Il giuoco delle parti è una
commedia in tre atti di Luigi Pirandello scritta nel 1918.
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Trama
Tra Leone Gala, che si atteggia
a filosofo cinico e Silia, sua moglie, dal carattere
superficiale e capriccioso, che odia i discorsi intrisi
di logica stringente del marito, si trova nel mezzo, come
un vaso di coccio tra vasi di ferro, l'amante di lei, Guido Venanzi
completamente dominato dai due. Quest'ultimo non è altro che il
passatempo di Silia alla quale il marito ha concesso di averlo per
amante, salvando però le esigenze della moralità borghese,
riservandosi il diritto di andare a visitare la
consorte ufficiale puntualmente per mezz'ora al giorno.
Leone ha risolto il gioco
dell'esistenza facendo il vuoto di sentimenti e passioni dentro di sé
ma, poiché bisogna pur dare un fondamento alla propria vita, un
qualunque significato che giustifichi il fatto stesso di vivere, si è
assunto la veste di filosofo intrattenendosi in discussioni
dottrinali con il suo cameriere Filippo, che non a caso è
chiamato Socrate. Un altro espediente, un giocattolo che Leone
ha trovato per colorire il tempo della sua vita, è la passione per
l'arte culinaria.
Silia non sopporta più la continua
derisione razionale del marito che «...guarda e capisce tutto punto
per punto, ogni mossa, ogni gesto, facendoti prevedere con lo sguardo
l'atto che or ora farai così che tu, sapendolo, non provi più
nessun gusto a farlo». Questo continuo esser messa sotto
il microscopio della ragione fa desiderare a
Silia la morte del marito. Chiede quindi all'amante di ucciderlo, ma
Guido si rifiuta.
Ma il caso mette a disposizione di
Silia un'occasione per realizzare il suo scopo: nel suo stesso
palazzo abita una prostituta di alto bordo, una certa
Pepita di origine spagnola, e accade che una compagnia di
gaudenti ubriachi scambino la casa di Silia per quella di Pepita e,
nonostante le rimostranze della donna, pretendono di avere quello per
cui sono venuti.
Silia in un primo momento si risente,
offesa dal loro comportamento, ma poi pensa di usarli per il suo
progetto di uccisione del marito. Manda la sua cameriera a chiamare i
vicini, per renderli testimoni della grave offesa ricevuta e,
nonostante i signori ubriachi alla fine chiedano scusa, si mostra
irremovibile nel pretendere una riparazione per il suo onore
macchiato che dovrà esser lavato dal marito con un duello.
Leone riconosce, in apparenza, le buone
ragioni apportate da Silia e dal suo amante, ma in realtà ha ben
compreso il loro piano. Accetterà di sfidare formalmente, appunto
come marito pro forma, l'offensore della moglie, il celebre
spadaccino, il marchesino Miglioriti, ma poi chi si dovrà battere
realmente con questi sarà Venanzi, poiché è lui in realtà
l'effettivo marito di sua moglie.
Ognuno dovrà fare la sua parte e
quella di Venanzi sarà di essere ucciso nel duello all'ultimo
sangue.
Leone, amareggiato dall'accaduto, non
trarrà soddisfazione dalla sua vendetta, così ben congegnata
razionalmente, perché alla fine sono i sentimenti che prevalgono e
quella della ragione, sostiene Pirandello, è sempre una vittoria
illusoria da cui si esce sconfitti.