Il Tartuffo o l'Impostore è
una commedia in cinque atti
del drammaturgo francese Molière.
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Trama
Atto I
La scena inizia con la Signora
Peronella (madre di Orgone, il padrone di casa), che presuntuosamente
sentenzia nei confronti di vari membri della famiglia (Elmira,
Marianna, Damide e Cleante), e della servitù (Filippa e Dorina),
esplicitamente guidata dall'opinione di un certo Tartuffo. L'anziana
Peronella rimprovera per le più futili cose, come per esempio
l'invitare a casa costantemente amici, cosa che fa chiacchierare il
vicinato, e che non piace a Tartuffo. Non appena l'anziana signora
esce di casa, Dorina (cameriera di Mariana, figlia di Orgone e
innamorata di Valerio) e Cleante (cognato di Orgone) hanno un breve
dialogo nel quale viene descritto come Orgone, il padrone di casa,
sia totalmente assoggettato alla volontà del Tartuffo che,
consapevole di ciò, se ne approfitta altamente. Cleante rivela come
Tartuffo sia amato cento volte di più dei suoi familiari, di come
lui sia il suo unico consigliere e di come a lui spettino tutti i
privilegi e i lussuosi eccessi. Cleante è colui che si prende carico
degli oneri di famiglia, o che riveste la figura maschile di capo
famiglia, dal momento che Orgone pensa stupidamente solamente a
Tartuffo.
Rientra quindi in casa Orgone, il quale
essendo stato fuori casa per due giorni, si fa fare il resoconto da
Dorina, sulle condizioni della famiglia. In questa scena si assiste a
come lui sia solamente interessato all'incolumità di Tartuffo, il
quale gode di ottima salute, mostrando addirittura indifferenza per
le condizioni della moglie, che invece ha passato una terribile
nottata. Orgone lo appella costantemente "pover'uomo",
provando sentimenti di compassione, nonostante Dorina asserisca che
stia in perfetta salute. Subito dopo, Orgone ha un'altra discussione
con il cognato Cleante, il quale cerca in tutti i modi di fargli
notare di come si sia fatto ingenuamente irretire da quello che lui
reputa un pover'uomo. Orgone, a difesa del suo beniamino, racconta di
come lo ha conosciuto. Tutte le mattine, andando in chiesa, se lo
trovava a pregare energicamente in ginocchio, e con le mani rivolte
al cielo, e sempre pronto a offrirgli l'acqua santa all'uscita dalla
chiesa. Mosso dalla compassione per il suo stato di estrema povertà,
raccontatagli dal suo discepolo, decise di offrirgli regali di vario
genere, che il "pover'uomo" ogni volta divideva in parti
uguali con i poveri come lui. Fu tale comportamento che lo fece
cascare nella trappola del Tartuffo, e che lo fece ospitare a casa
sua.
Orgone prosegue l'arringa difensiva del
suo beneamato , elencando tutte le sue virtù (false). Descrive
addirittura di come sia protettivo e geloso nei confronti della
moglie, ogni qual volta un uomo tenta di farle la corte. La
discussione termina con Cleante che adempie al favore che Damide
(figlio di Orgone) gli aveva poco prima chiesto; rimembrare ad
Orgone, di mantenere la promessa di matrimonio tra Marianna e
Valerio. A tal proposito, Orgone si mostra titubante e diffidente,
schivando infine le ripetute domande di chiarimento, con un frenetico
addio. Da tale discussione Cleante percepisce che dietro a tale
cambio d'opinione, c'è lo zampino del malevolo Tartuffo, che infatti
vuole per sé Marianna.
Atto II
Orgone annuncia alla figlia Marianna,
che ella avrà l'onore di sposarsi con il talentuoso Tartuffo.
Nonostante l'infausta notizia, Marianna non manifesta alcuna
opposizione, sapendo di non poter far niente contro la decisione
dell'anziano padre autoritario. In aiuto della giovane però, giunge
la cameriera Dorina, che avendo ascoltato tutta la discussione,
nascosta, difende energicamente la volontà di Marianna, di sposare
Valerio , accusando e criticando invece, il padre, e il presunto
pretendente Tartuffo. Dorina biasima Tartuffo, oltre che per le sue
miserabili origini, e per la sua devozione per il cielo poco
credibile, anche per il suo brutto viso, che ella fa intendere al
lettore chiamandolo "bellissimo muso". Con le sue continue
critiche sarcastiche, Dorina riesce a far perdere le staffe ad
Orgone, il quale dopo averla minacciata a lungo, le tira un ceffone,
che l'audace cameriera evita.
Orgone quindi se ne va in preda alla
totale esasperazione, per le continue interruzioni e sferzate di
Dorina, la quale ridà animo a Marianna, che si scopre essere una
ragazza molto fragile, e poco combattiva. Proprio mentre la fedele
cameriera le parla, giunge l'originario promesso sposo Valerio, il
quale, una volta a conoscenza della decisione del padre ha un
diverbio con la sua amata. Fortunatamente interviene Dorina, che
comportandosi da guida saggia e astuta, li convince a far pace, e a
non mollare, ma ad organizzarsi tramite espedienti e scusanti, per
procrastinare il matrimonio con il Tartufo il più possibile.
Atto III
Dorina mette Damide a conoscenza dei
progetti che il signor Orgone ha per Marianna e Tartuffo. Inoltre lo
informa che Elmira (moglie di Orgone) ha chiesto di vederlo subito,
per avere chiarimenti sulla notizia di tale matrimonio. Tartuffo,
dunque, sale sino alla stanza di Elmira, accompagnato dal discepolo
Lorenzo, che si congeda portando via con sé il cilicio, mai usato,
ma al solo scopo di rafforzare la maschera di umile penitente. Non
appena rimane solo con la donna, Tartuffo inizia a lusingarla
ripetutamente con le sue massime moralistiche, facendole intendere
esplicitamente il forte ardore che egli prova per lei e confessandole
che l'ha sempre desiderata ed amata dal primo momento che l'ha vista.
Tartuffo proietta nel suo tentativo di
seduzione lo stesso criterio cui si ispira tutto il suo
comportamento, la regola cioè della duplicità, della scissione tra
essere e apparire. Nonostante tali dichiarazioni la sorprendano,
Elmira non si scompone, ma anzi, dopo avergli fatto capire
l'impossibilità della realizzazione dei suoi desideri, gli promette
che non rivelerà una sola parola al marito, o a qualsivoglia
persona, a patto che lui rinunci alla mano di Marianna. In quel
preciso istante entra Damide, il quale ha origliato, e, offeso dalle
dichiarazioni avanzate alla madre, ha intenzione di vendicarsi
rivelando tutto al padre, in modo tale da liberarsi di quell'ipocrita
di cui ha sempre sospettato, nonostante l’ingannevole apparenza.
La madre si oppone, ritenendo
l'accaduto di futile entità, oltre ad aver precedentemente promesso
che nessuno sarebbe venuto a saperlo. Proprio mentre il figlio
ribatte energicamente, entra Orgone, che dopo aver udito un breve
resoconto dal figlio, manifesta la sua incredulità sull'accaduto.
Tartuffo, accorgendosi dell'ingenua stupidità del padrone di casa,
ne approfitta per recitare la parte della povera vittima umiliata e
raggirata dalla maldicenza e dall'invidia altrui. Davanti a ciò,
Orgone perde completamente la ragione, offendendo il figlio in ogni
maniera e scusandosi premurosamente con Tartuffo. Il continuo
ribattere di Damide sulla vera realtà dei fatti rende ancora più
furibondo Orgone, che lo caccia di casa maledicendolo e
diseredandolo. Dopo l'infelice partenza di Damide, Orgone ritorna dal
suo beneamato Tartuffo scusandosi ancora e proponendogli di
organizzare la sera stessa il matrimonio con Marianna, rendendolo
erede di tutti i suoi beni, mosso dall'affetto nei suoi confronti, e
per la voglia di far morire di rabbia e d'invidia tutti i suoi
familiari contrari a ciò. L'ipocrita malfattore ovviamente non si
oppone, ma accetta di buon grado l'idea folle e sconsiderata del suo
benefattore.
Atto IV
Cleante cerca di convincere Tartuffo a
perdonare Damide nonostante quest'ultimo abbia ragione e a farlo
ritornare a casa, comportandosi come quel vero cristiano devoto che
lui tanto profetizza di essere. Tartuffo rifiuta asserendo che,
nonostante lo abbia già perdonato, gli sarebbe impossibile condurre
una lieta esistenza condividendo lo stesso tetto con Damide. Cleante,
allora, manifesta e motiva le sue contrarietà alla decisione di
Orgone nel lasciar tutti i beni a Tartuffo, il quale ancora una volta
afferma che ha di buon grado accettato l'intera eredità, non perché
è legato ai beni terreni, ma solamente per premura che quella
eredità non vada in mani sbagliate e malevole. Ma quando Cleante gli
propone di lasciar al caso le sorti dell'eredità, e che sia lui ad
andarsene da casa, così da permettere il rientro di Damide, Tartuffo
è costretto a trovare la scusante di impegni religiosi impellenti,
in modo tale da allontanarsi e abbandonare la fastidiosa discussione.
Poco dopo, a casa, Marianna, Dorina, Cleante ed Elmira decidono di
riunirsi e chiedere collettivamente l'annullamento del matrimonio tra
Marianna e Tartuffo, organizzato da Orgone per la sera stessa.
Orgone liquida velocemente le suppliche
della figlia, e zittisce Dorina e Cleante, che non trovano nemmeno il
tempo di parlare. Elmira, quindi, si frappone come ultimo baluardo
difensivo al matrimonio, proponendo al marito di mostrargli la prova
delle sfacciate avance di Tartuffo. Inizialmente scettico, Orgone
accetta credendo che quello della moglie non sia che un patetico
tentativo di cacciar via il povero ed immacolato Tartuffo, in modo da
annullare il matrimonio. Ha dunque luogo quello che si può definire
un episodio metateatrale. Infatti Elmira organizza seduta stante una
recita per smascherare l'ipocrita usurpatore, davanti agli occhi
dell'ingenuo marito. Una volta fatto nascondere Orgone sotto il
tavolo e aver mandato a chiamare Tartuffo, Elmira inizia la sua
recita, confessando a Tartuffo il suo amore che nella discussione
precedente aveva negato per pudore ed indecisione.
Tartuffo, invece, si dimostra essere
una «vecchia volpe», come lo chiama Dorina, nutrendo inizialmente
dei sospetti per tale repentino cambio di idea. L'astuzia e l'abilità
di Elmira però sono di gran lunga superiori a quelle di Tartuffo,
che alla fine cede alle apparenze, chiedendole che gli sia dato un
anticipo dell'amore che lei prova per lui. Intanto Orgone,
accovacciato sotto il tavolo, ascolta tutto. Elmira imbarazzata
asserisce di aver paura di macchiarsi di adulterio, sporcando la sua
anima e offendendo il cielo. Tartuffo ribatte asserendo di essere
indifferente a commettere i peccati, a patto che nessuno li veda e
che siano a fin di bene. Infatti Tartuffo le garantisce che la vera
offesa è nello scandalo della eventuale rivelazione della verità.
Dunque, proprio quando Tartuffo si
appresta a consumare i piaceri con Elmira, esce Orgone, che dopo
averlo fermato in tempo, lo scaccia fuori di casa. Orgone butta fuori
di casa Tartuffo in maniera tutto sommato molto meno aggressiva di
come aveva gettato fuori suo figlio Damide. Ciò fa capire di come
per Orgone sia difficile rivolgersi a Tartuffo in maniera aspra, dopo
quello di cui si era pienamente convinto. Nonostante lo
smascheramento e la cacciata dell'ipocrita venditore di fumo, prima
di andarsene Tartuffo asserisce che ormai la casa è legalmente sua,
e che glielo dimostrerà, facendogliela pagare. Elmira e Orgone,
quindi, intuiscono da tali parole minacciose ed infauste il preludio
a nuovi guai.
Atto V
In presenza di Cleante, Orgone inizia a
rinnegare tutte le azioni caritatevoli ed altruistiche compiute nei
confronti del lestofante. Si pente soprattutto di aver lasciato tutta
l'eredità nelle sue mani e di avergli consegnato una certa cassetta,
deposito di un vecchio amico di nome Argante, che gliela aveva
affidata con gran segretezza, dal momento che conteneva informazioni
strettamente personali.
Orgone quindi maledice ancora Tartuffo,
insieme a tutte le persone ipocrite. Cleante lo dissuade da tale
pensiero frettoloso, ricordandogli che esistono persone davvero
oneste e persone che si fingono tali, ma che in realtà sono dei
furfanti. Giunge la signora Peronella, che per ironia della sorte,
mostra incredulità rispetto alle parole del figlio sul resoconto
delle malefatte di Tartuffo. L'anziana signora si atteggia quindi
come aveva fatto il figlio con il resto della famiglia, difendendo
l'ipocrita Tartuffo ed asserendo in suo favore la maldicenza e
l'invidia altrui. Dorina ne approfitta per fare del sarcasmo, e
mettere a nudo le sue ingenue e passate convinzioni sull'onestà di
Tartuffo. Proprio mentre tutta la famiglia riunita discute su come
muoversi nei confronti del loro comune nemico, si presenta un
estraneo che chiede di essere ricevuto, venendo da parte del Signor
Tartuffo. L'uomo si presenta, dicendo di chiamarsi Signor Leale, e di
essere un messo giudiziario, incaricato di far sgombrare, entro il
mattino successivo, la casa, che legalmente spetta di diritto al
Signor Tartuffo. A tali parole quindi la signora si convince di
quanto dice il figlio. I mali però non sono ancora finiti. Infatti
giunge Valerio, il quale dice a Orgone che un carissimo amico gli ha
confidato che la cassetta che ha dato a Tartuffo contiene materiale e
prove di atti criminosi e che Argante altri non è che un criminale
di stato.
Valerio, dunque, lo esorta alla fuga,
donandogli 1000 luigi e offrendosi di accompagnarlo per un breve
tratto in un luogo sicuro. Orgone lo ringrazia di cuore,
promettendogli di ripagare il favore, in futuro. Ma proprio mentre
Orgone si appresta alla fuga, Tartuffo, seguito da una schiera di
uomini, lo ferma. Tartuffo, dunque, divenuto messo del principe, lo
dichiara in arresto, facendo notare a tutti di essere dalla parte del
giusto. L'intera famiglia inizia quindi ad accusarlo di ingratitudine
e di essere un ipocrita, infastidendo Tartuffo, che sollecita il
Gendarme ad arrestare Orgone. Si ha ora un vero e proprio colpo di
scena, perché il Gendarme invece arresta Tartuffo, proclamandolo
inequivocabilmente colpevole e allo stesso tempo enormemente ingenuo
per aver creduto, anche solo per un attimo, di illudere la
lungimiranza del giusto Re di Francia, che protegge sempre le oneste
persone e che aveva inscenato tutta questa farsa solamente allo scopo
di vedere fin dove la malvagità di Tartuffo, ben noto al re stesso
come famoso truffatore, si spingesse. Il Gendarme aggiunge inoltre
che la casa è nuovamente di proprietà di Orgone e che quest'ultimo
è perdonato per il reato di favoreggiamento, al quale è stato
costretto per aiutare un amico. L'intera famiglia mostra un sollievo
collettivo ed Orgone asserisce che è intenzionato in primo luogo ad
incontrare il Re in persona per prostrarsi ai suoi piedi,
ringraziarlo per la sua bontà e poi organizzare le nozze tra Valerio
e Marianna.