Morte a Venezia (Death in Venice)
è un'opera in due atti composta da Benjamin Britten su
libretto di Myfanwy Piper. L'opera, l'ultima composta da Britten
prima della sua morte, è basata sull'omonimo romanzo di Thomas
Mann.
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Trama
Atto I
Il celebre scrittore Gustav von
Aschenbach lamenta la perdita di ispirazione artistica. Mentre
passeggia per Monaco si ferma davanti a un cimitero e vede
un viaggiatore vestito in modo eccentrico. Toccato dalla strana
visione, decide di partire per l'Italia nella speranza che un po' di
cambiamento infonda nuova linfa alla sua immaginazione esaustra.
Sulla nave per Venezia vede un gruppo di giovani insieme a
un attempato damerino che suscita in lui un senso di repulsione.
Questa nota stonata gli rovina l'umore mentre sbarca a Venezia e un
misterioso gondoliere lo traghetta al Lido e non, come
vorrebbe lui, a Riva degli Schiavoni. Il direttore dell'hotel lo
accoglie gentilmente e gli fa vedere la sua camera. Mentre gli ospiti
scendono per la cena Aschenbach nota il giovanissimo e splendido
Tadzio, un adolescente polacco in vacanza con la famiglia. Il ragazzo
colpisce lo scrittore con la sua bellezza celestiale e Aschenbach si
infatua immediatamente di lui.
Il giorno dopo sulla spiaggia
Aschenbach osserva Tadzio e nota con gioia che il ragazzo non è
perfetto: in quanto polacco, ad esempio, detesta i russi. Nauseato
dall'aria malsana di Venezia e dall'insistenza dei venditori,
Aschenbach decide di lasciare Venezia e annuncia la sua decisione al
direttore, che se ne rammarica. Tuttavia, quando nota che Tadzio
ricambia i suoi sguardi, lo scrittore comincia ad avere dei
ripensamenti e decide di prolungare la sua permanenza usando come
scusa un bagaglio smarrito alla stazione. Mentre osserva nuovamente
Tadzio sulla spiaggia, Aschenbach pensa a Fedra, Apollo e Giacinto,
riflettendo sulla somiglianze delle loro storie con la propria. La
vittoria di Tadzio in diversi giochi è motivo di gioia per
Aschenbach, che sente rifiorire la propria vena artistica. Lo
scrittore vorrebbe congratularsi con Tadzio per la vittoria, ma
quando si trova davanti a lui non riesce a proferire parola. Solo
dopo che l'adolescente si è allontanato Aschenbach riesce a
confessare il suo amore per lui.
Atto II
Dopo essere riuscito ad accettare i
propri sentimenti per il ragazzo, Aschenbach va dal barbiere
dell'hotel, che si lascia sfuggire che una malattia imperversa per
Venezia. L'odore di disinfettante comincia ad aleggiare in città e
lo scrittore nota che le autorità hanno cominciato a prendere
precauzione contro l'epidemia. Nonostante i locali non vogliono
allertare i turisti, Aschenbach scopre da un giornale tedesco che
il colera si è abbattuto sulla laguna. Deciso che la
famiglia polacca non scopra dell'epidemia, Aschenbach segue Tadzio
per tutta Venezia in uno stato febbrile, tanto da essere notato dalla
madre del ragazzo, che si frappone tra lui e il figlio.
Di ritorno all'hotel, i turisti cenano
mentre dei musicisti ambulanti si esibiscono; Aschenbach chiede al
loro capo notizie sull'epidemia, ma l'artista lo liquida rapidamente.
Lo scrittore non apprezza l'esibizione sguaiata dei musicisti e nota
con piacere che anche Tadzio sembra condividere una certa freddezza
nei loro confronti. Le notizie del colera diventano troppo pressanti
per essere controllate e molti turisti cominciano a lasciare Venezia;
un impiegato inglese consiglia ad Aschenbach di andarsene prima che
scatti una quarantena, ma lo scrittore è troppo preso dai suoi
sentimenti per Tadzio. Vorrebbe almeno avvertire la famiglia polacca
del pericolo, ma rendendosi conto che così perderebbe Tadzio non
riesce a parlare con la madre del ragazzo.
Crollato esausto a letto, Aschenbach
sogna Apollo e Dioniso, che dibattono sulle rispettive
teorie su ragione e caos, bellezza ed estati. Apollo, sconfitto,
lascia la stanza e Dionisio guida una danza sgrenata. Al suo
risveglio Aschenbach comprende quanto profondamente è cambiato e
decide di smettere di opporsi al cambiamento: "Lascia che gli
dei facciano quello che vogliono con me". Dopo aver visto Tadzio
con gli amici, lo scrittore torna dal barbiere in un patetico
tentativo di farsi ringiovanire, anche se il risultato lo fa sembrare
l'attempato damerino che aveva visto sulla nave. Ancora una volta
comincia a seguire Tadzio e la sua famiglia e si rende conto con
piacere che il giovane si è accorto di lui ma non ha detto niente ai
genitori. Rimasto da solo, Aschenbach compra delle fragole, ma scopre
con orrore che sono troppo mature. Recita tra sé e sé alcune frasi
del Fedro, dialogo platonico in cui rivede molto di se stesso.
Il direttore dell'hotel e il portiere
organizzano la partenza degli ultimi ospiti, tra cui la famiglia
polacca. Aschenbach torna in spiaggia per vedere Tadzio un'ultima
volta: vede che il giovane sta facendo la lotta con l'amico Jaschiu,
che lo batte e gli spinge la faccia nella sabbia. Aschenbach prova a
correre in difesa dell'amato ma non riesce ad alzari dalla sedia e
tutti i ragazzi fuggono via, lasciando Tadzio da solo sulla spiaggia
con lo scrittore morente. L'adolescente sembra fare un cenno ad
Aschenbach, che sprofonda sempre di più nella sua sedia mentre
Tadzio cammina nell'acqua.
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