14 febbraio 2026

LIBRI - ' MAIGRET E L'AFFARE STRIP-TEASE ' - G. SIMENON

Maigret e l'affare strip-tease è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

#Book #Simenon #Maigret 

Trama

Émile Boulay, proprietario di diversi cabaret a Montmartre e sugli Champs-Élysées è scomparso. Antonio Farano, suo cognato, gestore del locale di spogliarelli "Paris-Strip", avverte il commissario Maigret. Poco dopo si ritrova il cadavere di Boulay, strangolato, dalle parti del Père-Lachaise. L'autopsia rivela che è morto da almeno due giorni. Maigret ricostruisce a poco a poco la sua vita. Nonostante gestisse una parte della vita notturna di Parigi, Boulay era un uomo tranquillo, calmo e saggio, che passava le serate in famiglia con la moglie Marina. Maigret parla con Louis Boubée, detto Mickey, accompagnatore di clienti e buttafuori dei locali, il quale è anche un informatore della polizia; poi con Jules Raison, ragioniere della vittima, ma non riesce a sapere niente. Neanche il fatto che un certo Mazotti minacciasse i proprietari di locali di far scoppiare delle risse al loro interno se non gli pagavano un pizzo sembra collegato con l'omicidio. Infatti Mazotti era ormai sparito, convinto, pare, da certi amici della famiglia, portuali di Le Havre, a non ripresentarsi a Parigi. Ma poi Mazotti venne trovato morto ed i sospetti andarono anche su Boulay. Inoltre si scopre che non si fosse presentato ad un interrogatorio della polizia ed avesse appena ritirato, contrariamente alle sue abitudini, una grossa somma dalla banca, con la quale si era recato ad un appuntamento notturno da cui non è più tornato.

Maigret che per servizio si mette a frequentare i locali notturni (il "Lotus", il "Train-Bleu", il "Saint-Trop", con le loro ballerine e i baristi), scopre poi che l'avvocato Jean-Charles Gaillard, che lavorava come consulente fiscale per Boulay, ha portato l'automobile a riparare esattamente da quando è morta a quando è stata ritrovata la vittima e si insospettisce. È un uomo strano, che a Dunkerque durante la guerra ha perso le dita di una mano e poi ha sposato una ballerina che danzava con il nome d'arte di Jeanine de Lara, essendone geloso per diversi anni, fino a quando lei si ammalò e da allora vive quasi da reclusa; come avvocato ha sempre scelto la clientela e molto spesso ha vinto le cause. Ma a Maigret viene da pensare che "un avvocato non uccide i suoi clienti", la frase gli gira in testa come un ritornello.

Maigret scopre quindi che un ex-cliente di Gaillard, un giovane meccanico e ladro di automobili, Gaston Mauran, sostiene di aver pagato 100.000 franchi per farsi difendere e per corrompere Maigret. Il commissario mette i due a confronto e sente salire dentro di sé una certa rabbia per l'avvocato, avido, che si è fatto versare 500.000 franchi da Boulay per difenderlo eventualmente nell'affare Mazotti. Boulay, sapendosi protetto, davanti alla richiesta della polizia di presentarsi, si è quindi sentito tradito, ma l'avvocato non ha saputo dare spiegazioni e l'ha ucciso. Ora tenta ancora di giustificarsi con Maigret, parla del proprio bisogno di soldi per la passione del gioco d'azzardo, ma il commissario è giustamente inflessibile. Saprà poi che si è impiccato in cella.




LIBRI - ' UN BALLO IN MASCHERA ' - M.J. LERMONTOV

Un ballo in maschera è un Dramma in giambo libero e in quattro atti, scritto da Michail Jur'evič Lermontov nel 1835.

Trama 

#Russia #History #Book


Evgenij Aleksandrovič Arbenin, dopo una gioventù viziosa e dedita a eccessi di varia natura, può godersi il benessere economico che gli ha fruttato la sua abilità di giocatore con Nina, moglie amata e gran bellezza nel fiore degli anni. Una sera torna al tavolo da gioco, ormai abbandonato da anni, per salvare dalla rovina il principe Zvezdič, un giovane ufficiale che ha perso l'intero suo patrimonio. Più tardi si recano insieme a un ballo in maschera, giacché è tempo di Carnevale. Al ballo, il principe è sedotto da una signora in maschera. Arbenin, dal canto suo, è avvicinato da una maschera maschile che gli predice una sventura per quella sera stessa.

Zvezdič, invaghitosi della donna che civetta con lui, le chiede di lasciargli un oggetto a imperitura memoria del loro incontro. La dama fugge, spaventata all'idea che l'irruente giovane possa strapparle la maschera e riconoscerla. Seduta su un divano pensa a come mandarlo via, quando scorge sul pavimento un braccialetto smarrito da qualcuno. Se ne appropria e, al riapparire del principe, getta per terra il monile, in modo da poter scomparire tra la folla nel mentre lui lo raccoglie.

Zvezdič racconta ad Arbenin la sua avventura con l'intrigante maschera; quindi i due si separano. Evgenij Aleksandrovič torna a casa, ma la moglie è fuori. Al suo ritorno, nota che non ha più al polso il bracciale, ed è allora che si rende conto di quanto sia simile a quello che il principe gli ha mostrato come dono della dama misteriosa. Domanda dove sia il bracciale, dove possa averlo perduto. Nina non comprende perché il marito si stia tanto inquietando e commette l'errore di non rivelare subito di essere stata al ballo in maschera, scena verosimile dello smarrimento. L'uomo ne viene informato dal servo e si convince di essere stato tradito. Le proteste d'innocenza di Nina non sortiscono alcun effetto: Arbenin è deciso a vendicare il suo onore.

Sotto la maschera che ha sedotto Zvezdič si nasconde una vedova, la baronessa Štral, segretamente innamorata del principe. Nina Arbenina, che è una sua amica, va a trovarla, e di lì a poco giunge anche il principe. Mentre la baronessa è costretta ad assentarsi per qualche minuto, Zvezdič, il quale grazie al braccialetto è risalito al nome della sua proprietaria, confessa a Nina di amarla. La donna nega di avergli dato il bracciale e se ne va irritata. Il principe si sfoga con la baronessa e lei capisce di aver raccolto da terra il bracciale di Nina e di averne compromesso l'onore agli occhi del marito. Sul momento si sente sollevata, ma in coscienza sa che sarà punita per aver desiderato la sua pace a scapito di un'altra persona.

Solito frequentatore degli ambienti aristocratici è Adam Petrovič Šprich: è lui che corre in aiuto dei tanti che necessitano di denaro in prestito. La baronessa, il cui defunto marito aveva contratto con Šprich un forte debito, accenna in sua presenza alla presunta relazione tra la Arbenina e il principe, suggerendogli di intervenire nella faccenda per calmare gli animi. Šprich, il quale spera di ricevere dalla Štral il denaro che gli è dovuto, ha un colloquio con Zvezdič, da parte sua intenzionato a sbugiardare pubblicamente Nina, e lo induce a scrivere un biglietto alla donna. Arbenin però lo intercetta.

Evgenij Aleksandrovič, finora persuaso che il principe ignorasse l'identità della donna misteriosa, ossia la moglie dell'uomo che lo ha salvato dalla rovina, è sconvolto dall'ingratitudine di Zvezdič. Intanto il suo vecchio compagno al tavolo da gioco, Afanasij Pavlovič Kazarin, apprende da Šprich quel che si mormora in società su Arbenin e decide di approfittare delle circostanze per riportare l'amico sulla via del vizio. La grande abilità di giocatore di Arbenin può aiutarlo a rimpinguare le sue dissestate finanze.

Arbenin, risoluto a uccidere Zvezdič, va da lui. Gli annunciano che dorme, ma egli s'introduce, non visto, nella sua stanza. Ne esce senza aver agito, per mancanza di coraggio. Un altro modo, più sottile, di vendicarsi gli si affaccia alla mente, e scrive un biglietto in cui invita Zvezdič a cena in casa di N. per trascorrere una piacevole serata. Uscendo, incontra una donna velata. Temendo sia Nina, le scopre il volto e riconosce la baronessa Štral. La donna, preoccupata di vedere Arbenin dal principe, tenta senza riuscirci di scagionare Nina dal sospetto di tradimento: Evgenij Aleksandrovič non la lascia parlare e va via. Maggior successo ottiene con Zvezdič, che ora sa la verità.

Il principe, rinfrancato dal tono cordiale del biglietto, si reca tranquillo da N., senza dar peso alle parole di ammonimento della baronessa. Qui, oltre al padrone di casa e Arbenin, c'è il solo Kazarin. Giocano a carte. A un certo punto Arbenin accusa il principe, che sta vincendo, di imbrogliare, e lo schiaffeggia. Zvezdič esige che l'offesa subìta venga riparata, ma Arbenin, trionfante, rifiuta di battersi: in società tutti dovranno sapere che il principe è un baro e un vigliacco.

La baronessa è partita. In casa di M. la buona società parla alle spalle del principe Zvezdič, accusandolo di codardia; sono presenti anche gli Arbeniny. Zvezdič, non atteso, si fa vivo per poter mettere in guardia Nina dalla vendetta del marito, e restituirle il braccialetto. Arbenin, che osserva la scena da lontano, non nutre ormai alcun dubbio sull'infedeltà della moglie e, con rinnovata determinazione, si avvia ad eseguire il suo piano delittuoso. Da quando, anni prima, aveva perso tutto al gioco e con l'ultimo rublo che gli era rimasto aveva deciso che o si sarebbe rifatto (come accadde) o avrebbe bevuto il veleno, non si era più separato dalla fatale polverina. La cava dalla tasca e la versa nel gelato che porge all'ignara moglie. Lei lo mangia, e a quel punto Arbenin, adducendo come scusa la stanchezza, la conduce a casa.

Nina comincia a stare male e implora il marito di chiamare il medico. Arbenin le confessa che è condannata a morire perché lui le ha fatto ingerire il veleno, e le chiede di ammettere finalmente, davanti a Dio, la sua colpa. Ma Nina ha la coscienza pulita e muore, maledicendo l'assassino e invocando su di lui il giudizio divino. Arbenin guarda il cadavere della donna amata e grida: «Menzogna!».

Zvezdič e uno sconosciuto giungono a casa di Arbenin. Il personaggio appena entrato in scena, sette anni prima, era stato rovinato al gioco da uno spietato Arbenin, nonostante fossero amici, e non era più stato in grado di rifarsi una vita. Solo la speranza di riuscire un giorno a vendicarsi, gli aveva dato la forza per andare avanti. E quel giorno è arrivato quando ha visto Arbenin avvelenare il gelato e, invece di impedire il delitto, ha preferito che si compisse pur di poter dare il colpo di grazia al suo nemico. Ha quindi convinto Zvezdič che la repentina morte di Nina non poteva essere dovuta al caso e insieme a lui si è recato da Arbenin.

L'ignoto si rivela ad Arbenin dicendogli che, inosservato, lo aveva seguito in ogni dove, sempre con un volto e un costume diversi, in attesa di un suo passo falso. Al ballo in maschera era stato lui a preconizzargli una sciagura imminente, e ora è venuto a dirgli che sa dell'uxoricidio. A questo punto il principe mostra ad Arbenin una lettera in cui la baronessa Štral confessa la parte avuta nell'intrigo e scagiona Nina, sicuro che l'uomo, messo di fronte alla verità, non si sottrarrà ancora alla sua richiesta di un duello riparatore.

Ma l'orgogliosa intelligenza di Arbenin crolla sotto il peso dell'intollerabile colpa di aver ucciso la donna amata per un peccato inesistente. Lo sconosciuto è felice di aver ottenuto la rivalsa tanto agognata. Il principe, al contrario, si rammarica che la follia di Arbenin non gli consentirà né ora né mai di riguadagnare l'onore perduto.

LIBRI - ' ANNA KARENINA ' - L. TOLSTOJ

Anna Karenina è un Romanzo di Lev Tolstoj pubblicato nel 1877.

#Russia #History #Book  #Tolstoj

Trama

Il romanzo è suddiviso in otto parti.

Prima parte

La prima parte introduce la figura di Stepàn Arkad'ič Oblonskij, detto Stiva, un ufficiale civile che ha tradito la moglie Dar'ja Aleksàndrovna ("Dolly"), la quale minaccia di andarsene da casa. La vicenda di Stiva mostra la sua personalità passionale che sembra non poter essere repressa. L'uomo allora chiama da San Pietroburgo la propria sorella, Anna Arkàd’evna, per persuadere Dolly a non lasciarlo. All'arrivo di Anna a Mosca, in stazione, un operaio della ferrovia muore accidentalmente investito da un treno. Nel frattempo, un amico di infanzia di Stiva, Konstantìn Dmìtrič Lèvin, arriva a Mosca per chiedere la mano della sorella minore di Dolly, Ekaterina Aleksàndrovna Ščerbàckaja, detta Kitty. Il giovane, serio aristocratico, vive in una tenuta che gestisce lui stesso. Kitty rifiuta, aspettando una proposta di matrimonio dall'ufficiale dell'esercito Aleksej Kirìllovič Vronskij che, pur interessato a lei, non intende sposarsi.

Anna e Vronskij si incontrano, dopo essersi conosciuti per la prima volta in stazione, a un ballo e si palesa l'interesse reciproco. Anna, scossa dalla propria reazione alle sue attenzioni, ritorna immediatamente a San Pietroburgo e Vronskij la segue sullo stesso treno. Levin torna al suo podere, abbandonando ogni speranza di matrimonio, e Anna rientra a casa da suo marito Aleksej Aleksàndrovič Karenin, un ufficiale governativo, e da suo figlio Serëža.

Seconda parte

Karenin inizialmente non dà peso alla frequentazione di Anna con Vronskij: solo dopo che altri gli fanno notare la sconvenienza di una lunga chiacchierata da soli avuta dai due, ne parla con Anna tramite un freddo rimprovero. Il rapporto tra i due diventa una vera e propria relazione, e Anna rimane incinta. Durante una gara a cavallo a cui assistono Anna e il marito, Vronskij ha una brutta caduta; lo spavento rende Anna palesemente preoccupata. Karenin, indispettito dal suo comportamento, affronta Anna in carrozza durante il ritorno a casa; ella, in preda all'isteria, confessa al marito la relazione. Karenin è spiazzato, non sa come comportarsi.

Per la delusione del matrimonio fallito Kitty si ammala e, dietro consiglio medico, parte coi genitori per una stazione termale in Germania. Qui fa due incontri: con Nikolàj Levin, che ritroverà in seguito e con Vàren'ka. Quest'ultima è una giovane al seguito della madre; il suo spirito caritatevole ha un grosso impatto su Kitty.

Terza parte

La terza parte narra la vita rurale di Lèvin nella sua tenuta, un'ambientazione legata intimamente ai suoi pensieri e alle sue lotte interiori. Dolly, incontrando Lèvin, cerca di far rivivere i suoi sentimenti per Kitty, apparentemente senza risultati, finché Lèvin, rivedendola di sfuggita, capisce di essere ancora innamorato di lei. Tornato a San Pietroburgo, Karenin, rifiutando di separarsi da Anna, la mette in una situazione molto frustrante, minacciandola di non lasciarle più vedere il figlio Serëža, nel caso Anna si rifiuti di salvare le apparenze e nascondere la sua relazione clandestina.

Quarta parte

Karenin inizia a trovare la situazione intollerabile e comincia a valutare la possibilità di divorziare. Il fratello di Anna, Stiva, cerca di dissuaderlo, invitandolo a parlarne con Darja. Quest'ultima iniziativa sembra di nuovo non sortire alcun effetto, ma Karenin cambia idea dopo aver saputo che Anna sta morendo per complicazioni dovute al parto, e vuole conoscere i sentimenti e le intenzioni di Anna per decidere. Al suo capezzale, Karenin perdona Vronskij, che cerca di suicidarsi per il rimorso. Anna comunque migliora e chiama sua figlia Anna ("Annie"). Stiva ora cerca di far divorziare Karenin. Vronskij in un primo tempo decide di fuggire a Tashkent, ma cambia idea dopo aver visto Anna, e insieme decidono di partire per l'Europa, senza aver ottenuto il divorzio. Molto più immediato è il risultato degli sforzi di Stiva per combinare un incontro tra Lèvin e Kitty: i due si riconciliano e si fidanzano.

Quinta parte

Lèvin e Kitty si sposano a Mosca. Pochi mesi dopo, Lèvin scopre che suo fratello Nikolaj sta morendo e lo raggiunge insieme alla moglie. Levin fatica ad affrontare la malattia del fratello, mentre Kitty, con semplicità e dedizione, si occupa del cognato alleviando le sue sofferenze. Poco prima della morte di Nicolaij, Kitty si rende conto di essere incinta. In Europa, Vronskij e Anna fanno molta fatica a trovare amici che li accettino, continuando a dedicarsi a passatempi come l'arte e la pittura, finché non decidono di tornare a Pietroburgo. Già in questa fase iniziano a delinearsi i primi momenti di insoddisfazione di Vronskij per la sua inattività e la mancanza della vita in società. Karenin, sconsolato, cede pian piano alle influenze della contessa Lìdija Ivànovna, di lui innamorata, entusiasta della religione e delle credenze mistiche, di moda nelle classi sociali più elevate, che gli consiglia di tenere Serëža lontano dalla madre. Anna riesce lo stesso a far visita al figlio il giorno del suo compleanno, ma è scoperta da Karenin, che aveva detto a Serëža che Anna era morta. Contro il parere di Vronskij, Anna decide di andare a teatro, ma qui viene insultata da Madame Kartàsova. Per fuggire alla pressioni della vita in città, decidono di partire per la campagna.

Sesta parte

La famiglia Ščerbàckij passa l'estate nella casa di campagna di Levin per assistere Kitty nella sua gravidanza. La visita di Vàsenka Veslòvskij, arrivato insieme a Stepàn Arkàdič, turba la serenità di Levin, che mal sopporta le galanterie dell'ospite nei confronti di Kitty. Questo episodio contribuisce a far maturare e a consolidare il rapporto tra i due coniugi. Durante l'estate, Dolly si reca a far visita alla cognata. La tenuta di campagna dove vivono Anna e Vronskij è moderna e riccamente arredata. I due vivono sontuosamente, ma sono pochi quelli che si spingono a far loro visita (Vàsenka Veslòvskij cacciato da Levin, una vecchia zia di Anna). Su richiesta di Vronskij, Dolly suggerisce ad Anna di chiedere il divorzio a Karenin. Ancora una volta, le parole di Dolly sembrano non sortire alcun effetto, ma quando Vronskij parte per alcuni giorni, la noia e il sospetto convincono Anna della necessità di un matrimonio con lui; scrive a Karenin e parte con Vronskij per Mosca. Qui Levin e Vronskij partecipano alle elezioni del governatorato, riservate ai nobili.

Settima parte

I Lèvin sono a Mosca per il parto di Kitty che dà alla luce un bambino. Stiva, mentre cerca l'appoggio di Karenin per un nuovo lavoro, gli chiede nuovamente di divorziare da Anna. Oramai le decisioni di Karenin sono guidate da una sorta di indovino, raccomandato da Lidija Ivànovna, che gli consiglia di rifiutare il suggerimento di Stiva. La relazione tra Anna e Vronskij inizia a essere sempre più tesa. Privata della possibilità di prendersi cura di suo figlio ed esasperata dal proprio isolamento sociale, Anna sviluppa risentimento verso Vronskij e riversa su di lui una gelosia ingiustificata ed esasperata. I due decidono di tornare in campagna, ma Anna, mentre Vronskij si trova fuori, in uno stato di forte confusione e avversione verso tutto ciò che la circonda, va prima a trovare Dolly e Kitty, quindi, secondo una struttura circolare che riconduce alla prima parte, si suicida lanciandosi sotto un treno.

Ottava parte

L'ottava parte narra le vicende successive alla morte di Anna: Stiva ottiene il lavoro che voleva; Karenin prende in custodia Annie; alcuni volontari russi, tra cui Vronskij, che non ha intenzione di tornare, partono per aiutare la rivolta serba contro i turchi, scoppiata nel 1877; infine, tra le gioie e i timori della paternità, Lèvin scopre la fede in Dio.

LIBRI - ' UN CUORE DEBOLE ' - F. DOSTOEVSKIJ

Un cuore debole è un racconto di Fëdor Dostoevskij scritto nel 1848.

#Dostoevskij #Russia #History #Book

Pubblicato per la prima volta nel 1848 nel secondo numero della rivista Annali della patria di A. A. Kraevskij, il racconto è stato successivamente ripubblicato nel 1865.

Trama

Alla vigilia di Capodanno, due giovani colleghi e coinquilini, Arkadij Ivanovič Nefedevič e Vasilij Petrovič Šumkov (chiamato affettuosamente Vasja), discutono del prossimo matrimonio di quest'ultimo con Liza Artem'eva. Vasja è un copista con una calligrafia eccellente, ma vive in ristrettezze economiche e conta sul lavoro aggiuntivo datogli dal suo superiore, Julian Mastakovič. Sebbene Vasja abbia ancora molto lavoro da finire per il capo, l'euforia per il fidanzamento e l'insistenza di Arkadij — che non vuole passare la vigilia da solo essendo entrambi "senza famiglia" — hanno la meglio. I due decidono così di fare una visita a sorpresa a casa degli Artem'ev per conoscere la fidanzata. La serata si svolge tra la gioia di Vasja e l'affetto dei futuri parenti, con il dono di un cappellino per Liza.

Al ritorno, la realtà irrompe violentemente: Vasja è sconvolto e deve affrettarsi a terminare un importante lavoro di copiatura entro due giorni. Passa la notte insonne a scrivere, ma il giorno seguente, invece di lavorare, esce di casa e lascia un biglietto di auguri al suo capo. Quando poi confessa all'amico che restano ancora sei grossi quaderni da copiare e che aveva lavorato poco nelle ultime settimane a causa dell'euforia, crolla psicologicamente. Vasja, schiacciato dal senso di colpa per non aver onorato il debito di gratitudine verso il suo protettore e terrorizzato all'idea di una punizione (l'arruolamento forzato come soldato), entra in uno stato di profonda agitazione. Passa un'altra notte insonne cercando di "affrettare la penna", finché ha un nuovo collasso. Al risveglio, in preda alla follia, tenta di scrivere con una penna asciutta su fogli bianchi. Successivamente Arkadij Ivanovič lo ritrova negli uffici di Julian Mastakovič, dove di fronte al superiore e ai colleghi ha un crollo, credendo di essere arruolato nonostante la sua invalidità fisica. Julian Mastakovič, commosso, rivela ad Arkadij che il lavoro non era affatto urgente: «E così, per nulla s'è perduto un uomo».


CINEMA - ' SIAMO UOMINI O CAPORALI ' - STORIA

Siamo uomini o caporali è un film del 1955 diretto da Camillo Mastrocinque e interpretato da Totò e Paolo Stoppa in due rispettivi ruoli contrapposti: l'uomo e il caporale.

#Movie #History #Totò

Trama

Totò Esposito, reduce da diverse piccole esperienze come attore comico, si reca a Cinecittà con lo scopo di ottenere un ruolo da comparsa per un film su Napoleone, ma termina invece sul set di una pellicola dedicata a Nerone. Il responsabile comparse, tale Meniconi, viene richiamato ed incolpato di non aver fatto attenzione alla presenza di Totò, ma cerca comunque di rimediare inserendolo nel film sull'imperatore francese. Vestito da milite napoleonico, Totò finisce erroneamente e nuovamente sul set del film su Nerone. Dinanzi alle minacce di Meniconi di farlo arrestare, Totò sfila il fioretto dal fodero minacciando di uccidere chiunque gli capiti a tiro. Viene bloccato e portato in una clinica psichiatrica in quanto considerato pazzo. Lo psichiatra che lo visita capisce fin dall'inizio che Totò non è malato, e se ne convince pienamente dopo che il paziente gli espone la sua personale visione del mondo, diviso a suo dire tra la maggioranza degli "uomini", costretta da sempre a subire e patire, e la minoranza dei "caporali", perennemente concentrata sul vessare con prepotenza e cattiveria gli "uomini". Incuriosito da quella particolare filosofia di vita, il medico desidera sapere da Totò quali eventi l'abbiano maturata.

Totò allora racconta allo psichiatra le fasi salienti di quella che lui stesso chiama "odissea". Tutto comincia durante la guerra, quando, per sbarcare il lunario, si mette al servizio di quanti non vogliono o non possono attendere nelle lunghe file per il cibo davanti ai negozi. Per superare i clienti che lo precedono, ricorre a piccoli trucchi: prima li distrae verso un inesistente "puntino nero", suscitando in loro il dubbio che si tratti di un aeroplano, poi si traveste da gerarca fascista e da ufficiale nazista. Alla fine viene scoperto da un milite fascista che lo fa arrestare dai tedeschi.

Imprigionato in un campo di concentramento, Totò con un altro stratagemma compie un furto al magazzino dei viveri degli ufficiali e addestra un cane da pastore tedesco affinché lo porti in un sacco al settore femminile, ove tra le prigioniere recluse c'è Sonia, una ragazza slava della quale si è innamorato. Le ruberie di cibo scatenano l'ira del colonnello nazista Hammler, il quale durante un'adunata minaccia di severe conseguenze tutti i prigionieri. Una severa pernacchia interrompe il suo discorso, Totò se ne assume la responsabilità e viene condannato a morte. Dinanzi al plotone d'esecuzione, tuttavia, viene richiesto da un ufficiale scienziato che vorrebbe usarlo come cavia per un esperimento atomico-nucleare: suo scopo è quello di realizzare una macchina in grado di caricare di energia i soldati tedeschi e renderli così velocissimi. Pieno di carica nucleare, Totò contamina due fanti i quali a loro volta contagiano tutta la base germanica del campo: la confusione che ne deriva consente a Totò e Sonia di scappare e tornare a Roma nel giorno in cui la città viene liberata dagli Alleati.

Totò decide di creare un duo comico insieme a Sonia, cosicché i due si recano al teatro gestito dai soldati statunitensi sotto la direzione del colonnello Black, e vengono assunti. Lo show dei due, consistente in un calco della popolare canzone napoletana 'A cammesella, riscuote un grande successo di pubblico, in seguito al quale Black chiama Sonia nel suo ufficio con l'apparente motivazione di congratularsi. Il suo scopo è però quello d'insidiarla, e Totò, insospettitosi, interviene appena in tempo allontanandosi quindi insieme a lei dal teatro.

Poco dopo, Totò viene contattato dal direttore del periodico scandalistico Ieri, oggi, domani, il quale lo convince, dietro compenso, a firmare un memoriale nel quale asserisce di essere stato testimone oculare di un delitto avvenuto tempo prima, cui in realtà non ha mai assistito. Il direttore e i suoi stretti collaboratori cercano di sfruttare l'ingenuo Totò al fine di incrementare la vendita delle copie del periodico, e per evitare che vada alla polizia e ritratti, una volta che Sonia gli ha svelato la verità, lo sequestrano nella camera dell'hotel dove alloggia lasciandolo con indosso la sola biancheria. Totò riesce a fuggire dall'hotel travestito da donna, ma, uscito in strada, viene portato via dalla polizia insieme ad un gruppo di prostitute essendo stato scambiato per una di loro. Dinanzi al commissario, Totò cerca di chiarire l'equivoco, tuttavia non fa in tempo: giunge infatti il direttore di Ieri, oggi, domani che, giocando abilmente sul travestimento di Totò, lo fa passare per persona poco credibile e lo denuncia per truffa. Ciò costerà a Totò tre mesi di carcere.

Al termine del colloquio, il medico capisce le angherie che il povero Totò ha subìto in vita e lo lascia andar via. All'uscita, Totò trova inaspettatamente Sonia, con la quale si era perso di vista. La gioia di aver ritrovato la propria amata viene però subito spezzata quando lei gli presenta suo marito, un ricco industriale milanese: per Totò è l'ennesima beffa della vita.

LIBRI - ' MAIGRET E L'AFFARE STRIP-TEASE ' - G. SIMENON

Maigret e l'affare strip-tease è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret. #Book   #Simenon   #Maigret   T...