19 febbraio 2026

LIBRI - UMBERTO ECO - 36 CONSIGLI DI SCRITTURA

 36 consigli di scrittura di Umberto Eco:

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stro*** usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

18. Metti, le virgole, al posto giusto.

19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

31. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedono comunque le competenze cognitive del destinatario.

35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

36. Una frase compiuta deve avere. 

#Eco #UmbertoEco #Book #True

ADOLFO CELI

  Adolfo Celi nasce il 27 luglio 1922, muore il 19 febbraio 1986.

Attore, Regista e Sceneggiatore italiano.
Filmografia :
Cinema :
Un americano in vacanza
Natale al campo 119
Proibito rubare 
Le belle famiglie
L'uomo di Rio
Il colonnello Von Ryan
Rapina al sole
Slalom
E venne un uomo, regia di Ermanno Olmi
Agente 007 – Thunderball, con S. Connery
El Greco
Yankee, regia di Tinto Brass
Le piacevoli notti
Grand Prix
Ad ogni costo
Sentenza di morte
Diabolik
Sette volte sette
Io, Emmanuelle
Frammenti di paura
Brancaleone alle crociate, regia di Mario Monicelli, con V. Gassman
Hanno cambiato faccia
La villeggiatura
Il fantasma della libertà
Amici miei, regia di Mario Monicelli
L'affittacamere
Febbre da cavallo, con G. Proietti
Signore e signori, buonanotte, regia di, Nanni Loy, Luigi Magni, Mario Monicelli ed Ettore Scola
Il genio
Professor Kranz tedesco di Germania, con P. Villaggio
Café Express, regia di Nanni Loy
Innamorato pazzo
Monsignore
Di padre in figlio, regia di  Vittorio Gassman
Amici miei - Atto IIº, regia di Mario Monicelli
Cenerentola '80
Il giocatore invisibile
Amici miei - Atto IIIº, regia di Nanni Loy

VERONICA PIVETTI

 Veronica Pivetti, nasce il 19 Febbraio 1965.

Attrice, Doppiatrice italiana. 


#pivetti #veronicapivetti #italy #movie #tv #theater #wertmuller #proietti #verdone


Cinema:

Viaggi di nozze, regia di C. Verdone

Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica, regia di L. Wertmuller

La cena di Natale


Televisione :

Commesse

Il Maresciallo Rocca, con G. Proietti 

Provaci ancora prof


Teatro:

Sorelle d’Italia

Viktor und Viktoria 

LIBRI - UMBERTO ECO - ' IL NOME DELLA ROSA '

Il nome della rosa è un Romanzo scritto da Umberto Eco nel 1980.
Già autore di numerosi saggi, il semiologo decise di scrivere il suo primo romanzo, cimentandosi nel genere del giallo storico e in particolare del giallo deduttivo. Tuttavia, il libro può essere considerato un incrocio di generi, tra lo storico, il narrativo e il filosofico.
L'Opera, ambientata sul finire dell'Anno 1327, si presenta con un classico espediente letterario, quello del manoscritto ritrovato, opera, in questo caso, di un monaco di nome Adso da Melk, che, divenuto ormai anziano, decide di mettere su carta i fatti notevoli vissuti da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del proprio maestro Guglielmo da Baskerville. La vicenda si svolge all'interno di un monastero benedettino del Piemonte, ed è suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica.
Il Romanzo ha ottenuto un vasto successo di critica e di pubblico, venendo tradotto in oltre 40 lingue con oltre 50 milioni di copie in trent'anni. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Strega del 1981, ed è stato inserito nella lista de "I 100 libri del secolo di Le Monde".
Dal Romanzo sono state tratte diverse trasposizioni, tra cui se ne segnalano due: l'omonimo Film del 1986, diretto da Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery, Christian Slater e F. Murray Abraham; l'omonima miniserie del 2019, diretta da Giacomo Battiato, con John Turturro, Damian Hardung e Rupert Everett.

Trama :
Nel prologo, l'autore racconta di aver letto durante un soggiorno all'estero il manoscritto di un Monaco benedettino riguardante una misteriosa vicenda svoltasi in età medievale in un'abbazia sulle Alpi piemontesi. Rapito dalla lettura, egli inizia a quel punto a tradurlo su qualche quaderno di appunti prima di interrompere i rapporti con la persona che gli aveva messo il manoscritto tra le mani. Dopo aver ricostruito la ricerca bibliografica che lo portò a recuperare alcune conferme, oltre alle parti mancanti del testo, l'autore passa quindi a narrare la vicenda di Adso da Melk.
È la fine di Novembre del 1327. Guglielmo da Baskerville, un Frate francescano inglese, e Adso da Melk, suo allievo, si recano in un Monastero benedettino di regola cluniacense sperduto sui monti dell'Italia settentrionale. Questo Monastero sarà sede di un delicato Convegno che vedrà protagonisti i francescani — sostenitori delle tesi pauperistiche e alleati dell'Imperatore Ludovico — e i delegati della Curia Papale di Papa Giovanni XXII, insediata a quei tempi ad Avignone. I due religiosi (Guglielmo è francescano e inquisitore "pentito", il suo discepolo Adso è un novizio benedettino) si stanno recando in questo luogo perché Guglielmo è stato incaricato dall'Imperatore di partecipare al congresso quale sostenitore delle tesi pauperistiche. Allo stesso tempo, l'Abate, timoroso che l'arrivo della delegazione avignonese possa ridimensionare la propria giurisdizione sull'Abbazia e preoccupato che l'inspiegabile morte del giovane confratello Adelmo durante una bufera di neve possa far saltare i lavori del Convegno e far ricadere la colpa su di lui, decide di confidare nelle capacità inquisitorie di Guglielmo affinché faccia luce sul tragico omicidio, cui i Monaci tra l'altro attribuiscono misteriose cause soprannaturali. Nel Monastero circolano infatti numerose credenze circa la venuta dell'Anticristo.
Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all'ex inquisitore, altre morti violente si susseguono: quella di Venanzio, giovane Monaco traduttore dal greco e amico di Adelmo, e quella di Berengario, aiutante bibliotecario alle cui invereconde profferte carnali aveva ceduto il giovane Adelmo. Anche altri monaci troveranno la morte nell'abbazia, mentre i delegati del Papa disputano con i Francescani delegati dall'imperatore sul tema della povertà della Chiesa cattolica.
Guglielmo a un certo punto scopre che le morti sono tutte riconducibili a un manoscritto greco custodito gelosamente nella Biblioteca, vanto del monastero (costruita come un intricato labirinto a cui hanno accesso solo il bibliotecario e il suo aiutante). Nel Monastero sono presenti anche due ex appartenenti alla setta dei dolciniani: il cellario Remigio da Varagine e il suo amico Salvatore, che parla una strana lingua fatta da un mix di latino, spagnolo, italiano, francese, inglese. Remigio intrattiene un commercio illecito con una povera fanciulla del luogo, che in cambio di favori sessuali riceve cibo dal cellario. Anche il giovane Adso, una sera, per una serie di circostanze, fa la conoscenza della ragazza e scopre così i piaceri dei sensi; Guglielmo, dopo averlo scoperto, gli dice che il fatto non dovrà più ripetersi, ma anche che non si tratta di un peccato così grave.
La situazione è complicata dall'arrivo dell'inquisitore Bernardo Gui, che trova la fanciulla insieme a Salvatore e prende spunto dalla presenza di un gallo nero, che la ragazza affamata avrebbe voluto mangiare, per accusarli di essere cultori di riti satanici e responsabili delle misteriose morti. Dopo esser riuscito a ottenere una confessione dal povero Salvatore, che ammette il suo passato di dolciniano, Bernardo Gui processa e condanna fra' Remigio, Salvatore e la fanciulla, dichiarandoli colpevoli delle morti avvenute nel monastero.
In un'atmosfera inquietante, alternando lunghe digressioni storico-filosofiche, ragionamenti investigatori e scene d'azione, Guglielmo e Adso si avvicinano alla verità penetrando nel labirinto della biblioteca e scoprendo il luogo dove è custodito il manoscritto fatale (l'ultima copia rimasta del secondo libro della Poetica di Aristotele), che tratta della commedia e del riso, e scoprono che le pagine del libro sono avvelenate in modo da uccidere chi lo sfoglia. Alla fine, il venerabile Jorge, dopo la morte del bibliotecario Malachia, uccide l'Abate che tenta di raggiungerlo nella sala del Finis Africae, dove è custodito il libro, rinchiudendolo dentro lo stretto passaggio segreto che porta alla sala. A questo punto, lo stesso Jorge, tenta di uccidere Guglielmo offrendogli il manoscritto dalle pagine avvelenate. Guglielmo però lo sfoglia con le mani protette da un guanto, e allora il vecchio monaco, in un eccesso di fanatico fervore, divora le pagine avvelenate del testo in modo che più nessuno possa leggerle. Mentre Guglielmo e Adso tentano di fermarlo, Jorge provoca un incendio che nessuno riuscirà a domare e che inghiottirà nel fuoco l'intera abbazia. Adso e il suo maestro partiranno infine da quelle macerie, in cui il giovane tornerà anni dopo, trovando la solitudine più totale, in quello stesso luogo che era stato teatro di omicidi e intrighi, veleni e scoperte.

MUSICA – L. BOCCHERINI – STABAT MATER


Stabat Mater, G 532
Mottetto in fa minore per soprano e orchestra d'archi - Prima versione

#Music #History #Boccherini #StabatMater #SacredMusic

Musica: Luigi Boccherini (1743-1805)
  1. Stabat Mater - Grave assai (fa minore)
  2. Cujus animam - Allegro (fa minore)
  3. Quae moerebat - Allegretto con moto (do minore)
  4. Quis est homo - Adagio assai (do minore) - Recitativo
  5. Pro peccatis - Allegretto (la bemolle maggiore)
  6. Eja mater - Larghetto non tanto (mi bemolle maggiore)
  7. Tui nati vulnerati - Allegro vivo (mi bemolle maggiore)
  8. Virgo virginum - Andantino (si bemolle maggiore)
  9. Fac ut portem - Larghetto (fa maggiore)
  10. Fac me plagis - Allegro comodo (do minore)
  11. Quando corpus - Amen - Andante lento (fa minore - fa maggiore)
Organico: soprano, 2 violini, viola, 2 violoncelli
Composizione: 1781
Edizione: inedito

Boccherini è un personaggio di spicco nella storia della musica che precede l'avvento della prima Scuola viennese; il suo contributo allo sviluppo della forma del quartetto e del quintetto è stato determinante e la sua importanza viene riconosciuta da studiosi sia italiani che stranieri. Egli ha al suo attivo una produzione rilevante di musica: oltre cento quartetti e ben 163 quintetti, questi ultimi in varie formazioni, ma in prevalenza per due violini, due viole e violoncello; una trentina di sinfonie dallo strumentale ridotto all'essenziale, due ottetti, sedici sestetti, settantaquattro trii, duetti, sonate, due balletti, due oratori, l'opera La Clementina (Madrid 1786) uno Stabat Mater, una messa, cantate sacre e profane.
Boccherini ebbe una vita particolarmente movimentata e la sua bravura di violoncellista s'impose in fortunate tournée in Italia e altrove, trovando protezione presso don Luigi Infante di Spagna e, dopo la morte di questi, presso l'ambasciatore di Francia a Madrid Luciano Bonaparte, al quale dedicò lo Stabat Mater a tre voci con accompagnamento d'archi e i Quintetti dell'op. 62. La morte lo colse in povertà il 28 maggio 1805, sessantaduennne; venne inumato nella chiesa madrilena di San Giusto e nel 1927 le sue ceneri furono trasportate nella natia Lucca.
La musica di Boccherini s'impone per la freschezza e la varietà melodica e per la finezza e l'eleganza delle idee, in un'armoniosa scorrevolezza discorsiva. In particolare nei quartetti d'archi sono racchiusi gli elementi caratteristici dell'intera opera del maestro di Lucca: l'organicità e l'animata giocondità delle figurazioni; una sincera vibrazione sentimentale nei tempi lenti; una giovanile brillantezza negli stacchi ritmici dei movimenti allegri. Come scrisse giustamente un musicologo di altri tempi «le piccanterie che affiorano talvolta nei tempi rapidi ricordano l'origine toscana del compositore; il fare manierato e distinto richiama l'uomo che ebbe lunghi contatti con la più cerimoniosa delle corti, quella spagnola; l'accuratezza della scrittura è assertrice di probità artistica. I maestri italiani che negli ultimi decenni del Settecento coltivano la stessa forma di Boccherini non possono essergli posti a paragone».
Boccherini ha scritto due versioni dello Stabat Mater: una prima nel 1781 per soprano e archi (quella eseguita stasera) e una seconda nel 1800 per soprano, contralto, tenore ed archi, entrata nel repertorio e realizzata, secondo una nota dell'autore riportata sulla copia manoscritta del Conservatorio di Parigi, «per evitar la monotonia di una sola voce e la troppa fatica a quest'unica voce cantante». È stato detto che Boccherini, nel musicare il famoso testo di Jacopone da Todi, ha tenuto presente l'omonima composizione di Pergolesi scritta in punto di morte: ciò in parte è vero per quel senso di intima e profonda malinconia che l'avvolge, ma questo non toglie nulla al valore dello "Stabat" di Boccherini, una pagina di schietto e puro sentimento religioso.
Il primo brano, "Stabat Mater", è indicato come Adagio flebile nella tonalità di fa minore che sta a sottolineare il carattere delicato e raccolto del discorso musicale, sempre punteggiato da segni dinamici come poco crescendo, pianissimo, morendo, a mezza voce. Alla cantante è affidata una dolce melodia, prima che un cromatismo discendente dei due violini accompagni le parole "Dum pendebat" e tutto si dissolva sopra un accordo di dominante. L'aria "Cujus animam" ha inizialmente un ritmo allegro e poi un andamento più disteso, sino a trasformarsi in semplice recitativo alle parole "O quam tristis et afflicta" sulla dominante di do minore. Il pezzo seguente "Quae moerebat" è introdotto da un breve preludio strumentale, prima dell'aria del soprano caratterizzata da un tema angoscioso, interrotto da piccole pause. Il primo violino esegue una melodia a note ribattute, come in un andantino di quintetto. Il successivo versetto ("Quis est homo") è un recitativo in do minore in cui il soprano esprime il dolore della madre di Dio, mentre alle parole "Pro peccatis" la cantante dispiega un'aria molto espressiva e con qualche fioritura lirica, su un ritmo puntato del primo violino.
Il versetto "Eja Mater" si apre con il canto caldo e disteso del violoncello in mi bemolle maggiore, sorretto alternativamente dai violini e dal contrabbasso. Quindi il soprano espone una dolce melopea, sino a toccare una linea melodica più tormentata con le parole "Fac ut ardeat cor meum". Il canto è arioso, spezzato da vari interludi, e infine si riascolta la suadente frase del violoncello. Subentra un terzetto con l'episodio "Tui nati": dapprima attacca un tempo Allegro assai, ripreso più volte dal soprano secondo un sentimento consolatorio; quindi si passa ad un Larghetto ("Fac me vere"), in cui la cantante intona una melodia patetica; a conclusione gli archi espongono un altro tema ripreso dal soprano sulle parole "Juxta Crucem". Il "Virgo virginum" è un Andantino di purissima linea musicale, cantato dal soprano con fioriture e melismi. Particolarmente espressivo il pizzicato degli archi che accenna ad un pianto nascosto e silenzioso. Un tono pastorale si avverte nell'Andantino "Fac ut portem", in tempo 6/8 e nella tonalità di fa maggiore. Alle parole "Et plagas recolere" il soprano espone una melodia dolcissima, ripetuta dal primo violino. Una accentuazione drammatica, annunciata da viola e violoncello, si può cogliere in "Fac me plagis" in do minore, dove il soprano si alterna agli archi in una trama contrappuntistica, che perde la sua concitazione con le parole "Sim de-fensus in die judicii". Lo "Stabat" si conclude con un intenso Andante lento in fa minore, dove Boccherini tocca uno dei momenti più convincenti della sua personalità creatrice. Ben calcolato il gioco delle armonie degli strumenti, su cui il soprano innalza il suo canto di contemplazione della morte, con il suggello dell'Amen sussurrato con infinita tenerezza.

LIBRI - UMBERTO ECO - 36 CONSIGLI DI SCRITTURA

 36 consigli di scrittura di Umberto Eco: 1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi. 2. Non è che il congiuntivo va evit...