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STORIA DELL'ARTE – ARTE GRECA ELLENISTICA

E' il periodo compreso tra la morte di Alessandro Magno e la vittoria di Ottaviano ad Azio con la definitiva annessione della Grecia all'Impero Romano.
In quest'Epoca la polis greca, città-stato a misura d'Uomo, è già tramontata, annullata dall'immensità dell'Impero alessandrino.
Alla morte del grande condottiero venne a mancare una figura forte che reggesse un così vasto territorio e questo finì col dividersi in alcuni regni detti ' ellenistici '.
La Cultura greca viene rielaborata in questi Regni in un nuovo linguaggio poco creativo ma raffinato, nel quale si perdono l'equilibrio, la misura, e la proporzione tipici del classico.

Architettura ellenistica
La maestosità dei Templi greci si trasforma in mania di grandezza con l'edificazione di Templi colossali e teatrali dalle dimensioni impressionanti.
Ad Atene fu edificato l'Olympieion, un diptero più grande dello stesso Partenone.
Misurava alla base 96 x 40 metri ed era composto da 104 colonne corinzie alte 17 metri.

Tra i Templi colossali si possono annoverare anche 2 dipteri ionici : il Didymaion di Mileto e l'Artemision di Efeso ( quest'ultimo compreso nelle 7 Meraviglie del Mondo antico ).

L' Altare di Pergamo
La Città conobbe una straordinaria fioritura tra il III e il I Secolo a. C.
Sull'acropoli fu costruito un colossale e scenografico altare, l'Ara di Zeus, circondato da un portico ionico posato su un alto basamento, cui si accedeva da un'ampia scalinata.
All'interno del colonnato era un fregio con le gesta di Telefo, mentre tutto lo zoccolo era circondato da un fregio altro 2,30 metri e lungo ben 120 metri con scene di Gigantomachia.

Diversamente dalle analoghe scene fidiache nelle quali regna la calma di chi possiede una superiorità morale data da Leggi divine, qui la lotta è furibonda.
Ogni figura si stacca violentemente dallo sfondo e si tende dinamicamente. Lo sfondo tende addirittura a scomparire dietro l'eccesso di pieni.
Il linguaggio tende a diventare retorico, com'è tipico delle epoche di decadenza, in quanto vuole commuovere, impressionare e agire sui sentimenti dell'individuo piuttosto che sulla ragione.

Nel recinto sacro di Atena Poliade a Pergamo sono state rinvenute le basi delle Statue bronzee originali che celebravano la vittoria di Attalo I sui Galati.
Le copie romane dei barbari sconfitti ne mostrano uno nell'atto di suicidarsi pur di non cadere in mani nemiche e morente il secondo per le ferite riportate in battaglia.
I 2 sconfitti si mostrano dunque pieni di dignità e di eroica grandezza; una concezione diversa da quella dei greci che nei barbari vedevano solo la forza bruta, la hybris, contrapposta alla propria razionale superiorità.

Di Calcedonia, in Bitnia, è lo Scultore Boeto noto nell'antichità per il gruppo bronzeo del bambino che lotta con un'oca di cui restano copie romane.
Il soggetto naturalistico è tipico di un'Epoca, come quella ellenistica, che cerca spesso un maggiore intimismo e una comune quotidianità.
Di Scultore ignoto è invece il Fauno dormiente, un giovane satiro adagiato mollemente sulle rocce per effetto dell'ebbrezza.
Anche in questo caso quotidianità e postura libera mostrano la distanza dal classico.

Anche il Pugilatore a riposo, contrariamente alla tradizione classica dell'atleta vincente e sereno, è rappresentato in un momento meno ' nobile ', durante una pausa del combattimento, con tanto di naso tumefatto, cicatrici e tagli sul volto e la bocca semiaperta per il respiro affannoso.

Di ambiente rodiota è uno dei massimi Capolavori ellenistici : la Nike di Samotracia, una Statua acefala colta nell'atto di spiccare il volo con le ali spiegate dalla prora di una nave.
Appoggiata sulla gamba destra, la sinistra arretrata per dare slancio, si protende in avanti penetrando nello spazio e restando così in un equilibrio instabile.
Il panneggio aderisce alla pelle e sbatte al vento nella parte inferiore con un fitto chiaroscuro di matrice classica.
Oggi fa bella mostra di sé sullo scalone principale del Louvre.

Sempre a Rodi ma di Epoca più tarda è il celebratissimo gruppo di Leoponte con i figli che, per l'esasperata drammaticità, per l'oratoria teatralità, si avvicina alla corrente pergamena.
Opera di Agesandro, ne fu rinvenuta una copia romana nel 1506 tra le rovine delle Terme di Tito a Roma.
La scoperta entusiasmò gli Artisti del Rinascimento tanto da lasciare su di loro una traccia indelebile, soprattutto in Michelangelo.
La scena mostra il Sacerdote troiano in un atteggiamento di estrema sofferenza mentre viene aggredito da alcuni serpenti marini insieme ai giovani figli. Tutto è dinamico e sinuoso.

Ellenistica è anche un'altra icona dell'Arte di tutti i tempi : la Venere di Milo.
Risalente al 130 a. C. mostra la Dea con un ricco panneggio che le copre sino all'inguine.
Il chiasmo è accentuato da una rotazione del busto e dall'avanzamento della gamba sinistra.
In passato era stata attribuita erroneamente a Prassitele proprio per questo sbilanciamento e per il contrasto tra il nitore delle carni e il fitto tessuto pieghettato.

Non si conosce la postura originaria ma probabilmente si tratta di una Venere vincitrice con in mano il pomo della discordia.

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