19 febbraio 2025

MUSICA – L. BOCCHERINI – STABAT MATER


Stabat Mater, G 532
Mottetto in fa minore per soprano e orchestra d'archi - Prima versione

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Musica: Luigi Boccherini (1743-1805)
  1. Stabat Mater - Grave assai (fa minore)
  2. Cujus animam - Allegro (fa minore)
  3. Quae moerebat - Allegretto con moto (do minore)
  4. Quis est homo - Adagio assai (do minore) - Recitativo
  5. Pro peccatis - Allegretto (la bemolle maggiore)
  6. Eja mater - Larghetto non tanto (mi bemolle maggiore)
  7. Tui nati vulnerati - Allegro vivo (mi bemolle maggiore)
  8. Virgo virginum - Andantino (si bemolle maggiore)
  9. Fac ut portem - Larghetto (fa maggiore)
  10. Fac me plagis - Allegro comodo (do minore)
  11. Quando corpus - Amen - Andante lento (fa minore - fa maggiore)
Organico: soprano, 2 violini, viola, 2 violoncelli
Composizione: 1781
Edizione: inedito

Boccherini è un personaggio di spicco nella storia della musica che precede l'avvento della prima Scuola viennese; il suo contributo allo sviluppo della forma del quartetto e del quintetto è stato determinante e la sua importanza viene riconosciuta da studiosi sia italiani che stranieri. Egli ha al suo attivo una produzione rilevante di musica: oltre cento quartetti e ben 163 quintetti, questi ultimi in varie formazioni, ma in prevalenza per due violini, due viole e violoncello; una trentina di sinfonie dallo strumentale ridotto all'essenziale, due ottetti, sedici sestetti, settantaquattro trii, duetti, sonate, due balletti, due oratori, l'opera La Clementina (Madrid 1786) uno Stabat Mater, una messa, cantate sacre e profane.
Boccherini ebbe una vita particolarmente movimentata e la sua bravura di violoncellista s'impose in fortunate tournée in Italia e altrove, trovando protezione presso don Luigi Infante di Spagna e, dopo la morte di questi, presso l'ambasciatore di Francia a Madrid Luciano Bonaparte, al quale dedicò lo Stabat Mater a tre voci con accompagnamento d'archi e i Quintetti dell'op. 62. La morte lo colse in povertà il 28 maggio 1805, sessantaduennne; venne inumato nella chiesa madrilena di San Giusto e nel 1927 le sue ceneri furono trasportate nella natia Lucca.
La musica di Boccherini s'impone per la freschezza e la varietà melodica e per la finezza e l'eleganza delle idee, in un'armoniosa scorrevolezza discorsiva. In particolare nei quartetti d'archi sono racchiusi gli elementi caratteristici dell'intera opera del maestro di Lucca: l'organicità e l'animata giocondità delle figurazioni; una sincera vibrazione sentimentale nei tempi lenti; una giovanile brillantezza negli stacchi ritmici dei movimenti allegri. Come scrisse giustamente un musicologo di altri tempi «le piccanterie che affiorano talvolta nei tempi rapidi ricordano l'origine toscana del compositore; il fare manierato e distinto richiama l'uomo che ebbe lunghi contatti con la più cerimoniosa delle corti, quella spagnola; l'accuratezza della scrittura è assertrice di probità artistica. I maestri italiani che negli ultimi decenni del Settecento coltivano la stessa forma di Boccherini non possono essergli posti a paragone».
Boccherini ha scritto due versioni dello Stabat Mater: una prima nel 1781 per soprano e archi (quella eseguita stasera) e una seconda nel 1800 per soprano, contralto, tenore ed archi, entrata nel repertorio e realizzata, secondo una nota dell'autore riportata sulla copia manoscritta del Conservatorio di Parigi, «per evitar la monotonia di una sola voce e la troppa fatica a quest'unica voce cantante». È stato detto che Boccherini, nel musicare il famoso testo di Jacopone da Todi, ha tenuto presente l'omonima composizione di Pergolesi scritta in punto di morte: ciò in parte è vero per quel senso di intima e profonda malinconia che l'avvolge, ma questo non toglie nulla al valore dello "Stabat" di Boccherini, una pagina di schietto e puro sentimento religioso.
Il primo brano, "Stabat Mater", è indicato come Adagio flebile nella tonalità di fa minore che sta a sottolineare il carattere delicato e raccolto del discorso musicale, sempre punteggiato da segni dinamici come poco crescendo, pianissimo, morendo, a mezza voce. Alla cantante è affidata una dolce melodia, prima che un cromatismo discendente dei due violini accompagni le parole "Dum pendebat" e tutto si dissolva sopra un accordo di dominante. L'aria "Cujus animam" ha inizialmente un ritmo allegro e poi un andamento più disteso, sino a trasformarsi in semplice recitativo alle parole "O quam tristis et afflicta" sulla dominante di do minore. Il pezzo seguente "Quae moerebat" è introdotto da un breve preludio strumentale, prima dell'aria del soprano caratterizzata da un tema angoscioso, interrotto da piccole pause. Il primo violino esegue una melodia a note ribattute, come in un andantino di quintetto. Il successivo versetto ("Quis est homo") è un recitativo in do minore in cui il soprano esprime il dolore della madre di Dio, mentre alle parole "Pro peccatis" la cantante dispiega un'aria molto espressiva e con qualche fioritura lirica, su un ritmo puntato del primo violino.
Il versetto "Eja Mater" si apre con il canto caldo e disteso del violoncello in mi bemolle maggiore, sorretto alternativamente dai violini e dal contrabbasso. Quindi il soprano espone una dolce melopea, sino a toccare una linea melodica più tormentata con le parole "Fac ut ardeat cor meum". Il canto è arioso, spezzato da vari interludi, e infine si riascolta la suadente frase del violoncello. Subentra un terzetto con l'episodio "Tui nati": dapprima attacca un tempo Allegro assai, ripreso più volte dal soprano secondo un sentimento consolatorio; quindi si passa ad un Larghetto ("Fac me vere"), in cui la cantante intona una melodia patetica; a conclusione gli archi espongono un altro tema ripreso dal soprano sulle parole "Juxta Crucem". Il "Virgo virginum" è un Andantino di purissima linea musicale, cantato dal soprano con fioriture e melismi. Particolarmente espressivo il pizzicato degli archi che accenna ad un pianto nascosto e silenzioso. Un tono pastorale si avverte nell'Andantino "Fac ut portem", in tempo 6/8 e nella tonalità di fa maggiore. Alle parole "Et plagas recolere" il soprano espone una melodia dolcissima, ripetuta dal primo violino. Una accentuazione drammatica, annunciata da viola e violoncello, si può cogliere in "Fac me plagis" in do minore, dove il soprano si alterna agli archi in una trama contrappuntistica, che perde la sua concitazione con le parole "Sim de-fensus in die judicii". Lo "Stabat" si conclude con un intenso Andante lento in fa minore, dove Boccherini tocca uno dei momenti più convincenti della sua personalità creatrice. Ben calcolato il gioco delle armonie degli strumenti, su cui il soprano innalza il suo canto di contemplazione della morte, con il suggello dell'Amen sussurrato con infinita tenerezza.

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