I demoni è un Romanzo di Fëdor
Dostoevskij pubblicato in volume per la prima volta nel 1873.
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Trama :
L'azione si svolge quasi esclusivamente
in una Provincia senza nome vicino a San Pietroburgo ed è
raccontata da Anton, colui che parla in prima persona; questi è un
ufficiale ed ha seguito tutti gli eventi, o direttamente o perché
raccontatigli da qualcuno dei protagonisti. Anton Lavrentievič è un
caro amico di Stepan Trofimovič, che vive come tutore un po'
esteta alla residenza della ricca Varvara Petrovna, vedova nonché
imperiosa nobildonna.
Il figlio di lei, Nikolaj
Vsevolodovič Stavrogin, torna a casa dopo aver trascorso anni di
vita dissoluta all'estero; torna trasformato soprattutto nell'animo,
moralmente prosciugato da ogni illusione ideale o romantica di
gioventù. Pëtr Stepanovič, figlio di Stepan Trofimovič, cerca la
collaborazione di Nikolaj Vsevolodovič: egli vorrebbe metterlo a
capo di un gruppo di cospiratori che ha l'obiettivo di rovesciare
tutte le autorità, laiche e religiose. A questo scopo, con i suoi
cinque affiliati, oltre alla collaborazione di Šatov e Kirillov, sta
preparando degli attentati terroristici.
La 'Generalessa' Varvara Petrovna ha
intanto predisposto un piano per far sposare il figlio con la
benestante Lizaveta Nikolaevna, figlia di una cara amica di famiglia,
un matrimonio che dovrebbe esser di puro interesse; ma ella non sa
ancora che Nikolaj, mentre si trovava a San Pietroburgo, ha già
sposato in segreto (ed apparentemente senza alcun motivo) Marija
Timofeevna, sorella storpia ed in parte fuor di senno dell'ubriacone
Lebjadkin. Nikolaj Vsevolodovič pare rimanere impermeabile a
qualsivoglia emozione, distaccato e distante, quasi fosse afflitto da
una perenne noia esistenziale o oblio dell'anima.
Il giovane Šatov continua ad esser
combattuto tra una profonda ammirazione ed un altrettanto forte senso
di disprezzo nei confronti di Nikolaj: per merito suo sostiene
infatti d'aver trovato la fede in Dio e non sembra troppo
turbato dal fatto che questi abbia avuto una relazione con sua
moglie, Marija Ignatijevna. Nikolaj in realtà ha un altro segreto
inconfessabile, oltre a quello del matrimonio, che cela con cura in
cuore.
Kirillov intanto rivela in dettaglio
agli altri la propria intenzione di uccidersi e ciò per dimostrare
così a tutti l'inesistenza, non solo delle leggi divine, ma dello
stesso Dio. Il suo progetto filosofico vuol esser quindi
un suicidio educativo; in maniera tanto tragica quanto
teatrale si spara un colpo di rivoltella nella tempia dopo
un drammatico incontro con Pëtr Stepanovič.
Un certo Fed'ka, tipo losco ed
inquietante, presentatosi davanti a Nikolaj, gli offre di liberarlo
dalla storpia Marija per poter così aver spianata la strada del
matrimonio con la danarosa ragazza trovata per lui dalla Madre. Ma la
proposta del criminale viene bruscamente respinta da Nikolaj. In
seguito il giovane pare voler confidarsi con la sorella di Ivan, la
buona Dar'ja Pavlovna, chiedendo in modo ancora abbastanza
imprecisato e non perfettamente chiaro, perdono per tutti i suoi
crimini passati e finanche per quelli futuri che non ha ancora
commesso. Avrà anche un colloquio con lo starec Tichon e
gli racconterà della sua assoluta incapacità di credere in Dio ed
aver Fede nella sua Religione: si viene a questo punto a conoscere la
verità, cioè che Nikolaj ha tempo addietro violentato una bambina,
la quale, per la vergogna e la disperazione, si è subito dopo
impiccata. Lui non ha fatto nulla per impedire la tragedia, anzi in
quel momento già pregustava quello che avrebbe potuto fare la
piccola dopo esser stata così brutalmente sedotta ed abbandonata.
Nel frattempo Pëtr Stepanovič ha
trovato l'obiettivo adatto: la debolezza di Lembke, nuovo governatore
della regione, e l'ambizione liberaleggiante della moglie, Julia
Michajlovna, tramite la quale egli assume un ruolo di rilievo nella
società mondana della cittadina. Segretamente, egli riunisce varie
persone per organizzare un complotto, che forse prevederà "un
assassinio politico", e frattanto si adopera per spargere
ovunque confusione e discredito per l'autorità.
Cercando di attrarre a sé Nikolaj
Vsevolodovič, Pëtr Stepanovič era giunto al punto d'offrirgli il
comando del gruppo, ma quegli non si è mai fatto attrarre alla causa
nichilista propugnata da questi giovani uomini disillusi da tutto: da
allora i due hanno continuato nel tempo a discutere dei rispettivi
ideali. In una riunione clandestina, il congiurato Šigalëv propone
un nuovo sistema politico, in cui il 90% dell'intera popolazione del
grande Impero russo sia costretta a lavorare al livello più
primitivo d'esistenza, rimanendo completamente sotto il controllo e
dominate dal restante 10%.
Le manovre di Pëtr Stepanovič
culminano nell'uccisione, per mano di Fed'ka, di Marija Timofeevna e
del fratello. Nikolaj ha tentato nel frattempo di partire assieme a
Lizaveta; ma quando lui le dice di non aver fatto nulla per impedire
l'assassinio della moglie, lei si affretta di corsa verso il luogo
dell'omicidio: qui viene letteralmente linciata dalla folla
impazzita, che la crede mandante dell'efferato crimine.
Il rifiuto di Nikolaj Vsevolodovič fa
sfumare i progetti di Pëtr Stepanovič. Convinto che Šatov possa
denunciare tutti, Pëtr Stepanovič lo fa ammazzare a sangue freddo.
La responsabilità di questo assassinio e degli altri misfatti verrà
addossata a Kirillov, il quale, nella sua indifferenza, ha accettato
di scrivere una lettera d'addio in cui si dichiara responsabile.
Stepan Trofimovič decide di lasciare
la Città, ma durante il viaggio a piedi si ammala. Varvara l'ha
fatto cercare e, appena ritrovatisi l'uno di fronte all'altra, non
possono far altro che confessarsi i reciproci sentimenti d'amore che
sempre hanno provato, ma tenuto segreto e represso per anni.
Nikolaj, dopo avere proposto a Dar'ja
di seguirlo in Svizzera, travolto dal senso di colpa sempre più
insopportabile (è afflitto costantemente da allucinazioni,
attraverso cui gli appaiono una varietà enorme di 'spiriti
maligni'), finisce con l'impiccarsi ad una trave della soffitta di
casa, esattamente nello stesso modo che era stato scelto dalla
bambina stuprata da lui anni prima.