Le Rapsodie Ungheresi (S. 244) sono una raccolta di 19 brani per pianoforte composti da Franz Liszt.
La Rapsodia n. 13 è in la minore e dedicata al Conte Leo Festetic.
È in tonalità di La minore che mantiene per quasi tutto il brano senza questa volta alternare minore e maggiore tra le danze come in molte altre rapsodie. La caratteristica peculiare di questo brano è l'insistenza dell'utilizzo della scala armonica che caratterizza il primo tema del Lassan (btt. 4-8) ripetuto con ogni sorta di abbellimento fino a battuta 25. Da qui entra il secondo tema che contrasta col primo ed è in la maggiore ed è esposto con insistenza fino a battuta 37. Dalla battuta 38 fino alla 100 i due temi si incrociano e si fondono creando un unico amalgama che culmina nella lunga cadenza (btt. 83-84) a cui segue poi una coda in pp che da un'idea di dissoluzione e che termina la parte lenta ed espressiva della rapsodia. In questo pezzo la distinzione tra le due danze torna ad essere netta e fortemente contrastante sebbene entrambe mantengano la stessa tonalità. La Friska è anch'essa bitematica con un primo tema vario e guizzante alle batt. 101-124 ed un secondo tema più melodico alle batt- 125-147 a cui segue una coda in dominante (Mi maggiore). Ciò che segue è una lunga cadenza che varia alcuni elementi dei due temi brevemente esposti e porta alla conclusione di bravura in la maggiore in ff.
La Rapsodia n.14 in fa minore è dedicata a Hans Von Bulow ed è la più corposa della raccolta, molto varia ed articolata con dei temi caratteristici, cara a Liszt tanto che ne fece una versione per pianoforte ed orchestra denominata Fantasia Ungherese. Il pezzo inizia con l'esposizione del tema caratteristico e monolitico in fa minore (btt. 1-28) lento e ad imitazione dell'orchestra in un corteo funebre. Appena terminata la lenta esposizione il medesimo tema viene ri-esposto in fa maggiore (btt. 29-80) e successivamente variato in forma più o meno elaborata fino alla brusca conclusione dell'episodio. Alla battuta 81 il tempo cambia da 4/4 a 2/4 e comincia un Allegretto in re maggiore che dura fino a battuta 125 e che costituisce la prima parte di un lungo episodio centrale su temi ungheresi e che è caratterizzato da atteggiamenti contrastanti: da btt. 81 a btt. 92 si alternano una proposta in re, dominante di sol, seguita da una risposta in sol maggiore poi, dopo una breve cadenza in cui si richiama il tema principale della rapsodia, un breve inciso Allegro termina questa prima esposizione e consente al ciclo di ripartire (btt. 93-96). Come da prassi nelle rapsodie di Liszt segue la ripetizione variata di quanto appena esposto e la conclusione in mi maggiore che è a sua volta dominante di la minore e ciò crea un clima di attesa e sospensione in vista della nuova sezione in arrivo (btt. 97-125). Dalla battuta 126 alla 200 c'è un lungo episodio in la minore in cui viene esposto e variato un altro tema, completamente nuovo e che sembra una logica conseguenza dell'episodio precedente solo per la tonalità; tale tema viene rotto solo una volta da un articolato inciso da battuta 145 a 160 che sostanzialmente riprende il gesto dell'episodio precedente, l'Allegretto, ma che fa per la prima volta echeggiare il tema della Friska che arriverà più avanti. Questa lunga sezione centrale termina con una progressione in crescendo che si conclude alla battuta 200 prima di un ultimo ritorno del tema iniziale in re bemolle maggiore (btt. 201-214) che con una lunga cadenza porta alla fine alla Friska vera e propria in fa maggiore, ultimo episodio della lunga rapsodia (btt. 215-fine) e che è condotta da una rielaborazione di alcuni frammenti tematici precedenti: l'Allegro Vivace delle battute 145-160 per la prima lunga frase (btt. 215-230) e l'Allegretto alla zingarese per la frase successiva (btt. 231-247). Alle battute 248-280 compare una rielaborazione anche dell'Allegretto che aveva iniziato l'episodio centrale ed a cui seguono ulteriori variazioni degli elementi tematici esposti alternandoli prima in f e poi in p fino alla stretta finale di bravura in cui si conclude la rapsodia. Per riassumere la rapsodia 14 è strutturata così: Primo Tema in fa minore e varie rielaborazioni --> episodio 1; Allegretto con incisi rapidi e contrastanti che termina in mi maggiore; tema ungherese in la minore ---> episodio 2; Friska scaturita dall'elaborazione di tutto il materiale esposto fino a quel momento ---> episodio 3 e conclusione.
Rapsodia Ungherese n.15 "Rákóczi March"
La Rapsodia n.15 è completamente differente dalle altre rapsodie, infatti essa non rielabora liberamente temi ungheresi raggruppati in strutture più o meno complesse ma si tratta di una libera trascrizione della Marcia di Rákóczi, inno non ufficiale dell'Ungheria e precedente all'inno Himnusz scritto da Ferenc Kölcsey. La marcia fu probabilmente scritta attorno al 1730 da un anonimo in onore di Francis Rákóczi II e venne rielaborata diverse volte nel corso del XIX Secolo come da Hector Berlioz per esempio, nella sua Dannazione di Faust. Il brano di Liszt si apre con una lunga cadenza di bravura di 13 battute che introduce il tema in la minore della marcia che dura da battuta 14 alla 30 (inizio della Parte "A" di esposizione). Dalla battuta 30 alla 58 segue una frase di intermezzo ed una ripresa del tema che conclude definitivamente l'area tematica in la minore. Da battuta 58 inizia la sezione "B" di sviluppo della marcia, questa volta in la maggiore, e basata su frammenti del tema principale che dura fino alla battuta 127: il tema in la maggiore viene proposto, in pp, in netto contrasto con quello precedente, variato e con ogni variazione separata dal roboante inciso di dominante (btt. 79-83) fino alla lunga cadenza di bravura. In questo punto Liszt propone la sua cadenza ma invita l'interprete ad inserirne una sua personale come nella Rapsodia n.2. La cadenza dura fino alla battuta 147 dove riprende la sezione "A" di ripresa e rientra il primo tema come da prassi in una marcia. Il breve inciso di sviluppo viene realizzato con dei lunghi glissati e alla fine tutta la marcia termina in la maggiore con un'ulteriore cadenza di bravura composta tutta sulle ottave per concludere spettacolarmente il pezzo.
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