10 gennaio 2026

TEATRO - ' IL BERRETTO A SONAGLI ' - LUIGI PIRANDELLO

Il berretto a sonagli è una commedia in due atti dello scrittore italiano Luigi Pirandello, composta nel 1916.

#Theater #Pirandello

Trama

Primo atto 

Beatrice Fiorica viene a sapere dalla cosiddetta Saracena che suo marito, il cavalier Fiorica, ha una tresca con Nina, giovane moglie del suo scrivano Ciampa; la Saracena aizza la sua gelosia rivelandole che Nina suole sfoggiare, in assenza del legittimo marito, i preziosi gioielli donatile dall'amante: infatti quest'ultimo, tornando il mattino dopo da un viaggio a Palermo, donerà all'amante una preziosissima collana. Tradita e vilipesa, Beatrice cede ai suoi umori mutevoli e decide di convocare a sé il delegato Spanò per sporgere denuncia per adulterio nei confronti del marito; nulla può la vecchia donna di servizio Fana, che con tutte le sue forze cerca di convincere Beatrice a desistere.

Mentre attende l'arrivo di Spanò, Beatrice riceve la visita di suo fratello, il viveur Fifì, che le restituisce parte di una somma che lei gli aveva prestato per pagare dei debiti di gioco. Il ragazzo è a conoscenza dei piani della sorella e tenta di dissuaderla, poiché un tale scandalo causerebbe la rovina dell'intera famiglia; Beatrice però insiste nel suo proposito, dichiarando che preferisce la libertà alla ricchezza. Mentre i due battibeccano arriva Ciampa, convocato da Beatrice: la donna, che non gli risparmia insulti e insinuazioni, gli ordina di recarsi a Palermo in modo da avere campo libero per attuare il suo piano, e per sommo dileggio gli chiede di comprare coi soldi restituitile da Fifì una collana identica a quella che il Cavaliere donerà a Nina. Ciampa, servile, sopporta tutte le umiliazioni inflittegli dalla donna, ben consapevole di dipendere economicamente dai Fiorica; tuttavia la invita sottilmente a usare la ragione e a dare una giratina allo strumento:

«BEATRICE: Lo strumento? Che strumento?

CIAMPA: La corda civile, signora. Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d'orologio in testa.
(Con la mano destra chiusa come se tenesse tra l'indice e il pollice una chiavetta, fa l'atto di dare una mandata prima sulla tempia destra, poi in mezzo alla fronte, poi sulla tempia sinistra.)
La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte.   Ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati.   Non si può.   Io mi mangerei   per modo d'esempio   il signor Fifì.   Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa:   «Oh, quanto m'è grato vedervi, caro il mio signor Fifì!». Capisce, signora? Ma può venire il momento che le acque s'intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr'otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!»

Uscito Ciampa arriva il delegato Spanò, il quale cerca di sottrarsi all'ingrato compito di accettare la denuncia per non dover poi tentare di cogliere il Cavaliere in flagrante con Nina; a nulla valgono tuttavia le sue proteste, né quelle di Ciampa che, poco dopo, torna in compagnia della stessa Nina proponendo che ella rimanga a far compagnia a Beatrice in attesa che torni il Cavaliere. Furiosa per aver visto la sua rivale Beatrice scaccia i due coniugi, non prima di essersi fatta consegnare da Ciampa le chiavi dello sgabuzzino dove i due amanti sono soliti incontrarsi, in modo che Spanò possa organizzare l'imboscata.

Secondo atto

Sono passati due giorni. La perquisizione ordita da Beatrice e Spanò ha portato all'arresto del cavalier Fiorica e di Nina: la donna esulta della sua vendetta, senza sapere che il delegato Spanò, per non compromettersi con il Cavaliere, ha evitato di partecipare all'azione mandando al suo posto un inetto collega calabrese il quale, pur avendo con tutta probabilità colto in flagrante la coppia adultera, ha redatto un verbale sconclusionato dietro dettatura dello stesso Spanò. Il delegato, per non mettersi contro il Cavaliere, cerca infatti di imbrogliare le carte suggerendo che l'arresto sia stato motivato non dall'adulterio, ma da un presunto attacco d'ira: secondo il verbale l'incontro tra i due amanti sarebbe stato casuale e assolutamente casto; provocato dall'ingiusta perquisizione, il Cavaliere sarebbe dunque montato su tutte le furie oltraggiando le forze dell'ordine; Nina, invece, sarebbe stata arrestata poiché vestita "in maniera sconveniente", ma non certo nuda come insinua Beatrice. A peggiorare le cose ci sarebbe che la denuncia di Beatrice sarebbe nata da un pettegolezzo e non da prove concrete; lo stratagemma della collana, infine, potrebbe ritorcerlesi contro, poiché quella donata a Nina dal Cavaliere può essere scambiata con quella comperata da Ciampa. Beatrice è sconvolta da queste rivelazioni, ma ancora non cede: anche se i due amanti venissero rilasciati lo scandalo è ormai scoppiato, ed è assai difficile che la gente del posto possa credere veramente alla versione di Spanò. Fifì e la madre dei due fratelli, donna Assunta, tentano di convincere Beatrice a ritirare la denuncia e allontanarsi per qualche tempo da casa, ma invano.

A quel punto arriva Ciampa, fuori di sé dalla rabbia e dal dolore; l'uomo rivela a Beatrice di aver sempre nutrito, come lei, il sospetto della tresca tra Nina e il Cavaliere, ma che a differenza sua aveva sempre evitato di indagare poiché l'amore verso sua moglie e la dipendenza dai Fiorica erano tali da indurlo a soprassedere. Durante la visita di due giorni prima, Ciampa aveva tentato di dissuadere Beatrice dai suoi propositi, i quali hanno avuto l'unico effetto di marchiare d'infamia tre persone: il Cavaliere e Nina come adulteri, e lui stesso come becco, ossia cornuto. L'unico modo per salvare il suo onore, a questo punto, sarebbe uccidere i due amanti: Ciampa minaccia inoltre di morte chiunque si frapponga tra lui e questo proposito, gettando nella disperazione tutti i presenti.

Beatrice comprende l'enormità del suo gesto e dichiara di non volere la morte di suo marito e di Nina; Ciampa riesce quindi a capovolgere la situazione in suo favore proponendo di avvalorare la tesi del delegato con uno stratagemma: bisognerà far credere a tutti che Beatrice sia pazza e che abbia totalmente immaginato il tradimento. L'idea di Ciampa piace a tutti tranne naturalmente a Beatrice; messa sotto pressione da sua madre e da Fifì, la donna viene però indotta a convincersi che per il bene di tutti sia meglio recitare il ruolo della pazza e farsi ricoverare per qualche tempo in una casa di cura. Come Beatrice impara a sue spese, mostrare in faccia a tutti la nuda verità si rivela quindi assai problematico:

«BEATRICE. Pazzo da chiudere sarete voi!
CIAMPA. Nossignora, Lei. Per il suo bene! E lo sappiamo tutti qua, che Lei è pazza. E ora deve saperlo tutto il paese. Non ci vuole niente, sa, signora mia, non s'allarmi! Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che Lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!»

Beatrice comincia a gridare contro Ciampa e gli altri presenti, che la trascinano via. Rimasto solo, lo scrivano esplode in una selvaggia risata, amara e liberatoria al tempo stesso.

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