25 ottobre 2026

LIBRI - ' L'IDIOTA ' - FEDOR DOSTOEVSKIJ

L'idiota è un Romanzo di Fëdor Dostoevskij.



Considerato uno dei massimi Capolavori della Letteratura russa, vuole rappresentare “un uomo positivamente buono”, un Cristo del XIX Secolo.

#Book #History #Dostoevskij #russia #LIdiota

Trama : 

Parte I

Il Principe Lev Nikolàevič Myškin ritorna in Russia dopo un soggiorno in Svizzera in una clinica dove si era cercato di guarirlo dall'epilessia. Rimasto privo di mezzi, alla morte di una zia spera di ricevere in Russia la sua eredità. Durante il viaggio in treno incontra Parfën Rogòžin, il figlio squattrinato di un ricco mercante morto di recente, che, come il principe, torna a reclamare l'eredità, e Lèbedev, un funzionario. Durante la conversazione salta fuori il nome di Nastàs'ja Filìppovna, di cui Rogòžin è follemente innamorato. Dopo essersi accomiatato dagli altri due a San Pietroburgo, dove il principe si ferma per fare visita all'ultima Myškin ancora in vita, Elizavèta Prokòf'evna, egli si reca nell'appartamento di questa e ne incontra il marito, il Generale Epančin, e il suo Segretario Gavrìla Ardaliònovič. Gavrila gli mostra il ritratto della sua possibile futura sposa, la stessa Nastas'ja amata da Rogožin.

Qui il Narratore inserisce la storia di Nastas'ja. Scampata da bambina all'incendio della sua proprietà in campagna e rimasta orfana, viene aiutata da un amico del Padre, Afanàsij Ivànovič Tòckij, che la sistema in una tenuta che l'uomo visita ogni estate. Accorgendosi della bellezza di Nastas'ja, ormai sedicenne, Tockij la rende sua amante per i periodi che passa alla tenuta, fino a che, cinque anni dopo, Nastas'ja ricompare alla sua porta a San Pietroburgo, pretendendo e ottenendo di vivere in città a sue spese. Tockij, che al momento della vicenda ha cinquantacinque anni, vorrebbe sposarsi, ma è intimorito dalla possibile reazione di Nastas'ja; decide quindi di far maritare anche lei e propone a Gavrila di prenderla in Moglie con la promessa di 75.000 rubli per accollarsi una donna disonorata. Gavrila però è incerto; egli ama infatti Aglàja, la Figlia minore del Generale Epančin; Nastas'ja annuncerà alla festa di compleanno, che si terrà quella sera, se accetterà di sposare Gavrila. Qui la parentesi su Nastas'ja si chiude e la vicenda ricomincia.

Epančin invita il principe a unirsi a sua moglie e alle sue figlie, Aleksàndra, Adelaìda e Aglàja, per la colazione. La conversazione cade sul soggiorno del Principe in Svizzera, sul suo amore per i bambini e infine sulla pena di morte. Poiché la famiglia di Gavrila affitta camere, il Principe lo segue a casa sua, dove incontra il padre di Gavrila, il vecchio demente Ardaliòn Aleksàndrovič, sua madre, la sorella Varvàra e il fratellino Kòlja, oltre agli affittuari l'usuraio Ivàn Petròvič Ptìcyn e Ferdyščenko. La situazione si complica improvvisamente con l'arrivo di Nastas'ja che vuole incontrare la futura suocera prima delle nozze, e di Rogòžin con un gruppo di amici ubriachi, che vuole attaccare briga con Gavrila. Rogòžin accusa Gavrila di sposarsi solo per i 75.000 rubli e finisce per offrirne 100.000 pur di avere Nastas'ja. Nella confusione Varvàra dà a Nastas'ja della “svergognata”, insulto a cui Gavrila risponde cercando di schiaffeggiare la sorella.

Il Principe Myškin si intromette, prendendosi lo schiaffo destinato a Varvara, e ha parole di ammonimento, ma anche di stima, per Nastas'ja, che non reputa essere così come la dipingono. Prima di andarsene, Nastas'ja parla all'orecchio della madre di Gavrila e afferma di non essere una donna perduta.

Ritiratosi in camera, il Principe ottiene le scuse di Gavrila per lo schiaffo. Poi, mentre sta uscendo di casa, riceve un biglietto dal generale Ìvolgin, che lo indirizza in una taverna dove si sta ubriacando. Il principe, dopo avergli pagato da bere con i suoi ultimi rubli, gli strappa la promessa di portarlo quella sera in casa di Nastas'ja perché deve compiere una missione, a suo dire, importante. Prima di portarlo da Nastas'ja, il generale passa dalla sua amante Màrfa Borìsovna Terènt'eva. Lì il principe incontra il figlio di questa, Ippolìt, un ragazzo malato molto amico di Kolja, che, come lui e con lui, vorrebbe sfuggire alla sua famiglia scapestrata, magari andando ad abitare in un appartamento in affitto. Ìvolgin si addormenta ubriaco sul divano di Marfa, e Kolja si offre di accompagnare il principe da Nastas'ja.

A casa della ragazza Myškin incontra, oltre a Nastas'ja, la sua amica Dar'ja, Tockij, Epančin, Gavrila, Ferdyščenko e Pticyn, intenti a festeggiare il compleanno di Nastas'ja. Durante la festa si decide di raccontare ognuno l'azione più abietta mai compiuta; concluso il gioco, Nastas'ja, indebolita dalla febbre e resa poco lucida dallo champagne, fa decidere a Myškin se debba sposarsi o no. Il Principe si mostra timorosamente contrario e Nastas'ja, nello stupore generale, conferma che non sposerà Gavrila. Mentre Nastas'ja sta andando via, arriva Rogòžin con la sua banda e i 100.000 rubli promessi. Nastas'ja sembra accettare il denaro, rinfacciando a tutti che non ha altra scelta, poiché nessuno la prenderebbe senza dote. A questo punto Myškin si offre di sposarla anche senza dote, riconoscendola una ragazza onesta; si offre di lavorare se non dovessero avere i soldi, ma esibisce anche la lettera di un Avvocato che lo indica come futuro erede di tre milioni di rubli.

Tutti festeggiano il Principe e la sua ricchezza tranne Rogòžin, che gli impone di rinunciare a Nastas'ja. Anche la ragazza gli espone i suoi dubbi: è una donna disonorata, e non vuole rovinare un innocente quale è il Principe. Quindi chiede a Rogožin il denaro. Presi i soldi, nella sorpresa generale, getta i 100.000 rubli nel fuoco, sfidando Gavrila, che avrebbe accettato i 75.000 rubli per sposarla, ad andarli a riprendere, e impedendo agli altri di sottrarre il denaro alla distruzione. Infine la ragazza, dopo aver salvato i soldi dal fuoco ed averli donati al privo di sensi Gavrila, svenuto nel tentativo di salvaguardare il suo onore non raccattando il denaro dalle fiamme, se ne va con Rogožin a Ekaterinhòf, un distretto di San Pietroburgo.

Parte II

Il Principe prosegue per Mosca per ottenere la sua eredità. Nastas'ja, dopo la notte di baldoria a Ekaterinhof, fugge da Rogožin e trova rifugio a Mosca, dove il suo amante la inseguirà e la ritroverà solo per perderla di nuovo. Anche Myškin scompare da Mosca lasciando i suoi affari agli attendenti. Intanto Kolja e Varvara prendono a frequentare le figlie del Generale Epančin; nel corso di pochi mesi Adelaìda viene promessa sposa a un principe benestante e giovane. Un giorno Kolja consegna ad Aglàja uno strano biglietto del principe Myškin, in cui egli si interessa alla sua salute e felicità. Stupita, Aglaja nasconde il biglietto in una copia del Don Chisciotte.

È Giugno, e la famiglia del Generale Epančin si trasferisce a Pàvlovsk per passarvi l'estate. Myškin si reca a casa di Lèbedev, dove trova Ippolìt malato e il nipote di Lebedev, che reclama del denaro dallo zio. Qui il principe scopre che anche Nastas'ja è a Pàvlovsk, ospite di Dàr'ja Aleksèevna. Myškin va a trovare Rogožin, da cui viene informato che questi e Nastas'ja si sono riconciliati; tuttavia Rogožin teme ancora che Nastas'ja possa cambiare idea e non sposarlo, poiché in realtà la ragazza ama Myškin e l'unico motivo per cui non sta con lui è perché crede di non meritarselo. Il principe presagisce che le possa succedere qualcosa di tremendo; al contempo fa per la prima volta la sua comparsa il pugnale di Rogožin, che ricomparirà in seguito.

Segue un capitolo in cui il Principe espone le sue idee sulla Religione e sul Cristo; Myškin e Rogožin si scambiano le croci che portano, diventando così “fratelli”. Alla fine dell'incontro Rogožin abbraccia il principe e gli dice che rinuncia a Nastas'ja a suo favore. Nonostante questo, mentre Myškin vaga per S. Pietroburgo, si accorge che qualcuno lo sta seguendo e che questi non è altro che Rogožin, il quale sta per pugnalarlo, ma un attacco epilettico salva il principe dall'aggressione. Rogožin fugge. Fortunatamente sopraggiunge Kolja e presta soccorso al Principe.

Lo rivediamo poco tempo dopo a Pavlovsk, dove trascorre la convalescenza in una villa che ha affittato da Lèbedev, e dove incontriamo anche un gruppo di nichilisti, gli stessi che erano con Rogožin alla festa di Nastas'ja. I nichilisti leggono l'articolo del loro amico Keller, in cui il principe Myškin viene ritratto come un ricco sciocco che ha truffato il medico che lo aveva curato. Tra di loro c'è anche Burdòvskij, presunto figlio illegittimo, quindi erede, del tutore di Myškin, che non gli ha lasciato nulla. Vista la cospicua eredità del principe, Burdòvskij pretende che egli ripaghi quanto il suo presunto padre ha speso per le sue cure.

Myškin si offre di dare a Burdovskij del denaro, affermando che in realtà non gli sono mai stati dati i tre milioni e che non crede affatto di avere davanti l'erede del suo benefattore. Burdovskij rifiuta, ma Gavrila porta le prove che il principe è nel giusto. Tutti vengono a sapere che Nastas'ja è a Pavlovsk. Intanto la Generalessa Epančin chiede spiegazioni a Myškin riguardo al biglietto che aveva scritto ad Aglaja. Il principe rassicura che l'ama solo come un fratello, sebbene quando aveva scritto il biglietto ne fosse innamorato.

Parte III

Aglaja chiede appuntamento al Principe, e così pure Nastas'ja, il cui nuovo obiettivo è far sposare Aglaja e Myškin. Rogožin, credendo all'amore di Myškin per Aglaja, è tranquillo.

Il nichilista Ippolìt legge a Myškin, Rogožin, Kolja, Keller e vari altri la sua lettera di addio al mondo. Successivamente cerca di spararsi, ma la pistola non funziona a causa della mancanza della capsula e Ippolit sviene. Non è chiaro se si tratti solo di una messinscena o se il ragazzo volesse davvero uccidersi.

Myškin incontra Aglaja, la quale vuole fuggire all'estero perché si vergogna della sua famiglia. Il principe le parla del suo amore per Nastas'ja, che in realtà è solo tenera pietà ma egli rivela anche il turbamento che Nastas'ja gli provocó durante il periodo trascorso a Mosca. Aglaja gli rivela come Nastas'ja voglia farla sposare con lui (credendo che solo in questo modo il Principe possa essere felice) e Myškin si adopera per far smettere lo scambio di lettere fra le due.

Parte IV

Il rapporto fra Myškin e Aglaja oscilla fra litigi e amicizia. A un incontro organizzato da Aglaja e Nastas'ja a casa di quest'ultima, accompagnate da Myškin e Rogožin, le due iniziano a discutere riguardo al Principe e ai suoi sentimenti per Nastas'ja. Nastas'ja sfida Aglaja e chiede al Principe di scegliere una delle due. Ferita dall'esitazione del Principe, Aglaja se ne va; quando il principe fa per seguirla, Nastas'ja lo ferma, incredula che la stia respingendo, e sviene. Al risveglio abbraccia il principe; Rogožin se ne va.

Due settimane dopo Myškin e Nastas'ja stanno per sposarsi. Gavrila si dichiara ad Aglaja, ma viene respinto. Il padre di Kolja muore. Ippolit predice al principe che, poiché egli ha tolto Nastas'ja a Rogožin, quest'ultimo ucciderà Aglaja, che Myškin confessa di amare a suo modo. Con l'avvicinarsi del Matrimonio, Nastas'ja è sempre più spaventata dall'idea che Rogožin la uccida. Il giorno delle Nozze, però, mentre sta per entrare in chiesa, Nastas'ja vede Rogožin, gli corre incontro e gli chiede di portarla via. Rogožin la fa salire in carrozza e la porta a San Pietroburgo.

Myškin riceve la notizia con la solita compostezza. Il giorno dopo segue i due a San Pietroburgo. Li cerca inutilmente facendo la spola fra la casa di Rogožin e quella di Nastas'ja, dopodiché Rogožin lo avvicina e lo conduce a casa sua senza dargli spiegazioni. Qui scopre il cadavere di Nastas'ja, uccisa da Rogožin stesso con il pugnale che aveva mostrato al Principe precedentemente. I due passano insieme la notte; al mattino dopo vengono trovati: uno, Rogožin, delirante, e l'altro, Myškin, impazzito nuovamente. Rogožin è processato e condannato a trascorrere quindici anni in Siberia, Ippolit muore due settimane dopo Nastas'ja, Aglaja si sposa con un emigrato polacco, un finto conte, mentre Myškin torna in clinica in Svizzera.


ARTE - STORIA DELL'ARTE - LA MADONNA DELLA VALLICELLA - PETER PAUL RUBENS

 La Madonna della Vallicella è un dipinto a olio su tavola di ardesia realizzato tra il 1606 e il 1608 dal Pittore Peter Paul Rubens.

È la seconda commissione pubblica cui attese l'Artista a Roma, che alcuni anni prima aveva realizzato un ciclo pittorico, non più in loco e in parte perduto, per la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

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La Madonna della Vallicella è Pala dell'Altare Maggiore della Chiesa di Santa Maria in Vallicella, detta anche chiesa Nuova, a Roma ed ospita al suo interno un'antica immagine miracolosa (la Madonna vallicelliana, un'icona ad affresco del tipo della Nicopeia o Kyriotissa).

Intorno alla nicchia che ospita l'immagine, si posizionano cerchi concentrici di angeli e cherubini adoranti, mentre una lastra di rame, sulla quale venne dipinta dallo stesso Rubens una Madonna e con il bambino benedicente, riproduce e protegge l'icona sacra sottostante, ma è sollevabile per mezzo di un meccanismo di pulegge e corde.

L'insieme è completato, formando un trittico, per così dire, espanso, da altri due dipinti su lastre di lavagna, collocati sulle pareti dell'ambiente che ospita l'Altare, con i Santi Gregorio Magno, Papia e Mauro (sulla parete sinistra) e i Santi Flavia Domitilla, Nereo e Achilleo (sulla parete destra).

Santi che figurano in queste due tavole laterali in quanto la chiesa Nuova ne possiede delle reliquie. La scelta del Trittico con le tele in dialogo visivo tra loro, fu forse suggerita a Rubens dall'analoga scelta compositiva messa in atto, pochi anni prima, da Annibale Carracci nella Cappella Salviati in San Gregorio al Celio.

Rubens, infatti, distanziò i due laterali, con figure di santi, dalla tavola centrale, posta sull'Altare Maggiore della chiesa. Le tavole laterali sono quindi orientate verso il pannello centrale all'interno del quale vi è, anche in questo caso, un'antica e venerata icona, cui si indirizzano gli sguardi devoti di San Gregorio Magno (altro punto di contatto con la perduta tavola del Celio) e di Santa Domitilla.

Nella tavola centrale lo spazio sembra dilatarsi oltre i confini della cornice, motivo che sarà ripreso dalla successiva Pittura barocca.

Una prima versione era stata realizzata su tela, ma non soddisfece i committenti a causa dei riflessi che in quell'ambiente produceva la luce naturale su quel tipo di supporto. Rubens mise allora mano ad una nuova versione su lastre di ardesia, materiale che per le diverse proprietà riflettenti eliminava l'inconveniente iniziale.

I Dipinti della Chiesa Nuova sono le uniche Opere eseguite da Rubens a Roma rimaste nella loro collocazione originaria.

LIBRI - ' CUORE DI CANE ' - MICHAIL BULGAKOV

Cuore di cane è un Romanzo satirico-fantascientifico di Michail Afanas'evič Bulgakov.



#Bulgakov #Book #History #CuoreDiCane

Trama :

Così inizia Cuore di cane: un randagio muore di freddo e di fame in una viuzza del centro di Mosca. Durante la sua agonia, il cane (che come molti altri cani di strada possiede un proprio punto di vista e sa pure leggere) osserva e giudica cinicamente l'umanità che gli passa attorno: dai cuochi del Consiglio dell'Alimentazione Nazionale, agli spazzini del Comune di Mosca, dalla dattilografa di categoria nona, al professionista medio borghese.

È proprio questo cittadino che si avvicinerà al nostro cane, battezzandolo Pallino (Šarik, Шарик, in russo), e deciderà di accoglierlo nella sua dimora. Per Pallino si apriranno nuovi orizzonti: un tetto, cibo a volontà, l'opportunità di passare indisturbato davanti al portiere del palazzo del suo padrone. In definitiva si sente felice e soddisfatto della sua nuova condizione di cane d'appartamento.

Il padrone è Filip Filipovič Preobraženskij, professore di medicina di fama mondiale, andrologo e ginecologo, impegnato in una ricerca sul ringiovanimento del corpo umano. In una parte del racconto Bulgakov colloca, in un angolo dello studio del professore, Pallino, che assiste alla sfilata dei pazienti del medico, "un campionario gerontologico della belle époque", vecchi in cerca di gioventù.

A un tratto Preobraženskij si accorda col suo assistente, il dottor Bormental, per mettere in atto un esperimento: trapiantare i testicoli e l'ipofisi di un uomo morto al cane. Dal momento in cui Pallino viene anestetizzato per l'intervento, la narrazione come flusso di pensiero di Pallino si sostituiscono le pagine del diario di Bormental, che analizza l'andamento del soggetto operato: prima "cane", poi "individuo", poi "homunculus": Pallino dopo il trapianto dell'ipofisi inizia a camminare su due zampe, perde la coda, i peli e gli artigli, acquisisce la parola... ma eredita le informazioni cerebrali dell'uomo da cui ha ricevuto l'ipofisi, morto accoltellato in una bettola moscovita. Perciò si abbandona al turpiloquio, commette oscenità, parla di Marx e di Engels (si riempie la bocca di retorica sovietica che risulta abbastanza ostica a Preobraženskij), ma poi insegue animalescamente i gatti per casa.

Ad un certo punto, dopo l'ultima bravata di Pallino (si assume il nome da cittadino nell'anagrafe: Poligraf Poligrafovič Pallinov), Preobraženskij e soprattutto il dottor Bormental decidono di far cessare la snervante presenza nel modo più brusco: il signor Pallinov viene privato dell'ipofisi umana e torna ad essere un normale cane da appartamento.

La storia si presta a diverse chiavi interpretative: è una disincantata satira sui "nuovi ricchi" usciti vincenti nella rivoluzione russa - dopo la fine della guerra civile e del cosiddetto comunismo di guerra, Lenin si vide costretto a sostituirvi una Nuova Politica Economica, la Nep, che lasciava una certa libertà di iniziativa, per quanto limitata; pure rivela una profetica critica degli eccessi della scienza nel momento in cui si spinge oltre i confini dell'utile e del naturale. Verso il termine del racconto il Professor Preobraženskij stesso così esprime il suo senso di frustrazione per la "scoperta" che non è una scoperta:

«Ecco, dottore, che cosa succede quando il ricercatore, invece di seguire una via parallela e conforme alla natura, forza la questione e solleva il velo: tie', beccati Pallino e mangiatelo a colazione.»


TEATRO - ' IL DIAVOLO CON LE ZINNE ' - DARIO FO

Il diavolo con le zinne è una Commedia farsesca teatrale scritta da Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997.



#Fo #Theater #History #DarioFo #IlDiavoloConLeZinne

Trama : 

Il magistrato Alfonso Ferdinando de Tristano, incorruttibile e progressista, che disapprova l'uso della tortura come strumento di persuasione, sta investigando sull'incendio della cattedrale della città. I cittadini più illustri, scontenti di essere soggetti alle indagini, lanciano una campagna per screditare il giudice, assumendo una coppia di diavoli. Uno di questi viene istruito ad entrare nel corpo del giudice, per trasformarlo in un individuo rozzo, debosciato, ipocrita e dedito al mercato nero. A causa di un fraintendimento, il diavolo, chiamato Barlocca, entra nel corpo di Pizzocca Gannàssa, la vecchia e brutta domestica di Alfonso, trasformandola in una donna desiderata e molto prosperosa (da cui il titolo della commedia). Travolto da tanta bellezza, il giudice viene trascinato in tribunale, ma la diavolessa riesce a farlo scagionare, anche se lo stesso viene comunque condannato in un successivo processo, divenendo un galeotto.

TELEVISIONE - IL COMMISSARIO MONTALBANO - ' TOCCO D'ARTISTA '

Tocco d'artista



Trama : 

Di prima mattina, Catarella annuncia telefonicamente al Commissario Montalbano che l'orafo Alberto La Russa si è suicidato nel proprio laboratorio all'interno della sua casa e che sul luogo si trova l'agente Galluzzo. Nella stessa notte l'elettricista e usuraio Ignazio Cucchiara viene trovato assassinato a Vigàta e del caso si occupa Mimì Augello, il vice di Montalbano. Parlando prima con l'amica Anna Tropeano che ha trovato il cadavere, poi con la donna delle pulizie di La Russa, Maria Antonietta Vullo, scopre che La Russa si era invalidato con una caduta da cavallo. Altre informazioni le ottiene da Filippo Alaimo, un contadino vicino di Alberto, che soffrendo d'insonnia testimonia di aver visto la notte della morte un'auto andarsene a tutta velocità dalla casa del fatto. Una volta giunta Livia al funerale, Montalbano si rende conto che la morte non è nello stile della vittima. Dal sostituto procuratore Lo Verde riesce a ottenere un altro giorno per le indagini; grazie a una nuova perquisizione della casa, trova un album di fotografie con alcune strappate a metà, oltre a una pistola e a un testamento olografo, il cui unico beneficiario è il fratello Giacomo. Allo stesso tempo a lui è attribuita l'auto che andava via dall'abitazione di Alberto. Dopo aver fatto analizzare il testamento dal perito calligrafico Boscarino, scopre che questo è falso: viene fatto arrestare Giacomo, che si dichiara innocente e inoltre nega inizialmente di aver litigato con il fratello. Poco dopo però una testimone, Angela Bonocore, afferma di aver ascoltato un litigio violento provenire dalla casa di La Russa; l'ulteriore conferma viene dall'amica Anna, che aveva già trovato il cadavere, la quale riporta la notizia della zia che aveva visto un'auto scura entrare poco prima delle due di notte nella casa del vicino. Montalbano risolve il caso scoprendo innanzitutto che Alberto non si è invalidato per la caduta da cavallo ma per la caduta da una scala durante una discussione con Giacomo, e poi tramite l'analisi delle impronte digitali sulla pistola sequestrata durante la perquisizione in casa di Alberto, che essa è stata usata da Giacomo per uccidere Ignazio Cucchiara, colpevole di aver sottoposto a usura e per questo minacciato Emma Morpurgo, ex fidanzata sia di Alberto che di Giacomo (la discussione che portò all'accidentale caduta di Alberto fu dovuta alle divergenze sentimentali dei due fratelli innamorati della stessa donna), la quale ritrovatasi piena di debiti lasciati dal marito defunto, si è rivolta a Cucchiara per un prestito di denaro. Giacomo, evidentemente ancora innamorato di Emma (che a sua volta e nonostante tutto si sente ancora di ricambiare l'amore), si è reso disponibile ad aiutarla economicamente rischiando di prosciugare il proprio conto corrente, per questo si è rivolto al fratello molto più benestante di lui per ottenere la somma necessaria, ma Alberto rifiuta e per questo motivo ne nasce la lite riferita dai testimoni. Tuttavia Alberto si è suicidato davvero, architettando la sua morte nei minimi dettagli e costruendo il falso testamento per far ricadere la colpa su Giacomo, il tutto per vendicarsi della caduta che egli credeva fosse stata causata dal fratello, e per essersi intromesso nella sua relazione con Emma. A questo punto Giacomo ha capito che si poteva risolvere la questione solo con l'omicidio di Cucchiara. Raggiunto a casa sua da Montalbano, viene nuovamente arrestato e quindi riportato in carcere, non prima di rivedere (e di baciare) per l'ultima volta Emma.

LIBRI - ' L'IDIOTA ' - FEDOR DOSTOEVSKIJ

L'idiota è un Romanzo di Fëdor Dostoevskij. Considerato uno dei massimi Capolavori della Letteratura russa , vuole rappresentare “un u...