A chi servono i concorsi musicali?
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In un paese, l'Italia, dove la cultura musicale di base fa acqua da tutte le parti, dove la maggior parte della gente non ha mai ascoltato un solo brano di musica da camera, ma nemmeno le Nove sinfonie di Beethoven e pare abbia perso la memoria dell'immenso repertorio lirico lungo quattro secoli di storia, devo dire che il business dei concorsi musicali continua ad essere molto florido. Mi piacerebbe riuscire a fare un censimento dei concorsi musicali italiani, ma già contando gli annunci che ricevo periodicamente, posso assicurare che se ne tengono numerosi e in ogni parte delle penisola.
La domanda che mi sorge spontanea è: "Questi concorsi servono di più ai partecipanti o alle associazioni, alle commissioni e ai comuni organizzatori?"
Quelli sui quali nutro molti dubbi sono i concorsi generalisti, con numerose categorie e sottocategorie, dove un pianista gareggia con un violinista, un arpista contro un fagottista, dove sono rappresentati sia i solisti che i gruppi da camera, le orchestre e le bande, e dove il premio cospicuo inizialmente offerto, viene poi frantumato in piccoli premi che non bastano neanche a coprire le spese di viaggio e alloggio dei partecipanti (con familiari al seguito se si tratta di bambini e ragazzi).
E' chiaro che facendo partecipare un gran numero di persone l'organizzazione sicuramente ci guadagna a livello di tassa di iscrizione e nell'incremento dei soggiorni in alberghi della zona.
Lasciando da parte per un momento la valutazione sull'opportunità di partecipazione dei bambini, di cui mi piacerebbe approfondirne la validità pedagogica con un analisi più approfondita, vorrei capire se questi concorsi possono costituire per i giovani una reale opportunità di inserimento nel mondo professionale.
I musicisti "pluri-premiati" dovrebbero essere in teoria facilitati nell'inserimento del circuito concertistico. Ma il dubbio si fa grande quando vedo che nelle stagioni musicali più importanti appaiono i soliti vip conosciuti, e nelle stagioni minori, tra i pochissimi professionisti fanno belle mostra molti saggi camuffati da concerti (e per i "saggisti" l'organizzazione non paga di certo cachet e a volte neppure le spese).
A questo punto il mio consiglio è di prendere in considerazione la partecipazione ad un concorso valutando l'obbiettivo personale che si vuole raggiungere senza farsi troppe illusioni.
Partecipare ad un concorso può essere un modo per confrontarsi con altri musicisti e valutare il proprio impatto emotivo con la commissione. Impatto emotivo, è bene ricordare, completamente diverso da quello che si prova di fronte al pubblico vero, quest'ultimo più interessato all'ascolto della musica che non alla posizione della mano.
Altri importanti parametri per misurare la validità di un concorso sono la sua storia e l'affidabilità della commissione. Questi ultimi sono parametri che può giudicare meglio un professionista con una certa esperienza, per cui può essere opportuno affidarsi al consiglio del proprio insegnante .
Se poi è l'insegnante stesso ad essere coinvolto nell'organizzazione del concorso potreste essere o agevolati nella valutazione della commissione, o … far parte del gruppo che contribuisce alla causa (leggi cassa) comune!!
Autore sconosciuto
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