L'Odissea è uno dei due grandi Poemi epici della letteratura
greca antica attribuiti al Poeta Omero.
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È una delle opere letterarie più antiche sopravvissute e rimane
popolare presso il pubblico moderno, costituendo uno dei capolavori
del Canone occidentale. Come l'Iliade, l'Odissea è divisa in 24
libri. Narra le vicende dell'eroico re di Itaca, Odisseo, conosciuto
anche con la variante latina Ulisse, e il suo viaggio di ritorno
a casa dopo la fine della Guerra di Troia, durata dieci anni.
Altrettanto durano le peripezie che affrontano Odisseo e i suoi
compagni di viaggio: avventure e disavventure che vedranno tutti
perire, a parte il protagonista. Nella lunga assenza di Ulisse, che a
casa presumono morto, egli lascia la moglie Penelope e il figlio
Telemaco a lottare con un vasto gruppo di pretendenti ribelli, in
competizione per unirsi in matrimonio con Penelope.
Trama :
Telemachia
(I-IV)
Telemaco, il figlio di Odisseo, era ancora un bambino quando suo
padre partì per la Guerra di Troia. Al momento in cui la
narrazione dell'Odissea ha inizio, dieci anni dopo la fine della
guerra, Telemaco è ormai un uomo di circa vent'anni e condivide la
casa paterna a Itaca con la madre Penelope e un gruppo di nobili
locali arroganti, i Proci, che intendono convincere
Penelope ad accettare la scomparsa del marito come ormai definitiva
e, di conseguenza, a scegliere tra loro un nuovo marito; la donna ha
promesso che lo farà solo quando avrà finito di tessere un sudario
per il suocero Laerte, ma ogni notte disfa la tela tessuta
durante il giorno.
La Dea Atena, protettrice di Odisseo, in un momento in cui il Dio del
mare Poseidone, suo nemico giurato, è a un banchetto degli
Etiopi, lontano dall'Olimpo, discute del destino dell'eroe con il re
degli Dei, Zeus. Quindi, assunte le sembianze di uno straniero di
nome Mente, va da Telemaco e lo esorta a partire al più presto
alla ricerca di notizie del padre. Telemaco gli offre ospitalità e
insieme assistono alle gozzoviglie serali dei proci, mentre il
cantastorie Femio recita per loro un poema. Penelope si
lamenta del testo scelto da Femio, ovvero il "Ritorno da Troia",
perché le ricorda il marito scomparso, ma Telemaco si oppone alle
sue lamentele.
Il mattino seguente Telemaco convoca un'assemblea dei cittadini
di Itaca e chiede loro di fornirgli una nave ed un
equipaggio. Sciolta l'assemblea senza aver ottenuto nulla, Telemaco è
raggiunto da Mentore, che gli promette la nave e i compagni. Così,
all'insaputa della madre, Telemaco fa vela verso la casa di Nestore,
il più venerabile dei guerrieri greci che avevano partecipato alla
guerra di Troia e che aveva fatto ritorno nella sua Pilo. Da
qui, accompagnato dal figlio di Nestore, Pisistrato, si dirige
via terra verso Sparta, dove incontra Menelao ed Elena,
che si sono alla fine riconciliati. I due gli raccontano che erano
riusciti a fare ritorno in Grecia dopo un lungo viaggio durante il
quale erano passati anche per l'Egitto: lì, sull'isola incantata
di Faro, Menelao aveva incontrato il vecchio Dio del
mare Proteo che gli aveva detto che Ulisse era prigioniero
della misteriosa ninfa Calipso. Telemaco viene così a
conoscenza anche del destino del fratello di Menelao, Agamennone,
re di Micene e capo dei greci sotto le mura di Troia, che era stato
assassinato dopo il suo ritorno a casa da sua moglie Clitemnestra con
la complicità dell'amante Egisto.
Arrivo di Odisseo sull'isola dei Feaci (V-VIII)
Intanto, dopo svariate peripezie che dobbiamo ancora apprendere,
Odisseo ha trascorso appunto gli ultimi sette anni prigioniero sulla
lontana isola di Ogigia, ospite della bellissima ninfa Calipso.
Quest'ultima è innamorata perdutamente di Odisseo: il messaggero
degli Dei Ermes la convince però a lasciarlo andare e
Odisseo si costruisce a questo scopo una zattera. La zattera, dato
che il Dio del mare Poseidone gli è nemico, fa inevitabilmente
naufragio, ma egli riesce a salvarsi a nuoto toccando alla fine terra
a Scheria sulla cui riva, nudo ed esausto, cade
addormentato. Il mattino dopo, svegliatosi udendo delle risa di
ragazze, vede la giovane Nausicaa che era andata sulla spiaggia
spinta da Atena a giocare a palla con le sue ancelle. Odisseo le
chiede così aiuto, ed ella lo esorta a chiedere l'ospitalità dei
suoi genitori Arete e Alcinoo, re dei Feaci. Questi lo
accolgono amichevolmente senza nemmeno, dapprima, chiedergli chi sia.
L’eroe resta parecchi giorni con Alcìnoo, partecipa ad alcune gare
atletiche ed ascolta il cieco cantore Demodoco esibirsi
nella narrazione di due antichi poemi: il primo narra di un
altrimenti poco noto episodio della guerra di Troia, "La lite
tra Odisseo ed Achille", il secondo è il divertente
racconto della storia d'amore tra due Dèi
dell'Olimpo, Ares e Afrodite. Odisseo chiede a
Demodoco di continuare a cantare della guerra di Troia: questi
racconta dello stratagemma del cavallo di Troia, episodio nel
quale Odisseo aveva svolto la parte dell'indiscusso protagonista.
Incapace di dominare le emozioni suscitate dall'aver rivissuto quei
momenti, Odisseo finisce per rivelare la sua identità ed inizia a
narrare l'incredibile storia del suo ritorno da Troia.
Il racconto delle avventure di Odisseo (IX-XII)
Dopo aver saccheggiato la città di Ismara, nella terra
dei Ciconi, Odisseo e le dodici navi della sua flotta persero la
rotta a causa di una tempesta. Approdarono nella terra dei Lotofagi e
successivamente finirono per essere catturati dal ciclope Polifemo,
figlio di Poseidone e di Toosa, riuscendo a fuggire,
dopo aver subito sei gravi perdite, con lo stratagemma di accecargli
l'unico occhio e uscire dalla sua grotta appendendosi al ventre delle
sue pecore. Questo scatenò però la rabbia di Poseidone. Sostarono
per un periodo alla reggia del signore dei venti Eolo, che diede
ad Odisseo un otre di pelle che racchiudeva quasi tutti i venti, un
dono che avrebbe garantito loro un rapido e sicuro ritorno a casa. I
marinai, però, aprirono sconsideratamente l'otre mentre Odisseo
dormiva: i venti uscirono insieme dall'otre, scatenando una tempesta
che ricacciò le navi indietro da dove erano venute.
Pregarono Eolo di aiutarli nuovamente, ma egli rifiutò di farlo.
Rimessisi in mare finirono per approdare sulla terra dei mostruosi
cannibali Lestrigoni: solo la nave di Odisseo riuscì a sfuggire
al terribile destino. Nuovamente salpati, giunsero all'isola della
maga Circe, che con le sue pozioni magiche trasformò in maiali
molti dei marinai di Odisseo. Il dio Ermes venne quindi in
suo soccorso e gli donò un'erba magica, utile come antidoto contro
l'effetto delle pozioni di Circe. In questo modo egli costrinse la
maga a liberare i suoi compagni dall'incantesimo. Odisseo rimase
nell’isola di Circe per un anno.
I suoi uomini, alla fine, riuscirono a convincerlo che era giunto il
momento di ripartire: così, grazie anche alle indicazioni di Circe,
Odisseo e la sua ciurma attraversarono il Mar Mediterraneo e
raggiunsero una baia situata all'estremo limite occidentale del mondo
conosciuto, nella terra dei Cimmeri. Lì, dopo aver celebrato un
sacrificio in loro onore, Odisseo invocò le ombre dei morti allo
scopo di interrogare lo spettro dell'antico indovino Tiresia sul
suo futuro. Incontrò poi lo spettro di sua madre, che era morta di
crepacuore durante la sua lunga assenza, ricevendo così per la prima
volta notizie di quanto succedeva nella sua casa, messa in serio
pericolo dall'avidità dei proci. Incontrò poi molti altri spiriti
di uomini e donne illustri e famosi, tra i quali il fantasma di
Agamennone (che lo mise al corrente del suo assassinio), quello
di Aiace Telamonio (che si rifiutò di parlargli) e quello
di Achille (che gli domandò notizie di suo
figlio Neottolemo e del suo vecchio padre Peleo).
Quando tornarono all'isola di Circe, questa, prima della loro nuova
partenza, li mise in guardia sui pericoli che li attendevano nelle
rimanenti tappe del loro viaggio. Riuscirono a fiancheggiare indenni
gli scogli delle sirene e passare in mezzo alla trappola
rappresentata da Scilla, mostro dalle innumerevoli teste ( che
afferro' sei compagni di Ulisse) e dal terribile gorgo Cariddi,
approdando sull'isola Trinacria. Qui i compagni di Odisseo, ignorando
gli avvertimenti ricevuti da Tiresia e Circe, catturarono e uccisero
per cibarsene alcuni capi della sacra mandria del dio del
sole Helios. Questo sacrilegio fu duramente punito dal dio, che,
con l'aiuto di Poseidone, colpì Odisseo e i suoi compagni con
un naufragio nel quale tutti, tranne Odisseo stesso, finirono
annegati. L'eroe fu spinto dai flutti sulle rive dell'isola
di Calipso, che lo costrinse a restare con lei per sette anni.
Il ritorno a Itaca (XIII-XX)
Dopo aver ascoltato con grande interesse e curiosità la sua lunga
storia, i Feaci, che sono un popolo di abili navigatori, decidono di
aiutare Odisseo a tornare a casa. Nottetempo, mentre è profondamente
addormentato, lo portano ad Itaca approdando in un luogo nascosto. Al
suo risveglio, la dea Atena lo trasforma in un vecchio mendicante: in
questi panni si incammina verso la capanna di Eumeo, guardiano
dei porci, che gli è rimasto fedele anche dopo così tanti anni. Il
porcaro lo fa accomodare e gli dà da mangiare. Dopo aver cenato
insieme, racconta ai suoi contadini e braccianti una falsa storia
della propria vita: dice loro di essere nativo di Creta e
di aver guidato un gruppo di suoi conterranei a combattere a Troia al
fianco degli altri Greci, di aver quindi trascorso sette anni alla
corte del re dell'Egitto e di essere alla fine naufragato sulle
coste tesprote e da lì venuto ad Itaca.
Intanto Telemaco fa
vela da Sparta verso casa e riesce a scampare a un'imboscata tesagli
dai Proci. Dopo essere sbarcato sulla costa di Itaca, va anche lui
alla capanna di Eumeo, dove finalmente il padre e il figlio si
incontrano. Odisseo si rivela a Telemaco (ma non ancora a Eumeo) e
insieme decidono di uccidere i Proci. Dopo che Telemaco è tornato a
palazzo per primo, Odisseo, accompagnato da Eumeo, fa ritorno nella
sua casa ma continua a restare travestito da mendicante. In questo
modo osserva il comportamento violento e tracotante dei Proci e
studia il piano per ucciderli. Incontra per primo il suo cane Argo,
che lo riconosce e dopo un ultimo sussulto di gioia muore felice per
aver rivisto il padrone; poi si reca da sua moglie Penelope, che non
lo riconosce: egli cerca di capire le sue intenzioni raccontando
anche a lei di essere cretese e che un giorno sulla sua isola aveva
incontrato Odisseo. Incalzato dalle ansiose domande di Penelope, dice
anche che di recente in Tesprozia ha avuto notizia delle sue più
recenti avventure.
La
vecchia nutrice Euriclea capisce la vera identità di
Odisseo quando egli si spoglia per fare un bagno, scoprendo una
cicatrice sopra il ginocchio che si era procurato durante una battuta
di caccia: Odisseo la costringe a giurare di mantenere il segreto.
La fine dei Proci (XXI-XXIV)
Il giorno dopo, su suggerimento di Atena, Penelope spinge i
Proci a organizzare una gara per conquistare la sua mano: si tratterà
di una competizione di abilità nel tiro con l'arco e i Proci
dovranno servirsi dell'arco di Odisseo, che nessun altro è mai
riuscito a tendere. Nessuno dei pretendenti riesce a superare la
prova e a quel punto, tra l'ilarità generale, quello che è creduto
un vecchio mendicante chiede di partecipare a sua volta: Odisseo
naturalmente riesce a tendere l'arma e a vincere la gara, lasciando
tutti stupefatti. Prima che si riprendano dalla sorpresa rivolge
quindi l'arco contro i Proci e, con l'aiuto di Telemaco, li uccide
tutti. Odisseo e il figlio decidono poi di far giustiziare dodici
delle ancelle della casa che erano state amanti dei Proci e uccidono
il capraio Melanzio che era stato loro complice. Adesso
Odisseo può finalmente rivelarsi a Penelope: la donna esita e non
riesce a credere alle sue parole, ma si convince dopo che il marito
le descrive alla perfezione il letto che lui stesso aveva costruito
in occasione del loro matrimonio.
Il giorno dopo,
insieme a Telemaco, va ad incontrare suo padre Laerte nella
sua fattoria, ma anche il vecchio accetta la rivelazione della sua
identità solo dopo che Odisseo gli ha descritto il frutteto che un
tempo Laerte stesso gli aveva donato. Gli abitanti di Itaca hanno
seguito Odisseo con l'intenzione di vendicare le uccisioni dei Proci
loro figli: quello che sembra essere il capo della folla fa notare a
tutti che Odisseo è stato la causa della morte di due intere
generazioni di uomini a Itaca, prima i marinai e coloro che l'avevano
seguito in guerra dei quali nessuno è sopravvissuto, poi i Proci che
ha ucciso con le sue mani. La Dea Atena però interviene nella
disputa e convince tutti a desistere dai propositi di vendetta.