07 gennaio 2026

BRUNELLA GASPERINI

Brunella Gasperini, nasce il 22 Dicembre 1918, muore il 7 Gennaio 1979.

Giornalista e Scrittrice italiana.

#Gasperini #Italy #Writer #Book 

Opere

Narrativa :

  • L'estate dei bisbigli

  • Le vie del vento

  • Fanali gialli

  • Le note blu

  • Le ragazze della villa accanto

  • Io e loro: cronache di un marito

  • Ero io quella

  • Lui e noi: cronache di una moglie

  • Rosso di sera, romanzo

  • Noi e loro: cronache di una figlia

  • I fantasmi nel cassetto

  • Luna straniera

  • Siamo in famiglia

  • A scuola si muore

  • Il buio alle spalle

  • Grazie lo stesso

  • Storie d'amore storie d'allegria

  • Una donna e altri animali


Saggi e Raccolte :

  • 1957 Dopo di lei, signora

  • 1960 Sposarsi è facile ma...

  • 1968 Vivere oggi...

  • 1974 Cos'è una donna: problemi e segreti delle adolescenti

  • 1975 I problemi sessuali e psicologici dell'adolescenza

  • 1975 I problemi sessuali e psicologici prima del matrimonio

  • 1975 Cos'è conoscersi: problemi e rapporti col tuo ragazzo

  • 1975 Il galateo di Brunella Gasperini

  • 1976 I problemi sessuali e psicologici della coppia

  • 1976 Di chi è la colpa : capire e risolvere i problemi del matrimonio

  • 1979 Così la penso io

  • 1981 Più botte che risposte


LIBRI - ' IL CANTO DELL'AMOR TRIONFANTE ' - IVAN TURGENEV

Il canto dell'amor trionfante è un Racconto breve dello Scrittore Ivan Sergeevič Turgenev, pubblicato nel 1881.

#Book #History #Russia #Turgenev

Trama

Nella Ferrara del 1542 governata dal figlio di Lucrezia Borgia, il Duca Ercole II d'Este, vivono Fabio e Muzio, amici sin dall'infanzia, entrambi ricchi, affascinanti e vanto della comunità. Muzio suona il violino, sfodera un'aria tenebrosa accentuata dell'incarnato olivastro e dal colore scuro di occhi e capelli, ha un'indole malinconica che non gli consente di brillare nella conversazione; Fabio è un valente pittore, ha gli occhi azzurri e la chioma bionda che evidenziano il suo carattere più comunicativo e solare. Quando il Duca organizza una festa popolare nella piazza principale della città, i due vedono la bella Valeria, una ragazza timida, appassionata di musica, che conduce un'esistenza solitaria, e se ne innamorano. Gli amici si dichiarano alla fanciulla, avendo prima concordato che l’innamorato respinto si sarebbe ritirato di buon grado. Valeria suona con Muzio, ma parla più volentieri con Fabio, e al momento di scegliere tra i due chiede consiglio alla madre, la quale gli suggerisce di sposare il secondo. Così Valeria e Fabio si uniscono in matrimonio, mentre Muzio, col cuore ferito, decide di partire.

Trascorsi cinque anni Muzio rientra a Ferrara. In quel torno di tempo, la felicità ha accompagnato i due sposi, nonostante la mancanza di un erede e la morte della madre di Valeria. Girando per le vie della città, Fabio incontra Muzio per caso e lo invita a trasferirsi da lui, in un padiglione appartato sito nel giardino della sua villa. Muzio accetta e compare nella sua nuova residenza accompagnato da un servo malese, cui è stata mozzata la lingua (si apprende poi che la perdita della lingua è stato un volontario sacrificio per acquisire il potere di restituire la vita ai morti), e da bauli pieni di oggetti strabilianti raccolti nel corso di lunghi viaggi nell'esotico Oriente, dalla Cina all'India, dall'Arabia al Tibet. Di uno di questi oggetti, una preziosa collana di perle ricevuta come ricompensa dallo Scià di Persia per un non meglio specificato servizio resogli, fa omaggio a Valeria. La collana produce sulla donna una strana sensazione: la sente pesante, calda e aderente alla pelle.

La prima sera, a cena, Muzio racconta le sue avventure, si esibisce in trucchi da fachiro coi serpenti e nella lievitazione, fa bere alla coppia di amici — e beve egli pure — un bicchiere di denso vino di Shiraz, e infine, sollecitato da Valeria che gli domanda se ha continuato a coltivare la passione per la musica, suona con un violino indiano una meravigliosa melodia dal titolo Canto dell'amor trionfante. Alla richiesta di suonare ancora, Muzio ribatte che il Canto non può essere ripetuto e se ne va a dormire, dopo aver salutato Valeria con una forte stretta di mano.

Quella notte Valeria sogna di essere in una grande stanza dal soffitto basso, arredata con monili e fogge orientali, e che da una porta occultata da una tendina di velluto entra Muzio, le si avvicina, la stringe e la bacia... La donna si sveglia in preda al terrore e al marito spiega di aver avuto un incubo, evitando di scendere nei dettagli, mentre le note del Canto risuonano nella notte. La mattina successiva, a colazione, Muzio rivela di aver fatto un sogno molto simile a quello di Valeria, con la differenza che dalla porta entrava una donna da lui amata un tempo e ora morta assieme al marito. Fabio non può immaginare l'impressione suscitata in Valeria a questa notizia, che poco dopo si allontana dalla stanza, ma trova curioso che anche lei sia stata contemporaneamente visitata da un sogno insolito. In quel momento Muzio annuncia che gli affari lo chiamano a Ferrara e che rientrerà in serata.

Fabio, che aveva perfezionato il suo talento di Pittore aiutato da Bernardino Luini, sta ultimando un ritratto della moglie, rappresentata con gli attributi di Santa Cecilia, ma quel giorno Valeria gli pare diversa, priva di quello sguardo improntato alla purezza assoluta che gli aveva ispirato l'idea del dipinto, e rinuncia a proseguire il lavoro, distratto egli stesso da inquietanti pensieri sull'amico Muzio, il quale, come promesso, ricompare all'ora di cena.

Consumato il vitto serale, gli sposi raggiungono la camera da letto. Fabio si addormenta subito per destarsi poco dopo e scoprire che la moglie non è accanto a lui. Prima che corra a cercarla, Valeria si affaccia nella stanza proveniente dal giardino. Ha i piedi nudi, sporchi di terreno, e sui capelli, gocce di pioggia. Sembra in stato di sonnambulismo, con le braccia tese in avanti, gli occhi chiusi e i movimenti automatici. Ancora una volta Fabio ode la struggente melodia del Canto e si lancia nel padiglione dove trova Muzio con le vesti bagnate. Lo interroga, ma l'amico pronuncia parole sconnesse, con voce cantilenante e un'espressione piena di stupore, come una persona non perfettamente cosciente. Tornato al talamo coniugale, Fabio sveglia Valeria la quale, inorridita, gli racconta che ha fatto di nuovo quell'orribile sogno.

Il giorno appresso Muzio scompare e Valeria si reca da padre Lorenzo per ricevere il conforto spirituale di cui la sua anima oppressa sente il bisogno. E infatti gli confessa il suo «involontario peccato», al che il monaco decide di parlare direttamente con Fabio per consigliargli di allontanare il vecchio amico che, uomo mai fermo nella fede, potrebbe essere stato iniziato ai segreti della magia nelle lontane terre percorse. Fabio concorda con lui e risolve di avere un franco confronto con Muzio, ma deve rimandare la spiegazione perché il giovane non ha fatto ritorno a casa.

Valeria la sera prende presto sonno, a differenza di Fabio che continua a chiedersi cosa stia effettivamente accadendo e se Muzio non sia davvero uno «stregone». A interrompere il corso delle sue angosciose riflessioni è Valeria, che scossa da una «corrente leggera e profumata», benché sempre incosciente, si alza dal letto e prova a dirigersi verso il giardino, ma Fabio le chiude la porta d'accesso. Allora si precipita da Muzio al padiglione, quando lo vede avanzare, anche lui come un sonnambulo, con gli occhi spalancati e un sorriso immobile. Accortosi che Valeria è riuscita a spalancare la finestra della camera da letto e che, braccia protese in direzione di Muzio, è pronta a saltare giù dal davanzale, afferra il rivale, gli strappa il pugnale che ha alla cintola e gli trapassa il fianco. All'unisono Muzio e Valeria emettono un grido lacerante, grido che salva la donna, facendola svenire, dalla caduta nel vuoto.

Fabio è sicuro di aver ucciso Muzio, ma non resiste alla tentazione di accertarsene di persona e si reca al padiglione. Vede Muzio cadavere a terra, avvolto in un ampio scialle rosso, il medesimo che ricopre il servo malese inginocchiato ai suoi piedi con in mano il ramo di una pianta ignota, che di tanto in tanto agita nell'aria, muovendo le labbra nell'atto di pronunciare mute parole. Quando Fabio gli domanda se il suo padrone è morto, il malese lo caccia via con un gesto imperioso cui il giovane deve obbedire.

Spuntate le luci del giorno, il portiere avvisa Fabio che il malese gli ha spiegato in una lettera, scritta in un italiano corretto, che il signor Muzio, molto malato, desidera partire e chiede servi, per fare i bagagli, e cavalli per il viaggio. Fabio è perplesso, non riesce a credere che Muzio possa essere sopravvissuto alla ferita mortale che gli ha inferto. Riferisce la novità alla moglie, che tira un sospiro di sollievo e lo implora di gettare la collana di perle avuta da Muzio nel più profondo dei loro pozzi. Fabio obbedisce, ma poi un impulso irresistibile lo spinge a curiosare ancora nel padiglione, ed è in quel frangente che assiste atterrito al lento ritorno in vita di Muzio, reso possibile dalle arti magiche del malese.

Al momento di partire, Muzio ha le membra rigide, sul volto il pallore del cadavere, e tuttavia siede a cavallo e nel suo sguardo brilla la scintilla della vita. Di lui non si saprà più nulla e l'armonia tornerà tra i due sposi. Ma il giorno che Fabio termina il ritratto, Valeria, la quale è seduta davanti all'organo come contemplato dall'iconografia di Santa Cecilia, improvvisamente e senza volerlo, suona il Canto dell'amor trionfante e «in quello stesso istante, per la prima volta dopo il matrimonio», ha l'esatta percezione che una nuova vita sta crescendo dentro di lei.

MUSICA - ' IO VAGABONDO ' - NOMADI

 Nomadi - Io vagabondo

#Music #nomadi #IoVagabondo

Io un giorno crescerò,

e nel cielo della vita volerò,
ma un bimbo che ne sa,
sempre azzurra non può essere l'età,
poi una notte di settembre mi svegliai
il vento sulla pelle,

sul mio corpo il chiarore delle stelle
chissà dov'era casa mia
e quel bambino che giocava in un cortile:

Io vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro,

soldi in tasca non ne ho ma la su mi è

rimasto Dio.

Si la strada è ancora là,
un deserto mi sembrava la città,
ma un bimbo che ne sa,
sempre azzurra non può essere l'età,
poi una notte di settembre me ne andai,
il fuoco di un camino

non è caldo come il sole del mattino

chissà dov'era casa mia

e quel bambino che giocava in un cortile:

Io vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro,
soldi in tasca non ne ho ma la su mi è
rimasto Dio, Io vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro,
soldi in tasca non ne ho ma la su mi è
rimasto Dio.

ALESSANDRO NATTA

Alessandro Natta, nasce il 7 Gennaio 1918, muore il 23 Maggio 2001.

Politico italiano.

Segretario del PCI dal 1984 al 1988
Presidente del PCI dal 1989 al 1990
Deputato della Repubblica Italiana dal 1948 al 1992

Opere :
  • Le ore di Yalta
  • Le radici della nostra libertà. Il patrimonio della Resistenza e lo sviluppo della democrazia
  • Togliatti in Parlamento
  • I tre tempi del presente
  • L'altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania
  • Anch'io in Arcadia
  • Serrati. Vita e lettere di un rivoluzionario
  • Discorsi parlamentari (1948-1988)

TEATRO - ' LIOLA' ' - LUIGI PIRANDELLO

Liolà è una commedia di Luigi Pirandello scritta in lingua siciliana nel 1916 durante la prima guerra mondiale.

#Theater #Pirandello

Trama

Atto I

L'azione è ambientata nella campagna agrigentina, a settembre. Nella prima scena si vedono delle contadine intente a schiacciare mandorle nel podere della zia del protagonista, sorvegliate dal cugino di quest'ultima, il ricco zio Simone Palumbo.

Quest'ultimo è in pena perché, nonostante quattro anni di matrimonio in seconde nozze con la giovane Mita, non ha ancora un figlio a cui lasciare la "roba", cioè tutti i suoi averi. Su di lui e su questa sua ossessione convergono le trame dei giovani Liolà, Tuzza e Mita. Tuzza è la figlia di zia Croce, la proprietaria del podere, mentre Liolà è uno spensierato bracciante. È un grande seduttore, un dongiovanni, tanto che ha reso madri tre ragazze, tenendosi poi i figli ed affidandoli alla madre, zia Ninfa. Mita è un'orfana che zio Simone aveva preso in moglie sperando così di coronare il sogno di un erede: la speranza delusa causa ora il disprezzo per la moglie accusata di una sua presunta sterilità.

Tuzza, per far dispetto a Mita, che prima delle nozze aveva una tresca con Liolà, si lascia sedurre da quest'ultimo e ne rimane incinta. Liolà allora si sente in dovere di riparare al torto fatto e chiede la mano a Tuzza, la quale tuttavia rifiuta. Ella, infatti, non vuole un marito che "sarebbe di tutte". Con la complicità della madre, invece, tenta di far riconoscere il figlio dallo zio, vecchio ma ricco.

Atto II

Nel secondo atto lo zio Simone, ormai raggirato da Tuzza che lo ha convinto della sua paternità, con fierezza grida alla moglie che il figlio di Tuzza è suo e che al suo erede lascerà tutte le sue proprietà.

Per sfuggire alle ire del marito, Mita si rifugia nella casa di zia Gesa, vicina di casa di Liolà. Quest'ultimo è legato a Mita dal rancore nei confronti di Tuzza: lui perché offeso dal rifiuto delle nozze riparatrici, lei perché con l'inganno Tuzza le sta portando via il marito e i suoi averi.

Liolà allora offre alla ragazza le sue risorse di amante prolifico per dare allo zio Simone l'erede tanto voluto; lei dapprima rifiuta ma la sera, gli apre la porta di casa.

Atto III

Nel terzo atto, che si svolge un mese dopo gli avvenimenti precedenti, nel periodo della vendemmia, zio Simone annuncia pubblicamente che la moglie gli ha dato finalmente un figlio legittimo che si va ad aggiungere a quello illegittimo di Tuzza: in realtà nessuno dei due gli appartiene veramente come padre.

A questo punto il vecchio vorrebbe che Liolà prendesse in moglie Tuzza, ma lui rifiuta, perché sposandola avrebbe perso tutta la sua spensieratezza ed affidando quindi anche questo ennesimo figlio alla madre.

Tuzza, furibonda, si scaglia addosso a Liolà con un coltello, riuscendo però solo a ferirlo leggermente, cosa che non scalfisce affatto il buonumore del giovane che le chiede di dare il figlio a lui.

BRUNELLA GASPERINI

Brunella Gasperini, nasce il 22 Dicembre 1918, muore il 7 Gennaio 1979. Giornalista e Scrittrice italiana. #Gasperini   #Italy   #Writer  ...