Correggio
- La cupola della cattedrale
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Nel
1522 stipulò il contratto per la decorazione del Coro e della Cupola
della Cattedrale di Parma, avviata a dipingere solo nel 1524 circa,
dopo il termine dei lavori a San Giovanni. Nella Cupola è dipinta la
scena dell'Assunzione della Vergine in cui, in prospettiva
melozziana, una moltitudine di Angeli disposti in forma di vortice
ascendente accompagnano l'ascesa della Madonna su un cielo nuvoloso.
Qui le figure perdono l'individualità, diventando parte integrante
di una grandiosa scena corale, esaltata dall'uso di tinte chiare,
leggeri e fluenti che creano un continuo armonico fino al punto di
volta.
Correggio
concepì la sua decorazione affidandosi, come già in San Giovanni
Evangelista, a un illusionismo libero da partiture geometriche, che
va ben oltre il possibile esempio offerto da F. Mantegna o da Melozzo
da Forlì, i quali, da Artisti quattrocenteschi, collocavano i propri
personaggi entro un rigoroso schema geometrico. Correggio organizzò
invece lo spazio dipinto intorno a un vortice di corpi in volo, che
crea una spirale come mai visto prima, che al contrario annulla
l'architettura, eliminando visivamente gli angoli e facendo
scomparire la fisicità della struttura muraria: i personaggi
infatti, più che sembrare dipinti sull'intonaco, per un eccellente
equilibrio sembrano librarsi in aria.
Il
tamburo è occupato da un parapetto illusorio, traforato da oculi
veri, lungo il quale stanno in equilibrio una serie di angeli e gli
apostoli. Dal parapetto una spirale di nubi si attorciglia in un
crescendo di sentimenti e di luce, con l'episodio della nube su cui
sale Maria, vestita di rosso e blu e spinta da angeli, alati e
apteri, verso la sua glorificazione celeste. Al centro un abbacinante
scoppio di lume dorato perfeziona la prodigiosa apparizione divina di
Gesù che ha spalancato i cieli e si fa incontro alla madre, proprio
come accadeva negli affreschi della Cupola di San Giovanni
Evangelista.
La
composizione a spirale, perfezionata da tutti gli accorgimenti
prospettici sia di riduzione della scala delle figure, sia di
sfocatura nella luce per i soggetti più lontani, guida l'occhio
dello spettatore in profondità e accentua il moto ascendente delle
figure.
In
basso stanno infine i quattro protettori di Parma nei pennacchi.
La
fonte di luce rappresenta l'Empireo, sede del Paradiso celeste e
dimora di Dio.
Questo
cielo può anche essere assimilato al cuore di Cristo e della Vergine
Maria. La disposizione delle nubi sottolinea il movimento
ascensionale della Vergine. L'andamento a spirale simboleggia il
viaggio dell'anima dopo la morte.
In
genere Correggio evitò di rappresentare precisi dettagli
iconografici, come i singoli attributi che avrebbero permesso di
identificare le figure di ciascun apostolo o ciascun santo, o, scelta
ancor più radicale, la tomba da cui la Vergine fu assunta in cielo.
Questa omissione, come è stato notato, aveva in realtà lo scopo di
coinvolgere nella visione della cupola lo spazio concreto della
chiesa sottostante, permettendo ai fedeli di immaginare la presenza
della tomba nello spazio in cui si trovava l'altare e di percepire
quindi la continuità tra mondo terreno e reale e mondo divino
illusivamente finto dalla Pittura.