07 febbraio 2026

MUSICA - ORGANO - G. FRESCOBALDI - TOCCATA PER L'ELEVAZIONE

Toccata per l'Elevazione - G. Frescobaldi


 

LIRICA - MORTE A VENEZIA - BENJAMIN BRITTEN

Morte a Venezia (Death in Venice) è un'opera in due atti composta da Benjamin Britten su libretto di Myfanwy Piper. L'opera, l'ultima composta da Britten prima della sua morte, è basata sull'omonimo romanzo di Thomas Mann. 

#Britten #music #Opera #History

Trama 

Atto I

Il celebre scrittore Gustav von Aschenbach lamenta la perdita di ispirazione artistica. Mentre passeggia per Monaco si ferma davanti a un cimitero e vede un viaggiatore vestito in modo eccentrico. Toccato dalla strana visione, decide di partire per l'Italia nella speranza che un po' di cambiamento infonda nuova linfa alla sua immaginazione esaustra. Sulla nave per Venezia vede un gruppo di giovani insieme a un attempato damerino che suscita in lui un senso di repulsione. Questa nota stonata gli rovina l'umore mentre sbarca a Venezia e un misterioso gondoliere lo traghetta al Lido e non, come vorrebbe lui, a Riva degli Schiavoni. Il direttore dell'hotel lo accoglie gentilmente e gli fa vedere la sua camera. Mentre gli ospiti scendono per la cena Aschenbach nota il giovanissimo e splendido Tadzio, un adolescente polacco in vacanza con la famiglia. Il ragazzo colpisce lo scrittore con la sua bellezza celestiale e Aschenbach si infatua immediatamente di lui.

Il giorno dopo sulla spiaggia Aschenbach osserva Tadzio e nota con gioia che il ragazzo non è perfetto: in quanto polacco, ad esempio, detesta i russi. Nauseato dall'aria malsana di Venezia e dall'insistenza dei venditori, Aschenbach decide di lasciare Venezia e annuncia la sua decisione al direttore, che se ne rammarica. Tuttavia, quando nota che Tadzio ricambia i suoi sguardi, lo scrittore comincia ad avere dei ripensamenti e decide di prolungare la sua permanenza usando come scusa un bagaglio smarrito alla stazione. Mentre osserva nuovamente Tadzio sulla spiaggia, Aschenbach pensa a Fedra, Apollo e Giacinto, riflettendo sulla somiglianze delle loro storie con la propria. La vittoria di Tadzio in diversi giochi è motivo di gioia per Aschenbach, che sente rifiorire la propria vena artistica. Lo scrittore vorrebbe congratularsi con Tadzio per la vittoria, ma quando si trova davanti a lui non riesce a proferire parola. Solo dopo che l'adolescente si è allontanato Aschenbach riesce a confessare il suo amore per lui.

Atto II

Dopo essere riuscito ad accettare i propri sentimenti per il ragazzo, Aschenbach va dal barbiere dell'hotel, che si lascia sfuggire che una malattia imperversa per Venezia. L'odore di disinfettante comincia ad aleggiare in città e lo scrittore nota che le autorità hanno cominciato a prendere precauzione contro l'epidemia. Nonostante i locali non vogliono allertare i turisti, Aschenbach scopre da un giornale tedesco che il colera si è abbattuto sulla laguna. Deciso che la famiglia polacca non scopra dell'epidemia, Aschenbach segue Tadzio per tutta Venezia in uno stato febbrile, tanto da essere notato dalla madre del ragazzo, che si frappone tra lui e il figlio.

Di ritorno all'hotel, i turisti cenano mentre dei musicisti ambulanti si esibiscono; Aschenbach chiede al loro capo notizie sull'epidemia, ma l'artista lo liquida rapidamente. Lo scrittore non apprezza l'esibizione sguaiata dei musicisti e nota con piacere che anche Tadzio sembra condividere una certa freddezza nei loro confronti. Le notizie del colera diventano troppo pressanti per essere controllate e molti turisti cominciano a lasciare Venezia; un impiegato inglese consiglia ad Aschenbach di andarsene prima che scatti una quarantena, ma lo scrittore è troppo preso dai suoi sentimenti per Tadzio. Vorrebbe almeno avvertire la famiglia polacca del pericolo, ma rendendosi conto che così perderebbe Tadzio non riesce a parlare con la madre del ragazzo.

Crollato esausto a letto, Aschenbach sogna Apollo e Dioniso, che dibattono sulle rispettive teorie su ragione e caos, bellezza ed estati. Apollo, sconfitto, lascia la stanza e Dionisio guida una danza sgrenata. Al suo risveglio Aschenbach comprende quanto profondamente è cambiato e decide di smettere di opporsi al cambiamento: "Lascia che gli dei facciano quello che vogliono con me". Dopo aver visto Tadzio con gli amici, lo scrittore torna dal barbiere in un patetico tentativo di farsi ringiovanire, anche se il risultato lo fa sembrare l'attempato damerino che aveva visto sulla nave. Ancora una volta comincia a seguire Tadzio e la sua famiglia e si rende conto con piacere che il giovane si è accorto di lui ma non ha detto niente ai genitori. Rimasto da solo, Aschenbach compra delle fragole, ma scopre con orrore che sono troppo mature. Recita tra sé e sé alcune frasi del Fedro, dialogo platonico in cui rivede molto di se stesso.

Il direttore dell'hotel e il portiere organizzano la partenza degli ultimi ospiti, tra cui la famiglia polacca. Aschenbach torna in spiaggia per vedere Tadzio un'ultima volta: vede che il giovane sta facendo la lotta con l'amico Jaschiu, che lo batte e gli spinge la faccia nella sabbia. Aschenbach prova a correre in difesa dell'amato ma non riesce ad alzari dalla sedia e tutti i ragazzi fuggono via, lasciando Tadzio da solo sulla spiaggia con lo scrittore morente. L'adolescente sembra fare un cenno ad Aschenbach, che sprofonda sempre di più nella sua sedia mentre Tadzio cammina nell'acqua.

CINEMA - ' CRISTO SI E' FERMATO AD EBOLI ' - STORIA

Cristo si è fermato a Eboli è un film del 1979 diretto da Francesco Rosi, tratto dal romanzo omonimo di Carlo Levi e interpretato da Gian Maria Volonté.

Fu presentato fuori concorso al 32º Festival di Cannes.

#Movie #History #Volonté

Trama

Carlo Levi è un pittore, scrittore e medico che, nel 1935, per la sua ideologia antifascista, viene condannato al confino ad Aliano, in Lucania. Aliano è un paese sperduto e povero, dove Cristo non è mai sceso a portare la sua redenzione. Inizialmente in difficoltà, entra poi in contatto con una varietà di personaggi: l'arciprete, uomo di cultura ma col vizio di bere, il carabiniere arricchitosi alle spalle dei contadini, Giulia, la donna di servizio, e il podestà, uomo di cultura e sostenitore del dittatore Benito Mussolini.

Si tratta di un mondo primitivo, pieno di superstizioni (memorabile la scena in cui Giulia afferma che non può buttare la spazzatura di notte perché l'angelo che c'è alla porta se ne andrebbe, o quando la donna rifiuta il ritratto che il pittore le voleva fare dicendo che il dipinto le avrebbe rubato l'anima). Levi entra in contatto con i contadini, che non giudica ma comprende, e si schiera dalla loro parte, ottenendo di essere il loro medico al posto dei medici locali, nonostante sia laureato in medicina ma non abbia mai esercitato la professione.

In questo paese arretrato, dove basta un po' di pioggia per far franare tutto, dove chi è andato in America è tornato vinto dalla malinconia, risuonano i discorsi di Mussolini, e la retorica della patria sembra l'unica via d'uscita ad una vita di privazioni e povertà per i giovani che si arruolano volontari nella guerra in Abissinia, nella speranza di poter ottenere un po' di terra. C'è però anche chi si chiede per quale motivo il governo debba spendere soldi nelle guerre invece che nel migliorare le condizioni di vita del paese. Con i successi militari in Africa arriva l'amnistia, e quindi il momento in cui Levi viene rilasciato e deve tornare a Torino. Il film si chiude a cerchio su Levi che ricorda malinconicamente i contadini lucani con cui ha fatto amicizia.

MUSICA - ORGANO - A- BRUCKNER - ANDANTE IN A DUR


 Andante in A Dur - A. Bruckner

MUSICA - ORGANO - D. ZIPOLI - ALL'OFFERTORIO


 All'Offertorio - D. Zipoli

MUSICA - ORGANO - G. FRESCOBALDI - TOCCATA PER L'ELEVAZIONE

Toccata per l'Elevazione - G. Frescobaldi #Music   #Organ   #Video