02 aprile 2026

LIBRI - ' LA VITA NUOVA ' - DANTE ALIGHIERI

La Vita nuova è la prima opera di attribuzione certa di Dante Alighieri, scritta tra il 1293 e il 1294. Si tratta di un prosimetro nel quale sono inserite 31 liriche (25 sonetti, 1 ballata, 5 canzoni) in una cornice narrativa di 42 capitoli.

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La Vita nuova, nell'edizione critica curata da Michele Barbi per la Società Dantesca Italiana nel 1907 e rivista nel 1932, si basa su circa quaranta manoscritti. Oltre a quelli principali, nel XX secolo, sono stati ritrovati altre parti del testo, come il Frammento Trespiano (Ca); nell'insieme, l'opera risulta composta da 42 capitoli e 31 liriche.

La recente edizione critica dell'opera curata da Stefano Carrai - che attinge in particolare al manoscritto Chigiano L.VIII. 305, il più antico di tutti, risalente alla metà del Trecento - propone invece una suddivisione diversa, in 31 capitoli, corrispondenti esattamente al numero delle liriche.

La composizione, sotto il profilo dei contenuti, si apre con un brevissimo proemio. In esso Dante sviluppa il concetto di memoria (il libro della memoria) in quanto magazzino di ricordi che permette di ricostruire la realtà non in ogni suo dettaglio, ma con una visione di insieme, ricordando cioè l'avvenimento generale.

Dante narra di incontrare per la prima volta Beatrice quand'egli aveva appena nove anni e nove mesi e lei nove anni e tre mesi (il numero nove, evidente richiamo alla Trinità appare diverse volte nell'opera: rappresenta il miracolo).

L'opera è suddivisa in 3 fasi.

Una prima fase in cui Beatrice gli concede il saluto, fonte di beatitudine e salvezza (dal latino salutem).

Tuttavia a causa dei rituali dell'amor cortese, si sforza di tenere nascosta l'identità dell'amata, perciò finge di rivolgere il suo amore ad altre donne definite "dello schermo", in tal modo protegge il suo amore dai "malparlieri", la finzione suscita le chiacchiere della gente, e ciò provoca lo sdegno di Beatrice la quale nega il saluto a Dante.

Suddetto a seguito della privazione del saluto della sua donna entra in un periodo di sofferenza (utilizzando il modello della poesia di imitazione Cavalcantiana, imperniata sull'analisi dei tormenti provocati sull'amore); però Dante si accorge che il fine dell'amore non è più il saluto della donna, ma è la lode alla gentilissima.

Ergo la seconda fase è l'amore fine a se stesso.

Una terza fase in cui Beatrice muore e il rapporto non è più tra il poeta e la donna amata, ma tra il poeta e l'anima della donna amata.

Dal primo incontro di Dante e Beatrice inizia la "tirannia di Amore" che egli stesso indica come causa dei suoi comportamenti. Rivedrà poi la sua "musa" all'età di diciotto anni (1283) e dopo aver sognato il dio Amore mentre tiene in braccio Beatrice che piangendo mangia il suo cuore, compone una lirica in cui chiede ai poeti la spiegazione di tale sogno allegorico. Nessuno dei poeti dà la risposta che a posteriori, secondo Dante è quella corretta, cioè un presagio della morte giovanile di Beatrice, ma leggendo quel sonetto Cavalcanti decide di volere stringere amicizia con Dante, tanto da divenire "il primo delli soi amici". Per non compromettere Beatrice, il poeta finge di corteggiare altre due donne dette dello "schermo" indicategli da Amore, e soprattutto dedica a loro i suoi componimenti: Un giorno, mentre il poeta e Beatrice di trovano in chiesa, Dante guarda la sua amata ma tutti credono che rivolga la sua attenzione a un'altra donna che si trova tra i due, per cui si crea un equivoco: Dante non fa nulla per chiarirlo e lascia che tutti pensino che i suoi versi siano dedicati a questa donna-schermo, per non danneggiare la reputazione di Beatrice. Quando la donna-schermo deve lasciare Firenze, Amore suggerisce a Dante di usare una seconda donna per continuare l'equivoco, ma stavolta Beatrice non gradisce il comportamento del poeta e gli nega il saluto. Dante ne è sconfortato e soffre molto, specie quando incontra nuovamente Beatrice a una festa e viene preso "a gabbo" (viene deriso) da altre donne perché lui, alla vista dell'amata, è colto da turbamento. In seguito Dante riflette sul fatto che farebbe meglio ad evitare di incontrare Beatrice, visto che la sua presenza gli provoca tanta sofferenza, e conclude che in ogni caso il suo amore per lei è troppo forte per consentirgli di evitarla, anche se ciò è motivo per lui di strazio e derisione. Un giorno, mentre cammina per la città, Dante incontra un gruppo di donne che gli chiedono perché continui ad amare Beatrice visto che non sostiene neppure la sua presenza: Dante riflette e comprende che la sua felicità non deve essere riposta nel saluto o nel riconoscimento che può dargli Beatrice, bensì nelle parole di lode che lui le rivolge nelle sue poesie. Ha inizio la fase delle cosiddette "nove rime", caratterizzata da poesie quali la canzone Donne ch'avete intelletto d'amore.

A questo punto ha inizio la seconda parte del prosimetro in cui Dante si prefigge di lodare la sua donna. In questa parte spicca il famoso sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare.

Morta Beatrice nel 1290, e conclusasi la seconda parte, dopo un periodo di disperazione, di cui non si forniscono numerosi dettagli, il poeta è attratto dallo sguardo di una "donna gentile".

Ben presto Dante comprende che l'interesse per questa nuova donna va allontanato e soffocato, poiché solo attraverso l'amore per Beatrice potrà raggiungere Dio. Ad aiutarlo in questa riflessione è il passaggio in Firenze di alcuni pellegrini diretti a Roma, che simboleggiano il pellegrinaggio intrapreso da ogni uomo verso la gloria dei cieli. Una visione gli mostra Beatrice nella gloria dei cieli e il poeta decide di non scrivere più di lei prima di esser divenuto in grado di parlarne più degnamente, ovvero di dirne "ciò che mai non fue detto d'alcuna". L'ultimo capitolo, in cui questa necessità è esposta, viene considerato una prefigurazione della Commedia. Beatrice è una figura angelica, circonfusa di un'aura di sacralità, che dalla sua prima apparizione avvince Dante e lo purifica, elevandone i sentimenti, riuscendo a riportarlo allo stesso livello di salute spirituale anche dopo morta, mantenendovelo per sempre: la sua funzione supera perciò la breve esperienza d'amore caratteristica degli altri poeti dello stilnovo, per diventare fondamento di eterna salvezza.

I capitoli in prosa rappresentano da un lato la narrazione vera e propria e dall'altro servono da spiegazione dei componimenti lirici. Le liriche furono scelte fra quelle che Dante aveva composto (a partire dal 1283) in onore di diverse figure femminili e, soprattutto, per la stessa Beatrice; in seguito ne vennero composte altre insieme alle parti in prosa.

Natalino Sapegno scrive:"Oltre gli esempi, non rari nella letteratura medievale da Boezio in poi, di opere miste di prosa e versi, le vida e le razó compilate in margine ai testi poetici provenzali costituiscono un modello più vicino e pertinente di questo narrare dantesco; salvo che qui la materia è autobiografica, sentita liricamente e non in forma aneddotica, e la struttura del racconto di gran lunga più organica e tutta ordinata secondo un concetto personale. Inoltre a ogni lirica segue o precede una "divisione", svolta secondo i procedimenti dell'esegesi medievale, e specialmente di quella applicata alle Sacre Scritture."

Il titolo Vita Nuova significa 'vita rinnovata e purificata dall'amore'.

Nella struttura dell'opera, oltre ovviamente ad essere evidenti le tematiche tipiche dei poeti del dolce stil novo (Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti ecc.) si ravvisano anche gli influssi della lirica provenzale, ad esempio nel capitolo V, dedicato alla cosiddetta "donna dello schermo" (con un chiaro riferimento al senhal) ma anche nel "sirventese sui nomi di belle donne" (cap. VI), dato che il sirventese era un componimento celebrativo tipico appunto della lirica trobadorica. Così pure il tema del "cuore mangiato" si rifà con evidenza al Compianto in morte di ser Blacatz di Sordello da Goito. L'influenza, in ogni caso, è non solo strutturale o concettuale ma anche testuale: si pensi per es. al sonetto Tutti li miei penser parlan d'amore (cap. XIII), dove il primo verso ricalca l'incipit della canzone di Peire Vidal Tuit mei consir son d'amor e de chan.

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