La Prospettiva Nevskij è un Racconto
dello Scrittore Nikolaj Vasil'evič Gogol.
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Scritto tra il 1831 e
il 1834.
Trama
Il racconto si apre con una lunga
descrizione della Prospettiva Nevskij, la più grande ed
importante via di Pietroburgo. Questa via è il nucleo caldo
della città, dove la gente, durante quasi tutto il giorno, va a
passeggio e sfoggia baffi, vestiti, occhiali: una vera e propria
passerella.
Qui si trovano persone di qualsiasi
estrazione, dagli impiegati statali, ai militari, alle donne mature,
alle giovani ragazze, agli scapoli in cerca di una donna. La via
brulica sempre di persone ed è piena di negozi. Gli unici momenti in
cui è vuota è a metà mattinata e a metà pomeriggio, negli orari
lavorativi. La sera la strada si tinge di una luce sensuale che fa
cambiare aspetto a qualsiasi cosa. Proprio in questo momento della
giornata inizia la storia.
Il giovane tenente Pirogov si trova con
un amico sulla prospettiva quando entrambi adocchiano due ragazze:
una castana ed una bionda.
L’altro ragazzo si chiama Piskarëv,
un Artista timido che Gogol’ descrive come artista grigio del nord,
prigioniero di questa condizione. Egli prende a seguire la ragazza
sulla Prospettiva Nevskij fino a quando lei non si accorge che
qualcuno la segue. La ragazza sembra, in un primo momento, stizzita
riguardo a questa cosa; ma poi, nel vedere la perseveranza del
giovane Artista, compare sul suo volto un leggero sorriso. Egli la
segue fino alla sua casa e sale le scale insieme a lei. Arrivati alla
porta dell’appartamento trovano ad aprirgli una ragazza di bella
presenza e con una candela in mano. L’appartamento è trasandato:
niente dipinti sui muri, polvere sui mobili, disordine e, cosa più
importante, altre tre ragazze che non sembrano affatto sorprese di
vedere entrare quel giovane sconosciuto. La ragazza dice qualcosa a
Piskarëv, cose sudicie e volgari, che gli fanno capire che è
capitato in un appartamento di prostitute. Invece di approfittare
della situazione egli scappa via e, una volta tornato a casa,
l’insonnia dovuta alla perdita così repentina di un sentimento
così bello che era nato in lui non gli fa chiudere occhio. Verso
mezzanotte e mezza arriva presso la sua abitazione un servo, il quale
invita il giovane a seguirlo poiché la ragazza ha chiesto di
vederlo. Egli arriva presso la casa in carrozza. Il cortile è
gremito di carrozze, c’è un gran vociare e le luci della casa sono
tutte accese. Entra nella casa e ci sono molte ragazze che ballano e
uomini, sia anziani che giovani, che hanno fatto un cerchio umano
intorno a due ragazze. Egli si fa largo e scorge la ragazza che aveva
seguito. Inizia a parlare con lei ma subito dopo arriva un signore
anziano che la porta via e lei supplica Piskarëv di attendere il suo
ritorno. Piskarëv inizia a cercarla ma non la trova.
La Scena seguente che gli si palesa è
quella della sua stanza illuminata dalla luce fioca di una candela
ormai consumata. Ha sognato, ma quel sogno è stato per lui stupendo
perché ha rivisto la sua amata. Passa l’intera giornata come un
fantasma aspettando che il sonno sopraggiunga per vederla di nuovo.
Ed è così il giorno seguente e quello dopo ancora. In conclusione
la sua vita cambia del tutto: da sveglio è sempre più spento, come
se dormisse, mentre quando dorme riesce a vivere. Ma con il passare
del tempo, inizia a soffrire di insonnia.
Decide così di recarsi da un persiano
dal quale prende dell’oppio in cambio di un dipinto. Egli torna a
casa e grazie all’oppio comincia a dormire e sognare la ragazza
sempre di più. Questa routine si interrompe quando egli pensa che
forse la ragazza era stata costretta da avvenimenti passati a fare
quello che faceva. Decide così di salvarla da quella condizione
chiedendole la mano. Arriva alla sua abitazione e nel vederla inizia
a tremare investito da un’onda di gioia. Le fa la sua proposta, ma
le parole di lei lasciano trasparire una vita dedita alla corruzione
dell’animo ed abietta. Egli non può sopportarlo e se ne va a
vagabondare per la città. Si chiude dentro alla sua stanza per
giorni, fino a quando la porta viene aperta con la forza perché
dall’interno non arrivava nessuna risposta. Piskarëv giace a terra
con la gola tagliata, morto suicida per il suo amore malato.
A questo punto il racconto si sposta su
Pirogov, che aveva anch'egli iniziato a seguire la sua bella quella
sera. Pirogov appartiene al ceto medio, e come si è detto è un
ufficiale. Segue la biondina fino a casa sua, e dopo esservi entrato
si trova davanti a una strana scena: ci sono un tale Schiller
(non Schiller lo scrittore ma un calzolaio di quella via) e
Hoffmann (non Hoffmann lo scrittore, ma un artigiano di
quelle parti). Entrambi tedeschi e ubriachi, stanno farneticando:
Schiller vuole che Hoffman gli tagli il naso, perché non necessario.
Quando vede entrare Pirogov, Schiller gli urla di andarsene. Il
giorno dopo Pirogov si presenta però alla sua bottega, per rivedere
la bella biondina che è la moglie di Schiller. Trova la scusa di
farsi fare degli speroni pur di continuare a frequentare il posto,
anche se lei ha palesemente rifiutato le sue avances. Quando gli
speroni sono pronti, trova un’altra scusa: il fodero del pugnale.
Infine una domenica Pirogov torna a farle visita in assenza del
marito, e la convince a ballare insieme. A quel punto l'ufficiale si
lascia andare alla passione e inizia a baciarla insistentemente; ma
proprio in quel momento entrano Schiller, Hoffmann e un altro uomo. I
tre tedeschi lo tengono fermo e lo picchiano violentemente.
Inizialmente Schiller si aspettava una punizione esemplare da parte
dello Stato, ma Pirogov - dopo aver mangiato dei pasticcini e letto
un po’ - si calma e decide di non denunciarlo.
Il Racconto si conclude con l’autore
che avverte di non fidarsi della Prospettiva Nevskij, perché essa
mente ad ogni ora del giorno, ma soprattutto quando scende la notte,
“quando il demonio stesso accende le lampade solo per mostrare ogni
cosa sotto un aspetto non vero”.