Apocalypse Now è un
Film del 1979 diretto da Francis Ford Coppola.
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Trama
1969: La guerra del Vietnam è
al culmine. Il capitano Benjamin L. Willard è un ufficiale
dell'esercito statunitense, già per tre anni in Vietnam, ed è
appena tornato a Saigon. Sebbene formalmente faccia parte della
173ª Brigata Aviotrasportata, in realtà è spesso incaricato di
operazioni speciali dalla CIA, che lo hanno via via provato al
punto che ormai appare incapace a rientrare nella normalità.
Due funzionari del servizio
d'informazione militare, il generale Corman e il colonnello Lucas,
insieme ad un civile (probabilmente un membro dei servizi segreti),
convocano lo spaesato Willard allo scopo di affidargli una missione
speciale. Si tratta di un incarico delicato ed "anomalo", e
lo stato confusionale del capitano costituisce - paradossalmente -
una calzante precondizione per assolvere il compito. Willard deve
effettuare un viaggio su un imbarcazione militare americana da fiume,
la Patrol Boat River (PBS), lungo il fiume Nung, nella
remota giungla cambogiana, e ivi scovare il colonnello statunitense
Walter E. Kurtz, ex alto ufficiale dei Berretti Verdi, da tempo
disertore, con l'obiettivo di ucciderlo, o, come riferito nella
motivazione ufficiale trasmessa a voce, porre fine al suo
comando. I superiori affermano che Kurtz, un tempo considerato
ufficiale modello e prossimo alla promozione al grado di generale, è
impazzito e si è messo a capo di una legione di sbandati e di
indigeni delle montagne nella foresta della neutrale Cambogia,
con cui combatte una guerra totalmente al di fuori delle regole e di
qualsiasi quadro di comando. Le affermazioni dei vertici militari
americani sulla follia di cui sarebbe preda Kurtz sembrano avallate
da una delirante trasmissione radio effettuata dallo stesso
colonnello ribelle e che viene intercettata dal comando.
L'obiettivo assegnato a Willard,
dunque, è di infiltrarsi fra le file degli ammutinati e porre fine
al comando di Kurtz, ossia ucciderlo, "con estrema
determinazione", come tiene a specificare il civile presente al
colloquio conviviale. La sequenza indugia molto sulle pietanze del
banchetto con cui si dà il via all'insolita operazione, e la stessa
esistenza della missione non verrebbe mai ammessa dai presenti in
sede ufficiale: loro hanno ordinato e scientemente perseguito
l'assassinio premeditato di un comandante statunitense da parte di un
altro ufficiale. Il tutto è reso ancora più urgente e necessario
dal fatto che anche un altro ufficiale dei corpi speciali, Richard M.
Colby, inviato prima di Willard a trovare una soluzione alla strana
situazione venutasi a creare nella giungla attorno alla figura
carismatica del Colonnello Kurtz, risulta passato, invece, dalla
parte dell'ufficiale disertore. Kurtz parrebbe quindi disporre di
elevate capacità di convincimento e seduzione, se non addirittura di
plagio, delle persone con le quali entra in contatto.
Il capitano Willard si mostra presto in
grado di recuperare la lucidità, l'autocontrollo e la motivazione
necessaria per intraprendere la missione: studia con attenzione e
curiosità il dossier riguardante il Colonnello Kurtz, trovandovi
conferme al fatto che egli abbia effettivamente assunto il ruolo di
un signore della guerra e sia incondizionatamente "adorato"
da numerosi nativi e militari a lui rimasti fedeli. Lo studio della
biografia di Kurtz ha luogo durante la lunga e pericolosa navigazione
che dovrà, fra molteplici impedimenti e sorprese, condurre Willard
al suo obiettivo.
Ed è
all'inizio della risalita del fiume verso il confine cambogiano che
lo stesso Willard inizia anche a fare la conoscenza dell'eterogeneo
equipaggio assegnatogli: l'ostinato e formale George Phillips,
comandante della PBS, l'ingenuo e simpatico Lance B. Johnson, un
noto surfer californiano, lo scanzonato Tyrone Miller,
detto "Clean",[6] e il sensibile Jay "Chef"
Hicks, un aspirante chef di New Orleans, che Willard descrive
come "troppo nervoso per il Vietnam, forse troppo anche per New
Orleans". L'imbarcazione e i suoi membri, che normalmente
svolgono il servizio di pattuglia presso la foce del fiume Nung,
appartengono alla Marina degli Stati Uniti e non sono nuovi
a missioni del genere.
Nella prima tappa, la task force di
Willard incontra il tenente colonnello William "Bill"
Kilgore, comandante del 1º squadrone elicotteri del 9º Reggimento
della Cavalleria Aerea, il quale ha il compito di scortarlo nel
tratto iniziale del viaggio. Kilgore è inizialmente disinteressato
al capitano Willard e alle sue sorti, ma, dopo aver riconosciuto
Lance, propone a quest'ultimo di fare surf sulla foce del fiume Nung,
proprio dove Willard e il resto dell'equipaggio devono venire
aerotrasportati.
A bordo di numerosi elicotteri, Kilgore
e i suoi uomini attaccano un villaggio controllato dai Viet Cong, non
distante dalla spiaggia, mentre la barca di Willard e dei suoi
quattro compagni viene trasportata da un mezzo aereo. Durante
l'attacco, Kilgore fa risuonare a tutto volume, tramite altoparlanti
installati sugli elicotteri, la Cavalcata delle Valchirie di
Richard Wagner, al fine di galvanizzare il morale del suo reparto e
terrorizzare i nemici. Nonostante l'effetto sorpresa e la supremazia
militare, si registra comunque un robusto contrattacco dei
guerriglieri vietnamiti, con la distruzione di un elicottero e
ripetuti colpi di mortaio dalla vicina giungla.
In tale scenario bellico intenso e
altamente insicuro, il tenente colonnello Kilgore costringe i suoi
uomini a praticare il surf, fra boati e pallottole sibilanti,
convinto che un attacco aereo con impiego di napalm, da lui
stesso richiesto per "bonificare" l'area dove è
posizionato il mortaio che li sta minacciando da molti
minuti, possa presto rendere sicura la zona. In effetti, dopo
l'annunciato intervento da parte di una sfrecciante squadriglia di
cacciabombardieri F-5, l'alto ufficiale può esultare con
sollievo, rivolgendosi così a Willard:
«Mi piace l'odore del napalm al
mattino. Una volta abbiamo bombardato una collina per dodici ore, e
finita l'azione siamo andati a vedere. Non c'era più neanche l'ombra
di quegli sporchi bastardi. Ma quell'odore... sai, quell'odore di
benzina. Tutto intorno. Profumava come... Come di vittoria.»
Il capitano Willard e i suoi quattro
uomini proseguono il viaggio in barca lungo il fiume e durante una
sosta, complice il calare delle tenebre, Chef scende dal
pattugliatore fluviale con l'intento di raccogliere mango nella
giungla, accompagnato da Willard. Mentre si trovano sulla terra
ferma, relativamente lontani dalla barca, i due incontrano una tigre,
dalla quale riescono a scappare. Chef, una volta ritornati sulla
barca, in preda ai sintomi di un esaurimento nervoso, scoppia in un
pianto isterico, urlando il proprio odio per una guerra che non
comprende e non condivide, ripromettendosi ossessivamente ad alta
voce di non abbandonare mai più "la cazzo di barca".
Nei giorni successivi, Willard cerca di
approfondire ulteriormente - durante i momenti di riflessione che si
ritaglia nel corso del viaggio - l'incartamento dedicato a Kurtz,
cominciando anche a nutrire seri dubbi sulla missione di morte
affidatagli: il curriculum di Kurtz è straordinario ed è difficile
credere che una persona con tali qualità possa aver perso
completamente la testa.
La barca, nel frattempo, continua lungo
il suo percorso finché giunge presso una base avanzata di
rifornimento. Qui il gruppo di Willard si trova, casualmente, ad
assistere a un irreale spettacolo, allestito sul fiume per il
sollazzo delle truppe e sponsorizzato dalla celebre rivista Playboy.
Lo show degenera con preoccupante rapidità quando alcuni soldati
americani tentano di aggredire le attraenti conigliette durante la
loro scollacciata e provocante esibizione, costringendole così a una
precipitosa fuga con lo stesso elicottero che le aveva condotte in
mezzo alla giungla.
La barca dei cinque militari
statunitensi incrocia un sampan di commercianti vietnamiti.
Phillips ordina di perquisire la povera imbarcazione per scoprire
eventuali armi nascoste, in disaccordo con Willard che vorrebbe
proseguire la risalita del fiume per dare corso, senza altre
distrazioni e contrattempi, alla sua già complessa missione. Mentre
Chef ispeziona controvoglia il sampan, una ragazza si muove
bruscamente in direzione d'una cesta, provocando l'isterica reazione
degli altri soldati americani, i quali crivellano di pallottole, in
pochi secondi, tutti gli occupanti della barchetta.
Chef, che non ha partecipato
attivamente alla carneficina, poco dopo il tacere delle armi
statunitensi, scopre la causa del movimento improvviso compiuto dalla
ragazza: la cesta verso cui la giovane si stava precipitando accoglie
un cucciolo di cane (diventerà la mascotte di Lance). Mentre Chef è
preda di un'altra crisi nevrotica e Phillips, afflitto dai sensi di
colpa per aver ordinato la perquisizione, vorrebbe soccorrere la
donna sopravvissuta ma moribonda, Willard interviene con cinica
risolutezza e finisce la sfortunata con un colpo di pistola. Un
attimo dopo, Willard biasima Phillips, rimarcando che - come da lui
vanamente auspicato - sarebbe stato molto più saggio non attardarsi
per quel superfluo controllo finito in massacro.
Il viaggio giunge a un estremo
avamposto: un ponte che indica il fronte di guerra, nonché il
confine con la Cambogia. Qui c'è un ufficiale, in attesa del gruppo
da tre giorni per la consegna della posta, il quale sbrigativamente
mette tutti in guardia sui gravi pericoli della zona. Il ponte è un
"monumento" all'ottusa ostinazione dei comandi militari
che, per motivi propagandistici, insistono nel difendere e
ricostruire senza sosta la posizione, con fini pratici totalmente
irrilevanti nel quadro complessivo del conflitto; una posizione che
ogni notte viene demolita dall'incessante bombardamento
dall'artiglieria nemica.
Mentre è in corso un ennesimo attacco
da parte dei vietcong, Willard e Lance si avventurano a terra, tra le
trincee, constatando fino a qual punto la confusione regni sovrana in
assenza di ufficiali al comando, probabilmente tutti rimasti uccisi.
Il primo mitragliere che i due incontrano durante la ricognizione,
infatti, si stupisce nel dedurre che Willard stesso non sia
l'ufficiale al comando in quel caos. Dinanzi a questa ennesima
dimostrazione della pericolosità e assurdità dell'intera faccenda,
Phillips cerca di convincere ancora una volta il capitano a desistere
dalla sua oscura missione, ma Willard, dubbioso e tuttavia ligio agli
ordini ricevuti, gli ordina di proseguire.
Il giorno successivo, mentre
l'equipaggio della barca è intento nella lettura della
corrispondenza consegnata loro dopo un lungo periodo di mancanza di
contatti familiari, la barca viene attaccata dai vietcong, nascosti
sulle rive dal fiume. Nello scontro a fuoco Clean rimane ucciso. Da
questo momento in poi, Phillips, che aveva gradualmente assunto le
veci di un padre o fratello maggiore nei confronti di Clean, diventa
più apertamente ostile a Willard e alla sua inconfessabile missione.
Pochi giorni dopo l'imbarcazione viene
nuovamente assalita da altri indigeni, i Montagnard. Stavolta è
proprio Phillips a trovare la morte, causata da una lancia
scagliatagli in piena schiena dai guerriglieri. Prima di esalare
l'ultimo respiro, sembra porre in essere un estremo tentativo di
uccidere il capitano Willard, attirandolo a sé e verso la punta
della lancia che sporge dal suo petto, ma quest'ultima azione
potrebbe essere il risultato degli ultimi spasmi mortali del militare
colpito e non di una sua intenzione omicida. Così Phillips muore tra
le braccia dello sconcertato Willard.
Giunti finalmente a destinazione, i
superstiti della spedizione vengono accolti da una scena fra
l'onirico e l'infernale: in una insenatura, resa ancor più irreale
dalle esalazioni umide della giungla e da un silenzio tombale che
contrasta con le sparatorie e i frastuoni che hanno caratterizzato
gran parte del viaggio, sono raccolti centinaia di esseri umani in
stato catatonico e silente, come anime in pena, colte nell'indolente
attesa di essere dirottate ai rispettivi gironi infernali. È
difficile distinguere in tale moltitudine i militari americani, i
civili, gli indigeni e magari anche i nemici disertori, se non per
alcune fattezze somatiche che a fatica emergono da maschere e
camuffamenti vari.
Sconvolti dalla vista di un tale
abbandono di ogni regola e criterio, Willard e un inebetito Lance
scendono a terra, mentre Chef resta sulla barca con l'indicazione di
richiedere in codice agli alti comandi dell'operazione di procedere
ad un attacco aereo, qualora il capitano e Lance (sempre più
psichicamente deragliato) non facciano ritorno a bordo entro un certo
lasso di tempo.
Willard fa la conoscenza di un
fotografo freelance a dir poco eccentrico, verboso e totalmente
asservito ai voleri di Kurtz, del quale magnifica quelle che egli
considera virtù e grandezze divine.
Questa sorta di villaggio dei dannati,
in cui impera il colonnello Kurtz, ha tutte le caratteristiche di un
morboso e decadente regime pagano, connotato peraltro da una
ostentata violenza sanguinaria: una moltitudine di cadaveri è
distribuita ovunque, in modo osceno e impudico (impiccati, appesi,
crocifissi, impalati, capovolti, riversi, amputati). In tale cornice
di abbrutimento, indifferenza e incoscienza, Willard viene presto
imprigionato e successivamente liberato dal colonnello-despota.
In diversi incontri, che somigliano a
frammenti di un'allucinazione, il trasognato Kurtz accenna ad un
febbricitante Willard le proprie teorie sulla guerra, sull'umanità e
sulla civiltà. Egli ha letto Il ramo d'oro di James
Frazer, in cui viene illustrato il significato del sacrificio del
re-sacerdote e la funzione purificatrice del capro espiatorio.
Nel corso di un intenso e penetrante monologo, l'autoritario
colonnello loda la determinazione priva di scrupoli dei vietcong,
prendendo come esempio della loro perfezione marziale l'episodio, cui
aveva assistito in prima persona, in cui i militari orientali avevano
tagliato il braccio a tutti i bambini di un villaggio appena
vaccinati dagli americani contro la poliomielite.
Chef, rimasto sempre solo a bordo
dell'imbarcazione, viene decapitato da Kurtz in una imboscata
notturna, prima che possa ricorrere alla radiotrasmittente per
invocare aiuto alla centrale di ascolto americana denominata
"Onnipotente". Il destino di Willard sembra ormai segnato,
ridotto com'è all'infermità e con i sintomi della malaria, ma
il visionario colonnello intende lasciarlo in vita affinché il più
giovane dei due possa portare a termine la missione omicida e dunque
liberare lo stesso Kurtz dalla sofferenza di cui è evidentemente
preda, e possa infine raccontare la verità alla sua famiglia e
soprattutto al figlio.
Lance, ormai mentalmente perduto e
innocuo, passa confusamente il tempo tra gli insorti, senza poter
essere di alcun aiuto a Willard.
Durante una notturna cerimonia
idolatra, un bue viene sanguinosamente sacrificato, mentre il
capitano, per quanto indebolito e fiaccato, riesce a raggiungere
Kurtz e ad ucciderlo con un machete, non incontrando peraltro alcuna
resistenza. Il colonnello spira, sussurrando «l'orrore [...]
l'orrore!».
Willard, venerato dai nativi e dagli
insorti come nuovo dio-comandante-tiranno, si allontana con gesti
misurati e cauti dal villaggio. Il capitano cammina tra la folla
attonita, riuscendo anche a recuperare Lance, e con lui si imbarca
per il ritorno a casa, sotto una pioggia scrosciante che lava via il
sangue versato.
La pellicola originale si conclude con
una scena notturna di bombardamenti accompagnata dai titoli di coda,
mentre le fiamme si alzano verso il cielo. Coppola decise all'ultimo
momento di inserire questa scena, dopo aver visto il girato
effettuato mentre l'aviazione filippina distruggeva -realmente - il
set del film su direttiva del governo locale, che desiderava, a
riprese finite, cancellarne le tracce. Questo finale venne
interpretato, in maniera errata a detta dello stesso regista, come un
attacco contro il villaggio di Kurtz, mentre doveva rappresentare un
bombardamento qualsiasi. Nella versione Redux il regista
decise, quindi, di sostituirlo con un semplice sfondo nero su cui far
scorrere i titoli di coda.