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08 settembre 2026

MUSICA - RADIO 3 RAI - 8 SETTEMBRE 2026

 RADIO3 SUITE - FESTIVAL DEI FESTIVAL

MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026
19:30
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in diretta Euroradio da Londra, Royal Albert Hall 
PROM 67

Rachmaninov, Bartók and Varèse
BBC Scottish Symphony Orchestra
flauto, Matthew Higham
direttore, Ryan Wigglesworth
Edgard Varèse (1883-1965) 
Density 21.5 

Béla Bartók (1881-1945)  
Musica per archi, percussioni e celesta, Sz. 106 
- Andante tranquillo 
- Allegro 
- Adagio 
- Finale: Allegro molto 

Sergej Rachmaninov (1873-1943) 
Sinfonia n. 3 in la minore, op. 44 
- Lento – Allegro moderato – Allegro
- Adagio ma non troppo – Allegro vivace
- Allegro – Allegro vivace – Allegro (Tempo primo) – Allegretto – Allegro vivace

07 settembre 2026

MUSICA - S. RACHMANINOV - CONCERTO PER PIANOFORTE ED ORCHESTRA N. 3




#Music #Rachmaninov #Piano #Orchestra #Video #Fedorova #History


Sergej Rachmaninov – Concerto per
Pianoforte e Orchestra n. 3 in Re minore, Op. 30


Maestoso, irto di difficoltà, il
Concerto n. 3 di Rachmaninov per Pianoforte e Orchestra gode di
grande popolarità, specialmente dopo l’uscita del Film “Shine”
del 1996 che narra la drammatica Storia del Pianista australiano
David Helfgott; richiede al solista grande abilità tecnica e molta
resistenza, pertanto spesso è scelto come banco di prova per i
giovani aspiranti virtuosi.


Rachmaninov
scrive questo Concerto nella quiete del villaggio di Ivanovka,
completandolo a Settembre del 1909 poco prima di imbarcarsi per gli
Stati Uniti; lo esegue lui stesso al Pianoforte con l’Orchestra
Sinfonica di New York diretta da Walter Damrosch il 28 Novembre e
successivamente verrà riproposto da Gustav Mahler con la Filarmonica
di New York.


Il Concerto n. 3 in Re minore è
suddiviso in tre movimenti, il secondo e terzo eseguiti senza
soluzione di continuità :
I Movimento – Allegro ma non tanto
Il
tema principale, introdotto dal Pianoforte, è ispirato al folklore
russo; inizialmente malinconico, riflessivo, si sviluppa con
figurazioni complesse, con note ribattute e arpeggi ed è contrastato
da episodi più ritmici. Una lunga cadenza del Pianoforte precede la
chiusura del movimento affidata alla riesposizione del tema
principale e a una breve coda.


II Movimento – Intermezzo. Adagio
Il
Movimento centrale si apre con un Tema lirico e appassionato
introdotto dalla sola Orchestra; in rilievo Oboe e Violini prima che
si unisca il Pianoforte. Generalmente il carattere è dolce e sinuoso
con varie sfumature, non mancano tuttavia transizioni concitate. Una
cadenza brillante conduce direttamente al colorato finale.


III Movimento – Finale. Alla
breve
Energia festosa e irruente domina il Movimento finale che
contiene variazioni sui temi già ascoltati e anche qualche accenno
di Marcia; il Solista è impegnato in passaggi intricati e frasi
scorrevoli; grandiosa conclusione sulle potenti ottave del Pianoforte
e il crescendo dell’Orchestra.



I. Allegro ma non tanto
II.
Intermezzo. Adagio (19:08)
III. Finale. Alla breve (30:12)



31 agosto 2026

24 agosto 2026

MUSICA - S. RACHMANINOV - CONCERTO PER PIANOFORTE N. 3

 


Concerto per pianoforte n. 3 in re minore, Op. 30


#Music #History #Rachmaninov #Piano #Orchestra #Rach3

Musica: Sergej Rachmaninov (1873 - 1943)
  1. Allegro ma non tanto
  2. Intermezzo: Adagio
  3. Finale: Alla breve
Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, tamburo, archi
Composizione: estate 1909
Prima esecuzione: New York, Metropolitan Opera House, 28 Novembre 1909
Dedica: J. Hofmann

Pianista eccelso, tra i più grandi in un'epoca che non è stata certo avara di virtuosi della tastiera degni d'entrare nella leggenda, Sergej Rachmaninov ha faticato molto a farsi accettare come compositore, soprattutto dal pubblico e dalla critica occidentali. Il pubblico applaudiva in lui l'ultimo dei grandi pianisti-compositori di stampo ottocentesco e voleva sentire sempre e soltanto le sue composizioni pianistiche - meglio se suonate da lui stesso - mentre accoglieva senza alcun entusiasmo i suoi lavori più ambiziosi, come le sinfonie, da cui Rachmaninov sperava d'ottenere il pieno riconoscimento della propria statura di compositore. La critica lo considerava il retrogrado rappresentante d'un romanticismo ormai corrotto e ridotto a psicologismo sentimentalistico o - peggio - non lo prendeva nemmeno in seria considerazione, vedendolo come un compositore della domenica, che si ostinava a scrivere musica senza rassegnarsi al destino che ne aveva fatto uno straordinario pianista ma non un grande creatore. Invece Rachmaninov era un artista completo, che però riuscì a esprimersi pienamente soltanto fino a quando non rescisse il cordone ombelicale con la terra e la cultura russe: la sua vena creatrice s'inaridì quando, dopo la rivoluzione del 1917, scelse d'andare in esilio in America, paese che non amava affatto, perché il pubblico americano, al di sotto delle fragorose manifestazioni d'entusiasmo, era sostanzialmente freddo e la vita americana era dominata dalla fissazione del guadagno. Non è un caso che poche sue composizioni rechino una data successiva al 1917.
Solamente da qualche anno si comincia a valutare più attentamente la musica di Rachmaninov e di conseguenza ci si sta rendendo conto che è un compositore più complesso di quanto si credesse. Non c'è solo il suo rapporto privilegiato col pianoforte, che era per lui il tramite per esprimere la propria personalità nei suoi aspetti più soggettivi e intimi, secondo una concezione tardoromantica della musica come confessione, che «nasce solo dal cuore e si rivolge al cuore», che «è amore», che «ha per sorella la poesia e per madre la sofferenza», che deve «esprimere la personalità dell'autore, il suo paese natale, i suoi amori, la sua religiosità» ed essere «la somma totale delle sue esperienze». C'è anche un altro Rachmaninov, artista di ampi orizzonti, di nobili aspirazioni e di molteplici talenti e autore di lavori fino a ieri trascurati, come l'opera Il cavaliere avaro, il poema sinfonico L'isola dei morti, i cori della Liturgia di San Giovanni Crisostomo e del Vespro.
Comunque il Rachmaninov più eseguito e popolare resta quello pianistico, che si affida ad una vena melodica turgida e ad un lirismo espanso, che cerca l'espressione diretta e immediata delle emozioni, che non disdegna di rafforzare l'effetto con esibizioni virtuosistiche, che ritiene secondari i problemi della forma e dello stile: bisogna però stare attenti a non ripetere per boria intellettualistica l'errore già commesso con Tchajkovskij, fino a pochi anni fa ritenuto anch'egli "facile", superficiale, sentimentalistico e decadente e ora rivalutato dalla critica più avvertita e sofisticata come uno dei musicisti più importanti della seconda metà del diciannovesimo secolo. Anche Rachmaninov incarna le contraddizioni della vecchia Europa al passaggio tra diciannovesimo e ventesimo secolo, quando le ultime passioni e gli ultimi entusiasmi dell'età romantica si spegnevano nel senso d'impotenza, nel pessimismo e nella nevrosi, a cui molti cercavano di reagire abbarbicandosi ad affetti e valori in dissolvimento: questa difficoltà a entrare in sintonia con i tempi nuovi e a capire dove il mondo e l'umanità stessero andando, insomma questo rifiuto della modernità è non solo tipico della cultura russa ma è anche un atteggiamento in realtà modernissimo.
Rachmaninov era da poco uscito da un grave esaurimento nervoso quando, nell'estate del 1909, si rifugiò nella tenuta della famiglia di sua moglie a Ivanovka, nel sud della Russia, per liberarsi dagli ultimi strascichi del male e per recuperare le forze in vista della sua prima tournée americana, che l'avrebbe impegnato a partire dal mese di novembre di quell'anno. Trascorse quei mesi estivi passeggiando, andando a cavallo e seguendo attivamente i lavori agricoli. Ritrovò così la serenità e la fiducia in se stesso e si mise al lavoro con grande fervore creativo: il risultato fu il Concerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra, Op. 30, uno dei suoi lavori più felicemente riusciti. Nonostante le pressioni per eseguirlo in Russia, volle riservarne la prima esecuzione alla sua tournée americana e lo presentò a New York il 28 Novembre, con Walter Damrosch sul podio; il 16 Gennaio successivo, quando la sua tournée stava per concludersi, ne diede una seconda esecuzione newyorchese, questa volta diretta da Gustav Mahler.
L'accoglienza del pubblico fu molto calorosa, ma la critica fece numerose riserve, che riguardavano soprattutto gli aspetti formali: «II Concerto è troppo lungo e non ci sono i necessari contrasti ritmici e armonici tra il primo movimento e il resto dell'opera [...] Ha le caratteristiche di un'improvvisazione dal linguaggio poco studiato e imprevedibile ma anche molto incline alle ripetizioni». Non piacquero neanche «la melanconia dell'inazione, la rassegnazione, la rinuncia e la mancanza di fiducia in sé, che non raggiungono, come in Tchajkovskij, i vertici della passione tumultuosa e della grande tragedia». Ma in Russia la critica dimostrò una maggiore affinità col mondo espressivo di Rachmaninov e una comprensione più acuta della tutt'altro che debole struttura di questo suo concerto, in cui riconobbe «gli aspetti migliori del suo potere creativo, sincerità, semplicità e chiarezza del pensiero musicale» e anche «una forma nitida e laconica e un'orchestrazione semplice e brillante». In effetti Rachmaninov utilizza qui un'ampia orchestra tardo-ottocentesca, ma, tranne che nei punti culminanti, ricerca sonorità delicate e quasi cameristiche. Anche la scrittura pianistica alterna pagine dense e complesse ad altre chiare e trasparenti: soltanto un grande virtuoso può valorizzare tutta la versatilità richiesta da Rachmaninov al suo strumento, dalla cantabilità lirica all'agilità fulminante, dalla delicata limpidezza alla sgargiante potenza, senza doversi rifugiare in un pathos fastidioso o in una confusione sonora mimetizzata dall'uso eccessivo del pedale. L'architettura di questo ampio lavoro è sicura, complessa, solida e rappresenta un po' il punto d'arrivo di tutto quanto Rachmaninov aveva sperimentato nelle opere precedenti.
L'intero Concerto si evolve in modo naturale da un'idea fondamentale, che si sviluppa nel corso del primo e del terzo movimento, mentre il secondo è un ampio momento di respiro che serve come intermezzo. L'idea alla base dell'intero Concerto è il tema in ritmo puntato affidato all'inizio dell'Allegro ma non tanto a clarinetti, fagotti e violoncelli sull'accompagnamento degli strumenti ad arco e, dopo due battute, assunto e ampliato dal pianoforte. Per la sua spontaneità e naturalezza questa melodia tranquilla, quasi esitante, fu scambiata da qualcuno per un canto tradizionale russo, ma Rachmaninov intervenne a spiegarne l'origine: «Semplicemente si è scritta da sola. Se avevo in mente qualcosa nel comporre questa melodia, stavo pensando semplicemente al suono. Volevo che il pianoforte cantasse la melodia come l'avrebbe cantata un cantante». Il tema è subito ripetuto da corni e viole sugli arpeggi del pianoforte e quindi si avvia una transizione, che comprende una breve cadenza solistica. Il tempo diventa più moderato per preparare il secondo tema, in si bemolle maggiore, consistente in un motivo dal carattere di fanfara che si trasforma in una melodia triste e raccolta del pianoforte solo. Il ritorno delle battute iniziali segna l'inizio della parte centrale del movimento, consistente in gran parte nello sviluppo del primo tema: il culmine di questa fase è segnato dall'accelerazione del tempo iniziale, che diviene prima Allegro e poi Allegro molto, alla breve e dalla parallela intensificazione della dinamica, che giunge fino al "foltissimo molto marcato", per poi trasformarsi improvvisamente in "pianissimo", senza però rallentare il tempo fino all'inizio della cadenza del pianista, eccezionalmente ampia e complessa. In una prospettiva totalmente nuova rispetto alle regole formali classico-romantiche, Rachmaninov elimina la ripresa della parte iniziale e la sostituisce con questa cadenza, che ne svolge le funzioni: infatti nella prima parte (fino ai brevi interventi solistici di flauto, oboe, clarinetto e due corni) è basata sul primo tema, mentre nell'ultima parte si ricollega al secondo gruppo tematico. Il movimento si conclude con una coda, che suona come una ricapitolazione dei motivi principali del movimento.
L'ampio Intermezzo (Adagio) comincia con un delicato tema di tre note, appena sussurrato dagli archi e subito ripreso dall'oboe e dal clarinetto. In questa atmosfera melanconica tipica di Rachmaninov l'entrata del solista con una frase fortemente cromatica introduce un elemento di sotterranea agitazione, per poi intonare nella lontana tonalità di re bemolle maggiore una melodia fervida e nostalgica, cui l'orchestra risponde evocando il tema iniziale del primo movimento. In un'altra tonalità lontana (fa diesis minore), in tempo poco più mosso e in un danzante ritmo di 3/8, il clarinetto e il fagotto introducono un motivo malinconico, avvolto dal pianoforte in una filigrana leggera e trasparente di terzine. Il ritorno delle prime battute di quest'Intermezzo serve come transizione al Finale (Alla breve), una danza frenetica in re minore, che riserva al pianoforte difficoltà quasi impossibili. Come già accennato, la ripresa di alcuni temi lega questo terzo movimento al primo: il marcato ritmo iniziale è infatti una versione arricchita delle due battute iniziali del Concerto. Ma come secondo tema Rachmaninov presenta - facendola precedere da un pesante e percussivo motivo di contrasto — una nuova melodia, lunga e sinuosa, che tocca diversi toni e colori. La sezione centrale di questo finale è uno scherzando, fondato ancora una volta su referenze al primo (e anche al secondo) tema del movimento iniziale: da notare come la scintillante e metallica sonorità pianistica sembri qui anticipare due compositori della generazione successiva, Prokofiev e Shostakovic. Il ritorno con andamento ancora più ritmico e marziale del primo tema di questo movimento segna l'inizio d'una ripresa molto libera, che culmina in una nobile apoteosi dell'espansivo secondo tema. Dopo un'altra ampia cadenza del pianoforte, la coda fornisce una conclusione elettrizzante in accelerando.

02 agosto 2026

MUSICA - ROYAL ALBERT HALL - 3 AGOSTO 2026

Lunedì 3 Agosto 2026

#Music #Proms #Concert #RoyalAlbertHall #London #Uk

Royal Albert Hall


Knussen Flourish with Fireworks 4’ 
Rachmaninov Rhapsody on a Theme of Paganini 22’ 


Shostakovich Symphony No. 11 in G minor, ‘The Year 1905’ 55’

Kirill Gerstein piano

Royal Scottish National Orchestra 
Thomas Søndergård conductor 




31 luglio 2026

MUSICA - S. RACHMANINOV - CONCERTO PER PIANOFORTE ED ORCHESTRA N. 3


 #Music #Rachmaninov #Piano #Orchestra #Video #Fedorova #History



Sergej Rachmaninov – Concerto per
Pianoforte e Orchestra n. 3 in Re minore, Op. 30


Maestoso, irto di difficoltà, il
Concerto n. 3 di Rachmaninov per Pianoforte e Orchestra gode di
grande popolarità, specialmente dopo l’uscita del Film “Shine”
del 1996 che narra la drammatica Storia del Pianista australiano
David Helfgott; richiede al solista grande abilità tecnica e molta
resistenza, pertanto spesso è scelto come banco di prova per i
giovani aspiranti virtuosi.


Rachmaninov
scrive questo Concerto nella quiete del villaggio di Ivanovka,
completandolo a Settembre del 1909 poco prima di imbarcarsi per gli
Stati Uniti; lo esegue lui stesso al Pianoforte con l’Orchestra
Sinfonica di New York diretta da Walter Damrosch il 28 Novembre e
successivamente verrà riproposto da Gustav Mahler con la Filarmonica
di New York.


Il Concerto n. 3 in Re minore è
suddiviso in tre movimenti, il secondo e terzo eseguiti senza
soluzione di continuità :
I Movimento – Allegro ma non tanto
Il
tema principale, introdotto dal Pianoforte, è ispirato al folklore
russo; inizialmente malinconico, riflessivo, si sviluppa con
figurazioni complesse, con note ribattute e arpeggi ed è contrastato
da episodi più ritmici. Una lunga cadenza del Pianoforte precede la
chiusura del movimento affidata alla riesposizione del tema
principale e a una breve coda.


II Movimento – Intermezzo. Adagio
Il
Movimento centrale si apre con un Tema lirico e appassionato
introdotto dalla sola Orchestra; in rilievo Oboe e Violini prima che
si unisca il Pianoforte. Generalmente il carattere è dolce e sinuoso
con varie sfumature, non mancano tuttavia transizioni concitate. Una
cadenza brillante conduce direttamente al colorato finale.


III Movimento – Finale. Alla
breve
Energia festosa e irruente domina il Movimento finale che
contiene variazioni sui temi già ascoltati e anche qualche accenno
di Marcia; il Solista è impegnato in passaggi intricati e frasi
scorrevoli; grandiosa conclusione sulle potenti ottave del Pianoforte
e il crescendo dell’Orchestra.



I. Allegro ma non tanto
II.
Intermezzo. Adagio (19:08)
III. Finale. Alla breve (30:12)


04 marzo 2026

MUSICA - STORIA - S. RACHMANINOV - SEI MOMENTI MUSICALI


Sergej Rachmaninov – Sei Momenti Musicali Op. 16

#History #Music #Piano #Rachmaninov #SeiMomentiMusicali

La raccolta intitolata “Sei Momenti Musicali” fa emergere per la prima volta nella sua interezza le caratteristiche peculiari dello stile compositivo di Rachmaninov: la densità sonora, lo spessore armonico, le tensioni melodiche, gli accenti emotivi tardo-romantici.


Questi sei Brani, ormai entrati nel Repertorio pianistico, nascono come reazione ad un brutto evento: un furto durante un viaggio aveva privato Rachmaninov di una considerevole somma di denaro.

Nel 1896 il Compositore, per garantirsi un sostegno economico, non aveva esitato a comporre Canzoni e brevi Pezzi per il Pianoforte facilmente commerciabili; i “Sei Momenti Musicali”, completati a Dicembre di quell'anno e dedicati all'amico Musicologo Zataevič, non sono tuttavia brani semplici, anzi mettono in luce le capacità virtuosistiche del Compositore e la sua volontà di affermarsi con uno stile proprio.

Nell'Opera sono presenti diverse forme musicali, il Notturno, la Romanza, la Barcarola, lo Studio, il Tema con Variazioni.


N. 1 – Andantino (Si bemolle minore)
Il primo Brano, il più lungo dei sei, riunisce la forma del Notturno e del Tema con Variazioni.

È suddiviso in tre Sezioni; la prima propone una bella melodia dai tratti tipici di un notturno, una transizione conduce alla seconda (Con moto), costituita da una serie di variazioni del tema iniziale. La terza sezione comprende un’ultima variazione e, in chiusura, la ripresa della melodia sincopata d’apertura.


N. 2 – Allegretto (Mi bemolle minore)
Breve e in contrasto con la melodia lirica precedente, il secondo “Momento Musicale” evoca un tipico studio pianistico nello stile di Fryderyk Chopin. Composizione brillante, ricca di Variazioni dinamiche, si conclude con una cadenza tranquilla.


N. 3 – Andante cantabile (Si minore)
Questo Brano è un insieme di romanza senza parole e marcia funebre.

La melodia iniziale, accompagnata da un basso staccato, ricorda una marcia nobile e maestosa; il tema poi diventa più diluito e si snoda come una vera e propria marcia funebre.


N. 4 – Presto (Mi minore)
Il quarto “Momento Musicale” presenta notevoli difficoltà esecutive; ricorda studi pianistici di Chopin e Czerny ed è in forma ternaria con una coda.

L’introduzione in fortissimo è seguita da ripetute figurazioni in pianissimo nella mano destra mentre la sinistra esegue scale ascendenti. Frequenti intervalli di ottave e rapide sestine richiedono al pianista precisione e resistenza.


N. 5 – Adagio sostenuto (Re bemolle maggiore)
Il quinto Brano ha carattere estatico, sognante; il suo ritmo irregolare lo rende simile a una barcarola. La melodia si esprime soprattutto con accordi, l’accompagnamento è sobrio ma dinamico.


N. 6 – Maestoso (Do maggiore)
L’ultimo “Momento Musicale” è scritto in forma di Studio; probabilmente è il più difficile dei sei. La melodia potente e impetuosa è accompagnata da rapide figurazioni sia nella mano destra che nella sinistra; il climax centrale e quello conclusivo sono ad alta intensità sonora.

MARINA MORGAN

Marina Morgan , nasce il 10 Settembre 1943. Annunciatrice televisiva, Conduttrice televisiva, Attrice italiana. #MarinaMorgan   #Italy   #...