La Sonata nell'era romantica
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Agli inizi del XIX Secolo si
cominciarono a fondare i conservatori musicali e a
codificare la pratica dell'era classica. In questo contesto, l'uso
corrente del termine sonata venne stabilito, sia in quanto forma di
sonata sia nel senso in cui una sonata completa è l'esempio definito
di musica da concerto, con cui altre forme musicali vengono poste in
relazione. Carl Czerny dichiarò d'aver inventato l'idea di
forma sonata, e i teorici della musica iniziarono a scrivere della
sonata come un ideale di musica. Da questo punto in poi, la parola
"sonata" in teoria musicale definisce sia la forma quanto
particolari opere. Da qui i rimandi alla sinfonia come ad una "sonata
per orchestra".
Tra i molti lavori descritti
espressamente come Sonate, i più famosi composti in quest'epoca
possono essere le Sonata di Chopin, le Sonate di Mendelssohn e
le tre Sonate di Robert Schumann e Franz Liszt, e più
tardi le Sonate di Johannes Brahms e Sergei
Rachmaninoff.
La definizione della forma Sonata in
questo periodo si venne a creare sia dalla pratica precedente che
dalle opere di importanti compositori classici, particolarmente
Haydn, Beethoven, Mozart, ma anche meno conosciuti come Clementi e il
termine prese il significato di struttura delle opere di più largo
respiro. Dato che la parola divenne definitivamente attaccata ad un
intero concetto di struttura musicale, le differenze nella pratica
classica cominciarono ad essere viste nella stessa ottica, quindi con
lo stesso bisogno d'essere classificate e spiegate. È in questo
periodo che le differenze tra le produzioni in 3 e 4 movimenti
divengono soggetto di studi e discussioni, con la teoria prevalente
che il Concerto debba essere in 3 parti, e la Sinfonia in
4, e che questa seconda struttura fosse superiore. Si definiva il
concerto un'italianata, mentre la predominanza della forma in 4
movimenti si ascriveva a Haydn, ed era considerata tedesca.
Ad esempio, il critico J.V.V. Davison,
nel suo Le opere di Chopin a pagina 7, scrisse (1843):
«Queste sono le impressioni a cui
siamo soggetti sotto l'influenza di questo magnifico lavoro - un
reale trionfo di dipinto musicale - una conquista superiore al quale
sembrerebbe inconquistabile - una mistura del materiale e
del metafisico in musica - la sonata rappresenta
un'immagine duale - la battaglia degli elementi attuali e il
conflitto delle passioni umane - il primo per la moltitudine,
l'ultimo per gli iniziati.»
L'importanza della Sonata è notevole
anche nello scontro tra wagneriani e brahmsiani. Brahms
rappresentava, per i suoi seguaci, l'adesione alla forma come era
intesa, mentre Wagner e Liszt dichiarano d'aver rotto i
suoi confini troppo arbitrari. Ernest Newman scrisse, in
"Brahms e il serpente":
«Questo, forse, sarà l'ideale della
musica strumentale del futuro; in effetti, la via verso ciò sembra
aprirsi davanti ai compositori moderni in proporzione a quanto
abbandonano le ultime stanche vestigia della forma sonata. Questo, da
ciò che era originariamente, il naturale modo espressivo di un certo
settecentesco modo di pensare la musica, divenne nel XIX Secolo a
drag upon both individual thinking....»
Che la sonata fosse veramente "a
suo agio" solamente nello stile classico, e fosse un blocco al
successivo sviluppo musicale è stato detto svariate volte da
compositori e musicologi, compreso Charles Rosen in tempi
recenti. In questa visione la sonata non aveva bisogno d'essere
descritta e spiegata nell'epoca di Haydn, Mozart e Beethoven, allo
stesso modo in cui Bach "sapeva" cosa era una fuga e
come comporne una, dove i compositori successivi erano legati da un
senso della forma molto più accademico che non era molto adatto
alle modulazioni più frequenti e più rapide dell'era
romantica.