26 gennaio 2026

LIBRI - ' SIDDHARTA ' - HERMANN HESSE

Siddharta è un romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse edito nel 1922.

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Trama

Il libro narra la vita del giovane indiano Siddharta. Siddharta nasce in una benestante famiglia della casta dei brahimi, sacerdoti indiani che dedicano la vita alla celebrazione del culto religioso mediante preghiera e sacrifici agli dèi. In questo ambiente, Siddharta si distingue tra i brahimi per la precisione e puntualità nelle pratiche rituali, ma ben presto la sua necessità di ricerca prevale ed egli comunica al padre l’intenzione di abbandonare il culto: così inizia un viaggio di ricerca e liberazione dal proprio “Io”. Affiancato dall'inseparabile amico d'infanzia Govinda, per il quale egli rappresenta un punto di riferimento e del quale segue fedelmente ogni passo, decide di recarsi presso la comunità dei "Samana", asceti che vivono di poco o nulla, esperti nell’arte della meditazione e del digiuno, attraverso i quali i due imparano a penetrare tutto ciò che li circonda: animali, alberi, pietre, perfino una carogna, temporaneamente sottraendosi al proprio “Io”.

Dopo alcuni anni, esperto ormai nelle tecniche Samana, il desiderio di ricerca prevale nuovamente e conduce Siddharta ad abbandonare la comunità: egli ormai ha compreso che le tecniche apprese liberano solo temporaneamente dall’Io da cui egli fugge, e sempre lì, al termine, egli torna. Lui e Govinda decidono di partite e presto incontrano il Buddha Gotama. Essi sono estasiati dalla sua figura. Govinda frettolosamente ritiene questa la meta del loro cercare: unirsi al suo culto. Preso dall’impeto, perciò, comunica la sua intenzione, e si aspetta che Siddharta lo segua. Non è così, pur rispettando e comprendendo quella dell’altissimo egli deve cercare la propria via, Siddharta ormai ha capito, non passa per le parole di una dottrina comunicata da qualcun altro ma dalla propria esperienza. Ormai è troppo tardi, nella disperazione di Govinda, le strade dei due si separano. Dopo un colloquio con il santissimo Gautama, Siddharta comprende che quell’Io di cui cercava a tutti i costi di liberarsi per sottrarsi dal dolore, era l’oggetto di tutte le sue meditazioni, di tutti i suoi sforzi, dunque il centro della sua attenzione. Capisce dunque di non aver percorso la via giusta, ma che l’unico modo per prevalere su di esso fosse viverlo e comprenderlo. Egli decide dunque di cambiare strada, è “risvegliato” e sta compiendo i primi passi di una nuova vita che va vissuta appieno. Rimane quindi solo e nullatenente, ripudiato da se stesso, deciso però a conoscere il proprio io. Giunge in una città dove vede per la prima volta la bella e ricca cortigiana Kamala. Abbandonati i poveri abiti e sistematosi nell’aspetto, egli riesce ad ottenere da lei un colloquio e in poco tempo riesce a incontrarla. Nelle residenze di Kamala i due passano molto tempo a discorrere e diventano in breve tempo confidenti e poi amanti. Tramite Khamala, Siddharta conosce un mercante, Kamaswami, che lo assumerà come aiutante e del quale trarrà beneficio per la lungimiranza e pazienza di Siddharta. In questo modo il protagonista si arricchisce in denaro e conoscenze e compra addirittura una lussuosa residenza. Egli diventa un ricco signore che per anni vive la vita del lusso circondato da piaceri, in particolare cibo, vino, donne e gioco d'azzardo. Questa vita così diversa, inizialmente non dispiace all’ex Samana, ma in seguito lentamente egli si accorge di come essa lo stia “avvelenando” e intorpidendo e di come il suo animo stia diventando sempre più stanco. Dopo anni passati con Kamala, Siddharta, ormai non più ragazzo, si dispera, capisce il suo errore e scappa. Kamala è abbandonata dall'uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre.

Anche senza dichiararlo apertamente, l'autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio. Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell'ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: prima desiste dal suo intento grazie alla meditazione dell'Om, poi incontra Govinda divenuto monaco buddhista. L'amico subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L'incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno. Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita.

A quel punto si imbatte in un barcaiolo Vasudeva che insegna al ragazzo l'essenza dell'acqua, mostrandogli il proprio spirito, come se il fiume fosse un'entità viva, da ascoltare. Vasudeva, vive umilmente in una capanna ed è un grande ascoltatore. Egli condivide con Siddharta l'idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni ad ascoltare, a porger l'orecchio con serenità di cuore, con l'anima aperta, in attesa, senza passione, senza desiderio, senza giudicare. Siddharta decide di rimanere con Vasudeva e da costui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi. Un'altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c'è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l'attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile: ora Siddharta ha un figlio da crescere.

Come in tutti i romanzi c'è l'antagonista dell'eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Egli gli manca di rispetto e non lo riconosce. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Ascoltando la voce del fiume, tuttavia, il dolore di Siddharta si placa gradualmente e l'uomo ottiene una maggiore comprensione del mondo e di se stesso che arriverà al culmine con l'illuminazione.

Vedendo che finalmente l'amico ha raggiunto la sua meta, anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta. E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L'amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le loro vite, ma soprattutto Govinda chiede all'amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo in cui esprime il suo insegnamento morale, come una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato. Alla fine Govinda si accorge, con una sorta di visione, che Siddharta è anch'egli un buddha, ed è ormai unito all'ātman (l'anima del mondo), avendo raggiunto il nirvana in vita, come il suo maestro Gotama (e il barcaiolo Vasudeva). Il romanzo termina con un profondo inchino di rispetto di Govinda verso Siddharta.


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CORRADO AUGIAS

 Corrado Augias, nasce il 26 Gennaio 1935. Giornalista, Scrittore, Conduttore televisivo, Politico italiano. #CorradoAugias #Augias #Itali...