domenica 25 giugno 2017

CINEMA - DARIO ARGENTO - ' 4 MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO '

4 mosche di velluto grigio è un Film diretto da Dario Argento del 1971.

Trama :
Roberto Tobias è un batterista in un complesso rock. È pedinato da alcuni giorni da un misterioso individuo con impermeabile scuro. Una sera, finite le prove con la band decide di affrontare direttamente il proprio persecutore: accortosi nuovamente della sua presenza, lo segue fino all'interno di un teatro e lo uccide accidentalmente, utilizzando in modo maldestro lo stesso pugnale dello sconosciuto. L'omicidio viene fotografato da una persona che, con il volto nascosto da una maschera carnevalesca dalle sembianze infantili, si trovava già sul loggione del teatro e che da quel momento comincia a perseguitarlo; essa si introduce di nascosto in casa sua, gli invia fotografie del delitto avvenuto e oggetti personali dell'individuo deceduto tra cui la sua carta d'identità, dalla quale si evince che quest'ultimo si chiamava Carlo Marosi. Inizialmente Roberto non fa parola della cosa né agli amici più stretti, né alla moglie Nina, che si accorge però del suo nervosismo. Le minacce continuano: Roberto, in piena notte, viene aggredito dal proprio persecutore. Solo a questo punto mette al corrente la moglie di quanto gli è appena accaduto e dell'omicidio di cui è stato protagonista. In un secondo tempo Roberto si rivolge ad un suo amico eccentrico che vive in una baracca, Diomede, soprannominato Dio, che gli consiglia di rivolgersi ad un investigatore privato economico ma affidabile, Gianni Arrosio.
Nel frattempo, la domestica di Roberto, venuta a conoscenza dell'identità del persecutore e messasi in contatto con quest'ultimo per ricattarlo, viene uccisa nel parco dove aveva fissato l'appuntamento. Si scopre, frattanto, che Carlo Marosi, l'uomo che pedinava originariamente Roberto, in realtà non è morto, che il pugnale con cui è stato colpito era del tipo usato nelle finzioni cinematografiche: egli ha accettato di collaborare con l'assassino per mettere in scena la propria falsa morte. Dopo l'omicidio della domestica però decide di rompere ogni accordo con l'assassino e quando lo comunica al persecutore di Roberto finisce a sua volta ucciso, colpito al volto e strozzato con un filo di ferro.
Roberto è da tempo afflitto da un incubo ricorrente: la decapitazione di un individuo (di cui ignora l'identità) da parte di un boia armato di scimitarra, in una affollata piazza dell'Arabia Saudita. Impaurito, tuttavia non cede alle insistenze della moglie che lo sollecita ad allontanarsi da casa con lei, e lasciatala libera di partire, rimane solo con Dalia, cugina della consorte, con cui allaccia una relazione clandestina.
L'investigatore privato Arrosio è un personaggio stravagante con alle spalle ben 84 casi falliti da quando ha iniziato la sua carriera di detective; in seguito si rivelerà un segugio dotato di fiuto fino, capace di avvicinarsi molto all'identità dell'assassino. Egli, analizzando alcune foto familiari fornitegli da Roberto, viene a capo di una notevole circostanza: scopre che il persecutore era stato chiuso anni prima in un manicomio a causa di una grave paranoia omicida provocata dal padre adottivo, cessata dopo la morte di quest'ultimo. L'investigatore Arrosio non fa in tempo a riferire quest'ultima scoperta a Roberto: mentre è alle calcagna del persecutore nei sotterranei della città, viene da questi ucciso in un bagno della metropolitana con un'iniezione micidiale al torace dopo essere stato stordito per mezzo di una bastonata sulla fronte. Emblematica la sua morte con il sorriso, felice di aver risolto il suo primo caso. In seguito è la volta di Dalia, che viene aggredita in casa di Roberto e uccisa a coltellate dopo aver iniziato ad avere dei sospetti sull'identità del persecutore.
È a questo punto che la polizia, incapace di identificare il colpevole, decide di fare ricorso a una moderna tecnologia: esaminando la retina della defunta Dalia si ritiene possibile ricavare l'ultima immagine impressa su di essa prima della morte e, si spera, il volto dell'aggressore. Il tentativo, tecnicamente riuscito, risulta tuttavia vano, in quanto l'unica confusa immagine che emerge dalla retina di Dalia è quella di quattro mosche, sfocate e sgranate, che, poste l'una dietro l'altra, formano una specie di arco.

A fronte del mistero, a Roberto non resta che aspettare a casa, armato di pistola, il proprio aggressore. In una notte di vento, ecco la soluzione del caso: sua moglie ritorna inaspettatamente cercando di convincerlo ad andare via insieme a lei, ma Roberto rifiuta dicendole di prendere l'automobile e allontanarsi da lì. Mentre spinge Nina fuori di casa, Roberto nota il suo ciondolo, uscito accidentalmente dalla camicetta: una mosca. L'ultima immagine vista da Dalia era quindi il ciondolo di Nina che oscillava: il persecutore assassino, quindi, è proprio sua moglie. La donna, dopo averlo ferito a un braccio con la sua stessa pistola, confessa a Roberto di volerlo uccidere per vendicarsi di suo padre, a cui lui somiglia molto. Nina racconta che il padre, volendo ad ogni costo un figlio maschio, l'aveva fatta soffrire picchiandola, facendola vestire da uomo e mortificandola. Per questo motivo, accecata dalla follia e dalla rabbia, era finita in manicomio. Per tre anni, aveva progettato di uccidere suo padre, per liberarsi della sua paranoia; alla morte di quest'ultimo, avvenuta proprio mentre la ragazza si trovava in manicomio, aveva cercato invano qualcuno che gli somigliasse per potersi vendicare. E l'incontro con Roberto era stato per lei un miracolo. Mentre tenta di uccidere Roberto sparandogli, Nina viene messa in fuga da Diomede, ma l'auto finisce contro un grosso camion ed ella muore decapitata: il condannato decapitato protagonista dell'incubo ricorrente di Roberto era proprio Nina.

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