"Sentenza"
Sembra davvero, questa, una questione
cruciale: la mancanza di una bella storia, da raccontare.
I falsi maestri sanno solo distruggere
o mettere in guardia. La vera etica, invece, è generativa: non ci
dice solo cosa non fare, ma ci offre un orizzonte verso cui valga la
pena incamminarsi.
Sì, l'etica autentica "non è la
descrizione di ciò che siamo, ma l'immaginazione di ciò che
potremmo diventare insieme."