venerdì 30 settembre 2016

CINEMA – ROMA – FESTA DEL CINEMA - 45 FILM DI CUI 4 ITALIANI

La Festa del Cinema di Roma ( dal 13 al 23 Ottobre ) sarà all'insegna della ‘ varietà dei generi, della qualità e dell’internazionalità ‘ .

Così il Direttore Artistico, Antonio Monda, alla presentazione del Programma.

Sono 45 i Film della Selezione Ufficiale, di cui 4 Italiani : ‘ 7 minuti ‘ di Placido, ‘ Sole cuore amore ‘ di Vicari, ‘ Maria per Roma ‘ di Di Porto, ‘ Naples 44 ‘ di Patierno.
Tra gli altri Titoli, ‘ Moonlight ‘ di Barry Jenkins, ‘ Denial ‘ di Mick Jackson, ‘ Snowden ‘ di Oliver Stone.


Presenti grandi Ospiti come Tom Hanks, Meryl Streep, Roberto Benigni, Viggo Mortesen, Bertolucci, Mamet.

SCIENZA – SPAZIO – SONDA ROSETTA SU UNA COMETA, FINE DELLA SUA MISSIONE

Si è conclusa la Missione nello Spazio di Rosetta con un impatto programmato sulla Cometa 67P, che la Sonda ha inseguito per 10 anni attraverso il sistema solare e che da due anni sorveglia da vicino per scoprirne i segreti.

Non c’è stato nulla di violento perché Rosetta si è avvicinata lentamente alla superficie della Cometa per inviare a Terra immagini e Dati mai visti. Si tratta di una Missione spaziale storica.

Inoltre dalla Sonda è partito il lander Philae, che è stato il primo a scendere sulla superficie di una Cometa.


Rosetta ha inviato a Terra oltre 100.000 tra immagini e dati.

ARTE – DUE DIPINTI DI VAN GOGH RITROVATE IN UN’OPERAZIONE ANTICAMORRA

L’inestimabile valore dei due Dipinti di Van Gogh, trovati durante un’operazione anti camorra vicino a Napoli, in realtà è stato quantificato in 100.000.000 Dollari.

Le due Opere, Olio su Tela, che erano state trafugate nel 2002 dal Museo Van Gogh di Amsterdam, sono ‘ La spiaggia di Scheveningen durante un temporale ‘ del 1882, e ‘ Una congregazione lascia la Chiesa riformata di Nuenen ‘ del 1884.


Secondo quando tramandato, ‘ la spiaggia’ fu realizzata all’aria aperta sul litorale, in una giornata ventosa, come testimoniano i granelli di sabbia rimasti attaccati nel colore sulla Tela.

PITTURA – L’ULTIMA CENA DI LEONARDO DA VINCI – STORIA DEI RESTAURI

Dipinta tra il 1494 e il 1498 nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, l’Opera fu commissionata da Ludovico il Moro.

Leonardo non amava la tecnica ad Affresco, la cui rapidità di Esecuzione, dovuta alla necessità di stendere i colori prima che l’intonaco asciughi imprigionandoli, era incompatibile con il suo ‘ modus operandi ‘, fatto di continui ripensamenti, aggiunte e piccole modifiche.

Scelse di adottare la Tecnica con cui dipingeva su Tavola, una Tempera grassa che, tuttavia, dimostrò una forte incompatibilità con l’Umidità dell’Ambiente.
I Restauri hanno permesso di appurare che l’Artista, dopo aver steso un intonaco piuttosto ruvido, soprattutto nella parte centrale, e steso le linee principali della Composizione con una specie di sinopia, lavorò al Dipinto usando una Tecnica tipica della Pittura su Tavola.

La preparazione era composta da una mistura di carbonato di calcio e magnesio uniti da un legante proteico e prima di stendere i colori l’Artista interpose un sottile strato di biacca (bianco di piombo), che avrebbe dovuto far risaltare gli effetti luminosi. 
In seguito vennero stesi i colori a secco, composti da una Tempera grassa realizzata probabilmente emulsionando all'uovo oli fluidificanti. Ciò permise la particolare ricchezza della Pittura, con una serie di piccole pennellate quasi infinite e una raffinata stesura tono su tono, che consentì una migliore unità cromatica, una resa delle trasparenze e degli effetti di Luce, e una cura estrema dei dettagli, visibili solo da distanza ravvicinata; ma la tecnica fu anche all'origine dei problemi conservativi, soprattutto in ragione dell’Umidità dell’Ambiente, confinante con le cucine.

Ma, appena terminato il Dipinto, Leonardo si accorse subito che la tecnica adottata stava già rivelando i primi difetti, prima fra tutte una piccola crepa spuntata sulla parte sinistra. Si trattava solo dell’inizio di un processo di disgregazione che sarebbe continuato inesorabile nel tempo; già una ventina di Anni dopo la sua realizzazione, il ‘ Cenacolo ‘ presentava danni molto gravi, tanto che Vasari, che la vide nel Maggio del 1566, scrisse che “non si scorge più se non una macchia abbagliata”.

Nel corso dei Secoli l’Opera fu oggetto di ripetuti interventi di restauro, tesi a porre rimedio o comunque ad arrestare l’inesorabile degrado.

All'inizio del XIX Secolo le truppe napoleoniche trasformarono il Refettorio in bivacco e stalla. Negli Anni dieci del Novecento il Pittore Luigi Cavenaghi reincollò le particelle che si andavano staccando dal Muro.

Danni ancora più gravi vennero causati durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Convento venne bombardato nell'Agosto del 1943: venne distrutta la volta del Refettorio, ma il Cenacolo rimase miracolosamente salvo tra cumuli di macerie, protetto solo da un breve tetto e da una difesa di sacchi di sabbia, rimanendo esposto per vari giorni ai rischi causati dagli agenti atmosferici.

Nel 1977 si diede avvio all’ultimo intervento di Restauro, preceduto da accurati studi. Si trattò di una operazione delicatissima, destinata a durare un ventennio. Il Lavoro della Restauratrice Pinin Brambilla e di tutti i suoi Collaboratori si è quindi dimostrato estremamente complesso e laborioso. E’ stato necessario compiere un numero incredibile di campionature e di Studi per trovare le tecniche migliori con cui restaurare l’opera e, soprattutto, per riportare alla Luce i colori e le sagome originali di Leonardo.

La Superficie dell’Opera si presentava scrostata e lesionata; in milioni di interstizi microscopici si era infilata la polvere, trattenendo l’Umidità delle pareti, e creando così le condizioni per la graduale e inesorabile scomparsa del Dipinto. Durante la fase della Pulitura ci si accorse che il Cenacolo era stato in parte spalmato di cera per essere predisposto al distacco: un distacco, per fortuna mai eseguito. L’impiastro di colle, resine, polvere, solventi e vernici, sovrapposte nei secoli in maniera disomogenea, avevano peggiorato notevolmente le condizioni, già di per sé molto delicate, della pellicola pittorica.

Il Restauro ha permesso di studiare in maniera più approfondita la tecnica pittorica adottata da Leonardo e di individuare le tracce autografe del dipinto. Dopo aver eliminato le ri-dipinture, i Restauratori si sono ritrovati di fronte a un grossissimo dilemma: come reintegrare le parti mancanti. In un primo momento si decise di procedere con un riempimento con un semplice colore neutro; poi invece sono stati applicati dei colori leonardeschi ricavati dai frammenti superstiti.

Tra le tante scoperte insperate, si è trovato il buco di un chiodo piantato nella testa del Cristo: qui Leonardo aveva appeso i fili per disegnare l’andamento di tutta la prospettiva. Si sono riscoperti anche i piedi degli Apostoli sotto il tavolo, ma non quelli di Cristo: questa parte fu infatti distrutta nel 1600 dall'apertura di una Porta che serviva ai frati per collegare il Refettorio con la cucina.

Oggi l’Opera ha recuperato una insperata brillantezza cromatica ed è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

GIORGIO PANARIELLO

Giorgio Panariello, nasce il 30 Settembre 1960.
Comico, Attore, Regista italiano.

Filmografia :

Cannibali
Albergo Roma
Finalmente soli
Bagnomaria
Al momento giusto
Chi?
Ti amo in tutte le lingue del mondo
Notte prima degli esami
SMS
No problem
I mostri oggi
Natale in Sudafrica
Amici Miei – come tutto ebbe inizio
Uno per tutti

Teatrografia :

Quaderni a quadretti
La legge è ovale per tutti
Boati di silenzio
Il borghese gentiluomo
Faccio del mio meglio

Televisione :

Aria fresca
Su le mani
Torno sabato 1 – 2 – 3
Festival della Canzone Italiana di Sanremo


RENATO ZERO

Renato Zero, nome d'arte di Renato Fiacchini, nasce a Roma il 30 Settembre 1950.
Cantautore, Produttore discografico.

Considerato un vero e proprio "cantattore" dalle grandi capacità istrioniche, provocatrici e trascinatorie, nel corso della sua lunga carriera ha pubblicato 35 Album e scritto complessivamente più di cinquecento canzoni, affrontando le tematiche più disparate, oltre che numerosi testi e musiche per altri interpreti. 

È uno dei cantautori italiani più amati, popolari e di maggior successo.


Discografia :
  • No! Mamma, no!
  • Invenzioni
  • Trapezio
  • Zerofobia
  • Zerolandia
  • EroZero
  • Tregua
  • Artide Antartide
  • Via Tagliamento
  • Calore
  • Leoni si nasce
  • Identikit Zero
  • Soggetti smarriti
  • Zero
  • Voyeur
  • La coscienza di Zero
  • Passaporto per Fonopoli
  • Quando non sei più di nessuno
  • L'imperfetto
  • Sulle tracce dell'imperfetto
  • Amore dopo amore
  • Tutti gli Zeri del mondo
  • La curva dell'angelo
  • Cattura
  • Il dono
  • Presente
  • Amo – Capitolo I
  • Amo – Capitolo II
  • Alt

Televisione :

  • Fantastico 3
  • Uno, due, tre...RAI
  • Dopo Festival
  • Un disco per l'estate
  • Una sera di Dicembre
  • Tutti gli Zeri del Mondo
  • Sei Zero

ITALIA - IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI

Il Vittoriale degli Italiani è un complesso di edifici, vie, piazze, un teatro all'aperto, giardini e corsi d'acqua eretto tra il 1921 e il '38, costruito a Gardone Riviera sulla sponda bresciana del Lago di Garda da Gabriele D'Annunzio con l'aiuto dell'Architetto G. Maroni, a memoria della "vita inimitabile" del Poeta-soldato e delle imprese degli italiani durante la Prima Guerra Mondiale.
Spesso, per sineddoche, tale nome è riferito soltanto alla casa di d'Annunzio, situata all'interno del complesso.

Il Vittoriale oggi è una fondazione aperta al pubblico e visitata ogni anno da circa 180.000 persone.
Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode. È piena di bei libri... Il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il "Notturno" scrive d'Annunzio alla moglie Maria in una lettera del Febbraio del 1921, cioè pochi giorni dopo il suo arrivo a Gardone; nelle intenzioni del poeta il soggiorno gardesano doveva durare dunque solo poche settimane per completare la stesura del Notturno, mentre oggi si sa che quella gardonese sarebbe diventata la sua ultima e definitiva dimora.


Il Vittoriale si estende per circa nove ettari sulle colline di Gardone Riviera in posizione panoramica, dominante il Lago. Accoglie il visitatore l'ingresso monumentale costituito da una coppia di archi al cui centro è collocata una fontana che reca in lettere bronzee un passo del Libro segreto, ultima opera scritta da Gabriele d'Annunzio: «Dentro da questa triplice cerchia di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso ch'io mi pensai preposto ai riti della patria e dei vincitori latini chiamato Il Vittoriale». A sormontare la fontana una coppia di cornucopie e un timpano con il famoso motto dannunziano Io ho quel che ho donato. Dalle arcate d'ingresso si snoda un duplice percorso: il primo in leggera salita conduce alla Prioria, la casa-museo di Gabriele d'Annunzio, e salendo ancora alla Nave militare ' Puglia 'e al Mausoleo degli Eroi con la tomba del poeta; il secondo porta verso i giardini, l'Arengo, e, attraverso una serie di terrazze degradanti verso il lago, si giunge alla limonaia e al frutteto.

Superato l'ingresso e presa la via verso la Prioria si incontrano il Pilo del Piave con la scultura della Vittoria incatenata dello Scultore A. Minerbi, il Pilo del Dare in brocca cioè colpire nel segno, imbroccare. Sulla sinistra l'anfiteatro progettato da Maroni fra il 1931 e il 1938 ma ultimato soltanto nel 1953. Ispirato ai teatri della classicità, e in particolar modo a quello di Pompei dove Maroni venne mandato in missione insieme allo Scultore R. Brozzi, gode di uno strabiliante panorama sul Lago avendo come naturale scenografia il Monte Baldo, l'isola del Garda, la rocca di Manerba nella quale al Poeta tedesco Goethe parve di ravvisare il profilo di Dante e la penisola di Sirmione. È sede ogni estate di una prestigiosa stagione di spettacoli che negli anni ha portato a calcare il palco i più grandi attori italiani, étoiles del mondo della Danza come Carla Fracci ed E. Anbbagnato, Star della Musica internazionale come Lou Reed, M. Bolton e Patti Smith.


Salendo ancora si giunge alla Piazzetta Dalmata che prende il nome dal pilo sovrastato dalla Vergine di Dalmazia. Su questo spazio si affacciano la Prioria, la casa-museo di Gabriele d'Annunzio, lo Schifamondo, le torri degli Archivi e il tempietto della Vittoria con una copia bronzea della celebre Vittoria alata di Brescia di epoca classica. Sul lato destro è possibile ammirare due delle ultime automobili possedute da d'Annunzio nel corso della sua vita: la Fiat T4, con la quale fece il suo ingresso a Fiume il 12 Settembre 1919, e l'Isotta Fraschini.

La Prioria :

La casa, precedentemente di proprietà del Critico d'Arte tedesco H. Thode, è denominata dal Poeta Prioria ovvero casa del priore, secondo una simbologia conventuale che si ritrova in molte parti del Vittoriale. L'antica facciata settecentesca della casa colonica viene trasformata e arricchita dal Maroni, tra 1923 e il 1927, con l'inserimento di antichi stemmi e lapidi che richiamano alla memoria la facciata del Palazzo Pretorio di Arezzo. Al centro della facciata un araldico levriere illustra il motto dannunziano Né più fermo né più fedele. Il pronao d'ingresso, in stile Novecento, è decorato con due Vittorie attribuite a J. Sansovino, mentre sul battente della porta, sopra una bronzea Vittoria crocifissa di G. Marussig, si legge il motto Clausura, fin che s'apra - Silentium, fin che parli.

Ingresso :

Comincia qui un percorso iniziatico fra presenze simboliche che rammentano il valore sacrale della casa: il cancello dorato, i sette scalini, gli stalli di un coro seicentesco alle pareti, un pastorale e un'acquasantiera, la colonnina francescana in pietra d'Assisi sormontata da un canestro in cemento con melograni, frutto che d'Annunzio ha eletto a emblema di sé, in quanto simbolo di abbondanza e fertilità. Due porte, sormontate da due lunette del pittore salodiano Angelo Landi e raffiguranti Santa Chiara e San Francesco d'Assisi conducono a due differenti anticamere.


Stanza del Mascheraio :

La stanza è così denominata dai versi sopra lo specchio del camino, composti in occasione della visita di Mussolini al Vittoriale nel Maggio del 1925 : Al visitatore / Teco porti lo specchio di Narciso? / Questo è piombato vetro, o mascheraio. / Aggiusta le tue maschere al tuo viso / ma pensa che sei vetro contro acciaio.

Questa anticamera fungeva da sala d'attesa per le visite ufficiali. Al suo interno sono collocati circa novecento volumi, fra cui anche spartiti musicali ed una ricca collezione di dischi, una radio ed un grammofono. Da segnalare il lampadario in vetro di Murano raffigurante quattro cornucopie, il cavallo in bronzo di Dario Elting presentato all'Esposizione di Arti Decorative a Parigi nel 1925 ( Esposizione Internazionale di Arti decorative e Industriali moderne ), le sedie con lo schienale a lira di G. Maroni e alcuni vasi faentini in stile déco di Pietro Melandri.


Stanza della Musica :

Inizialmente intitolata a G. da Salò, ritenuto l'inventore del moderno violino, è una grande sala destinata ai concerti da camera. Qui in particolari occasioni suonava il Quartetto del Vittoriale. Per favorire l'acustica e il raccoglimento le pareti sono rivestite da preziosi damaschi neri e argento della ditta Ferrari di Milano raffiguranti bestie feroci e sostenuti da fermacorde a forma di lira: è un rimando al mito di Orfeo che con la Musica riesce ad ammansire le fiere. Le vetrate gialle a imitazione dell'alabastro, di Pietro Chiesa, ricordano quelle già descritte nelle prime pagine del Romanzo Il Piacere. Nella sala sono conservati due pianoforti e altri strumenti musicali: un Clarino, uno Zufolo e un Arciliuto.
Sulle pareti si trovano alcuni dipinti della collezione Thode fra i quali un ritratto di Cosima Liszt Wagner, Opera di F. von Lenbach, e le maschere funerarie di L. van Beethoven e di F. Liszt.
L'arredamento accosta tra loro oggetti déco e statuette orientali, colonne romane sormontate da zucche policrome luminose e cesti di frutti in vetro di Murano di Napoleone Martinuzzi, calchi in gesso di sculture greche, pelli di serpenti come quella di pitone fissata al soffitto. Il gusto eclettico di d'Annunzio che mescola oggetti di diversa provenienza ed epoca trova qui la sua prima e immediata manifestazione.


Sala del Mappamondo :

È la biblioteca principale della casa. Qui sono collocati i circa seimila libri d'arte già appartenuti al critico d'arte tedesco Henri Thode sul totale dei 33.000 complessivi raccolti da d'Annunzio nel corso della sua esistenza. Il nome della stanza deriva dalla grande sfera geografica settecentesca che troneggia sopra un tavolo. Nella nicchia al centro della sala la xilografica di A. De Carolis raffigurante il Dantes Adriaticus; poco oltre la maschera funeraria di Napoleone Bonaparte e alcuni oggetti realmente appartenuti al condottiero francese durante il periodo di esilio trascorso a Sant'Elena. Sul lato opposto gessi che riproducono il busto di Michelangelo e, nella nicchia sopra il divanetto, il celebre tondo Pitti di Michelangelo Buonarroti il cui originale è conservato al Museo nazionale del Bargello di Firenze. Tra le due finestre un organo americano al quale solitamente sedeva Luisa Baccara, giovane pianista veneziana ma soprattutto compagna ufficiale di d'Annunzio a Fiume e per tutto il periodo del Vittoriale.


Zambracca :

Il nome è derivato da un antico vocabolo provenzale che significa donna da camera. Anticamera alla stanza da letto e guardaroba, negli armadi e nei cassettoni ancora oggi vi è la biancheria del poeta, in questa stanza d'Annunzio sbrigava le ultime faccende della giornata e qui, seduto al tavolo, fu trovato morto la sera del 1º Marzo 1938.

Alle spalle della scrivania la fornita farmacia del poeta, sull'armadio riproduzioni in gesso dei cavalli fidiaci del Partenone. Sulla scrivania il completo da scrittoio firmato da M. Buccellati, orafo del Vittoriale e soprannominato dal Poeta Mastro Paragon Coppella, la testa d'aquila in argento di R. Brozzi, la testa dell'Aurora di Michelangelo.


Stanza della Leda :

Era la camera da letto del Poeta e prende il nome da un grande gesso posto sul caminetto raffigurante Leda amata da Giove trasformatosi in cigno. Sulla porta si legge il motto Genio et voluptati, al genio e al piacere, e dall'altro lato è appesa una piastrella proveniente dal Palazzo Ducale di Mantova con il motto Per un dixir, per un solo desiderio. Sul soffitto, decorato da G. Marussig, sono riportati i famosi versi della canzone dantesca Tre donne intorno al cor mi son venute...Anche qui l'assortimento di oggetti è straordinario: dagli elefanti in maiolica cinese ai piatti arabo-persiani, dai bronzi cinesi alle maioliche azzurre e ai mobili in stile orientale. Notevoli il copriletto in seta ricamata persiana con animali selvaggi, dono a d'Annunzio della moglie Maria Hardouin di Gallese, un dipinto di Mario de Maria, il Ritratto di Dogaressa di A. de Maria e il calco monumentale del Prigione morente di Michelangelo, i cui fianchi d'Annunzio cinge con un drappo a nascondere le gambe ritenute troppo corte rispetto al busto.


Veranda dell'Apollino :

Il piccolo ambiente fu aggiunto da Maroni alla struttura originaria della villa per schermare la luce diretta del sole nella stanza della Leda e fungeva da saletta di lettura suggestivamente affacciata sui giardini del Vittoriale digradanti verso il lago. Il nome del vano deriva dal gesso di un kouros arcaico decorato dal Poeta con occhi azzurri, un prezioso perizoma e un fascio di spighe dorate, simbolo di abbondanza; la stanza è decorata da riproduzioni di ritratti famosi della pittura italiana del Rinascimento, animali in porcellana Lenci e Rosenthal, tappeti e vasi persiani. Su un tavolino le fotografie della madre e di Eleonora Duse.


Bagno Blu :

Nel bagno, suddiviso alla francese in sala da toilette e ritirata, sono collocati oltre 600 oggetti i cui toni dominanti sono il blu e il verde. Per la ristrutturazione Maroni si avvalse della consulenza di Gio Ponti. Sul soffitto si legge il motto, da Pindaro,Ottima è l'acqua, e alle pareti, oltre alle riproduzioni degli Ignudi della Cappella Sistina di Michelangelo, troviamo a fianco della vasca da bagno una ricchissima collezione di piastrelle di ceramica da parete di produzione persiana, alcune delle quali risalenti anche ai Secoli XVII e XVIII. Sul tavolo oggetti da toeletta di Buccellati in argento e pietre, vetri di Murano, collezioni di pugnali e spade. La ritirata contiene tre maschere lignee del teatro giapponese del Secolo XVIII e una figurina femminile di porcellana Rosenthal del 1927. La vetrata con i coloratissimi alcioni è opera di Pietro Chiesa.


Stanza del Lebbroso :

Questa stanza, chiamata anche Zambra del Misello o Cella dei Puri Sogni, fu concepita da d'Annunzio come luogo di meditazione ove ritirarsi negli anniversari fatidici della sua vita. Alle pareti pelli di daino e sul soffitto nei cassettoni dorati i simboli del martirio di Cristo inframmezzati da figure eteree di Sante – Caterina da Siena, Giuditta di Polonia,Elisabetta d'Ungheria, Odilla d'Alsazia e Sibilla di Fiandra - dipinte da G. Cadorin e che il poeta disse che gli apparvero in sogno per invitarlo ad abbandonare i piaceri del mondo. Su un podio rialzato la statua lignea di San Sebastiano di scuola marchigiana e il letto chiamato dal Poeta delle due età perché simile ad una bara e al tempo stesso ad una culla.
Nel quadro in fondo alla parete è raffigurato invece San Francesco nell'atto di abbracciare un lebbroso che altri non è che lo stesso d'Annunzio. Di Cadorin è anche il dipinto sulla parete di fondo raffigurante Gesù Cristo nell'atto di benedire la Maddalena. Su un tavolino i ritratti fotografici della sorella Elvira, della madre Luisa e di Eleonora Duse, insieme alla splendida Coppa delle Vestali in vetro smaltato di V. Zecchin.
Fra tutte le stanze del Vittoriale quella del Lebbroso è forse la più densa di simboli la cui fonte principale sembra essere invece la Storia di San Francesco d'Assisi di Chavin de Malan tradotta da Cesare Guasti, pubblicata a Prato nel 1879. In questa stanza, per la veglia privata, venne esposta la salma del poeta nella notte fra l'1 e il 2 Marzo 1938.


Corridoio della Via Crucis :

Prende questo nome dalle formelle in rame smaltato che rappresentano le quattordici stazioni della Via crucis, opera di Giuseppe Guidi. Le pareti sono rivestite con tessuti “vaiati” di Lisio e Ferrari di Milano, recanti il motto "Pax et bonum - malum et pax". All'angolo il calco del frate piangente del sepolcro di Philippe Pot conservato al Museo del Louvre. Dalle finestre si possono vedere il Cortile degli Schiavoni, con lo stemma di Monte Nevoso e il Portico del Parente.


Sala delle Reliquie :

È la stanza dove d'Annunzio raccoglie immagini e simboli delle diverse fedi: una piramide di divinità e idoli orientali sormontata da una teoria di santi e martiri della religione cristiana in una sorta di sincretismo religioso affermato anche a lettere d'oro sulla trabeazione che corre lungo le pareti : Tutti gli idoli adombrano il Dio vivo / Tutte le fedi attestan l'uomo eterno.
Ma reliquia, intesa come simbolo sacro, è anche il volante spezzato – significativamente collocato dinnanzi ad un tabernacolo – del motoscafo di Sir H. Segrave, morto nel 1930 durante un tentativo di superare un record di velocità nelle acque del lago Windermere in Inghilterra. Per d'Annunzio quel volante rappresenta quella che lui definisce la "Religione del rischio", il tentativo cioè dell'uomo di superare i vincoli impostigli dalla natura. Sul soffitto il rosso gonfalone con le sette stelle dell'Orsa Maggiore della “Reggenza del Camaro”, lo stato rivoluzionario che il poeta aveva fondato a Fiume. Alle pareti troviamo il bassorilievo del leone di San Marco donato a d'Annunzio dalla città di Genova in occasione del discorso interventista del 5 Maggio 1915 e quello dipinto da Marussig che era collocato nello studio di d'Annunzio a Fiume e che venne colpito da una granata durante il cosiddetto "Natale di sangue".
Le pareti sono rivestite da cortinaggi con disegni a melagrana di Mariano Fortuny e da un grande arazzo di soggetto biblico appeso alla travatura che reca il motto Cinque le dita, cinque le peccata: dai sette peccati capitali d'Annunzio escludeva lussuria e prodigalità.


Stanza del Giglio :

È uno studiolo contenente circa tremila volumi di storia e letteratura italiana decorato dal Marussig con pannelli raffiguranti steli di giglio, forse con riferimento al progettato ciclo dei Romanzi del Giglio, di cui il poeta scrisse solamente il primo volume, Le Vergini delle rocce. L'ambiente è caratterizzato da un piccolo armonium e da due nicchie-confessionali decorate da una preziosa raccolta di vasi da farmacia dei Secoli XVI e XVII.


Oratorio Dalmata :

Era la sala d'aspetto riservata agli amici ammessi all'interno della Prioria ed è caratterizzata da stalli cinquecenteschi sui quali sono indicati i posti del priore, del vice priore, del cancelliere. Presso il camino, una colonnetta romanica sorregge un leone proveniente dalla città dalmata di Arbe. Sulle pareti immagini religiose della più varia provenienza e un grande dipinto raffigurante Giobbe, attribuito alla scuola del Ribera.
Al centro della stanza è invece raccolta una serie di oggetti liturgici - navicelle, turiboli, aspersori – con forte valore simbolico, mentre al centro del soffitto, ulteriore reliquia, è appesa l'elica dell'idrovolante con il quale nel 1925 F. de Pinedo compì il volo a tappe di 55.000 chilometri da Sesto Calende a Melbourne e Tokio.


Scrittoio del Monco :

Il nome deriva dalla scultura di una mano sinistra tagliata e scuoiata collocata sull'architrave della porta con il motto Recisa quiescit, tagliata riposa. Era la saletta adibita al disbrigo della corrispondenza: d'Annunzio, non potendo o non volendo rispondere a tutti, ironicamente si dichiarava monco e dunque impossibilitato a scrivere. Gli armadi sono gli unici mobili del Vittoriale provenienti dalla Capponcina, la famosa villa presso Firenze abitata dal Poeta dal 1898 al 1910. Sull'architrave degli scaffali quattro sentenze di Leonardo da Vinci: E chi non ha sepoltura è coperto dal cielo, Acciocché tu più cose possa più ne sostieni. Se tu vuoi che la tua casa ti paia grandissima, pensa del sepolcro. Niuna casa è si piccola che non la faccia grande uno magnifico abitatore. Sul soffitto, un motivo di mani stilizzate con i motti spagnoli “Tuerto y derecho” e “Todo es nada”. Fra gli oggetti vi è il vaso Libellula, realizzato a Murano su disegno di V. Zecchini intorno al 1914-1915.


Officina :

È l'unica stanza della Prioria nella quale entra liberamente la luce naturale del giorno ed è l'unica arredata con mobili di rovere chiaro semplici e funzionali. Era lo studio di d'Annunzio, al quale si accede salendo tre alti scalini e passando sotto un basso architrave che costringe chi entra a chinarsi. L'architrave è sormontato dal verso virgiliano hoc opus hic labor est (qui sta l'impresa e la fatica) con cui nell'Eneide si ammonisce Enea che si accinge a scendere nell'Ade di quanto sia facile l'accesso agli inferi ma riuscire a ritornare nel mondo dei vivi sia appunta la vera difficile impresa. In effetti dopo la penombra che caratterizza il resto della prioria la luminosità di questa stanza fa al visitatore l'effetto di una risalita dal buio verso la luce. Leggii, scaffali inclinati e teche girevoli circondano il tavolo e lo scanno senza schienale su cui d'Annunzio scrive; a portata di mano stanno le opere di consultazione frequente, a cominciare dai vocabolari e dai repertori di cui l'autore si è sempre servito.
Su una delle due scrivanie spicca il busto velato di Eleonora Duse, opera dello scultore ferrarese Arrigo Minerbi. 
La grande Attrice scomparsa nel 1924, fu per d'Annunzio compagna e musa ispiratrice; un foulard di seta ricopre il volto della donna, “testimone velata” del suo impegno ininterrotto di scrittore. Ma ad arredare la scena della scrittura sono altresì i calchi della Nike di Samotracia e delle metope equestri del Partenone, le immagini fotografiche della Cappella Sistina. Qui d'Annunzio lavorava anche per sedici ore consecutive e qui, dopo aver ultimato il Notturno compose il Libro segreto, ultima sua Opera.

Corridoio del Labirinto :

Il nome deriva dall'emblema del Labirinto, che si ripete sulle porte e le rilegature dei libri, ricavato da quello celebre del Palazzo Ducale di Mantova; dal motto dello stesso Labirinto, d'Annunzio aveva tratto nel 1910 il titolo del romanzo' Forse che sì forse che no '.


Sala della Cheli :

Ultimata nel 1929, l'unica sala non triste della casa,come d'Annunzio ebbe modo di dire al Maroni, la stanza deriva il suo nome da una grande tartaruga in bronzo opera di Renato Brozzi, ricavata dal carapace di una vera tartaruga donata a d'Annunzio dalla Marchesa L. Casati e morta nei giardini del Vittoriale per indigestione di tuberose: la sua presenza vale un monito contro l'ingordigia. Era la sala da pranzo per gli ospiti: negli ultimi anni della sua vita d'Annunzio preferiva pranzare solo nella Zambracca. I vividi colori azzurro e oro, la lacca rosso fuoco o nera, le vetrate ad imitazione dell'alabastro ne fanno l'ambiente più compiutamente déco della casa e lo avvicinano a certe soluzioni dei saloni dei contemporanei transatlantici da crociera. Fra gli oggetti il gruppo bronzeo del Fauno e della Ninfa di Le Faguays, i bellissimi piatti in argento incisi da R. Brozzi con motti dannunziani, i pavoni segnaposto in argento e pietre dure e, nella nicchia sulla destra, entrando, il calco del Farnese, il giovinetto amato dall'Imperatore Adriano.

FILIPPO MARIA GHERARDESCHI

Filippo Maria Gherardeschi, nasce nel 1738, muore il 30 Settembre 1808.

Compositore, Pianista, Organista, considerato talentuoso del Pianoforte, fu membro dell'Accademia Filarmonica di Bologna, Organista del Duomo di Pisa e Maestro di Concerti e Maestro di Musica alla Corte del Granduca di Toscana.

Tra le sue Opere, 145 circa in totale, la più conosciuta è la Messa da Requiem composta nel 1803 per i funerali del Re d'Etruria Ludovico I di Borbone.


Opere :

Musica Sacra :

  • Confitebor a 4 voci
  • Dixit a 4 voci con strumenti
  • Domini ad adiuvandum a 4 voci
  • Gloria in excelsis a 4 voci con strumenti
  • Laudate Dominum a 4 voci concertato con violini
  • Laudate pueri a 4 voci con strumenti
  • Nunc dimittis a 4 voci
  • Pange lingua
  • Sanctus Deus a 4 voci con violini
  • Sette salmi o mottetti a 4 voci con strumenti
  • Te Deum
  • Cinque assoluzioni
  • Inni
  • Tre responsori
  • Messa a 4 voci con orchestra
  • Messa a 4 voci con vari strumenti obbligati
  • Missa pro defunctis con organo
  • Messa da Requiem

Opere liriche :

  • L'amore artigiano, libretto di C. Goldoni
  • Il curioso indiscreto
  • I visionari
  • La contessina
  • L'astuzia felice, libretto di C. Goldoni
  • I due gobbi
  • La notte critica, libretto di C. Goldoni

Lavori strumentali :

  • 3 sonate per clavicembalo o fortepiano
  • 3 sonate per clavicembalo o fortepiano
  • Sonata per clavicembalo in fa maggiore
  • Concerto in fa minore
  • 3 sonate per clavicembalo o fortepiano

Trattati :

  • Elementi per sonare il cembalo
  • Lezioni di contrappunto, cioè nota contro nota, contrappunti semplici e doppi, fughe, antifone pel canto fermo e canoni dalle due sino alle otto voci

BBC RADIO 1

BBC Radio 1 è un'Emittente Radiofonica Britannica che trasmette in tutto il Mondo.
Di proprietà della BBC, è specializzata nella Musica Pop e nelle Classifiche Musicali.

Dopo le 19:00 propone vari Generi Musicali e interviste. Rivolta a un pubblico di 15-29 Anni. 
Fu lanciata il 30 Settembre 1967 alle Ore 07:00 come risposta a Radio Caroline, 
una cosiddetta Radio Pirata, messa fuori legge con un Atto del Parlamento.

Auguri a questa gloriosa Radio !!!!

JAMES DEAN

James Byron Dean, nasce l'8 Febbraio 1931, muore il 30 Settembre 1955
Attore cinematografico, e vera Icona.

L'importanza di Dean come Icona Culturale si riassume perfettamente nel Titolo del suo Film più celebre: ' Gioventù bruciata ', che in Inglese è ' Rebel Without a Cause ( Ribelle senza una causa ), nel quale ricopre il Ruolo del problematico ribelle adolescente Jim Stark.

La sua estrema Popolarità trova le sue radici in soli tre Film e questi furono gli unici Film in cui compare come Protagonista.

La sua Fama ha raggiunto i Paesi di tutto il Mondo, preservata intatta dalla precoce Morte dell'attore, avvenuta a soli 24 Anni a causa di un incidente stradale.

Viene ricordato come un seguace della Filosofia del ' Carpe Diem ' e spesso come la quintessenza stessa della gioventù statunitense. Sebbene sia spesso considerato un Personaggio la cui Fama va ben al di là delle sue qualità di Attore, è inesatto dire che Dean non fosse un bravo Interprete.
È stato il primo Attore ad aver ottenuto una Nomination postuma al Premio Oscar, per il suo Ruolo nel Film ' La Valle dell'Eden '.

A Dean fu conferito il Golden Globe er il miglior Attore nel 1956.

Ha ottenuto inoltre una Candidatura all'Oscar al miglior Attore per il Film ' Il Gigante ' sempre postumo nel 1956.


Filmografia :

Cinema :


  • I Figli della Gloria
  • Attente ai marinai!
  • L'Ultima minaccia
  • Il capitalista
  • L'irresistibile Mr. John
  • La Valle dell'Eden
  • Gioventù Bruciata
  • Il Gigante

LELLA COSTA

Lella Costa, all'anagrafe Gabriella Costa, nasce a Milano il 30 Settembre 1952.
Attrice, Scrittrice e Doppiatrice, famosa soprattutto per i suoi Monologhi Teatrali.

Dopo gli Studi in Lettere e il Diploma all'Accademia dei Filodrammatici esordisce con il suo primo Monologo da Attrice nel 1980.

Spettacoli Teatrali :

  • Adlib (1987)
  • Coincidenze (1988)
  • Malsottile (1990)
  • Due, abbiamo un'abitudine alla Notte (1992)
  • Magoni (1994)
  • Stanca di Guerra (1996)
  • Un'altra Storia (1998)
  • Precise Parole (2000)
  • Traviata, l'intelligenza del Cuore (2003)
  • Alice, una meraviglia di Paese (2005)
  • Sherazade (2005)
  • Amleto (2007)
  • Ragazze (2009)
  • Arie (2013)
  • Nuda Proprietà (2014)
  • Human ( 2016 )

Filmografia :

  • Ladri di saponette
  • Visioni private
  • 500!
  • Zero – Inchiesta sull'11 Settembre
  • La Donna della mia Vita
  • Manuale d'Amore 3, regia di G. Veronesi

Animazione :

  • La Freccia azzurra
  • Terkel Trouble
  • Lupo Alberto
  • Magica magica Emi

Libri :

  • La Daga nel loden
  • Ciao, voialtri. Lettere a Lella Costa
  • Che faccia fare
  • In tournée
  • Leviamo le tendine
  • Amleto, Alice e la Traviata
  • La sindrome di Gertrude. Quasi un'autobiografia
  • Come una specie di sorriso



MONICA BELLUCCI

Monica Anna Maria Bellucci nasce a Città di Castello il 30 Settembre 1964.
Attrice cinematografica e attrice televisiva.

Filmografia :

Cinema :

  • La Riffa
  • Ostinato Destino
  • Dracula di Bram Stoker, regia di F. Ford Coppola
  • Briganti – Amore e Libertà
  • I Mitici – Colpo gobbo a Milano
  • Palla di Neve
  • Il Cielo è sempre più blu
  • L'Appartamento
  • Dobermann
  • Mauvais genre
  • Come mi vuoi
  • La Plasir
  • L'Ultimo Capodanno, regia di Marco Risi
  • A los que aman
  • Unruly
  • Come un pesce fuor d'acqua
  • Under Suspection, regia di S. Hopkins
  • Striptease
  • Malèna, regia di G. Tornatore
  • Il Patto dei Lupi
  • Asterix e Obelix
  • Irréversible
  • Ricordati di me
  • L'Ultima Alba
  • Matrix Reloaded
  • Matrix Revolutions
  • la Passione di Cristo, regia di Mel Gibson
  • Agents secrets
  • Lei mi odia, regia di Spike Lee
  • i Fratelli Grimm e l'incantevole Strega
  • Per Sesso o per Amore?
  • N ( Io e Napoleone ), regia di P. Virzì
  • L'Eletto
  • Manuale d'Amore 2, regia di G. Veronesi
  • Shoot 'Em Up
  • Le Deuxieme Souffle
  • Heart Tango
  • Sanguepazzo, regia di M.T. Giordana
  • L'Uomo che ama
  • La Vita segreta della Signora Lee
  • Non ti voltare
  • Omaggio a Roma, regia di F. Zeffirelli
  • Baarià, regia di G. Tornatore
  • L'Apprendista stregone
  • The Whistleblower
  • Manuale d'Amore 3, regia di G. Veronesi
  • Un Eté Brùlant
  • Rhino Season
  • Le Meraviglie
  • Spectre
  • Lungo la via lattea
  • On the Milky Road

Televisione :

  • Vita coi figli, regia di Dino Risi
  • Giuseppe
  • R.I.S. Roma
  • Platane
  • Twin Peaks 3


Premi e Riconoscimenti :

Nastro d'Argento : 2003