15 febbraio 2026

LIBRI - ' IL DEMONE ' - M.J. LERMONTOV

Il Demone. Storia orientale è un Poema in versi di cui Michail Jur'evič Lermontov scrisse tra il 1829 e il 1839.

Trama

Lucifero, l'angelo cacciato dal Paradiso e in esilio perpetuo, vaga solitario, tediato e afflitto dalla nostalgia. Mentre sorvola la lussureggiante Georgia, la sua attenzione è rapita dalla casa di re Gudal, costruita su alte mura non lontano dal fiume Aragvi. È giorno di festa: la giovane principessa Tamara è stata promessa sposa al «signore di Sinodal» e fervono i preparativi per il matrimonio.

La fanciulla, circondata dalle amiche, siede, secondo un costume locale, sul tetto della casa, ricoperto di tappeti, quando si alza e danza per l'ultima volta nella vita.

Sensuale e bellissima, «colma di gioia infantile», per quanto sovente «un segreto dubbio» le adombri il volto, Tamara balla e il Demone la vede e «di colpo un'emozione inspiegabile» agita la sua anima e riempie di «una beata armonia il deserto del suo muto cuore». Di nuovo, dopo aver ricordato con malinconico rimpianto il tempo della vita in cui fu un angelo, il Demone sente rinascere in sé l'amore.

Ma la ragazza è prossima alle nozze: il fidanzato a cavallo si dirige verso al casa di Gudal, con una carovana al seguito, e il Demone, geloso, gli inculca nella mente pensieri lussuriosi, di modo che quando passa accanto a una chiesa, non si ferma a pregare, come voleva la tradizione, e prosegue dritto, smanioso di incontrare la donna. E allora l'astuto Demone mette sulla sua strada dei briganti osseti che lo uccidono e rubano i tesori custoditi nei carri. Il «valente destriero» porta a destinazione il suo padrone morto. Il dolore di Tamara è grande, anche se mai aveva veduto il giovane. Si getta sul letto e piange; ed ecco che una voce incantevole le parla, le sussurra di non versare lacrime per colui che non potrà sentire la sua tristezza, tanto preziosa, e che già è rallegrato dai canti intonati in Paradiso. Il seduttore conclude la sua "canzone", tanto carezzevoli risuonano le parole, con la promessa di tornare e mandarle «sulle ciglia di seta sogni dorati...». Così Tamara comincia a fare sempre lo stesso sogno: un essere «nebuloso e muto», di bellezza non umana, si china sul suo cuscino e la guarda pieno d'amore e di mestizia. Chi è dunque che le turba il sonno?

Tamara sente di essere dominata da una forza oscura, ne prova contro la sua volontà attrazione e, nella speranza di tenerla lontana da sé, entra in convento. Di giorno però lei stessa sospira nell'attesa che lui arrivi, e di notte la creatura dagli occhi tristi e dalla voce melodiosa torna a popolare i suoi sogni. Tamara è tormentata: desidera pregare i santi, ma «il cuore manda la preghiera» a colui che teme e al contempo desidera.

Il Demone vola intorno al monastero ed esita. Non osa ancora violare la santità di quel luogo e per un attimo pensa di «abbandonare il suo crudele intento». Tamara canta nella sua cella un canto dolce e contrito, e il Demone comprende finalmente «l'angoscia dell'amore». Vuole andar via, ma le ali non gli obbediscono e una «lacrima di piombo» scende dai suoi occhi spenti, si fa fuoco e trafigge la pietra. Commosso dalla tenerezza del canto, il Demone entra nella cella di Tamara. Sente l'anima aprirsi al bene, è pronto ad amare di nuovo e ha paura, nonostante il cuore orgoglioso, come un amante qualunque al primo incontro con la persona cara, quando vede accanto a Tamara un cherubino. Con la sua canzone la ragazza ha infatti invocato l'aiuto dell'angelo e non, come ha creduto il Demone, chiamato lui. Così, invece di un tenero saluto, il Demone deve sentirsi dire dall'angelo di indietreggiare, che Tamara è il suo amore sacro, e in lui svanisce la gioia, il desiderio del bene, e l'antico odio si risveglia in tutta la sua atroce potenza.

Satana grida all'angelo che la donna è sua e l'angelo scompare.

Comincia il dialogo tra Tamara e il Demone, che rivela la sua identità, a lei già ben nota. Egli è «colui che nessuno può amare», il «signore di scienza e libertà», il nemico del cielo e il male della natura. Nonostante l'infinito potere di cui è portatore, è ai suoi piedi. Nulla gli importa più ormai, senza di lei l'eternità è orrore. Tamara gli domanda perché tra tutte le donne ha scelto di amare lei. Il Demone non lo sa. Sa solo che la sua anima è inquieta, che anche in paradiso la felicità non era perfetta dal momento che lei non c'era. Le descrive la sua vita satura nei secoli di «amara gioia e amara sofferenza», le confida quanto sia triste vivere solo per sé, sprofondato nella noia, quanto anche compiere il male lo lasci indifferente. La sua infelicità non può mutare, né cessare con la morte essendo egli immortale, nondimeno la sua vita, prima di amare, era del tutto simile alla morte, priva di speranza e di moti del cuore.

Tamara non disdegna il sofferente demone, ne è attratta, ma teme che la sua parola sia ingannevole, che lui voglia solo sedurla, perciò gli chiede di farle un giuramento solenne: che il suo è amore e non menzogna. E il Demone promette. Con bellissima poesia imbastisce un modello di alta retorica in cui viene a confluire la «sua energia erotica», la conoscenza del cuore femminile, la sicumera del grande tentatore. A Tamara offre l'amore eterno e immutabile, la farà «regina dell'universo», le rivelerà «l'abisso dell'ardita conoscenza», le darà il dominio del mondo e, trascinato dall'eloquenza, anche l'impossibile: palazzi di ambra e di turchese, la corona nuziale strappata dalle stelle e bagnata nella rugiada. «Amami!», prega e ordina il Demone, a conclusione del giuramento.

Allora Tamara si lascia baciare. Le ardenti labbra di Satana sfiorano la sua bocca tremante, i suoi occhi la guardano con sovrumana, insostenibile intensità, e la folgorano. Il bacio del Demone dona la morte, è veleno che penetra nel cuore. Il grido di lei lacera la notte. Con quel grido, un misto di terrore, amore, rimprovero, supplica, la fanciulla dice addio alla vita.

Tamara morta, distesa nella bara ha sulle labbra un sorriso strano, come a voler fermare il ricordo del bacio travolgente, anche se fatale. Gudal la fa seppellire nel tempio degli antenati, tra le nevi del monte Kazbek. Poco dopo, l'angelo vola nello spazio del cielo infinito, stringendo al petto l'anima di Tamara. Appare come un fulmine il Demone e grida di nuovo, ribollente di odio e con sguardo maligno: «Lei è mia!», ma stavolta l'angelo s'impone. L'anima di Tamara – chiarisce – è di quelle «la cui vita è un unico momento di un insopportabile dolore, e di mai raggiungibili diletti», un'anima non creata per il mondo, che ha dubitato, errato, sofferto ed amato, e perciò predestinata al paradiso.

BALLETTO - PETRUSKA - IGOR STRAVINSKIJ

Petruška è un balletto in quattro scene con musica di Igor' Stravinskij composto fra il 1910 e il 1911. 

#Music #Petruska #Stravinskij #History

Trama

Prima scena

Siamo a San Pietroburgo, in piazza dell'Ammiragliato, durante la settimana grassa (in russo Maslenica) nel 1830; festività che precede il periodo di digiuno della Quaresima. Il popolo festeggia: le strade sono affollate da passanti, ballerini di strada, zingare, forze dell'ordine, curiosi, comari, vetturini. Il ritmo veloce e mutevole della musica enfatizza l'andirivieni della folla. Un suonatore di organetto e una danzatrice intrattengono il pubblico quando un rullo di tamburi segna l'arrivo del Ciarlatano col suo teatro di burattini. Lo spettacolo viene annunciato da una melodia eseguita da un flauto. Si alza il sipario del teatrino e il Ciarlatano presenta le marionette inanimate: Petruška, la Ballerina e il Moro. Grazie ad un incantesimo i burattini si animano, saltano fuori dal palcoscenico e ballano una vivace danza russa tra il pubblico che rimane stupefatto. Terminato lo spettacolo i pupazzi vengono rinchiusi dal padrone nella loro scatola e la folla si allontana.

Seconda scena

La scena si apre sulla stanza di Petruška (pareti scure decorate da stelle nere, una mezzaluna ed un minaccioso ritratto del Ciarlatano). Il povero Petruška, gettato nella sua cella, atterra con un gran tonfo. Dietro le quinte il burattino conduce una vita miserabile fra le angherie del Moro e l'amore non ricambiato della Ballerina a cui tenta di dichiararsi con modi in verità poco eleganti, venendo puntualmente respinto; la Ballerina è infatti attratta dal Moro con cui inizia una relazione.

Terza scena

La scena si svolge ora nella lussuosa stanza del Moro che, diversamente dal protagonista, gode del privilegio di una vita agiata sebbene sia anch'egli prigioniero; mentre tenta inutilmente di aprire una noce di cocco con la sua scimitarra, la Ballerina entra nella stanza ed i due, al suono di una vivace melodia, cominciano a ballare. Petruška, che finalmente riesce a evadere dalla sua cella, in preda alla gelosia, piomba nella stanza per opporsi alla relazione e per lottare contro il Moro, ma finisce malmenato e scacciato dalla scimitarra nemica.

Quarta scena

La fiera di Carnevale. Nel mezzo dei festeggiamenti si sente un grido provenire dal teatro delle marionette. Petruška irrompe sulla scena inseguito dal Moro armato di scimitarra: viene raggiunto e ucciso davanti a tutti. La folla pensa che ci sia stato un vero delitto; il Ciarlatano viene interrogato dalla polizia e cerca di riportare la calma scuotendo il corpo inerte di Petruška da cui esce segatura, ricordando ai presenti che si tratta solo di un burattino di legno.

A notte inoltrata la folla si allontana mentre la neve cade dal cielo e la fiera si chiude. Il Ciarlatano riordina e ripulisce il suo teatrino prima di allontanarsi portando con sé il burattino rotto. All'improvviso compare il fantasma di Petruška sorridente sul tetto del teatrino. La morte ha liberato il suo spirito dal corpo della marionetta ed ora egli è tornato per tormentare il suo antico aguzzino che nel vederlo fugge impaurito.

LIBRI - ' RESURREZIONE ' - L. TOLSTOJ

Resurrezione è un Romanzo di Lev Tolstoj scritto a Jasnaja Poljana tra il 1889 e il 1899.

Il Romanzo ha avuto numerosi adattamenti, musicali, per il grande schermo e per la televisione.

#Russia #History #Book  #Tolstoj

Trama

Un giovane ufficiale rispettato, il Principe Nechljudov, ritorna per un po' di tempo alla vita civile nella ricca provincia natale, nei pressi di Nižnij Novgorod. Egli conduce una vita piacevole tutta dedita alle riunioni sociali con le sue variegate conoscenze; è imminente d'altronde il suo matrimonio, organizzato con una giovane di nobili natali, e con serenità pensa al brillante futuro che gli spetta facendo la carriera militare. Proprio durante il suo soggiorno cittadino viene chiamato dal tribunale ad esercitare il proprio dovere facendo parte di una giuria popolare; ma quello che doveva passare come un semplice impegno civico, prende improvvisamente per il principe una piega del tutto inaspettata. Chiamato a decidere come membro della giuria della condanna di una prostituta, riconosce in lei la ragazza che aveva sedotto molti anni prima e poi abbandonata; dovette difatti andarsene dalla casa di Nechljudov dove lavorava come cameriera al fine di soddisfare le esigenze del loro bambino. Per poter sopravvivere diventa prostituta.

Dopo aver assistito alla sua ingiusta condanna, essendo la donna infatti stata accusata di omicidio premeditato, l'ufficiale matura la volontà di salvarla e di sposarla. Katjuša pare però rifiutare la proposta e le attenzioni del principe, il quale, divorato dal rimorso, decide di seguirla comunque ai lavori forzati in Siberia, dove è stata deportata, con l'immutato proposito di redimerla; compirà ogni sforzo per riscattare la propria colpa e riunirsi a lei. Egli assisterà infine alla "resurrezione" della ragazza, ma in maniera alquanto differente da come si proponeva; ella infatti rifiuterà di sposarlo, forse per l'amore d'un compagno di prigionia, forse perché non vuole che lui si rovini, e quindi per amor suo; comunque, come scelta di persona libera. Il giovane uomo dovrà infine aprire gli occhi alla miseria spirituale del mondo e superare l'atroce delusione nei confronti della giustizia umana; ciò si risolverà non nella società del mondo, ma nella fede. La "resurrezione" di Nechljudov passa attraverso la riunione con Cristo: leggendo, una notte, il brano del discorso della Montagna trova egli stesso, attraverso il Vangelo, la via della redenzione e un nuovo indirizzo da dare alla propria vita.

CINEMA - ' TOTO', PEPPINO E LA...MALAFEMMINA ' - STORIA

Totò, Peppino e la... malafemmina è un film uscito nel 1956, diretto da Camillo Mastrocinque.

#Movie #History #Totò

Trama

Antonio Caponi e suo fratello Peppino vivono in campagna in provincia di Napoli, sono proprietari terrieri e di cultura contadina: Antonio è il primogenito, donnaiolo e spendaccione spesso a danno del più giovane, il sottomesso e avaro Peppino. Entrambi sono alle prese con il ben più ricco confinante Mezzacapa, ai danni del quale combinano puntualmente qualche scherzo pesante, come rompere i vetri delle sue finestre di casa con un sasso, arrivando perfino a sfondare un muro confinante con il trattore acquistato da Antonio.

Gianni, il figlio della loro sorella vedova Lucia, nel corso dei suoi studi di medicina a Napoli si innamora, dopo un rocambolesco incontro, di Marisa, prima ballerina di una Compagnia di avanspettacolo. Giulietta, la giovane figlia strabica del padrone di casa dove Gianni viene ospitato quando per studio si trova a Napoli e dove Marisa e Gianni si incontrano la prima volta è segretamente infatuata di lui e per ripicca spedisce una lettera alla madre Lucia, informandola che il figlio trascura gli studi per colpa di una sconosciuta donna. Per amore, Gianni decide di seguire Marisa a Milano, dove la sua Compagnia deve esibirsi e questo all'insaputa del resto della famiglia.

I tre fratelli, temendo ragionevolmente che Marisa sia fonte di scandalo e cattiva reputazione e che possa distogliere Gianni dagli studi, decidono di raggiungere il giovane a Milano. Consultano quindi l'odiato Mezzacapa sull'ambiente milanese, poiché in giovinezza il vicino aveva svolto il servizio militare proprio a Milano. Raggiunta quindi la metropoli lombarda, si mettono sulle tracce di Gianni per persuaderlo a tornare a Napoli e cercando anche di convincere Marisa a lasciarlo, scrivendo alla ragazza una lettera accompagnata in una scatola contenente tutti i risparmi. Alla fine, però, è proprio Lucia ad accorgersi della bontà dei sentimenti dei due giovani – e dell'onestà di Marisa – i quali alla fine hanno la meglio e convolano a nozze.

MUSICA - ORGANO - A. GABRIELI - CANZON ARIOSA


 Canzon Ariosa - A. Gabrieli

LIBRI - ' IL DEMONE ' - M.J. LERMONTOV

Il Demone. Storia orientale è un Poema in versi di cui Michail Jur'evič Lermontov scrisse tra il 1829 e il 1839. Trama Lucifero, l...