Al bagno pubblico o Ai bagni turchi è un Racconto di Anton Čechov strutturato in due sezioni, pubblicato in volume nel 1899, unione di due Racconti indipendenti pubblicati in precedenza su riviste rispettivamente nel 1883 e nel 1885.
Il racconto è diviso in due sezioni, ciascuna delle quali è ambientata in un bagno pubblico russo, ossia una struttura dove numerosi soggetti privi di vestiti si sottopongono a bagni di vapore e docce fredde simili alle saune finlandesi.
Nella prima sezione, il barbiere Michajl, il quale svolge nel bagno pubblico anche attività paramediche quale il taglio di calli o l'applicazione di sanguisughe, conversa con i potenziali clienti. Il barbiere è un bigotto ed esprime opinioni conservatrici del tipo, "le ragazze d'oggi sono troppo libere per colpa dell'istruzione di massa". Michajl viene redarguito da uno sconosciuto le cui idee appaiono allo stesso Michajl sovversive. Il barbiere si reca dal gestore del bagno per avvertirlo che in sala c'è un individuo politicamente pericoloso da segnalare alla polizia, ed apprende che in realtà è stato redarguito da un diacono. Mortificato, Michajl ritorna in sala per chiedere perdono al religioso.
Nella seconda sezione, due anziani frequentatori del bagno pubblico, Nikodim Egoryč Potyčkin e Makar Tarasyč Peškin discutono sul matrimonio; in particolare, Nikodim chiede a Makar come mai sua figlia Daša, nonostante l'avvenenza e la condotta irreprensibile, non si sia ancora sposata. Makar risponde che la causa è la mancanza di serietà («L'uomo è viziato, stupido e libero pensatore») da parte dei numerosi pretendenti della figlia, tutti per un motivo o per l'altro ritiratisi prima del matrimonio. Per l'ultimo di questi pretendenti il matrimonio non è avvenuto per un errore di calcolo fatto dallo stesso Makar: il pretendente, un uomo nobile il quale amava Daša alla follia, voleva una dote di 8500 rubli, Makar non era disposto a offrirne più di 8200.
Nessun commento:
Posta un commento