12 ottobre 2026

MUSICA - W.A. MOZART - TRIO CON PIANOFORTE N.6 IN SOL MAGGIORE K 564

 W.A. Mozart – Trio con pianoforte n. 6 in Sol Maggiore K 564



#History #Music #Mozart #Trio #Piano

Alla formazione del Repertorio per Trio con Tastiera, generalmente Clavicembalo, avevano già contribuito abili Compositori come C.P.E. Bach, F.J. Haydn, tuttavia è con Mozart che il Trio con Pianoforte acquista piena maturità.

Mozart non solo scrive espressamente per il Pianoforte, ma tratta gli Strumenti con pari equilibrio; in precedenza le parti per il Violino e per il Violoncello erano considerate secondarie rispetto alla Musica per la tastiera solista.

Composto nel mese di Ottobre 1788, il Trio con Pianoforte n. 6 in Sol Maggiore K 564 è l’ultima composizione di Mozart in questo genere musicale; è un brano accattivante e intenso, caratterizzato da uno schema tematico che si ripropone sistematicamente in tutti e tre i movimenti: il Pianoforte enuncia i temi principali che vengono ripresi in eco dai due Archi.

Nonostante l’identico schema, la tessitura appare sempre mutevole poiché di volta in volta cambia il profilo dell’Ensemble; il tema proposto dal pianoforte viene diversamente riformulato o dal Violino o dal Violoncello, nessuno sembra dominare, ogni strumento accompagna e segue, anche se temporaneamente guida il gruppo.


Il primo Movimento, Allegro, è in forma-sonata, quasi monotematica visto che il secondo tema dell’esposizione deriva dal primo. Lo sviluppo è affidato a diverse combinazioni strumentali; prima della ricapitolazione, Mozart introduce una divagazione basata su un tema completamente nuovo.
Il Movimento centrale conferma come la scrittura di Mozart sia stata ampia ed equilibrata per tutti e tre gli strumenti. L’Andante è costituito da una serie di variazioni su una melodia di minuetto lento con qualche tocco di malinconia; una meditazione inquietante conduce verso un attimo di silenzio, poi esplode gloriosa la variazione conclusiva.
Il terzo e ultimo Movimento, Allegretto, è un piacevole e frizzante rondò; melodia semplice, ripetuta in vari abbinamenti strumentali, ritmi allegri e cangianti mantenuti vivaci dai cambi di tonalità. Breve coda di chiusura.


LIBRI - ' MONT ORIOL ' - GUY DE MAUPASSANT

Mont Oriol è il terzo  Romanzo di Guy de Maupassant, scritto nel 1886 ad Antibes e comparso originariamente come Romanzo d'appendice nel 1887.



 #book #History #Maupassant

Trama

Christiane Andermatt, nata Ravenel, si reca in Alvernia per curare la propria presunta sterilità e qui si innamora di Paul Brétigny (amico di suo fratello, Gontran de Ravenel) con il quale ha una relazione e dal quale resta incinta, mentre il marito di lei, William Andermatt, conduce affari di compravendita di terreni nella zona. Tra questi affari, condotti con spirito speculativo e scene da commedia (la società che fonda si chiama appunto "Mont-Oriol" e diventa una specie di clinica per cure termali), e gli appuntamenti burrascosi della nuova coppia (lei ingenua, lui geloso e violento, tanto che lei dubita se continuare), senza escludere una certa ironia sulle pratiche mediche e finanziarie, spingono la trama a continue svolte dei personaggi, tanto che quando Christiane e Paul si lasciano e nel rivedersi fanno finta di non conoscersi non si può evitare di ridere delle pretese dei borghesi, dei conflitti amorosi e di quelli tra interessi parigini e locali, non esclusa una certa visione del capitalismo del XIX Secolo.


CINEMA - ' EDIPO RE ' - PIER PAOLO PASOLINI

Edipo Re è un Film del 1967 scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, liberamente tratto dall'omonima Tragedia di Sofocle 



#Movie #History #Pasolini

Trama

Un bambino è nato da una giovane coppia negli anni '20 nel Nord Italia. Apre per la prima volta gli occhi in un prato, fra le braccia dell'amorevole madre. Il padre, militare di carriera, è geloso del figlio perché teme che possa portargli via l'affetto della moglie. La scena si sposta all'antica Grecia. Un pastore incontra in un territorio desertico un uomo che trasporta un bambino molto piccolo attaccato a un bastone. Quando vede che lo abbandona in terra al proprio destino, lo raccoglie e lo porta al suo signore, Polibo re di Corinto. Costui decide insieme alla moglie Merope di adottarlo perché non possono generare.

Il giovane, Edipo, quando cresce sente un compagno di giochi accusarlo di essere “figlio della fortuna”, cioè un trovatello. Decide di recarsi dall'oracolo al tempio di Apollo a Delfi per interrogarlo sulla propria origine. L'oracolo gli rivela che Edipo ucciderà il padre e andrà a letto con la madre. Sconvolto, Edipo erra evitando le strade per Corinto (dove crede si trovino i suoi veri genitori). Lungo una strada in un territorio desertico si imbatte in un carro che trasporta un uomo con una scorta. L'uomo lo tratta da mendicante e incita i suoi armati a cacciarlo; Edipo fugge, i soldati lo inseguono ma egli riesce a ucciderli affrontandoli uno per uno, quindi torna al carro e in preda al furore trucida l'uomo.

Continuando sulla strada Edipo giunge a Tebe, sfollata dalla popolazione che teme la Sfinge, un mostro che perseguita la città al punto che la regina ha promesso di sposare chiunque riesca a uccidere la bestia. Edipo in preda alla furia riesce a scaraventare nell'abisso la Sfinge, che prima di precipitare lo avverte che non riuscirà a liberarsi del nemico dentro di lui. Edipo diventa dunque marito di Giocasta e Re di Tebe, sostituendo il Re Laio che è stato di recente ucciso; ma sulla città si abbatte una pestilenza inarrestabile che falcia gli abitanti. Edipo invia il cognato Creonte dall'oracolo di Delfi, costui ritorna con la notizia che gli dei sono irati con Tebe perché in città è presente l'uomo che ha ucciso il precedente re.

Edipo decide di liberare la città e vendicare l'uccisione di Laio come se fosse il proprio padre. Convoca l'indovino cieco Tiresia, che ha timore di parlare, e solo dopo ripetute minacce lo avverte che anche lui entro breve tempo vagherà cieco per il mondo dopo avere scoperto di essere padre e fratello dei suoi figli, figlio e marito di sua moglie, figlio e assassino del padre. Edipo si convince che Tiresia parli per incarico del proprio cognato Creonte, che ambisce a sostituirlo nel regno; tuttavia, la moglie Giocasta gli rivela involontariamente che Re Laio fu ucciso insieme alla scorta da uno sconosciuto mentre si recava a Delfi dall'oracolo.

Edipo comprende con orrore di essere lui l'assassino: uscito dal responso dell'oracolo di Apollo, appreso che avrebbe ucciso il padre e giaciuto con la madre, aveva deciso di non tornare a Corinto dai genitori, e preso la via verso Tebe: qui aveva trucidato l'uomo con la scorta. È ancora in vita il vecchio servitore che portò il neonato nel deserto per ordine di Laio e Giocasta, terrorizzati dalla medesima profezia. Scoperta l'orribile verità, Giocasta si toglie la vita, Edipo si strappa gli occhi e abbandona Tebe, vagando di città in città con un flauto, come l'indovino Tiresia aveva predetto. Cambia scena, ai giorni nostri lo stesso attore interpreta un suonatore cieco che vaga vivendo di elemosina e suonando il flauto. Trova pace solo quando ritorna nel prato dove da bambino aveva aperto gli occhi per la prima volta.


Interpreti e personaggi

  • Silvana Mangano: Giocasta

  • Franco Citti: Edipo

  • Alida Valli: Merope

  • Carmelo Bene: Creonte

  • Julian Beck: Tiresia

  • Luciano Bartoli: Laio

  • Francesco Leonetti: servo di Laio

  • Ahmed Belhachmi: Polibo

  • Giovanni Ivan Scratuglia: sacerdote

  • Giandomenico Davoli: pastore

  • Ninetto Davoli: Angelo


TEATRO - ' LA BOTTEGA DEL CAFFE' - ' CARLO GOLDONI

La bottega del caffè, composta nel 1750, è una delle più importanti Commedie di Carlo Goldoni.

#Theater #History #Goldoni

Trama

L'azione della Commedia si svolge a Venezia nell'arco di un'intera giornata, durante il Carnevale. Sullo stesso campo affacciano, tra gli altri negozi, la bottega del caffettiere Ridolfo, la casa da gioco di Pandolfo e l'appartamento di Lisaura, bellissima ex-ballerina: in questi luoghi si intrecciano le vicende dei molti personaggi della commedia.

Ridolfo, uomo di grande bontà, ha preso a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da qualche tempo frequenta assiduamente la casa da gioco di Pandolfo e ha subíto ingenti perdite giocando a carte col conte Leandro. Nel frattempo da Torino è giunta Placida, che, travestita da pellegrina, è in cerca del marito Flaminio, del quale ha perso le tracce. In queste avventure si inserisce don Marzio, nobile napoletano in decadenza che, ambiguo e pettegolo, si diverte a raccogliere le confidenze degli altri personaggi per poi spifferarle e metterli in cattiva luce. Don Marzio è mal visto praticamente da chiunque a eccezione di Pandolfo, il quale trae profitto dalle sue macchinazioni e non perde mai occasione di fargli combinare guai.

Don Marzio insinua in Eugenio l'idea che Lisaura pratichi la prostituzione e che Leandro sia il suo favorito, inducendo il giovane a corteggiarla spudoratamente; allo stesso modo mette in dubbio l'onorabilità di Placida, giurando che la donna sia in realtà solita giungere a Venezia in occasione del Carnevale per recitare la parte della moglie abbandonata per attirare gli uomini, e che dietro la sua richiesta d'aiuto vi siano profferte amorose nei confronti di Eugenio. Inoltre, il nobile rivela a Vittoria che Eugenio ha cercato di vendere i suoi preziosi orecchini per pagare i debiti di gioco contratti con Leandro, cosa che peraltro ha proposto egli stesso offrendosi poi come intermediario.

Venuta a sapere delle malefatte di Eugenio, Vittoria minaccia di lasciarlo riprendendosi anche la sua dote; anziché consigliarlo per il meglio, don Marzio spinge il giovane a festeggiare la ritrovata libertà organizzando un pranzo a cui prenderanno parte anche Lisaura e Leandro. Alla festa tuttavia irrompe Placida, che riconosce nel conte Leandro il proprio marito, il quale fingeva di essere un nobile per procurarsi avventure; a sua volta, Lisaura spiega di non essere affatto una prostituta, ma di aver accettato la corte di Leandro poiché credeva che il giovane l'avrebbe sposata. A quel punto la situazione precipita: Leandro/Flaminio cerca di uccidere Placida, Lisaura caccia di casa il suo amato e Vittoria lascia Eugenio. Don Marzio, tuttavia, cerca di convincere Eugenio e Flaminio che essersi liberati delle proprie donne sia la cosa migliore che possa esser capitata; intanto il napoletano fa involontariamente arrestare Pandolfo dopo aver rivelato al capitano dei birri i trucchi con cui l’uomo inganna i giocatori.

Ridolfo, con l'aiuto del suo garzone Trappola, riesce a far ragionare Eugenio e Flaminio: pentiti, i due si ricongiungono alle mogli e vengono perdonati anche da Lisaura. Don Marzio viene invece accusato di essere uno spione e un diffamatore: ormai abbandonato da tutti, manifestando il proprio disprezzo nei confronti dei borghesi veneziani, il napoletano lascia la città.


Personaggi

  • Ridolfo, caffettiere

  • Don Marzio, gentiluomo napolitano

  • Eugenio, mercante

  • Flaminio, sotto nome di conte Leandro

  • Placida, moglie di Flaminio, in abito di pellegrina

  • Vittoria, moglie di Eugenio

  • Lisaura, ballerina

  • Pandolfo, biscazziere

  • Trappola, garzone di Ridolfo

  • Un garzone del parrucchiere, che parla

  • Altro garzone del caffettiere, che parla

  • Un cameriere di locanda, che parla

  • Capitano di birri, che parla

  • Sbirri, che non parlano

  • Altri camerieri di locanda, che non parlano

  • Altri garzoni della bottega di caffè, che non parlano




LIBRI - ' LA MORTE DELL'IMPIEGATO ' - ANTON CECHOV

 La morte dell'impiegato è un Racconto di Anton Cechov pubblicato per la prima volta nel 1883.



#Book #History #cechov #Russia

Trama

L'usciere di tribunale Ivan Dmitrič Červâkov sta assistendo alla rappresentazione di Le campane di Corneville seduto nella seconda fila di poltrone del teatro "Arcadia" di San Pietroburgo, quando improvvisamente starnutisce e spruzza la testa calva del generale Brizžalov, direttore generale del Ministero delle comunicazioni russo. Consapevole della sua posizione gerarchica più bassa, presenta le sue scuse al generale già durante la rappresentazione. Pensando poi che l'essersi scusato non sia sufficiente, Červâkov si scusa nuovamente durante l'intervallo, irritando l'alto burocrate il quale afferma di non pensare più all'episodio. Ritenendo che il superiore si sia offeso in modo irreparabile, Červâkov entra in uno stato ansioso; una volta tornato a casa, informa la propria moglie dello sfortunato incidente e costei gli consiglia di scusarsi nuovamente il giorno dopo. Senza comprendere la ragione di tanta insistenza, Brizžalov reagisce sempre più infastidito alle scuse dello zelante impiegato e infine si convince che l'usciere lo stia prendendo in giro. Dopo aver ascoltato le scuse per la quinta volta nel proprio ufficio, l'esasperato Brizžalov caccia in malo modo lo zelante usciere. Červâkov torna a casa come un automa, si sdraia sul divano senza togliersi l'uniforme e muore.


MUSICA - W.A. MOZART - TRIO CON PIANOFORTE N.6 IN SOL MAGGIORE K 564

  W.A. Mozart – Trio con pianoforte n. 6 in Sol Maggiore K 564 #History #Music #Mozart #Trio #Piano Alla formazione del Repertorio per ...