Una storia semplice è
un film del 1991 diretto da Emidio Greco.
Il soggetto è tratto
dall'omonimo romanzo di Leonardo Sciascia.
Interprete : Gian Maria Volonté.
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Trama
Sul traghetto per la Sicilia si
incontrano due uomini, l'anziano professore Carmelo Franzò e un
signore veronese, rappresentante di case farmaceutiche; quest'ultimo,
una volta sbarcato con la sua Volvo, raggiunge un piccolo paese
alla vigilia della festa di San Giuseppe dove si consuma la
tradizione del falò. Quella stessa sera il commissariato del
paese riceve una telefonata da Luca Roccella di Monterosso, un
diplomatico in pensione, per anni vissuto lontano dall'Italia, che
invita la Polizia a far visita alla propria villa e masseria poco
distante dal centro abitato, per mostrare loro una cosa. Il
brigadiere Lepri vorrebbe andare subito, ma il commissario gli dice
di aspettare il mattino dopo, ritenendo si tratti solo di uno
scherzo. L'indomani il brigadiere si reca alla villa, e trova il
cadavere del diplomatico riverso sulla scrivania con accanto un'arma
e un foglio con su scritto: "Ho trovato.". Giungono per il
sopralluogo il questore e il colonnello dei carabinieri, e si
ipotizza subito un suicidio, "questo è un caso semplice",
sottolinea sbrigativamente il questore. Tuttavia Lepri non è
convinto di questa tesi, sia per via dello strano messaggio lasciato
dalla vittima, ma anche per alcuni indizi da cui si evince che la
tenuta non fosse affatto abbandonata, come i lucchetti nuovi di zecca
alle porte dei vecchi magazzini e numerose impronte di veicoli. Le
indagini proseguono con gli interrogatori di rito ad un ragazzo che
aveva accompagnato Roccella alla villa la sera del delitto, e al
professor Franzò, il quale riferisce di una telefonata ricevuta dal
vecchio amico diplomatico la sera precedente, quando gli aveva
confidato alcune stranezze avvenute nella villa durante la sua
assenza: Roccella infatti aveva scoperto che all'interno era stato
installato un telefono, con cui lo stava chiamando, a sua insaputa ma
soprattutto aveva rinvenuto in solaio un famoso quadro scomparso anni
prima.
Nel mentre, il rappresentante si
imbatte in un gruppo di viaggiatori di un treno bloccato in campagna
da un semaforo rosso che impedisce loro il raggiungimento della
successiva stazione di Monterosso. Viene pregato dal capotreno di
avvertire del fatto i colleghi della stazione stessa. Passano le ore
e il capotreno, spazientito, si decide a raggiungere a piedi la
stazione, dove trova il capostazione e il manovale assassinati. Dopo
l'accaduto, la polizia dirama la descrizione del rappresentante alla
guida della Volvo come possibile implicato nei fatti, e questi,
sentendo l'avviso per radio, decide di recarsi in commissariato e
dare la propria versione, raccontando di aver avvertito il
capostazione, che si stava adoperando per il guasto. Ma non
riconoscendolo tra le foto sottoposte dal questore, viene fermato in
via cautelativa, sebbene fosse all'oscuro del duplice delitto.
Tuttavia il rappresentante racconta anche che alla stazione aveva
visto altri due uomini che arrotolavano un oggetto simile a un
tappeto, e Lepri ipotizza che si trattasse del misterioso quadro.
La Polizia interroga poi il figlio di
Roccella, tornato anch'egli in Italia, che in seguito li accompagna
in una nuova ispezione alla masseria, assieme al professore. Qui
Lepri nota che sono stati rimossi i lucchetti dalle porte dei
magazzini, e al loro interno avverte un odore dolciastro da cui
deduce che lì vi si producesse droga. Il brigadiere viene poi
insospettito da una mossa sbagliata del commissario: lui trova con
facilità un interruttore nascosto da una statua nel solaio, luogo
dove tecnicamente non dovrebbe aver mai messo piede prima. Dopo
essersi confidato con Franzò sulla sua ipotesi, il giorno successivo
riesce a scampare a un tentativo del commissario di metterlo a
tacere, simulando un incidente. Per difendersi si ritrova costretto
ad ucciderlo.
Polizia e Carabinieri giungono dunque
alla completa ricostruzione dei fatti: il commissario era membro di
una banda criminale che usava la masseria disabitata per la
produzione di droga e traffico di opere d'arte; Roccella, tornando
alla villa dopo tanto tempo, aveva trovato e riconosciuto il quadro e
aveva chiamato la Polizia, iniziando poi a scrivere della sua
scoperta su un foglio, ma proprio in quel momento era arrivato il
commissario che, dopo avergli sparato, aveva aggiunto lui il punto
sulla frase "Ho trovato" per sviare le indagini. In seguito
la banda aveva portato via tutto il materiale dalla masseria,
trasferendolo alla stazione, con l'intento di affidarlo al
capostazione e al manovale, loro complici, ma poi li avevano
ammazzati, sicuramente perché rifiutatisi di accogliere un carico
così compromettente. Ciò spiega anche perché il rappresentante non
aveva riconosciuto i ferrovieri nelle foto, in quanto alla stazione
aveva incontrato in realtà i loro assassini.
Tuttavia il questore, non volendo
coinvolgere in questi atti deplorevoli il nome di un così alto
esponente di polizia, infangando di conseguenza anche quello di tutti
loro, decide di insabbiare il caso facendo passare la morte del
commissario come incidente.
Il rappresentante viene così
rilasciato dalla Polizia, ma all'uscita della questura incrocia Padre
Cricco, il parroco del paese che, osservandolo, gli chiede se si
conoscono. Lui nega ma in seguito, sulla strada del ritorno, ricorda
a sua volta dove aveva già visto il volto del prete: questi altri
non era che la persona vista alla stazione e dunque anche lui
complice del commissario. L'uomo prima fa marcia indietro per
denunciarlo, ma poco dopo, temendo guai peggiori di quello che ha già
vissuto, cambia idea e riprende la strada verso il continente.