Al Moulin Rouge è un Dipinto del Pittore francese Henri de Toulouse-Lautrec, realizzato nel 1892-93 e conservato all'Art Institute di Chicago, U.S.A. .
#art #ToulouseLautrec #History
Quando Toulouse-Lautrec giunse a Parigi, nel 1882, la grande stagione dell'Impressionismo era ormai tramontata. Se l'Impressionismo aveva potuto tanto, grazie al fondamentale contributo di artisti come Monet o Renoir che avevano restituito nelle loro tele l'abbacinante luminosità delle visioni en plein air, Toulouse-Lautrec sapeva che occorreva andare oltre, e lo fece inseguendo non la luce delle campagne francesi, bensì le ombre della città, a Montmartre.
Alla fine del XIX Secolo Montmartre aveva consolidato il proprio aspetto festaiolo e gaudente con l'apertura di innumerevoli cabaret, circhi, Café Chantants, locali notturni e case di tolleranza.
In questo sobborgo brioso e incontenibile, dunque, si consumavano eccitanti stravaganze sessuali e notti folli e lussuriose dove l'alcol scorreva a fiumi, al ritmo indiavolato di danze come il can-can o lo chahut: erano moltissimi i parigini che, varcando le soglie di questa «zona franca», si lasciavano trascinare nella vorticosità di questo quartiere dove «tutto gira, gira, gira ... tutto danza, danza, danza», per citare le parole di un'Operetta di Offenbach, e dove i continui stimoli edonistici erano talmente vigorosi da giustificare la sospensione, anche se per una sola notte, degli ipocriti costumi borghesi.
Di Montmartre, tuttavia, Toulouse-Lautrec esplorò non solo le luci, ma anche le ombre: come osservato dai critici Giorgio Cricco e Francesco di Teodoro, «i lustrini dei cabaret e le luci delle ribalte spesso nascondevano un'umanità dolente e sfruttata», siccome «la vita notturna dei locali alla moda [...] è anche quello dei lenoni, delle ballerine che all'occasione si trasformano anche in prostitute, dei personaggi equivoci, dei ricchi borghesi alla ricerca di avventure a pagamento, di esseri soli che restano tali anche in mezzo alle danze vorticose, alle risate e alla musica assordante».

Nessun commento:
Posta un commento