I 400 colpi (Les Quatre Cents
Coups) è un film del 1959 diretto da François
Truffaut.
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Trama
I fatti si svolgono a Parigi alla
fine degli anni cinquanta. Antoine Doinel è un
ragazzino di dodici anni. I genitori non ne capiscono il bisogno
affettivo e le inquietudini proprie della vicina adolescenza. La
madre è una donna non attenta al figlio, molto spesso lo tratta
male. Il padre (tale solo sotto il profilo legale) è un uomo
abbastanza bonario, ma superficiale e interessato solo alle gare di
rally. La famiglia vive in un piccolo appartamento, dove Antoine non
possiede una propria camera da letto: dorme infatti nell'ingresso,
vicino alla porta di casa, in un sacco a pelo perché la madre non ha
avuto ancora tempo di comprargli le lenzuola.
A scuola Antoine manifesta la sua
irrequietezza. Per questa ragione, lo scarso rendimento e gli
scherzi, diventa, in diverse occasioni, il capro espiatorio di
marachelle di altri. Antoine, anche se non consapevole, tenta di
attirare l'attenzione degli adulti. Il solo conforto alla sua
solitudine sono la lettura e l'amicizia con il suo compagno di scuola
René. È con lui che marina la scuola per andare al cinema, nei
parchi parigini e al Luna park.
Il comportamento di Antoine peggiora
dopo che il ragazzo ha visto la madre baciare un uomo per strada. Per
giustificare l'ennesima assenza a scuola, Antoine si inventa la morte
della madre. Umiliato davanti a tutti dopo che la menzogna viene
scoperta, fugge di casa. Si rifugia nella stamperia dello zio di
René, vagando poi di notte per le strade di Parigi. Tornato a
scuola, viene perdonato dalla madre, che gli promette un regalo se
riuscirà a migliorare i suoi voti. Antoine, che ama leggere, svolge
così un tema in cui riscrive una pagina del romanzo La ricerca
dell'assoluto di Balzac dove è descritta la morte del
nonno.
Il professore l'accusa di avere copiato
e lo punisce. Deluso e disperato, Antoine fugge e va a vivere in casa
di René. Escogita di rubare una macchina per
scrivere nell'ufficio del padre, per pagare, per sé e per
l'amico, una gita al mare che non ha mai visto. Una volta realizzato
il furto i due ragazzi cercano, senza successo, di venderla a
un ricettatore. Antoine decide di riportarla di nascosto
nell'ufficio, ma viene scoperto dal custode. Il padre lo denuncia e
il ragazzo passa, così, una notte in cella con un delinquente e
alcune prostitute.
La madre, per liberarsene, acconsente,
"per dargli una lezione", a che venga rinchiuso in
un riformatorio lontano da Parigi, possibilmente vicino al
mare. La disciplina è molto rigida, tanto che Antoine viene punito
fisicamente con un sonoro ceffone per aver consumato anzitempo il suo
pane. Viene poi interrogato da una psicologa sulla sua vita intima e
sui difficili rapporti con i genitori, alla quale Antoine risponde
con sconcertante franchezza. René va a trovarlo, ma le regole
dell'istituto gli proibiscono di parlargli. La madre gli comunica in
modo brusco che lo abbandonerà a se stesso e che il padre non vuole
più incontrarlo.
Durante una partita di pallone Antoine
approfitta della disattenzione dei sorveglianti e fugge, facendo una
lunga corsa fino al mare, proprio quel mare che non aveva mai visto
prima. Si spinge fino alla battigia e poi si volta, dopo essere
entrato con le scarpe nell'acqua. La scena finale inquadra in un
fermo immagine lo sguardo del giovane Antoine verso lo spettatore.
Uno sguardo di dolore, ma privo di retorica, con il rumore delle onde
del mare che si apre davanti al ragazzo, come l'età adulta.