Testimonianze del tempo riferirono che
iniziò il 13 Settembre 1922, quattro giorni dopo che le forze turche
avevano ripreso il controllo della città, ponendo in pratica fine
alla guerra greco-turca. L'esercito rivoluzionario guidato
da Nureddin Pascià, comandante delle forze turche nel distretto
di Smirne, entrando in città, aveva come obiettivo lo sterminio
delle popolazioni cristiane smirniote, e gli ordini contrari di Kemal
Ataturk vennero ignorati sia dall'esercito rivoluzionario che
dallo stesso Nureddin. Numerosi Armeni e Greci della città
vennero pertanto massacrati dall'esercito turco.
Il metropolita ortodosso Crisostomo
di Smirne (al secolo Chrysostomos Kalafatis), che aveva
rifiutato di fuggire con le truppe greche, venne linciato sulla
pubblica piazza. Le orecchie, il naso e le mani gli furono tagliate
mentre veniva sgozzato con un coltello.
L'incendio distrusse gli antichi
quartieri greco e armeno, insieme a quello "franco" (il
quartiere degli europei, italiani compresi) di Smirne. Le vittime tra
i cristiani, morti tra le fiamme, massacrati o annegati buttandosi in
mare, ammontano a 30.000.
Dalla catastrofe riuscirono a fuggire
250.000 cristiani, sia smirnioti che altri greci arrivati in città
da altre zone per fuggire dal fronte della guerra, insieme ad armeni
ed altri.
In seguito alla devastazione, le
popolazioni cristiane abbandonarono la città e la maggior parte di
esse si rifugiò in Grecia. L'incendio per le popolazioni greche
dell'Asia Minore rappresenta il culmine degli eventi chiamati
dagli storici Greci con il nome di Catastrofe
dell'Asia Minore.
Le ragioni dell'incendio sono
controverse: numerose fonti additano l'esercito turco come
responsabile, mentre altre vi vedono le conseguenze di fatti
accidentali. Lo storico e giornalista britannico Arnold Joseph
Toynbee dichiarò che, al momento in cui aveva visitato la
regione, aveva visto villaggi greci rasi al suolo. Inoltre, Toynbee
raccontò che le truppe turche avevano deliberatamente incendiato le
abitazioni una a una.
Il fatto che solo i quartieri greci e
armeni fossero andati in fiamme, mentre quelli turchi ne erano
restati indenni, ha rafforzato l'ipotesi secondo cui i Turchi
avessero incendiato la città.
Non mancano le tesi opposte, secondo le
quali sarebbero stati i Greci vinti ad applicare la politica della
"terra bruciata". Numerose costruzioni che furono distrutte
dall'incendio erano in effetti depositi, che per i Turchi sarebbe
stato importante mantenere.
La città, multietnica e cosmopolita,
prima dell'incendio contava 370.000 abitanti di varie culture. La
popolazione numericamente prevalente era quella greca con 165.000
unità, seguita da quella turca (80.000). Altre comunità consistenti
erano quella ebraica (55.000 persone) e armena (40.000).
Nessun commento:
Posta un commento