30 novembre 2025

LIBRI - ' LA PESTE ' - ALBERT CAMUS

La peste è un romanzo dello scrittore francese Albert Camus del 1947.

#Book #Camus #LaPeste

Trama

La storia è ambientata ad Orano, nell'allora Algeria francese in un imprecisato momento degli anni quaranta («un giorno d'aprile 194...», recita l'incipit). Orano è descritta come una città mercantile senza alberi, senza giardini, senza piccioni, in cui l'arrivo della primavera si avverte solo perché al mercato si vendono i fiori arrivati da fuori.

Tutti i cittadini si dedicano al lavoro e agli affari molto intensamente. Lasciati gli uffici si va al caffè, si passeggia lungo i viali o si sta affacciati sui balconi. In questa città è difficile essere malati o moribondi, perché non si possono avere le attenzioni né la tenerezza che si devono a un malato. Protagonista è Bernard Rieux, medico francese residente a Orano, e il romanzo è condotto come cronaca scritta in terza persona dallo stesso Rieux.

La storia ha inizio con quest'ultimo che accompagna la moglie, gravemente malata, alla stazione di Orano, dove prenderà un treno per raggiungere una non meglio precisata località per curarsi. Poco dopo la partenza della donna, scoppia un'improvvisa moria di ratti.

Gli animali vengono trovati morti a migliaia a ogni angolo della città, ma nessuno vi presta più di un ragionevole stupore. È, in realtà, la prima avvisaglia del terribile flagello che sta per abbattersi su Orano.

Dopo la sospetta morte di Michel, anziano portiere del condominio ove risiede Rieux, in città si diffondono casi analoghi: i malati presentano febbre alta, noduli e rigonfiamenti all'inguine e alle ascelle, macchie scure sul corpo e muoiono dopo una delirante, ma breve agonia. Rieux e l'anziano collega Castel riconoscono i sintomi della peste bubbonica. Inizialmente, nessuno vuol prendere in considerazione i sospetti dei due medici, neppure le autorità che temono crisi di panico presso la popolazione. Quando però l'epidemia esplode in tutta la sua violenza devastatrice, da Parigi viene ordinato di chiudere la città con un cordone sanitario, al fine di impedire il propagarsi del contagio.

Gli abitanti di Orano reagiscono ognuno a modo suo. Alcuni non rinunciano ai piaceri della vita di ogni giorno: i bar e i ristoranti restano aperti, mentre a teatro viene riproposta di continuo la rappresentazione di un gruppo di attori rimasti bloccati dal cordone sanitario. Altri, invece, si barricano in casa temendo il contagio. Nonostante il pensiero per la moglie malata, Rieux non si tira indietro dal prestare le cure agli appestati. Viene aiutato da Jean Tarrou, quest'ultimo vero e proprio co-protagonista del romanzo.

Tarrou è figlio di un pubblico ministero francese, destinato, secondo le intenzioni del padre, a intraprendere anch'egli la professione forense. Un giorno, tuttavia, il padre lo aveva invitato ad assistere a una sua arringa in un processo penale, nel quale era riuscito a ottenere la condanna a morte dell'imputato. Il giovane Jean, colpito dalla freddezza con cui il padre aveva chiesto e ottenuto l'esecuzione di un uomo, ne era rimasto inorridito e aveva deciso di lasciare la Francia e di girare per il mondo. Con sé porta sempre dei taccuini, che redige meticolosamente e sui quali, a Orano, descrive l'evolversi dell'epidemia. Tarrou istituisce, altresì, un corpo di volontari per il trasporto degli appestati e dei morti.

Dietro ai due protagonisti si snodano le storie di altri personaggi: Joseph Grand, impiegato comunale impegnato nella stesura di un'opera letteraria sulla cui prima frase non riesce a convincersi; Cottard, un commerciante che, dopo aver tentato il suicidio, si arricchisce lucrando sulla carenza di generi di prima necessità; il padre gesuita Paneloux, che nelle sue prediche parla della peste come una punizione mandata da Dio a causa delle colpe degli uomini.

C'è, infine, Raymond Rambert, un giovane giornalista francese che cerca disperatamente da Rieux un aiuto per tornare in Francia e ricongiungersi alla donna che ama. L'occasione per fuggire, alfine, gli si presenta, ma Tarrou lo ammonisce, facendogli notare come Rieux, nonostante la moglie sia lontana e, per giunta, gravemente malata, presti instancabilmente le sue cure agli ammalati. Colpito dalle parole di Tarrou, Rambert decide di restare e si unisce al corpo dei volontari. L'epidemia intanto dilaga. All'arrivo dell'estate, la peste degenera dalla forma bubbonica a quella polmonare, molto più grave e altamente contagiosa. Nelle scuole, attrezzate provvisoriamente a ospedali, gli appestati aumentano in numero esponenziale.

E cresce sempre di più anche il numero dei morti: centinaia di persone periscono ogni giorno e le autorità cittadine devono cercare nuovi siti ove scavare fosse comuni.

In autunno, si accende una speranza: il dottor Castel sviluppa un antidoto che potrebbe contrastare il morbo e guarire gli ammalati. Rieux lo sperimenta sul figlioletto del Giudice Othon, colpito dalla peste in maniera assai grave: la cura, tuttavia, non ha effetto e il bambino, al cui capezzale si stringono Rieux, Tarrou e padre Paneloux, che invoca l'aiuto divino per salvarlo, muore dopo atroci sofferenze.

La città sembra ormai rassegnata al disastro. Gli abitanti si chiudono nelle case, mentre anche padre Paneloux muore. Gli stessi Rieux e Tarrou sembrano aver perso le speranze: tra i due nasce una profonda amicizia e decidono per un attimo di staccarsi dalla realtà, concedendosi, una notte, un bagno in mare. Si giunge a Natale e anche Grand viene contagiato: quando l'impiegato sembra ormai prossimo alla fine, Rieux tenta il tutto per tutto, somministrandogli un nuovo siero. La nuova cura funziona: Grand guarisce e, nel frattempo, la peste incomincia a perdere virulenza. Ricompaiono alcuni ratti, mentre il numero degli appestati e dei morti diminuisce sempre di più.

Nella sua ultima fase, però, l'epidemia uccide Othon e, soprattutto, Tarrou. Quest'ultimo, convinto che ormai l'epidemia fosse alla fine, aveva omesso le quotidiane abluzioni nelle sostanze disinfettanti, venendo così contagiato: Rieux, nel frattempo raggiunto dalla notizia della morte della moglie, tenta disperatamente di salvare l'amico somministrandogli il siero, ma ogni sforzo risulta vano. A breve, comunque, l'epidemia giunge al suo epilogo. A febbraio, finalmente, il cordone è levato e la città esplode in festa.

L'unico a non gioire è Cottard, che, deluso dalla fine della situazione a lui vantaggiosa, cade vittima di un raptus di follia e, da una finestra della propria abitazione, dà luogo a una sparatoria sulla folla, prima di essere arrestato dalla gendarmeria. Ma anche Rieux è cauto. Mentre esamina i taccuini lasciatigli da Tarrou, sulla base dei quali stenderà il racconto, ammonisce le autorità sulla necessità di una prevenzione contro un eventuale futuro ritorno della peste, i cui bacilli possono restare inerti per anni prima di colpire ancora.

MUSICA - ' ESKIMO ' - FRANCESCO GUCCINI

Francesco Guccini - Eskimo

#Music #Guccini #Eskimo

Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent'anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos'è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all'anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perché mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch'io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell'erba ci cresceva tutt'attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perché a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...

TEATRO - ' IL TARTUFFO ' - MOLIERE

Il Tartuffo o l'Impostore è una commedia in cinque atti del drammaturgo francese Molière.

#Theater #Moliere #History #IlTartuffo

Trama

Atto I

La scena inizia con la Signora Peronella (madre di Orgone, il padrone di casa), che presuntuosamente sentenzia nei confronti di vari membri della famiglia (Elmira, Marianna, Damide e Cleante), e della servitù (Filippa e Dorina), esplicitamente guidata dall'opinione di un certo Tartuffo. L'anziana Peronella rimprovera per le più futili cose, come per esempio l'invitare a casa costantemente amici, cosa che fa chiacchierare il vicinato, e che non piace a Tartuffo. Non appena l'anziana signora esce di casa, Dorina (cameriera di Mariana, figlia di Orgone e innamorata di Valerio) e Cleante (cognato di Orgone) hanno un breve dialogo nel quale viene descritto come Orgone, il padrone di casa, sia totalmente assoggettato alla volontà del Tartuffo che, consapevole di ciò, se ne approfitta altamente. Cleante rivela come Tartuffo sia amato cento volte di più dei suoi familiari, di come lui sia il suo unico consigliere e di come a lui spettino tutti i privilegi e i lussuosi eccessi. Cleante è colui che si prende carico degli oneri di famiglia, o che riveste la figura maschile di capo famiglia, dal momento che Orgone pensa stupidamente solamente a Tartuffo.

Rientra quindi in casa Orgone, il quale essendo stato fuori casa per due giorni, si fa fare il resoconto da Dorina, sulle condizioni della famiglia. In questa scena si assiste a come lui sia solamente interessato all'incolumità di Tartuffo, il quale gode di ottima salute, mostrando addirittura indifferenza per le condizioni della moglie, che invece ha passato una terribile nottata. Orgone lo appella costantemente "pover'uomo", provando sentimenti di compassione, nonostante Dorina asserisca che stia in perfetta salute. Subito dopo, Orgone ha un'altra discussione con il cognato Cleante, il quale cerca in tutti i modi di fargli notare di come si sia fatto ingenuamente irretire da quello che lui reputa un pover'uomo. Orgone, a difesa del suo beniamino, racconta di come lo ha conosciuto. Tutte le mattine, andando in chiesa, se lo trovava a pregare energicamente in ginocchio, e con le mani rivolte al cielo, e sempre pronto a offrirgli l'acqua santa all'uscita dalla chiesa. Mosso dalla compassione per il suo stato di estrema povertà, raccontatagli dal suo discepolo, decise di offrirgli regali di vario genere, che il "pover'uomo" ogni volta divideva in parti uguali con i poveri come lui. Fu tale comportamento che lo fece cascare nella trappola del Tartuffo, e che lo fece ospitare a casa sua.

Orgone prosegue l'arringa difensiva del suo beneamato , elencando tutte le sue virtù (false). Descrive addirittura di come sia protettivo e geloso nei confronti della moglie, ogni qual volta un uomo tenta di farle la corte. La discussione termina con Cleante che adempie al favore che Damide (figlio di Orgone) gli aveva poco prima chiesto; rimembrare ad Orgone, di mantenere la promessa di matrimonio tra Marianna e Valerio. A tal proposito, Orgone si mostra titubante e diffidente, schivando infine le ripetute domande di chiarimento, con un frenetico addio. Da tale discussione Cleante percepisce che dietro a tale cambio d'opinione, c'è lo zampino del malevolo Tartuffo, che infatti vuole per sé Marianna.

Atto II

Orgone annuncia alla figlia Marianna, che ella avrà l'onore di sposarsi con il talentuoso Tartuffo. Nonostante l'infausta notizia, Marianna non manifesta alcuna opposizione, sapendo di non poter far niente contro la decisione dell'anziano padre autoritario. In aiuto della giovane però, giunge la cameriera Dorina, che avendo ascoltato tutta la discussione, nascosta, difende energicamente la volontà di Marianna, di sposare Valerio , accusando e criticando invece, il padre, e il presunto pretendente Tartuffo. Dorina biasima Tartuffo, oltre che per le sue miserabili origini, e per la sua devozione per il cielo poco credibile, anche per il suo brutto viso, che ella fa intendere al lettore chiamandolo "bellissimo muso". Con le sue continue critiche sarcastiche, Dorina riesce a far perdere le staffe ad Orgone, il quale dopo averla minacciata a lungo, le tira un ceffone, che l'audace cameriera evita.

Orgone quindi se ne va in preda alla totale esasperazione, per le continue interruzioni e sferzate di Dorina, la quale ridà animo a Marianna, che si scopre essere una ragazza molto fragile, e poco combattiva. Proprio mentre la fedele cameriera le parla, giunge l'originario promesso sposo Valerio, il quale, una volta a conoscenza della decisione del padre ha un diverbio con la sua amata. Fortunatamente interviene Dorina, che comportandosi da guida saggia e astuta, li convince a far pace, e a non mollare, ma ad organizzarsi tramite espedienti e scusanti, per procrastinare il matrimonio con il Tartufo il più possibile.

Atto III

Dorina mette Damide a conoscenza dei progetti che il signor Orgone ha per Marianna e Tartuffo. Inoltre lo informa che Elmira (moglie di Orgone) ha chiesto di vederlo subito, per avere chiarimenti sulla notizia di tale matrimonio. Tartuffo, dunque, sale sino alla stanza di Elmira, accompagnato dal discepolo Lorenzo, che si congeda portando via con sé il cilicio, mai usato, ma al solo scopo di rafforzare la maschera di umile penitente. Non appena rimane solo con la donna, Tartuffo inizia a lusingarla ripetutamente con le sue massime moralistiche, facendole intendere esplicitamente il forte ardore che egli prova per lei e confessandole che l'ha sempre desiderata ed amata dal primo momento che l'ha vista.

Tartuffo proietta nel suo tentativo di seduzione lo stesso criterio cui si ispira tutto il suo comportamento, la regola cioè della duplicità, della scissione tra essere e apparire. Nonostante tali dichiarazioni la sorprendano, Elmira non si scompone, ma anzi, dopo avergli fatto capire l'impossibilità della realizzazione dei suoi desideri, gli promette che non rivelerà una sola parola al marito, o a qualsivoglia persona, a patto che lui rinunci alla mano di Marianna. In quel preciso istante entra Damide, il quale ha origliato, e, offeso dalle dichiarazioni avanzate alla madre, ha intenzione di vendicarsi rivelando tutto al padre, in modo tale da liberarsi di quell'ipocrita di cui ha sempre sospettato, nonostante l’ingannevole apparenza.

La madre si oppone, ritenendo l'accaduto di futile entità, oltre ad aver precedentemente promesso che nessuno sarebbe venuto a saperlo. Proprio mentre il figlio ribatte energicamente, entra Orgone, che dopo aver udito un breve resoconto dal figlio, manifesta la sua incredulità sull'accaduto. Tartuffo, accorgendosi dell'ingenua stupidità del padrone di casa, ne approfitta per recitare la parte della povera vittima umiliata e raggirata dalla maldicenza e dall'invidia altrui. Davanti a ciò, Orgone perde completamente la ragione, offendendo il figlio in ogni maniera e scusandosi premurosamente con Tartuffo. Il continuo ribattere di Damide sulla vera realtà dei fatti rende ancora più furibondo Orgone, che lo caccia di casa maledicendolo e diseredandolo. Dopo l'infelice partenza di Damide, Orgone ritorna dal suo beneamato Tartuffo scusandosi ancora e proponendogli di organizzare la sera stessa il matrimonio con Marianna, rendendolo erede di tutti i suoi beni, mosso dall'affetto nei suoi confronti, e per la voglia di far morire di rabbia e d'invidia tutti i suoi familiari contrari a ciò. L'ipocrita malfattore ovviamente non si oppone, ma accetta di buon grado l'idea folle e sconsiderata del suo benefattore.

Atto IV

Cleante cerca di convincere Tartuffo a perdonare Damide nonostante quest'ultimo abbia ragione e a farlo ritornare a casa, comportandosi come quel vero cristiano devoto che lui tanto profetizza di essere. Tartuffo rifiuta asserendo che, nonostante lo abbia già perdonato, gli sarebbe impossibile condurre una lieta esistenza condividendo lo stesso tetto con Damide. Cleante, allora, manifesta e motiva le sue contrarietà alla decisione di Orgone nel lasciar tutti i beni a Tartuffo, il quale ancora una volta afferma che ha di buon grado accettato l'intera eredità, non perché è legato ai beni terreni, ma solamente per premura che quella eredità non vada in mani sbagliate e malevole. Ma quando Cleante gli propone di lasciar al caso le sorti dell'eredità, e che sia lui ad andarsene da casa, così da permettere il rientro di Damide, Tartuffo è costretto a trovare la scusante di impegni religiosi impellenti, in modo tale da allontanarsi e abbandonare la fastidiosa discussione. Poco dopo, a casa, Marianna, Dorina, Cleante ed Elmira decidono di riunirsi e chiedere collettivamente l'annullamento del matrimonio tra Marianna e Tartuffo, organizzato da Orgone per la sera stessa.

Orgone liquida velocemente le suppliche della figlia, e zittisce Dorina e Cleante, che non trovano nemmeno il tempo di parlare. Elmira, quindi, si frappone come ultimo baluardo difensivo al matrimonio, proponendo al marito di mostrargli la prova delle sfacciate avance di Tartuffo. Inizialmente scettico, Orgone accetta credendo che quello della moglie non sia che un patetico tentativo di cacciar via il povero ed immacolato Tartuffo, in modo da annullare il matrimonio. Ha dunque luogo quello che si può definire un episodio metateatrale. Infatti Elmira organizza seduta stante una recita per smascherare l'ipocrita usurpatore, davanti agli occhi dell'ingenuo marito. Una volta fatto nascondere Orgone sotto il tavolo e aver mandato a chiamare Tartuffo, Elmira inizia la sua recita, confessando a Tartuffo il suo amore che nella discussione precedente aveva negato per pudore ed indecisione.

Tartuffo, invece, si dimostra essere una «vecchia volpe», come lo chiama Dorina, nutrendo inizialmente dei sospetti per tale repentino cambio di idea. L'astuzia e l'abilità di Elmira però sono di gran lunga superiori a quelle di Tartuffo, che alla fine cede alle apparenze, chiedendole che gli sia dato un anticipo dell'amore che lei prova per lui. Intanto Orgone, accovacciato sotto il tavolo, ascolta tutto. Elmira imbarazzata asserisce di aver paura di macchiarsi di adulterio, sporcando la sua anima e offendendo il cielo. Tartuffo ribatte asserendo di essere indifferente a commettere i peccati, a patto che nessuno li veda e che siano a fin di bene. Infatti Tartuffo le garantisce che la vera offesa è nello scandalo della eventuale rivelazione della verità.

Dunque, proprio quando Tartuffo si appresta a consumare i piaceri con Elmira, esce Orgone, che dopo averlo fermato in tempo, lo scaccia fuori di casa. Orgone butta fuori di casa Tartuffo in maniera tutto sommato molto meno aggressiva di come aveva gettato fuori suo figlio Damide. Ciò fa capire di come per Orgone sia difficile rivolgersi a Tartuffo in maniera aspra, dopo quello di cui si era pienamente convinto. Nonostante lo smascheramento e la cacciata dell'ipocrita venditore di fumo, prima di andarsene Tartuffo asserisce che ormai la casa è legalmente sua, e che glielo dimostrerà, facendogliela pagare. Elmira e Orgone, quindi, intuiscono da tali parole minacciose ed infauste il preludio a nuovi guai.

Atto V

In presenza di Cleante, Orgone inizia a rinnegare tutte le azioni caritatevoli ed altruistiche compiute nei confronti del lestofante. Si pente soprattutto di aver lasciato tutta l'eredità nelle sue mani e di avergli consegnato una certa cassetta, deposito di un vecchio amico di nome Argante, che gliela aveva affidata con gran segretezza, dal momento che conteneva informazioni strettamente personali.

Orgone quindi maledice ancora Tartuffo, insieme a tutte le persone ipocrite. Cleante lo dissuade da tale pensiero frettoloso, ricordandogli che esistono persone davvero oneste e persone che si fingono tali, ma che in realtà sono dei furfanti. Giunge la signora Peronella, che per ironia della sorte, mostra incredulità rispetto alle parole del figlio sul resoconto delle malefatte di Tartuffo. L'anziana signora si atteggia quindi come aveva fatto il figlio con il resto della famiglia, difendendo l'ipocrita Tartuffo ed asserendo in suo favore la maldicenza e l'invidia altrui. Dorina ne approfitta per fare del sarcasmo, e mettere a nudo le sue ingenue e passate convinzioni sull'onestà di Tartuffo. Proprio mentre tutta la famiglia riunita discute su come muoversi nei confronti del loro comune nemico, si presenta un estraneo che chiede di essere ricevuto, venendo da parte del Signor Tartuffo. L'uomo si presenta, dicendo di chiamarsi Signor Leale, e di essere un messo giudiziario, incaricato di far sgombrare, entro il mattino successivo, la casa, che legalmente spetta di diritto al Signor Tartuffo. A tali parole quindi la signora si convince di quanto dice il figlio. I mali però non sono ancora finiti. Infatti giunge Valerio, il quale dice a Orgone che un carissimo amico gli ha confidato che la cassetta che ha dato a Tartuffo contiene materiale e prove di atti criminosi e che Argante altri non è che un criminale di stato.

Valerio, dunque, lo esorta alla fuga, donandogli 1000 luigi e offrendosi di accompagnarlo per un breve tratto in un luogo sicuro. Orgone lo ringrazia di cuore, promettendogli di ripagare il favore, in futuro. Ma proprio mentre Orgone si appresta alla fuga, Tartuffo, seguito da una schiera di uomini, lo ferma. Tartuffo, dunque, divenuto messo del principe, lo dichiara in arresto, facendo notare a tutti di essere dalla parte del giusto. L'intera famiglia inizia quindi ad accusarlo di ingratitudine e di essere un ipocrita, infastidendo Tartuffo, che sollecita il Gendarme ad arrestare Orgone. Si ha ora un vero e proprio colpo di scena, perché il Gendarme invece arresta Tartuffo, proclamandolo inequivocabilmente colpevole e allo stesso tempo enormemente ingenuo per aver creduto, anche solo per un attimo, di illudere la lungimiranza del giusto Re di Francia, che protegge sempre le oneste persone e che aveva inscenato tutta questa farsa solamente allo scopo di vedere fin dove la malvagità di Tartuffo, ben noto al re stesso come famoso truffatore, si spingesse. Il Gendarme aggiunge inoltre che la casa è nuovamente di proprietà di Orgone e che quest'ultimo è perdonato per il reato di favoreggiamento, al quale è stato costretto per aiutare un amico. L'intera famiglia mostra un sollievo collettivo ed Orgone asserisce che è intenzionato in primo luogo ad incontrare il Re in persona per prostrarsi ai suoi piedi, ringraziarlo per la sua bontà e poi organizzare le nozze tra Valerio e Marianna.

TEATRO - ' IL MERCANTE DI VENEZIA ' - W. SHAKESPEARE

Il mercante di Venezia, è un dramma di William Shakespeare, scritto probabilmente tra il 1596 e il 1598.

Trama

#Theater #Shakespeare #History #IlMercanteDiVenezia

Venezia, XVI Secolo. Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera di Belmonte. Per corteggiarla degnamente, il giovane chiede al suo carissimo amico Antonio 3.000 ducati in prestito. Antonio è tuttavia impossibilitato a farlo, poiché lo ha interamente investito nei traffici marittimi, ma decide di garantire per lui presso Shylock, ricco usuraio ebreo. Shylock è disprezzato dai cristiani, sentimento da lui ricambiato, e soprattutto non sopporta Antonio, il mercante di Venezia, che presta denaro gratuitamente, facendo abbassare il tasso d'interesse nella città, e che lo umilia pubblicamente con pesanti insulti.

Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio, con Antonio come garante, stabilendo che in caso di mancato pagamento, Antonio debba pagare con una libbra di carne dal proprio corpo. Bassanio cerca di far desistere Antonio dall'accettare l'offerta, ma costui è sicuro di poter saldare il debito, dato che tre navi sono in viaggio per riportare a Venezia ricchezze tre volte più grandi di quanto abbia investito. Il tempo concesso per il saldo del prestito è di tre mesi, e le navi ne impiegheranno solo due. Bassanio si reca a Belmonte; secondo la volontà del defunto padre di Porzia, i suoi pretendenti sposi dovranno scegliere lo scrigno giusto fra tre differenti possibilità (oro, argento, piombo). Il principe del Marocco sceglie lo scrigno d'oro e quello d'Aragona quello d'argento (entrambi sbagliati), mentre Bassanio sceglie lo scrigno di piombo, il meno pregiato dei tre, e ottiene il diritto di sposare Porzia, già precedentemente innamorata di lui. L'amico di Bassanio, Graziano, sposa l'ancella di Porzia, Nerissa.

Intanto la sfortuna si accanisce su Shylock: sua figlia Jessica viene infatti consenzientemente rapita dal cristiano Lorenzo, amico di Antonio e Bassanio, con l'aiuto di Graziano e Salerio, per giunta portando con sé 2.000 ducati e soprattutto gioielli fra i quali l'anello donato a Shylock dalla defunta moglie. L'unica consolazione dell'ebreo deriva dalla pari sfortuna di Antonio: gira infatti voce che le sue tre navi siano disperse in mare, per cui egli non potrà più saldare il debito. Nel frattempo Porzia e Nerissa donano ai rispettivi mariti, Bassanio e Graziano, un anello, segno del loro amore, e stringono la promessa di non separarsene mai finché l'amore li legherà alle loro consorti.

Shylock decide di portare Antonio di fronte al doge e alla corte, chiedendo di far valere i suoi diritti. Porzia, che viene a sapere del processo in arrivo, si traveste da avvocato, all'insaputa di tutti, per salvare Antonio, e Nerissa la segue vestendosi da scrivano. Giunta in tribunale, Porzia esibisce la lettera del Dottor Bellario, giurista e consulente del doge, in cui si spiega che al processo, a cui assistono anche Bassanio e Graziano, sarebbe stato presente il suo sostituto, il giovane avvocato Baldassarre (cioè lei stessa).

Porzia/Baldassarre invita Shylock ad accettare i 6000 ducati offerti da Bassanio, ormai ricco per avere sposato Porzia, al fine di estinguere il debito dell'amico. L'odio di Shylock verso i cristiani, fomentato dall'abbandono della figlia, gli impedisce di accettare; al contrario, chiede a gran voce che gli sia pagato il debito con la libbra di carne di Antonio. Nonostante la crudeltà della proposta, il doge, dice Baldassarre, deve necessariamente applicare la legge e permettere a Shylock di prendersi la libbra di carne, perché in caso contrario si creerebbe un precedente dannoso per lo stato. Baldassarre invita dunque Shylock a procedere, ma gli comunica che, dato che il contratto parla solo di carne, se verserà anche una sola goccia di sangue, sarà considerato colpevole di aver attentato alla vita di un cittadino veneziano, e quindi i suoi beni saranno confiscati e divisi tra Antonio e lo stato, e lui condannato a morte. Il doge gli concede in grazia la vita e Antonio rinuncia alla sua parte purché, alla morte di Shylock, venga ceduta in eredità alla figlia Jessica. Inoltre si stabilisce che Shylock debba convertirsi al cristianesimo, pena assai più pesante per l'usuraio. In queste condizioni, Shylock, sconfitto, rinuncia ai suoi propositi.

Bassanio si complimenta con Baldassarre per aver salvato il suo amico e gli chiede come possa ringraziarlo. Il finto avvocato gli chiede solo il suo anello e Bassanio esita, a causa del valore affettivo dell'anello, ma spinto dall'onore e dalla gratitudine finisce per cederlo. Lo stesso è obbligato a fare Graziano per lo scrivano/Nerissa.

Quando tutti i cristiani giungono a Belmonte, Porzia e Nerissa chiedono ai mariti gli anelli, ma entrambi spiegano l'accaduto. Quindi le due donne fanno credere di aver trascorso una notte con i nuovi possessori dell'anello, Baldassarre e lo scrivano, per riottenere gli anelli, prima di rivelar loro la vera identità dell'avvocato e del suo assistente. Antonio fa di nuovo da garante per Bassanio che giura di non separarsi mai più dal suo anello. Successivamente Nerissa riferirà a Lorenzo che i beni di Shylock diventeranno suoi e di Jessica dopo la morte dell'usuraio.

Nel frattempo si scopre che le tre navi di Antonio sono tornate sane e salve in porto.

LIBRI - ' L'OSTERIA DEI DUE SOLDI ' - G. SIMENON

L'osteria dei due soldi è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

#Book #Simenon #History

Trama

Prima di essere giustiziato, il condannato Jean Lenoir dice a Maigret di essere stato testimone di un crimine alcuni anni prima e di avere ricattato la persona coinvolta insieme a un complice, Victor Gaillard. L'assassino era poi sparito, ma meno di tre mesi prima è stato visto in un'osteria sulle rive della Senna, vicino a Morsang, appunto la "Guinguette à deux sous" del titolo. A questo punto il commissario cerca la taverna e comincia a frequentarla, specialmente nei fine settimana in cui diversi parigini la raggiungono per fare gite sul fiume. In particolare, viene accolto e diventa amico di un certo James. Qualche tempo dopo l'allegria del gruppo viene interrotta da un omicidio. Feinstein viene ucciso, poi si scoprirà accidentalmente, da Marcel Basso: i due si dividevano la stessa donna, Mado, moglie del primo. Scoperto e arrestato, Basso però riesce a fuggire e si nasconde a Parigi. Maigret si rende conto che James sa dove si nasconde, ma non parla. La domenica successiva, il commissario trova Victor Gaillard a Morsang e scopre anche l'identità dell'uomo ucciso di cui aveva parlato Lenoir: è un tale Jacob detto Ulrich, rigattiere e usuraio, che aveva prestato soldi a diversi personaggi del gruppo. Maigret scopre che anche James è stato l'amante di Mado, e forse ne è ancora innamorato. Basso viene ritrovato a casa di una vecchia domestica di famiglia, tale Mathilde. Confessa l'incidente con Feinstein ma ci vuole ancora un confronto, con James e Gaillard, perché venga fuori chi ha ucciso Ulrich. Aiutato da Basso, è stato James, che poi ha dovuto affrontare il ricatto di Gaillard e Lenoir. Anche James confessa: non voleva uccidere, ma si è fatto prendere la mano, e poi si è ritrovato stranamente lucido, e ha gettato il cadavere nel canale Saint-Martin. A Maigret sembra di non essere mai sceso così in fondo nella disperazione umana. James, che ha sempre bevuto molto ma non è mai stato visto ubriaco, aveva bisogno di liberarsi di sé stesso e del proprio passato, forse per questo ha cercato l'amicizia con Maigret. E i due bevono ancora pernod fino a quando un ispettore viene a prenderlo, poi Maigret può raggiungere la moglie in vacanza, dall'inizio della storia, in Alsazia.


CINEMA - ' E' ARRIVATO MIO FRATELLO ' - CASTELLANO E PIPOLO

È arrivato mio fratello è un film italiano del 1985 diretto da Castellano e Pipolo.

#Movie #History #Pozzetto #EArrivatoMioFratello

Trama

Ovidio Ceciotti è un corpulento insegnante quarantenne di una scuola media milanese, che vive una vita noiosa. I suoi alunni gli mancano di rispetto e gli fanno continui dispetti. Anche il preside della scuola lo insulta, prendendolo addirittura a schiaffi di fronte ai suoi studenti. La collaboratrice domestica Valeria è molto insofferente nei suoi confronti e, su ordine della fidanzata Lidia, una severa impiegata delle poste, gli cucina solo carote bollite. L'unico suo motivo di soddisfazione è la presenza della signora Piranesi, che ogni notte tenta di provocarlo con uno spogliarello: tuttavia Ovidio è troppo timido ed innamorato di Lidia per accettare le avances della donna.

La vita di Ovidio viene sconvolta dall'arrivo del fratello gemello Raffaele, in arte Raf Benson, musicista di piano bar che ha trovato impiego in un malfamato locale notturno milanese, il "Pavone blu", e chiede ospitalità al fratello.

Ovidio e Raffaele, seppur fisicamente simili, presentano molte differenze caratteriali: il primo è onesto, impacciato e con la testa sulle spalle, mentre il secondo è scatenato, burlone e spaccone. Per festeggiare il loro incontro, Raf invita a cena Ovidio in un ristorante di lusso, dove ordina numerosi piatti costosi e poi offre una bottiglia di champagne a due turiste. Alla fine della cena Raf mette di nascosto una tartaruga nella macedonia e incolpa il cameriere, che in questo modo non gli fa pagare il conto.

Raf passa la nottata con le due donne utilizzando l'automobile di Ovidio, mentre quest'ultimo trascorre la notte in ospedale dove viene costretto a una lavanda gastrica perché Raf, per giustificare l'eccesso di velocità in automobile a due vigili urbani, fa credere che il fratello abbia ingerito per sbaglio della candeggina. Una delle due ragazze lascia gli indumenti intimi nell'auto e la mattina dopo, li ritrova casualmente Lidia che, credendo che Ovidio l'abbia tradita, lo lascia senza voler sentire ragioni.

Quella sera Raf ha il suo spettacolo con la modella Esmeralda, come prova generale in vista della sera successiva, quando assisterà allo show Tony Lo Bianco, un impresario italo-americano che possiede molti locali a Las Vegas. La sera stessa arriva nel locale una soffiata: la polizia sta per fare una perquisizione, poiché il locale è coinvolto in un traffico di cocaina. Il padrone del locale ricatta Raf e lo costringe a portarsi a casa una grossa bustina di polvere bianca. Credendo di metterla al sicuro, Raf la nasconde nella scatola delle bustine di eucalipto che Ovidio assume per le inalazioni. La mattina successiva Ovidio inala quindi erroneamente la cocaina.

Esaltato dalla droga, Ovidio compie delle azioni che avrebbe sempre voluto fare ma di cui non ha mai avuto il coraggio: si vendica dei suoi studenti, dà un calcio nel sedere al preside e lo ricatta ottenendo l'aumento di stipendio e ottiene da Lidia la promessa di sposarlo riuscendo a fare pace con lei. Di conseguenza, Raffaele, sicuro di aver conservato bene la bustina di droga, riconsegna al padrone del locale una bustina di eucalipto, e per vendetta viene sfregiato nel volto dai soci in affari. Questi decide quindi di vendicarsi di Raf e ordina al suo gorilla di ustionargli la mano per impedirgli di suonare di fronte a Lo Bianco, proprio nella serata più importante della sua vita. Raf ritorna a casa disperato e confessa al fratello di aver fatto solo errori nella sua vita e che l'ha sempre invidiato per la sua posatezza: colpito dalle parole di Raf, per riconoscenza Ovidio si mette la sua giacca e, in incognito, va al "Pavone blu" al suo posto. Nel presentarsi per la prima volta sul palcoscenico, fa delle gag involontarie a causa della miopia che scatenano le risate del pubblico, impresario compreso.

Lo show riesce benissimo e Raf, in realtà Ovidio, ottiene un contratto di due anni a Las Vegas. Esmeralda, felice, gli concede quello che Raf le ha sempre chiesto ma lei non gli aveva mai concesso: i due cedono alla passione. Ovidio sposa Lidia, tuttavia è stufo della vita monotona e noiosa di prima e quando stanno per partire per il viaggio di nozze alle Isole Canarie, all'ultimo momento trova una scusa, abbandona Lidia in aeroporto e decide di raggiungere suo fratello negli USA per formare con lui e con Esmeralda un nuovo trio musicale chiamato "Benson Brothers".

LIBRI - ' ILLUSIONI PERDUTE ' - HONORE' DE BALZAC

Illusioni perdute (Illusions perdues) è un romanzo di Honoré de Balzac, pubblicato in tre parti (I due poeti, Un grande uomo di provincia a Parigi e Eva e David, quest'ultimo conosciuto anche come La sofferenza dell'inventore) tra il 1837 e il 1843. È dedicato a Victor Hugo.

#Book #DeBalzac  #History #IllusioniPerdute

Trama

Tutta l'azione si svolge durante il periodo storico della Restaurazione francese, dopo la caduta di Napoleone Bonaparte. La storia racconta del fallimento esistenziale di Lucien Chardon, giovane provinciale alla ricerca d'amore e gloria; le debolezze dell'uomo di provincia, associate all'idea di eroe infelice o antieroe, sono costantemente aggravate dal contrappunto di due circoli virtuosi: la famiglia di Lucien e il cenacolo degli uomini veramente grandi, gli intellettuali del tempo. Le illusioni perdute sono quelle di Lucien mentre affronta il mondo letterario alla ricerca di un suo futuro, ma anche quelle della famiglia nei suoi confronti, riguardanti le sue capacità e qualità personali.


MUSICA - ' TUCA TUCA ' - RAFFELLA CARRA'

 Tuca tuca - Raffaella Carrà

#Music #Carrà #RaffaellaCarrà #TucaTuca

Mi piaci, ah-ah 

Mi piaci, ah-ah-ah

Mi piaci, tanto, tanto, ah

Sembra incredibile ma sono cotta di te

Mi piaci, ah-ah

Mi piaci, ah-ah-ah

Mi piace, tanto, tanto, ah

Questo stranissimo ballo che faccio con te

Si chiama Tuca Tuca, Tuca

L'ho inventato io

Per poterti dire

Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pia!

Ti voglio, ah-ah

Ti voglio, ah-ah-ah

È tanto bello star con te

E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te


Si chiama Tuca Tuca, Tuca

L'ho inventato io

Per poterti dire

Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pia!

Mi piaci, ah-ah

Mi piaci, ah-ah-ah

Mi piace, tanto, tanto, ah

Questo stranissimo ballo che faccio con te


Ti voglio, ah-ah

Ti voglio, ah-ah-ah

È tanto bello star con te

E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te, ah-ah

E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te, ah-ah

E quando mi guardi, lo so cosa tu vuoi da me

CINEMA - ' L'ORO DI NAPOLI ' - VITTORIO DE SICA

L'oro di Napoli è un film a episodi del 1954, diretto da Vittorio De Sica, tratto dall'omonima raccolta di racconti di Giuseppe Marotta.

#Movie #VittorioDeSica #DeSica #History #LOroDiNapoli

Trama

La pellicola è suddivisa in sei episodi complessivi ambientati a Napoli.

Il guappo

(Tratto dal racconto Trent'anni, diconsi trenta per la vicenda, insieme ad Il guappo e Porta Capuana per l'attività dei due protagonisti).

Don Saverio Petrillo svolge la professione di "pazzariello" e da dieci anni la sua vita è un inferno. Infatti, il guappo, o meglio il capintesta del Rione Sanità, Don Carmine Javarone, in seguito alla morte della moglie, si è insediato a casa sua dettando legge a tutta la sua famiglia. Il momento della rivincita arriva quando al guappo, dopo un presunto infarto, viene consigliato di astenersi da fatiche ed emozioni, per riguardo del cuore. Saverio ne approfitta e lo caccia di casa, ostentando il gesto davanti a tutto il vicinato, sicuro che Don Carmine non possa nuocere più. La diagnosi però era sbagliata e non appena ne ha consapevolezza, Don Carmine ritorna in casa Petrillo per ottenere riparazione. Ma lì trova una famiglia compatta, pronta a tutto pur di non ricominciare la vita di umiliazioni di prima. E decide di andarsene volontariamente.

Pizze a credito

(Dal racconto Gente nel vicolo e, per l'episodio nella casa del vedovo, da La morte a Napoli).

Sofia e suo marito Rosario gestiscono una pizzeria da asporto nel rione Materdei. Lei è bella e formosa, e i clienti frequentano il suo negozio anche per questo. Rosario è geloso e possessivo. Un giorno il costoso anello di fidanzamento che Sofia ha sempre portato scompare. Potrebbe essere caduto nella pasta della pizza mangiata dalla guardia notturna del quartiere o in quella di un frate o in quella consumata da un fresco vedovo, ma la verità è più amara: Sofia l'aveva lasciato dal giovane amante che, non senza imbarazzo, lo riporta alla donna fingendo di averlo trovato in una pizza. A Rosario non rimarrà che la conferma del tradimento, mentre Sofia senza vergogna passa tra la gente del quartiere a testa alta e ritorna alla vita di tutti i giorni, preparando le solite pizze fritte.

I giocatori

(Dal racconto I giocatori).

Il Conte Prospero è un nobile napoletano soffocato dalla ricca e brutta moglie, che lo ha fatto interdire a causa del suo vizio del gioco. L'uomo cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con Gennarino, il figlio del portiere, un bambino di otto anni che continua a batterlo a scopa e contro il quale si gioca tutto, persino i suoi indumenti.

Teresa

(Dal racconto Personaggi in busta chiusa).

Teresa è una prostituta originaria dei Castelli Romani, che un anonimo corteggiatore, giovane, bello e ricco, vuole sposare. Solo dopo la cerimonia Teresa scopre che il tutto è stato organizzato poiché l'uomo si sente in colpa per il suicidio di Lucia, una giovane spasimante non corrisposta. Sposando Teresa ed esponendosi al malevolo giudizio di tutti, il giovane si propone di scontare il suo peccato. Dapprima, Teresa reagisce con orgoglio: si sente umiliata, offesa, e se ne va dalla casa. Poi però, ritrovatasi sola, di notte, senza denaro e con la prospettiva di riprendere la vita di prima, scoppia in lacrime, disperata. Decide quindi di rimangiarsi l'orgoglio e di tornare sui suoi passi.

Il professore

(Dal racconto Il professore e, riguardo ai "pernacchi", da Lo sberleffo).

Don Ersilio Miccio vende saggezza. Per pochi spiccioli dà consigli risolutivi a fidanzati gelosi, militari innamorati e parrocchiani in cerca di una frase a effetto. Ma il problema del quartiere è come punire lo spocchioso nobile del luogo: un "semplice" pernacchio risolverà il tutto.

Il funeralino

(Dal racconto La morte a Napoli).

Dopo la morte di un bambino, il corteo funebre organizzato dalla madre lo accompagna per l'ultima volta.

CINEMA - ' RAPITO ' - MARCO BELLOCCHIO

Rapito è un Film del 2023 diretto da Marco Bellocchio.

#Movie #Bellocchio #MarcoBellocchio #History #Rapito

Trama 

1851. Edgardo Mortara è il sestogenito di Salomone Mortara, detto "Momolo", e Marianna Padovani, ebrei di Bologna, città all'epoca sotto la sovranità dello Stato Pontificio. Credendolo malato e in fin di vita, la domestica cristiana Anna Morisi gli somministra in segreto il battesimo, per paura che, morendo, vada a finire nel limbo.

Il bambino sopravvive, ma sette anni dopo Anna racconta del battesimo al padre domenicano Pier Gaetano Feletti, capo dell'ufficio bolognese dell'Santa Inquisizione: il sacramento avrebbe reso il bambino irrevocabilmente cattolico, e poiché le norme dello Stato Pontificio vietano che un cristiano sia cresciuto da non cristiani, Feletti decide di togliere il bambino alla famiglia. Il 24 Giugno Edgardo Mortara viene quindi sequestrato dalla gendarmeria pontificia e portato a Roma, dove soggiornerà nella Casa dei Catecumeni, il collegio destinato ai figli degli ebrei convertiti.

I genitori di Edgardo fanno di tutto per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sul caso, provocando lo sdegno degli intellettuali europei e non. Questo però fa sì che Papa Pio IX prenda a cuore la faccenda: il papato si trova infatti in un momento di forte crisi politica, in cui la figura del pontefice perde prestigio e autorevolezza; Pio IX oppone quindi una ferma reazione a tutte le accuse, occupandosi personalmente dell'educazione di Edgardo e facendogli somministrare un secondo battesimo che fughi ogni dubbio sulla sua appartenenza alla Chiesa cattolica. Il bambino viene dunque plagiato e indottrinato: gli viene fatto credere che l'intera faccenda sia colpa dei genitori e che l'unico modo per tornare a casa sia diventare un perfetto cristiano.

Mesi dopo l'arrivo di Edgardo a Roma, Momolo e Marianna ottengono il permesso di fargli visita. I membri della comunità ebraica romana accolgono freddamente i due, poiché temono di perdere i privilegi concessi dal papa a causa del clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Momolo decide quindi di trattare Edgardo con distacco, accontentandosi di trovarlo in buona salute; davanti a Marianna, però, il bambino scoppia a piangere e rivela alla madre di recitare ancora in segreto lo Shemà Israel tutte le notti. I responsabili dell'educazione di Edgardo vietano perciò ogni futura visita, a meno che l'intera famiglia non si converta al cattolicesimo. I Mortara rifiutano e organizzano un tentativo di rapimento del bambino, che però non va a buon fine e causa la perdita totale del supporto degli ebrei di Roma.

Nel 1859, dopo la seconda guerra d'indipendenza, Bologna viene tolta al papa dai rivoltosi; i tribunali del Regno di Sardegna, del quale adesso fa parte la città, arrestano Pier Gaetano Feletti e lo sottopongono a processo per il caso Mortara. Durante le udienze viene ricostruita l'intera vicenda e si scopre che il battesimo somministrato da Anna Morisi è a tutti gli effetti valido; Feletti viene assolto dalle accuse, poiché ha agito in piena conformità con le leggi vigenti all'epoca dei fatti. Edgardo resta quindi a Roma, ma con la proclamazione del Regno d'Italia Pio IX perde ulteriormente potere e le preziose alleanze politiche dello Stato Pontificio.

Edgardo, intanto, cresce dimenticando le proprie origini e assoggettandosi sempre di più al papa, studiando da sacerdote e assumendo il nome clericale di Pio Maria. Nel 1870, con la breccia di Porta Pia, Roma entra a far parte del Regno d'Italia; uno dei fratelli maggiori di Edgardo, Riccardo, che si era arruolato nell'esercito come bersagliere, corre a cercarlo e gli propone di tornare finalmente a casa: il giovane però rifiuta, affermando che la sua vera famiglia è ormai quella della Chiesa cattolica. Tuttavia quando, nel 1878, Pio IX muore, Edgardo si unisce ai rivoltosi che desiderano gettare il suo feretro nel Tevere, salvo poi pentirsene e scappare via.

Anni dopo, Marianna si trova in fin di vita ed Edgardo, che anni prima aveva rifiutato di recarsi al funerale di Momolo, torna finalmente a casa. Approfittando di un momento di solitudine, il giovane tenta di battezzare sua madre, ma ella rifiuta bloccando il figlio e dichiarando di voler morire da ebrea. Scacciato dai fratelli per l'affronto della tentata conversione, Edgardo diventerà sacerdote e compirà viaggi da missionario, fino alla morte avvenuta nel 1940.

BILLY IDOL

  Billy Idol, nasce il 30 Novembre 1955.

Cantante britannico. 

Discografia :
Album in studio :
  • 1982 – Billy Idol
  • 1983 – Rebel Yell
  • 1986 – Whiplash Smile
  • 1990 – Charmed Life
  • 1993 – Cyberpunk
  • 2005 – Devil's Playground
  • 2006 – Happy Holidays
  • 2014 – Kings & Queens of the Underground

ARTE - STORIA DELL'ARTE - IL RITRATTO DI UOMO CON TURBANTE ROSSO - JAN VAN EYCK

Il Ritratto di uomo con turbante rosso è un Dipinto a Olio su tavola di Jan van Eyck, datato 1433, e conservato nella National Gallery di Londra, Inghilterra.

#Art #History #VanEyck 

L'opera è forse la più nota tra i ritratti a mezzo busto di Van Eyck, caratterizzati da una posa di tre quarti, uno sfondo neutro scuro e una profonda indagine fisionomica e psicologica. L'uomo è abbigliato con una veste sobria foderata di pelliccia, e con un vistoso turbante rosso (in realtà un chaperon, un particolare cappuccio allora in voga), che crea un complesso insieme di pieghe, sulla quale la luce incede rendendo con precisione la morbidezza della stoffa. Lo stesso copricapo si trova in altri ritratti di sua mano - come in quello di  G. Arnolfini - e così pure in una figuretta nello sfondo della Madonna del cancelliere Rolin.

La testa, come è tipico nello stile del maestro, è evidenziata tramite un leggero ingrandimento rispetto al torso ed è trattata con una pittura estremamente virtuosa, capace di sintetizzare gli elementi più importanti del soggetto. Grazie alle successive velature ad Olio, cioè a strati di colore traslucidi e trasparenti, la superficie pittorica è brillante e lucida, permettendo di definire la diversa consistenza delle superfici fin nei più minuti particolari. L'artista arriva così a intensificare anche gli aspetti più minuti della realtà: dalle vene e le rughe fino alla barba rasata che rispunta.

Lo sguardo è particolarmente penetrante, grazie agli occhi dipinti con particolare vividezza: minuscole vene sono state realizzate aggiungendo colore sul bagnato, in modo che sbiadissero sembrando sottopelle; puntini di bianco nelle pupille creano lumeggiature scintillanti. Il naso è rappresentato più di profilo di quanto non suggerisca la posizione degli occhi: si tratta di uno scaltro espediente per dare risalto a tale tratto distintivo, indispensabile per rievocare la somiglianza.

La cornice con l'iscrizione, originale, venne realizzata coi lati lunghi in blocco, scolpiti assieme alla tavola principale, mentre quelli brevi sono aggiunti a parte. Ciò facilitava la levigazione della superficie ed evitava che si dovesse cesellare margini precisi seguendo la grana del legno. Probabilmente, affinché non si sciupasse la delicata iscrizione, dipinto e cornice erano originariamente protetti da un contenitore o una fodera.

Forse non è casuale la realizzazione da parte di R. Campin di un ritratto caratterizzato dallo stesso copricapo rosso. Vi è chi ipotizza che in tal modo Campin possa aver reso omaggio al più giovane Jan, ormai indiscutibile caposcuola della nuova pittura fiamminga.



LIBRI - ' POIROT E LA STRAGE DEGLI INNOCENTI ' - AGATHA CHRISTIE

Poirot e la strage degli innocenti è un Romanzo poliziesco di Agatha Christie, pubblicato per la prima volta nel Novembre 1969.

#Book #Christie #AgathaChristie 

Trama

Durante i preparativi per una serata per celebrare Halloween, una ragazza di tredici anni, Joyce Reynolds, afferma di essere stata testimone di un omicidio avvenuto anni prima, e di aver compreso la reale natura di quanto osservato solo successivamente. Alla fine della serata viene ritrovata morta, affogata in un secchio d'acqua usato per uno dei giochi svoltisi durante la festa. Interpellato dalla scrittrice ed amica Ariadne Oliver, presente sul luogo del delitto, Hercule Poirot inizia a indagare sul misterioso omicidio.

MUSICA - SINFONIA N. 10 - GUSTAV MAHLER

La Sinfonia n. 10 in Fa diesis Maggiore è l'ultima composizione di Gustav Mahler, rimasta incompiuta per la morte del compositore. Quest'ultima sinfonia si riallaccia alla Nona di Anton Bruckner, anch'essa incompiuta in quanto priva del finale; Mahler lavorò in modo intenso su questa sinfonia nell'estate del 1910, nel periodo trascorso a Dobbiaco nel bel mezzo delle Alpi. Si trattava di un periodo profondamente drammatico e tormentato per il compositore, ormai minato dalla malattia cardiaca destinata a portarlo alla tomba nel giro di pochi mesi e sconvolto dalla scoperta della relazione fra la moglie Alma e Walter Gropius. Come sua abitudine, Mahler lavorò freneticamente alla sinfonia nei mesi estivi, ma l'accantonò nel periodo invernale per dedicarsi alla sua attività di direttore d'orchestra. Non fece in tempo a ritornarvi prima della morte, che lo colse il 18 Maggio 1911.

#Music #Sinfonia #Mahler

Struttura della Sinfonia

Secondo gli abbozzi ritrovati dopo la morte di Mahler la sinfonia doveva essere in cinque movimenti:

  1. Andante-Adagio

  2. Scherzo

  3. Purgatorio

  4. Scherzo: Der Teufel tanzt es mit mir

  5. Finale

Solo il primo movimento fu ritrovato al momento della morte di Mahler in una forma orchestrale quasi eseguibile; gli altri quattro movimenti sono meno completi in quanto orchestrati solo in parte (il secondo ed il terzo movimento) oppure in forma di abbozzo (gli ultimi due). Di seguito lo stato del materiale musicale lasciato dal compositore:

  • I movimento: 275 battute redatte sia in partitura orchestrale sia in partitura ridotta

  • II movimento: 522 battute redatte sia in partitura orchestrale sia in partitura ridotta

  • III movimento: 170 battute redatte in partitura ridotta, le prime 30 battute redatte anche in partitura orchestrale

  • IV movimento: 579 battute redatte in partitura ridotta

  • V movimento: 400 battute redatte in partitura ridotta

In questa sinfonia Mahler ritorna ad impiegare la struttura a cinque movimenti: in particolare il movimento Purgatorio appare il perno centrale di tutta l'opera, incorniciato da due scherzi, mentre i due movimenti estremi, il primo e l'ultimo, sono, come nella precedente sinfonia, due movimenti lenti. Sotto questo profilo, la struttura della decima sinfonia appare speculare a quella della Settima.


MUSICA - ' NUNTEREGGAE PIU' ' - RINO GAETANO

Rino Gaetano - Nuntereggae più 

#Music #Gaetano #RinoGaetano

Abbasso e alè
abbasso e alè
abbasso e alè con le canzoni
senza fatti e soluzioni
la castità
la verginità
la sposa in bianco il maschio forte
i ministri puliti i buffoni di corte
ladri di polli
super pensioni
ladri di stato e stupratori
il grasso ventre dei commendatori
diete politicizzate
evasori legalizzati
auto blu
sangue blu
cieli blu
amore blu
rock and blues
Nuntereggae Più
Eya alalà
pci psi
dc dc
pci psi pli pri
dc dc dc dc
Cazzaniga
avvocato Agnelli Umberto Agnelli
Susanna Agnelli Monti Pirelli
dribbla Causio che passa a Tardelli
Musella Antognoni Zaccarelli
Gianni Brera
Bearzot
Monzon Panatta Rivera D'Ambrosio
Lauda Thoeni Maurizio Costanzo Mike Bongiorno
Villaggio Raffa Guccini
onorevole eccellenza cavaliere senatore
nobildonna eminenza monsignore
vossia cherie mon amour
Nuntereggae Più
Immunità parlamentare
abbasso e alè
il numero 5 sta in panchina
s'è alzato male stamattina
mi sia consentito dire
il nostro è un partito serio
disponibile al confronto
nella misura in cui
alternativo
aliena ogni compromesso
ahi lo stress
Freud e il sess
è tutto un cess
ci sarà la ress
se quest'estate andremo al mare
solo i soldi e tanto amore
e vivremo nel terrore che ci rubino l'argenteria
è più prosa che poesia
dove sei tu? non m'ami più?
dove sei tu? io voglio tu
soltanto tu dove sei tu?
Nuntereggae Più
Ue paisà
il bricolage
il quindicidiciotto
il prosciutto cotto
il quarantotto
il sessantotto
il pitrentotto
sulla spiaggia di capocotta
Cartier Cardin Gucci
portobello e illusioni
lotteria a trecento milioni
mentre il popolo si gratta
a dama c'è chi fa la patta
a settemezzo c'ho la matta
mentre vedo tanta gente
che non c'ha l'acqua corrente
e non c'ha niente
ma chi me sente...
ma chi me sente
e allora amore mio ti amo
che bella sei
vali per sei
ci giurerei
ma è meglio lei
che bella sei
che bella lei
vale per sei
ci giurerei
sei meglio tu
che bella sei
Nuntereggae Più


OSCAR WILDE

   Oscar Wilde, nasce il 16 Ottobre 1854, muore il 30 Novembre 1900.

Scrittore, Aforista, Poeta, Drammaturgo, Giornalista e Saggista irlandese. 

Autore dalla scrittura apparentemente semplice e spontanea, ma sostanzialmente molto raffinata e incline alla ricerca del bon mot, con uno stile talora sferzante e impertinente egli voleva risvegliare l'attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione.
È noto soprattutto per l'uso frequente di aforismi e paradossi, per i quali è tuttora spesso citato.
L'episodio più notevole della sua vita, di cui si trova ampia traccia nelle cronache del tempo, fu il processo e la condanna a due anni di prigione per «gross public indecency», come era definita l'omosessualità dalla legge penale che codificava le regole, anche morali, riguardanti la sessualità.
Le sue opere, tra le quali – in particolare – i suoi testi teatrali, sono considerate dai critici dei capolavori del teatro dell'800.

CINEMA - ' 007 - BERSAGLIO MOBILE ' - JAMES BOND

 007 - Bersaglio mobile (A View to a Kill) è un Film del 1985 diretto da John Glen.


Interpreti : Roger Moore, Christopher Walken, Tanya Roberts, Grace Jones, Desmond Llewelyn, Robert Brown, Lois Maxwell.

Trama :

Bond si trova in Siberia alla ricerca del corpo dell'agente 003 per recuperare un microchip. Mentre recupera il congegno, viene scoperto dalle truppe sovietiche ma fugge in un sommergibile camuffato da iceberg. Dopo che l'agente segreto è ritornato in Inghilterra, Q analizza il microchip e informa M, 007 e il ministro della difesa che la struttura interna del microchip corrisponde esattamente a quella dei microchip della Zorin Industries.
Bond e i suoi superiori si recano allora all'ippodromo di Ascot per osservare il proprietario dell'azienda, Max Zorin, e il suo cavallo da corsa. Mentre è in pista, il cavallo di Zorin vince inaspettatamente la corsa grazie a un improvviso quanto sospetto scatto finale; sir Godfrey Tibbett, un addestratore di cavalli, crede che la vittoria del cavallo di Zorin sia dovuta all'intervento di droghe, anche se nel corso dei controlli effettuati prima dell'inizio della competizione non era stata rilevata alcuna traccia di sostanze dopanti. Su indicazione di Tibbett, Bond incontra l'investigatore privato francese Achille Aubergine per scoprire se la vittoria del cavallo di Zorin è stata effettivamente irregolare. Tuttavia, durante il loro pranzo nel ristorante della torre Eiffel, Aubergine viene ucciso dalla compagna di Zorin, l'androgina May Day, che scappa dalla torre gettandosi in paracadute. Bond si lancia in un rocambolesco inseguimento a bordo di un taxi rubato per l'occasione ma senza esito: May Day raggiunge Zorin a bordo di un motoscafo sulla Senna e fugge con lui.
Bond e Tibbett vanno a Chantilly, in Francia, dove Bond si propone come James St. John (Syngen) Smythe, un riccone, con al seguito il suo chauffeur Tibbett. Individuano il laboratorio segreto di Zorin, scoprendo come questi stia utilizzando dei microchip impiantati sotto la pelle dei suoi cavalli, per liberare nel loro corpo la droga. Tibbett più tardi verrà ucciso da May Day, che proverà poi ad annegare Bond in un lago mentre era all'interno della sua automobile privo di sensi. Successivamente, il Generale Gogol dell'Unione Sovietica si fa vedere nella proprietà di Zorin con parecchi altri agenti del KGB, ma Zorin, un ex agente del KGB a sua volta, lo forza ad andarsene.
Nel suo dirigibile, l'industriale miliardario Max Zorin rivela a un gruppo di investitori il suo piano per distruggere Silicon Valley in un'operazione che chiama “il grande colpo„ per ottenere un monopolio nel mercato dei microchip. Tuttavia, uno degli investitori non desidera partecipare al piano e chiede di andarsene; sarà scaraventato subito dopo dal dirigibile da uno scivolo segreto. Bond successivamente scopre che Zorin è uno psicopatico, il prodotto di un esperimento medico nazista durante la seconda guerra mondiale effettuato dal Dott. Mortner (che era proprio uno dei medici) e poi addestrato dal KGB. Per riuscire, i programmi di Zorin prevedono di fare saltare dell'esplosivo sotto i laghi lungo la faglia di Hayward e quella di Sant'Andrea e fare in modo che si colpiscano inducendoli a sommergersi. Una bomba più grande è inoltre sul luogo nella miniera per distruggere “una serratura geologica„ per impedire alle due faglie di muoversi allo stesso tempo. Una volta distrutta, causerebbe un doppio terremoto che sommergerebbe per sempre Silicon Valley con tutti i suoi giacimenti di silicio e le relative industrie presenti, oltre a causare milioni di vittime innocenti.
Bond presto troverà la geologa Stacey Sutton, la cui compagnia petrolifera era stata rilevata da Zorin e ruba i documenti circa il suo programma dal municipio di San Francisco. Zorin arriva, e lo prende come ostaggio e costringe un funzionario della società a chiamare la polizia. Uccide il funzionario e dà fuoco all'edificio così da far sospettare Bond di omicidio. Bond e Stacey vengono salvati dai vigili del fuoco e poi inseguiti dalla polizia. Salgono su un'autoscala e attraversano il ponte Lefty O'Doul, lasciandosi indietro la polizia quando questo si apre.
Il giorno seguente, Bond e Stacey si infiltrano nella miniera in cui Zorin vuole fare iniziare il terremoto. Il primo gruppo di esplosivi sommerge la miniera; questa azione per poco non uccide Bond e May Day, mentre Stacey scappa. Consapevole di essere stata ingannata da Zorin, May Day aiuta Bond a rimuovere la bomba più grande che avrebbe distrutto l'intera struttura. Mettono la bomba su un vagone e lo spingono fuori dalla miniera seguendo una linea della ferrovia. Tuttavia, i freni del vagone non funzionano. May Day rimane sul vagone e tiene i freni. Ciò le costa la vita ma salva Silicon Valley.
Stacey, che ha assistito da lontano all'esplosione della bomba, corre verso Bond ma viene afferrata al volo e rapita da Zorin che aveva fatto scendere il dirigibile al livello del suolo. Bond riesce ad afferrare una corda di ancoraggio che penzola dal dirigibile e ad aggrapparvisi. Durante il volo, Zorin cerca di far precipitare Bond nel vuoto dirigendosi verso il Golden Gate, ma questi riesce a immobilizzare il dirigibile facendo impigliare la corda nella struttura del ponte. L'amico di Zorin, il Dott. Carl Mortner, è messo fuori combattimento da Stacey (che esce sul ponte) e rimarrà svenuto per la maggior parte della lotta finale. Zorin e Bond combattono quindi sulla cima del ponte, finché Zorin ha la peggio e precipita nella baia di San Francisco, morendo. Mortner riguadagna coscienza e prova a gettare fuori della dinamite ma scivola quando Bond taglia la corda del dirigibile, che esploderà. Bond e Stacey possono così passare il loro momento di intimità alla faccia del generale Gogol che vuole conferire al "compagno Bond" l'Ordine di Lenin.

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