Il bambino da Cristo all'albero di Natale è un racconto di Natale scritto da Fëdor Dostoevskij nel 1876.
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Trama
L'autore premette di aver inventato questa storia, ma nonostante ciò, pensa che sia accaduta davvero in una grande città, la vigilia di Natale, durante un terribile gelo.
Il protagonista, un bambino di non più di sei anni, si sveglia in un seminterrato umido e gelido. Vestito solo con un leggero camiciotto, cerca di svegliare la madre, che giace su una branda, ma scopre con orrore che lei è "fredda come un muro". Spaventato dall'oscurità e dalla solitudine, il bambino prende il suo berretto ed esce in strada.
È la vigilia di Natale e la città è vivace e illuminata. Il bambino, abituato a un paese buio e povero, è abbagliato dalle luci e dalle vetrine. Si ferma a guardare una festa in una casa lussuosa e vede bambini che ballano, mangiano e giocano davanti a un albero decorato. In seguito, entra in un'altra casa dove si sta festeggiando, ma viene subito cacciato. Una signora gli dà una monetina, ma le sue dita sono così congelate che non riesce a tenerla e la moneta cade a terra, rotolando via.
Successivamente, il bambino si ferma davanti a una vetrina dove ci sono tre marionette vestite di rosso e verde che sembrano vive. Inizialmente pensa che siano vere persone, ma poi capisce che sono pupazzi e ne rimane affascinato. All'improvviso, un ragazzo più grande lo colpisce alla testa, gli ruba il berretto e lo fa cadere a terra. Spaventato, il bambino scappa e si rifugia in un cortile, nascondendosi dietro una catasta di legna.
Lì, stranamente, inizia a sentirsi caldo e a dormire. Gli sembra di sentire sua madre che canta e una voce tranquilla lo invita: "Vieni da me al mio albero di Natale, bambino". Improvvisamente si trova in un luogo luminosissimo: c'è un albero di Natale magnifico, circondato da bambini felici. Qui rivede sua madre, che gli sorride. Scopre di trovarsi davanti all'albero di Natale di Cristo, dove sono accolti tutti i bambini morti di freddo, fame o negligenza, diventati angeli. I bambini corrono dalle loro madri, che osservano commosse, per dir loro di non piangere, perché ora sono felici.
Il mattino seguente, i portinai ritrovano il corpo congelato del bambino dietro la legna. L'autore conclude che ha incontrato la madre morta prima di lui davanti al Signore, in cielo.
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