Un ballo in maschera è un Dramma in giambo libero e in quattro atti,
scritto da Michail Jur'evič Lermontov nel 1835.
Trama
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Evgenij
Aleksandrovič Arbenin, dopo una gioventù viziosa e dedita a eccessi
di varia natura, può godersi il benessere economico che gli ha
fruttato la sua abilità di giocatore con Nina, moglie amata e gran
bellezza nel fiore degli anni. Una sera torna al tavolo da gioco,
ormai abbandonato da anni, per salvare dalla rovina il principe
Zvezdič, un giovane ufficiale che ha perso l'intero suo patrimonio.
Più tardi si recano insieme a un ballo in maschera, giacché è
tempo di Carnevale. Al ballo, il principe è sedotto da una
signora in maschera. Arbenin, dal canto suo, è avvicinato da una
maschera maschile che gli predice una sventura per quella sera
stessa.
Zvezdič,
invaghitosi della donna che civetta con lui, le chiede di lasciargli
un oggetto a imperitura memoria del loro incontro. La dama fugge,
spaventata all'idea che l'irruente giovane possa strapparle la
maschera e riconoscerla. Seduta su un divano pensa a come mandarlo
via, quando scorge sul pavimento un braccialetto smarrito da
qualcuno. Se ne appropria e, al riapparire del principe, getta per
terra il monile, in modo da poter scomparire tra la folla nel mentre
lui lo raccoglie.
Zvezdič racconta
ad Arbenin la sua avventura con l'intrigante maschera; quindi i due
si separano. Evgenij Aleksandrovič torna a casa, ma la moglie è
fuori. Al suo ritorno, nota che non ha più al polso il bracciale, ed
è allora che si rende conto di quanto sia simile a quello che il
principe gli ha mostrato come dono della dama misteriosa. Domanda
dove sia il bracciale, dove possa averlo perduto. Nina non comprende
perché il marito si stia tanto inquietando e commette l'errore di
non rivelare subito di essere stata al ballo in maschera, scena
verosimile dello smarrimento. L'uomo ne viene informato dal servo e
si convince di essere stato tradito. Le proteste d'innocenza di Nina
non sortiscono alcun effetto: Arbenin è deciso a vendicare il suo
onore.
Sotto la maschera che ha sedotto Zvezdič si nasconde una vedova, la
baronessa Štral, segretamente innamorata del principe. Nina
Arbenina, che è una sua amica, va a trovarla, e di lì a poco giunge
anche il principe. Mentre la baronessa è costretta ad assentarsi per
qualche minuto, Zvezdič, il quale grazie al braccialetto è risalito
al nome della sua proprietaria, confessa a Nina di amarla. La donna
nega di avergli dato il bracciale e se ne va irritata. Il principe si
sfoga con la baronessa e lei capisce di aver raccolto da terra il
bracciale di Nina e di averne compromesso l'onore agli occhi del
marito. Sul momento si sente sollevata, ma in coscienza sa che sarà
punita per aver desiderato la sua pace a scapito di un'altra persona.
Solito frequentatore
degli ambienti aristocratici è Adam Petrovič Šprich: è lui che
corre in aiuto dei tanti che necessitano di denaro in prestito. La
baronessa, il cui defunto marito aveva contratto con Šprich un forte
debito, accenna in sua presenza alla presunta relazione tra la
Arbenina e il principe, suggerendogli di intervenire nella faccenda
per calmare gli animi. Šprich, il quale spera di ricevere dalla
Štral il denaro che gli è dovuto, ha un colloquio con Zvezdič, da
parte sua intenzionato a sbugiardare pubblicamente Nina, e lo induce
a scrivere un biglietto alla donna. Arbenin però lo intercetta.
Evgenij
Aleksandrovič, finora persuaso che il principe ignorasse l'identità
della donna misteriosa, ossia la moglie dell'uomo che lo ha salvato
dalla rovina, è sconvolto dall'ingratitudine di Zvezdič. Intanto il
suo vecchio compagno al tavolo da gioco, Afanasij Pavlovič Kazarin,
apprende da Šprich quel che si mormora in società su Arbenin e
decide di approfittare delle circostanze per riportare l'amico sulla
via del vizio. La grande abilità di giocatore di Arbenin può
aiutarlo a rimpinguare le sue dissestate finanze.
Arbenin,
risoluto a uccidere Zvezdič, va da lui. Gli annunciano che dorme, ma
egli s'introduce, non visto, nella sua stanza. Ne esce senza aver
agito, per mancanza di coraggio. Un altro modo, più sottile, di
vendicarsi gli si affaccia alla mente, e scrive un biglietto in cui
invita Zvezdič a cena in casa di N. per trascorrere una piacevole
serata. Uscendo, incontra una donna velata. Temendo sia Nina, le
scopre il volto e riconosce la baronessa Štral. La donna,
preoccupata di vedere Arbenin dal principe, tenta senza riuscirci di
scagionare Nina dal sospetto di tradimento: Evgenij Aleksandrovič
non la lascia parlare e va via. Maggior successo ottiene con Zvezdič,
che ora sa la verità.
Il principe,
rinfrancato dal tono cordiale del biglietto, si reca tranquillo da
N., senza dar peso alle parole di ammonimento della baronessa. Qui,
oltre al padrone di casa e Arbenin, c'è il solo Kazarin. Giocano a
carte. A un certo punto Arbenin accusa il principe, che sta vincendo,
di imbrogliare, e lo schiaffeggia. Zvezdič esige che l'offesa subìta
venga riparata, ma Arbenin, trionfante, rifiuta di battersi: in
società tutti dovranno sapere che il principe è un baro e un
vigliacco.
La baronessa è
partita. In casa di M. la buona società parla alle spalle del
principe Zvezdič, accusandolo di codardia; sono presenti anche gli
Arbeniny. Zvezdič, non atteso, si fa vivo per poter mettere in
guardia Nina dalla vendetta del marito, e restituirle il
braccialetto. Arbenin, che osserva la scena da lontano, non nutre
ormai alcun dubbio sull'infedeltà della moglie e, con rinnovata
determinazione, si avvia ad eseguire il suo piano delittuoso. Da
quando, anni prima, aveva perso tutto al gioco e con l'ultimo rublo
che gli era rimasto aveva deciso che o si sarebbe rifatto (come
accadde) o avrebbe bevuto il veleno, non si era più separato dalla
fatale polverina. La cava dalla tasca e la versa nel gelato che porge
all'ignara moglie. Lei lo mangia, e a quel punto Arbenin, adducendo
come scusa la stanchezza, la conduce a casa.
Nina comincia a
stare male e implora il marito di chiamare il medico. Arbenin le
confessa che è condannata a morire perché lui le ha fatto ingerire
il veleno, e le chiede di ammettere finalmente, davanti a Dio, la sua
colpa. Ma Nina ha la coscienza pulita e muore, maledicendo
l'assassino e invocando su di lui il giudizio divino. Arbenin guarda
il cadavere della donna amata e grida: «Menzogna!».
Zvezdič e uno
sconosciuto giungono a casa di Arbenin. Il personaggio appena entrato
in scena, sette anni prima, era stato rovinato al gioco da uno
spietato Arbenin, nonostante fossero amici, e non era più stato in
grado di rifarsi una vita. Solo la speranza di riuscire un giorno a
vendicarsi, gli aveva dato la forza per andare avanti. E quel giorno
è arrivato quando ha visto Arbenin avvelenare il gelato e, invece di
impedire il delitto, ha preferito che si compisse pur di poter dare
il colpo di grazia al suo nemico. Ha quindi convinto Zvezdič che la
repentina morte di Nina non poteva essere dovuta al caso e insieme a
lui si è recato da Arbenin.
L'ignoto si rivela
ad Arbenin dicendogli che, inosservato, lo aveva seguito in ogni
dove, sempre con un volto e un costume diversi, in attesa di un suo
passo falso. Al ballo in maschera era stato lui a preconizzargli una
sciagura imminente, e ora è venuto a dirgli che sa dell'uxoricidio.
A questo punto il principe mostra ad Arbenin una lettera in cui la
baronessa Štral confessa la parte avuta nell'intrigo e scagiona
Nina, sicuro che l'uomo, messo di fronte alla verità, non si
sottrarrà ancora alla sua richiesta di un duello riparatore.
Ma l'orgogliosa
intelligenza di Arbenin crolla sotto il peso dell'intollerabile colpa
di aver ucciso la donna amata per un peccato inesistente. Lo
sconosciuto è felice di aver ottenuto la rivalsa tanto agognata. Il
principe, al contrario, si rammarica che la follia di Arbenin non gli
consentirà né ora né mai di riguadagnare l'onore perduto.