Il pap'occhio è un film del 1980 diretto da Renzo Arbore al suo esordio alla regia.
Il film vinse il "Biglietto d'oro", premio degli esercenti cinematografici.
Il musicista Renzo Arbore ha una visione di padre Gabriele, venuto a portare un'Annunciazione dal Vaticano: infatti, papa Giovanni Paolo II, dinamico e patito della modernità, guardando la televisione resta favorevolmente colpito da una campagna di promozione della birra di cui allora Arbore era testimonial e si convince a ingaggiarlo come il conduttore della nascente televisione di Stato vaticana.
Arbore e la compagnia de L'altra domenica si recano in Vaticano per mettersi all'opera ma un bigotto e tradizionalista prelato, rivisitazione del cardinale Richelieu, trama per sabotare l'iniziativa del pontefice, dapprima avvertendo i parroci d'Italia di inviare per i provini gli artisti più scadenti e poi corrompendo con trenta gettoni del telefono un incompreso Roberto Benigni. Nonostante tutto le trasmissioni hanno inizio, alla presenza del papa e dell'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Lo spettacolo inaugurale Gaudium Magnum è però realizzato nello stile demenziale di Arbore: la sigla è un canto religioso sulle note dell'inno del Partito Socialista Italiano, che suscita lo scandalo degli astanti.
A risolvere la situazione sopraggiunge il deus ex machina, ossia il Padreterno in persona a bordo di una fiammante vettura Fiat Panda targata PAR 0001, il quale irrompe negli studi sfondandone le pareti con una palla da demolizione – dichiarata citazione da Prova d'orchestra (1979) di Federico Fellini – mentre tutta la compagnia di Arbore viene inghiottita dalla terra e l'infido cardinale polverizzato all'istante. Infine dal Paradiso i protagonisti cantano tutti insieme When the Saints Go Marchin' In, che fa da sottofondo anche ai titoli di coda.
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