Stabat Mater, G 532
Mottetto in fa minore per soprano e
orchestra d'archi - Prima versione
#Music #History #Boccherini #StabatMater #SacredMusic
Musica: Luigi Boccherini (1743-1805)
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Musica: Luigi Boccherini (1743-1805)
- Stabat Mater - Grave assai (fa minore)
- Cujus animam - Allegro (fa minore)
- Quae moerebat - Allegretto con moto (do minore)
- Quis est homo - Adagio assai (do minore) - Recitativo
- Pro peccatis - Allegretto (la bemolle maggiore)
- Eja mater - Larghetto non tanto (mi bemolle maggiore)
- Tui nati vulnerati - Allegro vivo (mi bemolle maggiore)
- Virgo virginum - Andantino (si bemolle maggiore)
- Fac ut portem - Larghetto (fa maggiore)
- Fac me plagis - Allegro comodo (do minore)
- Quando corpus - Amen - Andante lento (fa minore - fa maggiore)
Organico: soprano, 2 violini,
viola, 2 violoncelli
Composizione: 1781
Edizione: inedito
Composizione: 1781
Edizione: inedito
Boccherini è un personaggio di spicco
nella storia della musica che precede l'avvento della prima Scuola
viennese; il suo contributo allo sviluppo della forma del quartetto e
del quintetto è stato determinante e la sua importanza viene
riconosciuta da studiosi sia italiani che stranieri. Egli ha al suo
attivo una produzione rilevante di musica: oltre cento quartetti e
ben 163 quintetti, questi ultimi in varie formazioni, ma in
prevalenza per due violini, due viole e violoncello; una trentina di
sinfonie dallo strumentale ridotto all'essenziale, due ottetti,
sedici sestetti, settantaquattro trii, duetti, sonate, due balletti,
due oratori, l'opera La Clementina (Madrid 1786) uno Stabat
Mater, una messa, cantate sacre e profane.
Boccherini ebbe una vita
particolarmente movimentata e la sua bravura di violoncellista
s'impose in fortunate tournée in Italia e altrove, trovando
protezione presso don Luigi Infante di Spagna e, dopo la morte di
questi, presso l'ambasciatore di Francia a Madrid Luciano Bonaparte,
al quale dedicò lo Stabat Mater a tre voci con
accompagnamento d'archi e i Quintetti dell'op. 62. La morte
lo colse in povertà il 28 maggio 1805, sessantaduennne; venne
inumato nella chiesa madrilena di San Giusto e nel 1927 le sue ceneri
furono trasportate nella natia Lucca.
La musica di Boccherini s'impone per la
freschezza e la varietà melodica e per la finezza e l'eleganza delle
idee, in un'armoniosa scorrevolezza discorsiva. In particolare nei
quartetti d'archi sono racchiusi gli elementi caratteristici
dell'intera opera del maestro di Lucca: l'organicità e l'animata
giocondità delle figurazioni; una sincera vibrazione sentimentale
nei tempi lenti; una giovanile brillantezza negli stacchi ritmici dei
movimenti allegri. Come scrisse giustamente un musicologo di altri
tempi «le piccanterie che affiorano talvolta nei tempi rapidi
ricordano l'origine toscana del compositore; il fare manierato e
distinto richiama l'uomo che ebbe lunghi contatti con la più
cerimoniosa delle corti, quella spagnola; l'accuratezza della
scrittura è assertrice di probità artistica. I maestri italiani che
negli ultimi decenni del Settecento coltivano la stessa forma di
Boccherini non possono essergli posti a paragone».
Boccherini ha scritto due versioni
dello Stabat Mater: una prima nel 1781 per soprano e archi
(quella eseguita stasera) e una seconda nel 1800 per soprano,
contralto, tenore ed archi, entrata nel repertorio e realizzata,
secondo una nota dell'autore riportata sulla copia manoscritta del
Conservatorio di Parigi, «per evitar la monotonia di una sola voce e
la troppa fatica a quest'unica voce cantante». È stato detto che
Boccherini, nel musicare il famoso testo di Jacopone da Todi, ha
tenuto presente l'omonima composizione di Pergolesi scritta in punto
di morte: ciò in parte è vero per quel senso di intima e profonda
malinconia che l'avvolge, ma questo non toglie nulla al valore dello
"Stabat" di Boccherini, una pagina di schietto e puro
sentimento religioso.
Il primo brano, "Stabat Mater",
è indicato come Adagio flebile nella tonalità di fa
minore che sta a sottolineare il carattere delicato e raccolto del
discorso musicale, sempre punteggiato da segni dinamici come poco
crescendo, pianissimo, morendo, a mezza voce. Alla
cantante è affidata una dolce melodia, prima che un cromatismo
discendente dei due violini accompagni le parole "Dum pendebat"
e tutto si dissolva sopra un accordo di dominante. L'aria "Cujus
animam" ha inizialmente un ritmo allegro e poi un andamento più
disteso, sino a trasformarsi in semplice recitativo alle parole "O
quam tristis et afflicta" sulla dominante di do minore. Il pezzo
seguente "Quae moerebat" è introdotto da un breve preludio
strumentale, prima dell'aria del soprano caratterizzata da un tema
angoscioso, interrotto da piccole pause. Il primo violino esegue una
melodia a note ribattute, come in un andantino di quintetto. Il
successivo versetto ("Quis est homo") è un recitativo in
do minore in cui il soprano esprime il dolore della madre di Dio,
mentre alle parole "Pro peccatis" la cantante dispiega
un'aria molto espressiva e con qualche fioritura lirica, su un ritmo
puntato del primo violino.
Il versetto "Eja Mater" si
apre con il canto caldo e disteso del violoncello in mi bemolle
maggiore, sorretto alternativamente dai violini e dal contrabbasso.
Quindi il soprano espone una dolce melopea, sino a toccare una linea
melodica più tormentata con le parole "Fac ut ardeat cor meum".
Il canto è arioso, spezzato da vari interludi, e infine si riascolta
la suadente frase del violoncello. Subentra un terzetto con
l'episodio "Tui nati": dapprima attacca un tempo Allegro
assai, ripreso più volte dal soprano secondo un sentimento
consolatorio; quindi si passa ad un Larghetto ("Fac me
vere"), in cui la cantante intona una melodia patetica; a
conclusione gli archi espongono un altro tema ripreso dal soprano
sulle parole "Juxta Crucem". Il "Virgo virginum"
è un Andantino di purissima linea musicale, cantato dal
soprano con fioriture e melismi. Particolarmente espressivo il
pizzicato degli archi che accenna ad un pianto nascosto e silenzioso.
Un tono pastorale si avverte nell'Andantino "Fac ut
portem", in tempo 6/8 e nella tonalità di fa maggiore. Alle
parole "Et plagas recolere" il soprano espone una melodia
dolcissima, ripetuta dal primo violino. Una accentuazione drammatica,
annunciata da viola e violoncello, si può cogliere in "Fac me
plagis" in do minore, dove il soprano si alterna agli archi in
una trama contrappuntistica, che perde la sua concitazione con le
parole "Sim de-fensus in die judicii". Lo "Stabat"
si conclude con un intenso Andante lento in fa minore, dove
Boccherini tocca uno dei momenti più convincenti della sua
personalità creatrice. Ben calcolato il gioco delle armonie degli
strumenti, su cui il soprano innalza il suo canto di contemplazione
della morte, con il suggello dell'Amen sussurrato con infinita
tenerezza.
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