30 ottobre 2026

PATRCK STEWART

 Sir Patrick Stewart, nasce il 13 Luglio 1940, muore il 28 Ottobre 2026.


#Stewart #PatrickStewart #Movie #Tv #USA #Lynch #Brooks #StarTrek

Attore e Doppiatore britannico naturalizzato statunitense.


Filmografia

Attore

Cinema

  • Il giorno più lungo di Scotland Yard (Hennessy), regia di Don Sharp (1975)

  • Il mistero della signora Gabler (Hedda), regia di Trevor Nunn (1975)

  • Excalibur, regia di John Boorman (1981)

  • Il Piccolo Lord, regia diJack Gold ( 1980 )

  • Uindii, regia di Masato Harada (1984)

  • Dune, regia di David Lynch (1984)

  • Space Vampires (Lifeforce), regia di Tobe Hooper (1985)

  • I 4 dell'Oca selvaggia II (Wild Geese 2), regia di Peter R. Hunt (1985)

  • Nome in codice: Smeraldo (Code Name Emerald), regia di Jonathan Sanger (1985)

  • Il dottore e i diavoli (The Doctor and The Devils), regia di Freddie Francis (1985)

  • Lady Jane, regia di Trevor Nunn (1986)

  • The Devil's Disciple, regia di David Jones (1987)

  • Robin Hood - Un uomo in calzamaglia (Robin Hood Men In Tights), regia di Mel Brooks (1993)

  • Gunmen - Banditi (Gunmen), regia di Deran Sarafian (1994)

  • Generazioni (Star Trek: Generations), regia di David Carson (1994)

  • Jeffrey, regia di Christopher Ashley (1995)

  • Let It Be Me, regia di Eleanor Bergstein (1995)

  • Star Trek - Primo contatto (Star Trek: First Contact), regia di Jonathan Frakes (1996)

  • Ipotesi di complotto (Conspiracy Theory), regia di Richard Donner (1997)

  • Masterminds - La guerra dei geni (Masterminds), regia di Roger Christian (1997)

  • Dad Savage, regia di Betsan Morris Evans (1998)

  • Complotto per un uomo solo (Safe House), regia di Eric Steven Stahl (1998)

  • Wayfinders, regia di Gail K. Evenari – documentario (1998)

  • Star Trek - L'insurrezione (Star Trek: Insurrection), regia di Jonathan Frakes (1998)

  • X-Men, regia di Bryan Singer (2000)

  • Star Trek - La nemesi (Star Trek: Nemesis), regia di Stuart Baird (2002)

  • X-Men 2 (X-2), regia di Bryan Singer (2003)

  • In campo per la vittoria (The Game of Their Lives), regia di David Anspaugh (2005)

  • X-Men - Conflitto finale (X-Men: The Last Stand), regia di Brett Ratner (2006)

  • The Captains, regia di William Shatner

  • Hunting Elephants, regia di Reshef Levi (2013)

  • Match - Incontro inatteso (Match), regia di Stephen Belber (2014)

  • X-Men - Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past), regia di Bryan Singer (2014)

  • Green Room, regia di Jeremy Saulnier (2015)

  • Logan: The Wolverine (Logan), regia di James Mangold (2017)

  • Matrimonio con l'ex (The Wilde Wedding), regia di Damian Harris (2017)

  • Il ragazzo che diventerà re (The Kid Who Would Be King), regia di Joe Cornish (2019)

  • Charlie's Angels, regia di Elizabeth Banks (2019)

  • Coda, regia di Claude Lalonde (2019)

  • Doctor Strange nel Multiverso della Follia (Doctor Strange in the Multiverse of Madness), regia di Sam Raimi (2022)

  • Avengers: Doomsday, regia di Anthony e Joe Russo (2026)


Televisione

  • La caduta delle aquile (Fall of Eagles) – miniserie TV (1974)

  • Antony and Cleopatra, regia di Jon Scoffield – film TV (1974)

  • The Gathering Storm, regia di Herbert Wise – film TV (1974)

  • North and South, regia di Rodney Bennett – miniserie TV (1975)

  • The Madness, regia di James Cellan Jones – film TV (1976)

  • Io Claudio imperatore (I, Claudius), regia di Herbert Wise – miniserie TV (1976)

  • La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy), regia di Frances Alcock e John Irvin – miniserie TV (1979)

  • Amleto (Hamlet, Prince of Denmark), regia di Rodney Bennett – film TV (1980)

  • Il piccolo Lord (Little Lord Fauntleroy), regia di Jack Gold – film TV (1980)

  • The Anatomist by James Bridie, regia di Julian Amyes – film TV (1980)

  • Maybury – serie TV, 20 episodi (1981-1983)

  • Tutti gli uomini di Smiley (Smiley's People), regia di Simon Langton – miniserie TV (1982)

  • Papa Giovanni Paolo II (Pope John Paul II), regia di Herbert Wise – film TV (1984)

  • Star Trek: The Next Generation – serie TV, 178 episodi (1987-1994) – Jean-Luc Picard

  • Death Train, regia di David Jackson – film TV (1993)

  • In Search of Dr. Seuss, regia di Vincent Paterson – film TV (1994)

  • Fantasma per amore (The Canterville Ghost), regia di Sydney Macartney – film TV (1996)

  • Moby Dick, regia di Franc Roddam – miniserie TV (1998)

  • Canto di Natale (A Christmas Carol), regia di David Hugh Jones – film TV (1999)

  • King of Texas, regia di Uli Edel – film TV (2002)

  • The Lion in Winter - Nel regno del crimine (The Lion in Winter), regia di Andrey Konchalovskiy – film TV (2003)

  • L'isola misteriosa (Mysterious Island), regia di Russell Mulcahy – film TV (2005)

  • Hamlet, regia di Gregory Doran – film TV (2009)

  • Macbeth, regia di Rupert Goold – film TV (2010)

  • The Hollow Crown – miniserie TV (2012)

  • Blunt Talk – serie TV, 20 episodi (2015-2016)

  • Star Trek: Picard – serie TV, 30 episodi (2020-2023) – Jean-Luc Picard


PAUL VALERY

 Paul Valéry, nasce il 30 Ottobre 1871, muore il 20 Luglio 1945.


Scrittore, Poeta e Filosofo francese. 

Opere :

ARTE - STORIA DELL'ARTE - MUSICA ALLE TUILERIES - E. MANET

Musica alle Tuileries (La Musique aux Tuileries) è un Dipinto a Olio su tela del Pittore francese Edouard Manet, realizzato nel 1862 e conservato alla National Gallery di Londra, Inghilterra.


Le Tuileries, parco che raccorda Place de la Concorde con il Museo del Louvre, era uno dei luoghi di ritrovo più mondani di Parigi, sede di Concerti e di imprescindibili eventi sociali. Lo stesso Manet, che ricordiamo essere di origine alto-borghese, vi si recava spesso dopo aver pranzato all'elegante caffè Tortoni, per appuntarvi qualche disegno in compagnia dell'amico C. Baudelaire.


Musica alle Tuileries ha decise tangenze con il saggio di Baudelaire, del quale intende essere probabilmente la trasposizione pittorica. Con questo dipinto, infatti, Manet intende cogliere l'eroismo della società moderna, senza rifugiarsi in temi storici o mitologici, e per farlo decide di raffigurare la borghesia parigina assiepata tra gli alberi delle Tuileries, con i loro sguardi e le loro osservazioni. Tra le varie personalità che affollano il parco vi sono lo stesso Manet con un bastone da passeggio, tagliato dal margine sinistro della tela (in riferimento al fatto che quello che vediamo non è che una porzione della vita), e vari suoi amici, come il pittore Albert de Balleroy, il fratello Eugène, il pittore Fantin-Latour, la moglie del comandante Lejosne, il musicista Offenbach (in quegli anni alla ribalta della gloria con il suo pezzo Orphée aux enfers) e infine Baudelaire, Gautier e Zacharie Astruc.

A completare la Composizione vi sono varie sedie da giardino e un parasole in primo piano. Manet, in questo modo, delinea compiutamente la propria situazione all'interno della società culturale parigina, in modo analogo a quanto già Courbet aveva fatto con L'atelier del Pittore nel 1855.

A dispetto del titolo non vi è traccia di concerti o strumenti musicali. Manet, in ogni caso, con Musica alle Tuileries si cimenta in un'audace raffigurazione della società parigina dell'Ottocento, dando vita a una composizione che seppur statica restituisce una sensazione di brulichio e di vita, la stessa «vita parigina» che verrà da lì a poco cantata da Offenbach in un'Operetta: «Tutto gira, gira, gira ... Tutto danza, danza, danza ...».

Quest'atmosfera chiassosa, che si armonizza perfettamente con l'impressione sonora della marea umana mentre conversa, deriva soprattutto dallo stile compendiario del dipinto, che presenta infatti una stesura pittorica poco definita, con i volumi che diventano sempre meno nitidi andando da sinistra a destra. Il fatto che le figure siano spesso poco più che abbozzate scandalizzò il pubblico: particolarmente acerba fu la condanna del critico Babou, scettico da tale «mania di vedere per macchie» che si estendeva persino ai ritratti, qualificati alla stregua di «la macchia-Baudelaire, la macchia-Manet» e via dicendo. Altrettanto criticata fu la scelta di Manet di raffigurare un tipo di scena sino ad allora privilegiato dalle riviste, dunque «basso», e quindi in completo disaccordo con i quadri accademici che andavano allora di moda, sempre affollati di personaggi storici o mitologici inseriti all'interno di ricche ambientazioni classicheggianti.

Il Quadro, in ogni caso, fu realizzato in studio dopo alcuni studi eseguiti sul posto, e fu esposto nel 1863 presso la galleria di Louis Martinet insieme ad altri dieci Dipinti.




TEATRO - ' ZIO VANJA ' - ANTON CECHOV

Zio Vanja è un Dramma dell'autunno 1896 o 1897 di Anton Cechov.




#Cechov #theater #Russia #History #AntonCechov #ZioVanja

Trama

Primo Atto

Nel giardino della tenuta del Professor Serebrijakov il Dottor Astrov discute con la balia Marina di quanto sia noiosa e frustrante la vita del dottore di campagna. Arriva Vanja e il discorso si sposta su quanto l'ordine della casa si sia scomposto con l'arrivo del professore e della sua giovane seconda moglie, Elena. Dove prima c'erano metodo e lavoro ora c'è confusione e pigrizia. Vanja disprezza il professore per la sua pomposità e per la sua inconcludenza, e deplora il fatto che una bella e giovane donna come Elena si sia legata a lui, gettando al vento la sua vita. Sua madre - ed ex suocera del professore - Marija invece idolatra il professore e rimprovera Vanja per i suoi commenti irrispettosi. L'atto I si conclude con la dichiarazione di amore di Vanja a Elena e la reazione esasperata della donna.

Secondo Atto

A tarda notte, il Professor Serebriakov si lamenta per i dolori e per l'età; arriva il dottor Astrov, che Sonja - figlia di primo letto del professore - ha mandato a chiamare, ma lui rifiuta di farsi visitare. Quando il professore si addormenta, Elena e Vanja hanno una lunga discussione: lei parla del malessere e della discordia che si respirano in casa, mentre Vanja le parla delle proprie speranze distrutte e della giovinezza rovinata e associa il suo amore frustrato per Elena con il fallimento della propria vita. Elena rifiuta di ascoltarlo ancora e se ne va. Solo, Vanja si chiede come mai non si sia innamorato di Elena dieci anni prima, quando avrebbero potuto sposarsi ed essere felici. A quel tempo Vanja credeva nella grandezza del professore e lo adorava: ora invece si è reso conto che il professore non è che un mediocre e che la vita al suo servizio è stata sprecata. Astrov torna e si ubriaca in compagnia di Vanja.

Mentre si prepara una tempesta, Astrov e Sonja commentano l'atmosfera soffocante della casa: secondo il Dottore Serebrijakov è difficile da sopportare, Vanja è un ipocondriaco ed Elena è affascinante ma pigra. Si lamenta per il fatto di non amare nessuno. Sonja supplica Astrov di smettere di bere, sollecitandolo a fare qualcosa di positivo anziché dedicarsi alla propria autodistruzione. Durante il dialogo diventa chiaro che Sonja ama Astrov e che lui non se ne rende conto.

Quando il Dottore se ne va, Elena offre a Sonja di fare pace. Si capisce che le due donne hanno passato un lungo periodo di reciproca rabbia e antagonismo. Elena spiega a Sonja come, al tempo del matrimonio, il suo amore per il professore fosse sincero, anche se successivamente esso è sfumato. Mentre Elena confessa la propria infelicità, Sonja loda le molte virtù del Dottor Astrov. Elena vorrebbe suonare il piano, ma il marito glielo impedisce.

Terzo Atto

Vanja, Sonja ed Elena attendono il professore, che li ha convocati. Vanja tenta ancora un approccio con Elena, costringendola ancora una volta a ritrarsi. Sonja confida a Elena il suo amore per Astrov, ed attribuisce il fatto che lui non la noti al suo scarso fascino. Elena si offre di interrogare il dottore sui suoi sentimenti per la figliastra, e Sonja, prima di acconsentire, si domanda se l'incertezza non sia tutto sommato meglio perché contiene almeno un po' di speranza.

Quando Elena interroga Astrov, egli replica di non avere alcun particolare sentimento per Sonja, e conclude che le domande che Elena gli pone non sono che un espediente per indurlo a confessare il suo amore per lei. Astrov bacia Elena, e Vanja li vede; agitata, Elena prega Vanja di aiutarla a convincere il professore suo marito a partire immediatamente. Prima che il Professor Serebrijakov possa parlare a tutti, Sonja capisce dal grande impaccio di Elena che Astrov non la ama.

Serebrijakov annuncia di aver trovato una soluzione ai problemi finanziari della famiglia: la tenuta sarà venduta e con il ricavato saranno acquistate azioni e una villa in Finlandia per sé ed Elena. Furioso, Vanja chiede dove Sonja, Marija e lui stesso dovrebbero vivere; protesta che la tenuta appartiene anche a Sonja e che nessuno l'ha mai ringraziato per il lavoro e i sacrifici dedicati a quella tenuta e allo stesso professore. Sempre più inferocito, Vanja accusa Serebrijakov per la rovina della sua vita e il fallimento di tutte le sue speranze e prospettive. La madre, anziché spalleggiarlo, lo prega perché ascolti le ragioni del professore; Elena insiste per essere portata via dalla tenuta e Sonja supplica il padre perché trovi un accordo con Vanja. Serebrijakov esce per tentare di parlare con Vanja; fuoriscena si sente un colpo di pistola; Serebrijakov rientra, inseguito da Vanja che gli punta addosso una rivoltella. Spara ancora al professore, ma di nuovo lo manca.

Quarto Atto 

Poche ore dopo, Elena e il professore sono pronti a partire. Astrov dice a Vanja che, un tempo, loro due erano gli unici uomini acculturati del distretto, ma che dieci anni di vita meschina li hanno trasformati in esseri volgari. Vanja ha rubato dalla borsa del dottore una fiala di morfina, presumibilmente per suicidarsi. Astrov e Sonja lo scoprono e lo costringono a restituire la fiala.

Elena e Serebrijakov salutano tutti. Elena si scusa con Astrov per essere andata troppo oltre. Serebrijakov e Vanja convengono che tutto rimarrà come prima. Dopo che tutti se ne sono andati, Sonja e Vanja riprendono il loro lavoro di contabilità; Sonja parla della vita, del valore del lavoro, e della sua speranza per una ricompensa ultraterrena.

MUSICA - IL PIANOFORTE - STORIA

Il Pianoforte è uno strumento a tastiera, appartenente alla famiglia degli strumenti a corde percosse. Il suono è prodotto da corde metalliche colpite da martelletti lignei rivestiti di feltro, azionati da una meccanica collegata ai tasti.



#Music #History #Piano #Art

Fu inventato a Firenze nei primi anni del XVIII Secolo da Bartolomeo Cristofori, con l’intento di superare i limiti dinamici del Clavicembalo, allora predominante. Il nome originario dello strumento, gravicembalo col piano e forte, sottolinea la possibilità di variare l’intensità del suono in base alla forza del tocco.

La sua ampia estensione, la ricchezza timbrica e la capacità di combinare melodia e accompagnamento ne hanno fatto uno degli strumenti più importanti della musica occidentale, tanto nella tradizione colta quanto nei generi moderni come il jazz, la musica leggera e la musica da film.

Chi suona il Pianoforte è chiamato pianista. Normalmente, il pianoforte viene suonato in doppia chiave musicale, solitamente in chiave di violino e basso anche se alcune composizioni si suona solo in basso o violino. Il timbro è caldo e morbido, infatti è adatto a molti generi musicali, compresi quelli appena citati. In particolare è stato strumento d'eccellenza durante il romanticismo, dove è diventato uno degli strumenti musicali più apprezzati di tutta la storia.

Il primo modello di Pianoforte fu messo a punto in Italia da Bartolomeo Cristofori, padovano cittadino della Repubblica di Venezia alla corte fiorentina di Cosimo III de' Medici, a partire dal 1698, che lo definì un "gravicembalo col piano e forte", in seguito chiamato, verso la fine del Settecento, con il nome pianoforte, piano-forte, e anche "fortepiano" (come risulta dalle locandine coeve dei concerti di Beethoven e altri grandi compositori dell'epoca in cui il pianoforte andò affermandosi). La novità era l'applicazione di una martelliera al clavicembalo. L'idea di Cristofori era di creare un clavicembalo con possibilità dinamiche controllabili dall'esecutore; nel clavicembalo, infatti, le corde pizzicate non permettono di controllare la dinamica (anche per questo pianoforte e clavicembalo non appartengono alla stessa sottofamiglia). Il pianoforte in Italia fu apprezzato soprattutto dal compositore Benedetto Marcello.

L'idea molti anni dopo si diffuse in Germania, dove il costruttore di Organi Gottfried Silbermann nel 1726 ricostruì una copia esatta del pianoforte di Cristofori e la sottopose al parere di Johann Sebastian Bach, che ne diede un giudizio fortemente critico; successivamente, probabilmente a seguito dei miglioramenti tecnici apportati da Silbermann, Bach favorì la vendita di alcuni pianoforti del costruttore, come risulta da un vero e proprio contratto di intermediazione firmato nel 1749. I pianoforti di Silbermann piacquero molto a Federico II di Prussia, che ne comprò sette per 700 talleri (secondo la testimonianza di Johann Nikolaus Forkel, Federico acquistò negli anni più di quindici pianoforti Silbermann).

Nel 1739 un allievo di Cristofori, Domenico Del Mela, concepì e costruì il primo modello di pianoforte verticale, usando come modello il claviciterio e seguendo le idee e i progetti del proprio maestro. La cassa, posta al di sopra della tastiera, è modellata in modo da non seguire la curva del ponticello: si allarga verso l'esterno in prossimità della sua parte superiore, conferendo al pianoforte una forma a giraffa. Nel 1928 il pianoforte fu ceduto da Ugo Del Mela, discendente dell'inventore, al Conservatorio Luigi Cherubini ed è conservato presso il Museo degli strumenti musicali di Firenze.

Nel frattempo, nella bottega di Gottfried Silbermann si formò Johann Andreas Stein, che, dopo essersi reso indipendente, perfezionò ad Augusta, in un proprio stabilimento, i sistemi dello scappamento e degli smorzatori. Nel 1777 ricevette la visita di Wolfgang Amadeus Mozart, entusiasta delle infinite possibilità espressive dello strumento. I figli di Stein si trasferirono a Vienna, dove crearono una fabbrica di pianoforti.

In Italia, tra quelli che si dedicarono alla costruzione dei pianoforti (in precedenza tutti costruttori di clavicembali) nel periodo napoleonico e della Restaurazione, fu degna di fama la famiglia Cresci, di origine pisana, trasferitasi nella seconda metà del '700 a Livorno.

Il musicologo Carlo Gervasoni, nella sua opera Nuova teoria di musica ricavata dall'odierna pratica, ossia (...) del 1812, menziona i pianoforti Cresci come paragonabili in qualità e sonorità agli Érard francesi, che andavano per la maggiore a Parigi, ed erano molto apprezzati da Franz Liszt.

La meccanica dei Cresci era di tipo viennese, cioè del tipo dei pianoforti di Joseph Böhm, Conrad Graf e Johann Schantz. La scuola viennese era la più importante tra gli ultimi decenni del Settecento e i primi del '800.

Non fu un caso che Mozart, Beethoven e Haydn, tutti legati a Vienna, sviluppassero per primi le incredibili potenzialità del nuovo strumento. Quello che frenava la diffusione del pianoforte nascente era il suo altissimo costo, per cui esso andò affermandosi solo nelle corti reali, nei palazzi governativi e nei saloni delle principali famiglie nobiliari. Inoltre, il suo livello sonoro non era neppure paragonabile all'attuale e questo permetteva il suo uso solo in salotti o saloni di dimensioni relativamente contenute.

Fu in epoca romantica, dal 1840 in poi, che l'utilizzo di strutture rigide metalliche all'interno (in precedenza i pianoforti erano quasi tutti interamente in legno), con funzioni di telaio, consentì l'incremento della sonorità, grazie a più corde con tensioni maggiori e casse armoniche più grandi (e andarono affermandosi i "coda" e "gran coda", che all'epoca andavano da 220 a 260 cm). E anche il peso passò dai 180-200 kg (struttura interamente in legno) ai 300-400 (strutture in ferro), sino ai 600 e oltre di inizio Novecento (strutture in ghisa).

Questo incremento della potenza sonora consentì l'uso del Pianoforte nei grandi teatri o nelle Sale da Concerto, ma trasformò profondamente la sua qualità sonora.

Il Pianoforte attuale, apparso sul finire del XIX Secolo, ha ben poco della timbrica originale di inizio '800.

Oggi è molto diffuso chiamare "fortepiani" gli strumenti costruiti sino al 1870, a causa della grande diversità della struttura e quindi della timbrica rispetto al pianoforte attuale. Tuttavia non è sempre facile distinguere nettamente fra l'uno e l'altro tipo, perché non si tratta di strumenti diversi, ma di uno strumento che si è gradualmente evoluto; all'epoca non si avvertì mai un vero momento di stacco nel passaggio dal fortepiano al pianoforte moderno, come si desume da documenti e testi.

I primi pianoforti verticali, più economici e meno ingombranti, furono creati forse nel 1780 da Johann Schmidt di Salisburgo e nel 1789 da William Southwell di Dublino.

I costruttori francesi più famosi, Sébastien Érard e Ignace Pleyel, furono i più grandi produttori di Pianoforti del '800.

L'Érard, in particolare, era uno strumento di relativamente grande potenza sonora e di suono deciso (potremmo dire "più moderno"), che dava particolare risalto espressivo. Franz Liszt ne fece il suo preferito. A Érard si devono moltissime invenzioni e perfezionamenti, tra cui quella del doppio scappamento. Il Pleyel invece aveva una grande dolcezza e pulizia sonora ed era relativamente più faticoso e difficile da suonare, perché permetteva molte sfumature interpretative e aveva una maggiore sensibilità. Era il pianoforte romantico per eccellenza. Chopin ne fece il suo preferito (sebbene si narri che, quando era stanco, suonasse l'Érard, perché il Pleyel "gli chiedeva troppo").