03 gennaio 2026

CINEMA - 'LA CALDA AMANTE ' - FRANCOIS TRUFFAUT

La calda amante (La Peau douce) è un film del 1964 diretto da François Truffaut.

#Movie #Truffaut

Trama

Pierre Lachenay, direttore della rivista letteraria Ratures e rinomato studioso dell'opera di Honoré de Balzac, vive a Parigi con la moglie Franca, di origine italiana, e la piccola Sabine. Recatosi a Lisbona per tenere una conferenza su Balzac, Pierre conosce Nicole, una giovanissima hostess, e trascorre la notte con lei. Tornato a casa, i rapporti con la moglie, che sospetta qualcosa, si fanno sempre più tesi, tanto che Pierre contatta Nicole e inizia una relazione clandestina.

Lei sempre in volo e alloggiata a Parigi in una camera dove non può ricevere visite, lui legato ancora alla famiglia, i due amanti non sanno dove incontrarsi, finché Pierre decide di portare Nicole a Reims, dove deve recarsi per presentare un film di Marc Allégret su André Gide. Ma le cose non vanno come previsto: a Reims Pierre è costretto a intrattenersi con i suoi colleghi e gli ammiratori dei circoli culturali che ospitano lui e la manifestazione, alla quale non può farsi vedere in compagnia dell'amante. Alla fine pianta tutti in asso e fugge con Nicole in un albergo di campagna. Ma la ragazza, sfinita per la stanchezza e per l'umiliazione, si addormenta mentre è già giorno. Al ritorno a Parigi, la relazione tra Pierre e Franca si rompe definitivamente. In segreto Pierre ha nel frattempo deciso di acquistare un appartamento, in cui andare a vivere con Nicole. Ma la relazione si sta spegnendo e la ragazza gli risponde di aver deciso di chiudere il rapporto.

Il cerchio si stringe: Pierre, consigliato da una coppia di amici, tenta di riallacciare il rapporto con la moglie. Decide di telefonarle dal bar in cui si reca sempre, a leggere il giornale in un angolo. Il telefono pubblico però è occupato e - mentre l'uomo attende che questo si liberi - Franca, che ha trovato per caso le foto scattate a Reims, ha già disceso le scale ed è salita in macchina con il fucile da caccia di Pierre nascosto sotto l'impermeabile. Sa bene dove trovarlo. Pierre fuma l'ultima sigaretta, dopo essersi messo a leggere il giornale in un angolo del bar. Franca entra, lo guarda, gli getta addosso le fotografie, prende il fucile e spara. Mentre suona la sirena della polizia, un sorriso di sollievo illumina il viso di Franca.

CINEMA - ' IN NOME DEL POPOLO ITALIANO ' - STORIA

In nome del popolo italiano è un film del 1971 diretto da Dino Risi, uscito nelle sale il 15 Dicembre 1971.

Interpreti : Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman.

#Movie #History

Trama

Il giudice istruttore Mariano Bonifazi è il prototipo del magistrato inquirente severo ed onesto, amareggiato della corruzione che egli percepisce prima di tutto nella pubblica amministrazione. Un giorno Bonifazi scopre che l'imprenditore Lorenzo Santenocito, archetipo del capitano d'industria disonesto, potrebbe essere implicato nella morte della giovane Silvana Lazzorini, una ragazza che spesso accompagnava persone ricche e facoltose a cene e festini per conto di un'agenzia di pubbliche relazioni.

Subito nasce una forte antipatia tra i due, e mentre Bonifazi si ostina a voler scoprire la colpevolezza dello spregiudicato Santenocito, quest'ultimo cerca, con altrettanta ostinazione, di costruirsi un alibi fasullo per la sera dell'omicidio di Silvana. Nel frattempo accusa a sua volta il magistrato di un eccesso di zelo inquisitorio nei suoi confronti, motivato a suo dire da un odio ideologico contro ciò che egli rappresenta. Il cinismo dell'uomo arriva a fargli internare l'anziano padre, che si rifiutava di mentire in suo aiuto. Quando finalmente l'industriale riesce a costruirsi il falso alibi, esso viene astutamente smantellato dal caparbio magistrato. Gli indizi già raccolti, unitamente ai successivi avvenimenti, sono sufficienti per mandare Santenocito sotto processo e quindi sentenziarne la colpevolezza.

Quando tutto sembra finito, Bonifazi viene casualmente in possesso di un diario redatto dalla giovane defunta, mentre pensa a Santeocito condannato e rinchiuso in carcere. Dalla sua lettura viene a conoscenza della reale vita della ragazza, dalle sue lezioni di lingua inglese alle attività di accompagnatrice in cambio di denaro, e poi di un incidente automobilistico occorso alla giovane poco prima della sua morte, che giustificherebbe le lesioni presenti sul corpo che diversamente ed erroneamente i medici legali avevano attribuito all'assassino della giovane, fino all'intenzione espressa dalla ragazza nelle ultime pagine di togliersi la vita con il Ruhenol. Questa scoperta colpisce profondamente il magistrato ora combattuto tra due scelte. Da una parte la tentazione di ignorarne il contenuto e gettare il diario tra la spazzatura per portare avanti il suo intento punitore verso l'odiato imprenditore e quanto da esso rappresentato, dall'altra parte l'ossequio della verità e della legge che sarebbero incompatibili con la ricerca di una pena contro un cittadino ora evidentemente innocente del delitto.

Il magistrato Bonifazi opta per la seconda scelta, contro il suo desiderio ma rispettosamente per la funzione rivestita. In quegli istanti la nazionale di calcio italiana vince un'importante partita contro l'Inghilterra e masse di tifosi si riversano nelle strade e, tra le urla e gli atti di teppismo dei tifosi festanti, il giudice Bonifazi vede idealmente i peggiori vizi dell'italiano cialtrone e poco di buono, da lui identificato nella persona dell'imprenditore Santenocito. Disgustato, Bonifazi decide di distruggere tra le fiamme di un'auto il diario della ragazza, facendo condannare l'innocente Santenocito per un reato non commesso.


CINEMA - ' TU RIDI ' - STORIA

Tu ridi è un film del 1998, il quindicesimo film diretto dai fratelli Taviani, il loro secondo adattamento dalle Novelle per un anno di Pirandello dopo Kaos.

Con Antonio Albanese, Luca Zingaretti.

#Movie #History #Taviani

Trama

Il film è costituito da due episodi:

  • Tu ridi

  • Due sequestri

Primo episodio

Roma, anni trenta: un cantante di grande successo, Felice Tespini, è costretto ad abbandonare la carriera artistica a causa di un problema di salute. Ridotto a lavorare come contabile al Teatro dell'Opera di Roma, assiste quotidianamente alle soperchierie del sovrintendente del teatro, Gino Migliori, contro un collega d'ufficio, Tobia Rambaldi, costretto da una menomazione a camminare con un bastone. Fallito come cantante, infelice come marito – la moglie, Marika lo abbandonerà presto – costretto in una vita asfittica e desolata, Felice – così, paradossalmente, si chiama il protagonista che dà il titolo all'episodio – vive un'esperienza assai curiosa: nel sonno, ride. Incapace di dare spiegazioni a un fatto così bizzarro, cerca di allontanare il sospetto della moglie gelosa che la tradisca nel sogno, chiede consiglio alla scienza, si protesta innocente, crede a un dono di Dio a compenso delle proprie sofferenze. Scoprirà invece dolorosamente di ridere dello scherzo, stupido e triviale, che viene giocato tutte le mattine a Tobia. Anche nella musica di Mozart, con il fa naturale – quasi sinistro, dice il maestro concertatore – della romanza del primo atto da Le nozze di Figaro di Mozart – ironico e tragico sono tutt'uno.

Tobia, si toglie la vita. Anche sul letto di morte potrebbe sembrare che rida, a causa della ‘digestio mortis’, spiega il dottore, proprio come Felice aveva tentato di spiegare con rumori di stomaco le risa che sua moglie dichiarava di sentire di notte. Il suicidio di Tobia e le violente parole di scherno che il balordo soprintendente avrà nei confronti dell'amico, accusato di essere un idiota per non aver avuto il coraggio di uccidere il suo nemico prima di morire, danno a Felice il coraggio di porre fine alle proprie sofferenze, non prima di aver minacciato di morte il sovrintendente e avergli strappato, con una pistola giocattolo, una confessione scritta della propria codardia. Felice si reca quindi al mare per annegarsi, ma la casualità dell'incontro con una vecchia amica corista, Nora, gli concede un'estrema piccola vacanza. Un'ultima ora di svago, un'ultima confessione d'amore, un'ultima esibizione da baritono nel finale del II atto dell'Italiana in Algeri di Rossini. La vita: una breve vacanza prima della fine.

Secondo episodio

Nella Sicilia di oggi e senza tempo – la prima inquadratura è per un meraviglioso tempio greco in triste contrasto con la speculazione edilizia dei quartieri popolari – si svolge la vicenda di due sequestri, in cui l'uno è occasione per il racconto dell'altro. Un bambino viene rapito per dissuadere il padre, un mafioso, dal collaborare con la giustizia. Trattenuto in un appartamento, è trattato dal carceriere (Lello Arena) con affetto giocoso e attenzione per la sua istruzione. Il carceriere – che ha lo stesso identico sguardo del traditore in un dipinto di Giotto (Ciclo della Cappella degli Scrovegni di Padova) – gli regala un computer perché possa esercitarsi nel disegno e gli insegna a giocare a pallone a piedi nudi, come i ragazzini brasiliani. Premuroso, lo accompagna in un hotel abbandonato alle pendici del monte che prende il nome da un altro sequestrato il dottor Ballarò. La storia di questo personaggio – allo stesso tempo minaccia e intrattenimento per il ragazzo – dà avvio a una digressione filmica che ci riporta indietro nel tempo, agli inizi del secolo, epoca in cui dei disgraziati pastori si erano trasformati per disperazione in banditi, portando a termine il sequestro di un anziano notabile del luogo, il Dottor Ballarò (Turi Ferro), per essere poi con lui 'condannati' dalle circostanze, alla segregazione, per il resto della vita, non potendolo né liberarlo né ucciderlo.

Grande è il legame del dottore con quella gente, che riconosce per averla lui stesso curata, della quale conosce minutamente vita e sofferenze. Il dottore, che finirà per diventare una persona di famiglia per quella piccola comunità, con accorata commiserazione della miseria spirituale e dell'ignoranza di quelle persone, si trasformerà in un insegnante, in una guida, e farà conoscere loro l'opera di grandi scienziati fino al punto che un neonato, nato in quelle romite valli, porterà uno strano nome: Galileo. La morte del dottore su quel monte ci riporta alle vicende del bambino rapito, che sarà ucciso con un colpo di pietra e sciolto nell'acido. Il film termina con il carceriere che danza, come aveva fatto nel momento della sua prima apparizione in scena, dietro le sbarre. L'arte e la musica continuano – nonostante i tragici casi che trovano eco in recenti delitti di mafia – ad ispirare "la ribellione, e la pietà" che spingono "a rinnovare l'atto d'amore verso gli altri" (Paolo Taviani).

MUSICA - ' COME POTETE GIUDICAR ' - NOMADI

Nomadi - Come potete giudicar 

#Music #Nomadi

Come potete giudicar,
Come potete condannar,
Chi vi credete che noi siam,
Per i capelli che portiam...
Facciam così perché crediam
In ogni cosa che facciam
E se vi fermaste un po' a guardar
Con noi parlar, v'accorgereste certo che
Non abbiamo fatto male mai.
Quando per strada noi passiam
Voi vi voltate per guardar
Ci vuole poco a immaginar
Quello che state per pensar
Ridete pure se vi par
Ma non dovreste giudicar
E se questo modo di pensar a voi non va
Cercate almeno di capir
Che non facciamo male mai.
Come potete giudicar
Come potete condannar.
Chi vi credete che noi siam
Per i capelli che portiam
Facciam così perché crediam
Che nessun male si possa far
E se vi fermaste un po' a guardar
Con noi parlar
V'accorgereste certo che
Non abbiamo fatto male mai.

MUSICA - ' OGNI FAVOLA E' UN GIOCO ' - EDOARDO BENNATO

Edoardo Bennato - Ogni favola è un gioco

#Music #Bennato

Ogni favola è un gioco
che si fa con il tempo
ed è vera soltanto a metà
la puoi vivere tutta
in un solo momento
è una favola e non è realtà

Ogni favola è un gioco
che finisce se senti
tutti vissero felici e contenti
forse esiste da sempre
non importa l'età
perché è vera soltanto a metà!...

Ogni favola è un gioco
è una storia inventata
ed è vera soltanto a metà
e fa il giro del mondo
e chissà dov'è nata
è una favola, e non è realtà

Ogni favola è un gioco
se ti fermi a giocare
dopo un poco lasciala andare
non la puoi ritrovare
in nessuna città
perché è vera soltanto a metà!...

Universi sconosciuti, anni luce da esplorare
astronavi della mente, verso altre verità!

Ogni favola è un gioco
che si fa con il tempo
ed è vera soltanto a metà
la puoi vivere tutta
in un solo momento
è una favola e non è realtà!
Ogni favola è un gioco
se ti fermi a giocare
dopo un poco lasciala andare
non la puoi ritrovare
in nessuna città
perché è vera soltanto a metà!

CINEMA - 'LA CALDA AMANTE ' - FRANCOIS TRUFFAUT

La calda amante (La Peau douce) è un film del 1964 diretto da François Truffaut. #Movie   #Truffaut Trama Pierre Lachenay, direttore della...