Tu ridi è un film del 1998,
il quindicesimo film diretto dai fratelli Taviani, il loro
secondo adattamento dalle Novelle per un
anno di Pirandello dopo Kaos.
Con Antonio Albanese, Luca Zingaretti.
#Movie #History #Taviani
Trama
Il film è costituito da due episodi:
Primo
episodio
Roma, anni trenta: un cantante di
grande successo, Felice Tespini, è costretto ad abbandonare la
carriera artistica a causa di un problema di salute. Ridotto a
lavorare come contabile al Teatro dell'Opera di Roma, assiste
quotidianamente alle soperchierie del sovrintendente del teatro, Gino
Migliori, contro un collega d'ufficio, Tobia Rambaldi, costretto da
una menomazione a camminare con un bastone. Fallito come cantante,
infelice come marito – la moglie, Marika lo abbandonerà presto –
costretto in una vita asfittica e desolata, Felice – così,
paradossalmente, si chiama il protagonista che dà il titolo
all'episodio – vive un'esperienza assai curiosa: nel sonno, ride.
Incapace di dare spiegazioni a un fatto così bizzarro, cerca di
allontanare il sospetto della moglie gelosa che la tradisca nel
sogno, chiede consiglio alla scienza, si protesta innocente, crede a
un dono di Dio a compenso delle proprie sofferenze. Scoprirà invece
dolorosamente di ridere dello scherzo, stupido e triviale, che viene
giocato tutte le mattine a Tobia. Anche nella musica di Mozart,
con il fa naturale – quasi sinistro, dice il maestro concertatore –
della romanza del primo atto da Le nozze di Figaro di Mozart –
ironico e tragico sono tutt'uno.
Tobia, si toglie la vita. Anche sul
letto di morte potrebbe sembrare che rida, a causa della ‘digestio
mortis’, spiega il dottore, proprio come Felice aveva tentato di
spiegare con rumori di stomaco le risa che sua moglie dichiarava di
sentire di notte. Il suicidio di Tobia e le violente parole di
scherno che il balordo soprintendente avrà nei confronti dell'amico,
accusato di essere un idiota per non aver avuto il coraggio di
uccidere il suo nemico prima di morire, danno a Felice il coraggio di
porre fine alle proprie sofferenze, non prima di aver minacciato di
morte il sovrintendente e avergli strappato, con una pistola
giocattolo, una confessione scritta della propria codardia. Felice si
reca quindi al mare per annegarsi, ma la casualità dell'incontro con
una vecchia amica corista, Nora, gli concede un'estrema piccola
vacanza. Un'ultima ora di svago, un'ultima confessione d'amore,
un'ultima esibizione da baritono nel finale del II atto
dell'Italiana in Algeri di Rossini. La vita: una breve
vacanza prima della fine.
Secondo
episodio
Nella Sicilia di oggi e senza
tempo – la prima inquadratura è per un meraviglioso tempio greco
in triste contrasto con la speculazione edilizia dei quartieri
popolari – si svolge la vicenda di due sequestri, in cui l'uno è
occasione per il racconto dell'altro. Un bambino viene rapito per
dissuadere il padre, un mafioso, dal collaborare con la giustizia.
Trattenuto in un appartamento, è trattato dal carceriere (Lello
Arena) con affetto giocoso e attenzione per la sua istruzione. Il
carceriere – che ha lo stesso identico sguardo del traditore in un
dipinto di Giotto (Ciclo della Cappella degli
Scrovegni di Padova) – gli regala un computer perché
possa esercitarsi nel disegno e gli insegna a giocare a pallone a
piedi nudi, come i ragazzini brasiliani. Premuroso, lo accompagna in
un hotel abbandonato alle pendici del monte che prende il nome da un
altro sequestrato il dottor Ballarò. La storia di questo personaggio
– allo stesso tempo minaccia e intrattenimento per il ragazzo –
dà avvio a una digressione filmica che ci riporta indietro nel
tempo, agli inizi del secolo, epoca in cui dei disgraziati pastori si
erano trasformati per disperazione in banditi, portando a termine il
sequestro di un anziano notabile del luogo, il Dottor Ballarò (Turi
Ferro), per essere poi con lui 'condannati' dalle circostanze, alla
segregazione, per il resto della vita, non potendolo né liberarlo né
ucciderlo.
Grande è il legame del dottore con
quella gente, che riconosce per averla lui stesso curata, della quale
conosce minutamente vita e sofferenze. Il dottore, che finirà per
diventare una persona di famiglia per quella piccola comunità, con
accorata commiserazione della miseria spirituale e dell'ignoranza di
quelle persone, si trasformerà in un insegnante, in una guida, e
farà conoscere loro l'opera di grandi scienziati fino al punto che
un neonato, nato in quelle romite valli, porterà uno strano nome:
Galileo. La morte del dottore su quel monte ci riporta alle vicende
del bambino rapito, che sarà ucciso con un colpo di pietra e sciolto
nell'acido. Il film termina con il carceriere che danza, come aveva
fatto nel momento della sua prima apparizione in scena, dietro le
sbarre. L'arte e la musica continuano – nonostante i tragici casi
che trovano eco in recenti delitti di mafia – ad ispirare "la
ribellione, e la pietà" che spingono "a rinnovare l'atto
d'amore verso gli altri" (Paolo Taviani).