Il Pianoforte è uno strumento
a tastiera, appartenente alla famiglia degli strumenti a corde
percosse. Il suono è prodotto da corde metalliche colpite
da martelletti lignei rivestiti di feltro, azionati da
una meccanica collegata ai tasti.
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Fu inventato a Firenze nei
primi anni del XVIII Secolo da Bartolomeo Cristofori,
con l’intento di superare i limiti dinamici del Clavicembalo,
allora predominante. Il nome originario dello strumento, gravicembalo
col piano e forte, sottolinea la possibilità di variare l’intensità
del suono in base alla forza del tocco.
La sua ampia estensione, la ricchezza
timbrica e la capacità di combinare melodia e accompagnamento ne
hanno fatto uno degli strumenti più importanti della musica
occidentale, tanto nella tradizione colta quanto nei generi moderni
come il jazz, la musica leggera e la musica da
film.
Chi suona il Pianoforte è
chiamato pianista. Normalmente, il pianoforte viene suonato in
doppia chiave musicale, solitamente in chiave di
violino e basso anche se alcune composizioni si suona
solo in basso o violino. Il timbro è caldo e morbido, infatti è
adatto a molti generi musicali, compresi quelli appena citati.
In particolare è stato strumento d'eccellenza durante
il romanticismo, dove è diventato uno degli strumenti musicali
più apprezzati di tutta la storia.
Il primo modello di Pianoforte fu messo
a punto in Italia da Bartolomeo Cristofori, padovano cittadino
della Repubblica di Venezia alla corte fiorentina di Cosimo
III de' Medici, a partire dal 1698, che lo definì un "gravicembalo
col piano e forte", in seguito chiamato, verso la fine del
Settecento, con il nome pianoforte, piano-forte, e anche "fortepiano"
(come risulta dalle locandine coeve dei concerti di Beethoven e altri
grandi compositori dell'epoca in cui il pianoforte andò
affermandosi). La novità era l'applicazione di una martelliera al
clavicembalo. L'idea di Cristofori era di creare un clavicembalo con
possibilità dinamiche controllabili dall'esecutore; nel
clavicembalo, infatti, le corde pizzicate non permettono di
controllare la dinamica (anche per questo pianoforte e clavicembalo
non appartengono alla stessa sottofamiglia). Il pianoforte in Italia
fu apprezzato soprattutto dal compositore Benedetto Marcello.
L'idea molti anni dopo si diffuse
in Germania, dove il costruttore di Organi Gottfried Silbermann
nel 1726 ricostruì una copia esatta del pianoforte di
Cristofori e la sottopose al parere di Johann Sebastian Bach,
che ne diede un giudizio fortemente critico; successivamente,
probabilmente a seguito dei miglioramenti tecnici apportati da
Silbermann, Bach favorì la vendita di alcuni pianoforti del
costruttore, come risulta da un vero e proprio contratto di
intermediazione firmato nel 1749. I pianoforti di Silbermann
piacquero molto a Federico II di Prussia, che ne comprò sette
per 700 talleri (secondo la testimonianza di Johann Nikolaus
Forkel, Federico acquistò negli anni più di quindici pianoforti
Silbermann).
Nel 1739 un allievo di
Cristofori, Domenico Del Mela, concepì e costruì il primo
modello di pianoforte verticale, usando come modello
il claviciterio e seguendo le idee e i progetti del proprio
maestro. La cassa, posta al di sopra della tastiera, è modellata in
modo da non seguire la curva del ponticello: si allarga verso
l'esterno in prossimità della sua parte superiore, conferendo al
pianoforte una forma a giraffa. Nel 1928 il pianoforte fu ceduto da
Ugo Del Mela, discendente dell'inventore, al Conservatorio Luigi
Cherubini ed è conservato presso il Museo degli strumenti
musicali di Firenze.
Nel frattempo, nella bottega
di Gottfried Silbermann si formò Johann Andreas
Stein, che, dopo essersi reso indipendente, perfezionò ad Augusta,
in un proprio stabilimento, i sistemi dello scappamento e degli
smorzatori. Nel 1777 ricevette la visita di Wolfgang
Amadeus Mozart, entusiasta delle infinite possibilità espressive
dello strumento. I figli di Stein si trasferirono a Vienna, dove
crearono una fabbrica di pianoforti.
In Italia, tra quelli che si dedicarono
alla costruzione dei pianoforti (in precedenza tutti costruttori di
clavicembali) nel periodo napoleonico e
della Restaurazione, fu degna di fama la famiglia Cresci, di
origine pisana, trasferitasi nella seconda metà del '700 a
Livorno.
Il musicologo Carlo Gervasoni,
nella sua opera Nuova teoria di musica ricavata dall'odierna
pratica, ossia (...) del 1812, menziona i pianoforti Cresci come
paragonabili in qualità e sonorità agli Érard francesi, che
andavano per la maggiore a Parigi, ed erano molto apprezzati da Franz
Liszt.
La meccanica dei Cresci era di tipo
viennese, cioè del tipo dei pianoforti di Joseph Böhm, Conrad Graf
e Johann Schantz. La scuola viennese era la più importante tra gli
ultimi decenni del Settecento e i primi del '800.
Non fu un caso che Mozart, Beethoven e
Haydn, tutti legati a Vienna, sviluppassero per primi le incredibili
potenzialità del nuovo strumento. Quello che frenava la diffusione
del pianoforte nascente era il suo altissimo costo, per cui esso andò
affermandosi solo nelle corti reali, nei palazzi governativi e nei
saloni delle principali famiglie nobiliari. Inoltre, il
suo livello sonoro non era neppure paragonabile all'attuale
e questo permetteva il suo uso solo in salotti o saloni di dimensioni
relativamente contenute.
Fu in epoca romantica, dal 1840 in
poi, che l'utilizzo di strutture rigide metalliche all'interno (in
precedenza i pianoforti erano quasi tutti interamente in legno), con
funzioni di telaio, consentì l'incremento della sonorità, grazie a
più corde con tensioni maggiori e casse armoniche più grandi (e
andarono affermandosi i "coda" e "gran coda", che
all'epoca andavano da 220 a 260 cm). E anche il peso passò
dai 180-200 kg (struttura interamente in legno) ai
300-400 (strutture in ferro), sino ai 600 e oltre di inizio Novecento
(strutture in ghisa).
Questo incremento della potenza sonora
consentì l'uso del Pianoforte nei grandi teatri o nelle Sale da
Concerto, ma trasformò profondamente la sua qualità sonora.
Il Pianoforte attuale, apparso sul
finire del XIX Secolo, ha ben poco della timbrica originale di inizio
'800.
Oggi è molto diffuso chiamare
"fortepiani" gli strumenti costruiti sino al 1870, a causa
della grande diversità della struttura e quindi della timbrica
rispetto al pianoforte attuale. Tuttavia non è sempre facile
distinguere nettamente fra l'uno e l'altro tipo, perché non si
tratta di strumenti diversi, ma di uno strumento che si è
gradualmente evoluto; all'epoca non si avvertì mai un vero momento
di stacco nel passaggio dal fortepiano al pianoforte moderno, come si
desume da documenti e testi.
I primi pianoforti verticali, più
economici e meno ingombranti, furono creati forse nel 1780 da Johann
Schmidt di Salisburgo e nel 1789 da William
Southwell di Dublino.
I costruttori francesi più
famosi, Sébastien Érard e Ignace Pleyel, furono i
più grandi produttori di Pianoforti del '800.
L'Érard, in particolare, era uno
strumento di relativamente grande potenza sonora e di suono deciso
(potremmo dire "più moderno"), che dava particolare
risalto espressivo. Franz Liszt ne fece il suo preferito. A Érard si
devono moltissime invenzioni e perfezionamenti, tra cui quella del
doppio scappamento. Il Pleyel invece aveva una grande dolcezza e
pulizia sonora ed era relativamente più faticoso e difficile da
suonare, perché permetteva molte sfumature interpretative e aveva
una maggiore sensibilità. Era il pianoforte romantico per
eccellenza. Chopin ne fece il suo preferito (sebbene si narri che,
quando era stanco, suonasse l'Érard, perché il Pleyel "gli
chiedeva troppo").