Non ho sonno è
un film del 2001 diretto da Dario Argento.
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Trama
Torino, 1983. Un ragazzo
tredicenne di nome Giacomo Gallo assiste impotente all'omicidio della
madre, assassinata con un corno inglese, senza riuscire a vedere il
viso dell'assassino: è uno degli omicidi del "Nano Assassino",
su cui indaga il commissario Ulisse Moretti, che promette a Giacomo
che troverà il colpevole. Il presunto serial killer, lo
scrittore Vincenzo de Fabritiis, viene ritrovato affogato con un
colpo di pistola alla testa: tutto fa pensare a un suicidio e il caso
viene chiuso.
Torino, 2000. Angela, una
prostituta, scappa dall'abitazione di un suo cliente dopo aver notato
il suo strano comportamento ed essere stata da lui cacciata. Durante
la fuga, rovescia un piccolo mobile e mentre raccoglie le sue cose
prende per sbaglio una busta azzurra appartenente al cliente stesso,
che contiene foto e articoli di brutali omicidi commessi in passato,
che la donna intuisce possano essere collegati al "Nano".
Avvisata la sua amica Amanda, altra prostituta, Angela viene
assassinata dopo una lunga e rocambolesca fuga all'interno di un
treno in corsa. La busta finisce così nelle mani di Amanda, salita
sul treno per cercare l'amica, ma anche quest'ultima viene uccisa
all'interno della sua auto.
L'ambizioso commissario Manni, date le
analogie con le morti precedenti, deduce che il Nano Assassino sia
tornato o che qualcuno stia cercando di ripercorrerne le gesta e
chiede aiuto proprio a Moretti. Questi però è ormai in pensione e
con problemi di cuore e di memoria, ma la conversazione con Manni,
che si convince che l'ormai ex poliziotto non possa essere d'aiuto,
sembra sbloccargli dei ricordi, così decide d'occuparsene.
Le morti riprendono, con
caratteristiche simili e bizzarre: il serial killer lascia sul luogo
del delitto ritagli di cartone con la forma d'un animale ogni volta
diverso. Ne fa le spese Mel, affogata nell'acqua gelida e ritrovata
con un cartoncino a forma di gatto vicino al suo corpo. Dopo i nuovi
episodi, Giacomo viene richiamato a Torino da una telefonata di
Lorenzo, suo amico di vecchia data e figlio dell'avvocato Betti.
Nella speranza di scoprire l'assassino della madre uccisa molti anni
prima, Giacomo inizia a indagare insieme a Moretti.
Nel frattempo l'ignoto assassino
continua a mietere vittime, come il posteggiatore che aveva assistito
all'omicidio di Amanda e che aveva raccolto una penna d'oro
appartenente al killer, ricattandolo in cambio della stessa penna e
del suo silenzio e che pagherà con la vita la sua avidità. Intanto
Moretti scopre nel corso delle sue private ricerche che gli omicidi e
le sagome di animali lasciate vicino ai cadaveri seguono le strofe
d'una vecchia filastrocca contenuta nel libro La fattoria della
morte, scritto proprio da Vincenzo de Fabritiis.
Mentre indaga insieme a Moretti,
Giacomo ritrova altri suoi vecchi amici tra cui Gloria, una ragazza
conosciuta anni addietro, la quale ben presto lascerà il suo
fidanzato Fausto per mettersi con lui. Il killer intanto, seguendo la
filastrocca, uccide la "coniglietta" Dora e quando Gloria,
suonatrice d'arpa, comunica a Giacomo che si esibirà in teatro
vestita da cigno (animale protagonista dell'ultima strofa della
filastrocca stessa), questi si precipita da lei credendola in
pericolo, ma la vittima è in realtà la sua partner d'esibizione
Mara (ballerina di danza classica), che viene decapitata.
Il commissario Manni intanto ha deciso
di far riesumare il corpo di Vincenzo de Fabritiis, ma con grande
sorpresa la bara è vuota. Laura, la madre di Vincenzo, confida a
Moretti di essere sicura che suo figlio è morto 17 anni prima, in
quanto ad ucciderlo è stata proprio lei con la pistola di suo marito
su richiesta dello scrittore stesso, che non poteva sopportare di
essere considerato il capro espiatorio di tutte quelle morti a causa
della sua menomazione fisica e dei suoi racconti gialli. La donna si
reca nella sua vecchia villa per recuperare l'arma ma viene
spaventata dalla presenza di un nano e precipita dalla balconata,
morendo sul colpo.
A causa d'alcune incongruenze tra gli
omicidi reali e le strofe, Moretti s'avvicina alla reale identità
dell'assassino. L'ex commissario nota inoltre l'importante dettaglio
che in passato i crimini erano tutti avvenuti nello stesso quartiere,
mentre ora sono diffusi per l'intera città. Quando l'anziano
investigatore è ormai prossimo alla verità, muore stroncato da un
infarto, spaventato a morte da un'altra incursione del manichino del
nano.
Poco prima, Moretti era riuscito a
comunicare a Giacomo quanto aveva colto. Il giovane, abbattuto per la
morte di Moretti vede Leone, il senzatetto custode della villa de
Fabritiis maneggiare un manichino con le fattezze del defunto
Vincenzo e lo segue fino a una casa poco distante. Gloria, in
compagnia di Giacomo decide di avvisare la polizia, ma viene
aggredita mentre l'ignaro Giacomo fa il suo ingresso nell'edificio e
rinviene il cadavere del custode: lo ha ucciso l'avvocato Betti, che
minaccia di eliminare anche Giacomo, ferendolo con un colpo di
pistola prima di spararsi a sua volta.
Nel frattempo irrompono Lorenzo e
Gloria; l'avvocato muore, mentre Giacomo capisce ogni cosa con
chiarezza: i delitti del 1983 erano concentrati nello stesso
quartiere perché l'omicida era ancora minorenne. Solo un ragazzino,
inoltre, poteva prendere ad esempio una filastrocca per bambini e
commettere gli errori che Moretti aveva scoperto prima di morire.
Intanto Lorenzo, mentre assiste alla morte del padre, ha una crisi
respiratoria: l'uomo è asmatico dalla nascita e deve ricorrere
all'uso dello spray. Giacomo riconosce il rumore sentito 17 anni
prima mentre sua madre moriva: erano i soffi dello spray del suo
amico. È Lorenzo l'assassino di sua madre.
A questo punto Lorenzo, smascherato,
prende Gloria in ostaggio e confessa tutto - le ossa trafugate del
nano con la complicità indiretta di Leone, gli omicidi commessi col
manichino, l'allontanamento cui era stato costretto dal padre dopo i
delitti dell'infanzia - finché viene freddato da un colpo sparato
dal commissario Manni.