Già autore di numerosi saggi,
il semiologo decise di scrivere il suo primo romanzo,
cimentandosi nel genere del giallo storico e in particolare
del giallo deduttivo. Tuttavia, il libro può essere considerato
un incrocio di generi, tra lo storico, il narrativo e il
filosofico.
L'Opera, ambientata sul finire
dell'Anno 1327, si presenta con un classico espediente
letterario, quello del manoscritto ritrovato, opera, in questo caso,
di un monaco di nome Adso da Melk, che, divenuto ormai anziano,
decide di mettere su carta i fatti notevoli vissuti da novizio,
molti decenni addietro, in compagnia del proprio maestro Guglielmo
da Baskerville. La vicenda si svolge all'interno di
un monastero benedettino del Piemonte, ed è
suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita
monastica.
Il Romanzo ha ottenuto un vasto
successo di critica e di pubblico, venendo tradotto in oltre 40
lingue con oltre 50 milioni di copie in trent'anni. Ha ricevuto
diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Strega del 1981, ed
è stato inserito nella lista de "I 100 libri del secolo di Le
Monde".
Dal Romanzo sono state tratte diverse
trasposizioni, tra cui se ne segnalano due: l'omonimo Film del 1986,
diretto da Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery, Christian
Slater e F. Murray Abraham; l'omonima miniserie del 2019,
diretta da Giacomo Battiato, con John Turturro, Damian
Hardung e Rupert Everett.
Trama :
Nel prologo, l'autore racconta di aver
letto durante un soggiorno all'estero il manoscritto di un Monaco
benedettino riguardante una misteriosa vicenda svoltasi in età
medievale in un'abbazia sulle Alpi piemontesi. Rapito dalla lettura,
egli inizia a quel punto a tradurlo su qualche quaderno di appunti
prima di interrompere i rapporti con la persona che gli aveva messo
il manoscritto tra le mani. Dopo aver ricostruito la ricerca
bibliografica che lo portò a recuperare alcune conferme, oltre alle
parti mancanti del testo, l'autore passa quindi a narrare la vicenda
di Adso da Melk.
È la fine di Novembre del 1327.
Guglielmo da Baskerville, un Frate francescano inglese, e Adso
da Melk, suo allievo, si recano in un Monastero benedettino di regola
cluniacense sperduto sui monti dell'Italia settentrionale.
Questo Monastero sarà sede di un delicato Convegno che vedrà
protagonisti i francescani — sostenitori delle tesi pauperistiche e
alleati dell'Imperatore Ludovico — e i delegati della Curia
Papale di Papa Giovanni XXII, insediata a quei tempi
ad Avignone. I due religiosi (Guglielmo è francescano
e inquisitore "pentito", il suo discepolo Adso è
un novizio benedettino) si stanno recando in questo luogo perché
Guglielmo è stato incaricato dall'Imperatore di partecipare al
congresso quale sostenitore delle tesi pauperistiche. Allo
stesso tempo, l'Abate, timoroso che l'arrivo della delegazione
avignonese possa ridimensionare la propria giurisdizione sull'Abbazia
e preoccupato che l'inspiegabile morte del giovane confratello Adelmo
durante una bufera di neve possa far saltare i lavori del Convegno e
far ricadere la colpa su di lui, decide di confidare nelle capacità
inquisitorie di Guglielmo affinché faccia luce sul tragico omicidio,
cui i Monaci tra l'altro attribuiscono misteriose cause
soprannaturali. Nel Monastero circolano infatti numerose credenze
circa la venuta dell'Anticristo.
Nonostante la quasi totale libertà di
movimento concessa all'ex inquisitore, altre morti violente si
susseguono: quella di Venanzio, giovane Monaco traduttore dal greco e
amico di Adelmo, e quella di Berengario, aiutante bibliotecario alle
cui invereconde profferte carnali aveva ceduto il giovane Adelmo.
Anche altri monaci troveranno la morte nell'abbazia, mentre i
delegati del Papa disputano con i Francescani delegati
dall'imperatore sul tema della povertà della Chiesa cattolica.
Guglielmo a un certo punto scopre che
le morti sono tutte riconducibili a un manoscritto greco custodito
gelosamente nella Biblioteca, vanto del monastero (costruita
come un intricato labirinto a cui hanno accesso solo il
bibliotecario e il suo aiutante). Nel Monastero sono presenti anche
due ex appartenenti alla setta dei dolciniani: il cellario
Remigio da Varagine e il suo amico Salvatore, che parla una
strana lingua fatta da un mix di latino, spagnolo, italiano,
francese, inglese. Remigio intrattiene un commercio illecito con una
povera fanciulla del luogo, che in cambio di favori sessuali riceve
cibo dal cellario. Anche il giovane Adso, una sera, per una serie di
circostanze, fa la conoscenza della ragazza e scopre così i piaceri
dei sensi; Guglielmo, dopo averlo scoperto, gli dice che il fatto non
dovrà più ripetersi, ma anche che non si tratta di un peccato così
grave.
La situazione è complicata dall'arrivo
dell'inquisitore Bernardo Gui, che trova la fanciulla insieme a
Salvatore e prende spunto dalla presenza di un gallo nero, che la
ragazza affamata avrebbe voluto mangiare, per accusarli di essere
cultori di riti satanici e responsabili delle misteriose
morti. Dopo esser riuscito a ottenere una confessione dal povero
Salvatore, che ammette il suo passato di dolciniano, Bernardo Gui
processa e condanna fra' Remigio, Salvatore e la fanciulla,
dichiarandoli colpevoli delle morti avvenute nel monastero.
In un'atmosfera inquietante, alternando
lunghe digressioni storico-filosofiche, ragionamenti investigatori e
scene d'azione, Guglielmo e Adso si avvicinano alla verità
penetrando nel labirinto della biblioteca e scoprendo il luogo dove è
custodito il manoscritto fatale (l'ultima copia rimasta del secondo
libro della Poetica di Aristotele), che tratta
della commedia e del riso, e scoprono che le pagine
del libro sono avvelenate in modo da uccidere chi lo sfoglia. Alla
fine, il venerabile Jorge, dopo la morte del bibliotecario Malachia,
uccide l'Abate che tenta di raggiungerlo nella sala del Finis
Africae, dove è custodito il libro, rinchiudendolo dentro lo stretto
passaggio segreto che porta alla sala. A questo punto, lo stesso
Jorge, tenta di uccidere Guglielmo offrendogli il manoscritto dalle
pagine avvelenate. Guglielmo però lo sfoglia con le mani protette da
un guanto, e allora il vecchio monaco, in un eccesso di fanatico
fervore, divora le pagine avvelenate del testo in modo che più
nessuno possa leggerle. Mentre Guglielmo e Adso tentano di fermarlo,
Jorge provoca un incendio che nessuno riuscirà a domare e che
inghiottirà nel fuoco l'intera abbazia. Adso e il suo maestro
partiranno infine da quelle macerie, in cui il giovane tornerà anni
dopo, trovando la solitudine più totale, in quello stesso luogo che
era stato teatro di omicidi e intrighi, veleni e scoperte.
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